Degustazioni durante una cena poliphenolica…

É consuetudine affermata e confermata dagli anni, quella degli gli amici poliphenolici, di incontrarsi periodicamente a cena, trasformando l’appuntamento in un momento didattico… Alcune volte si decide di scegliere e degustare alla cieca vini dello stesso vitigno, di diverse annate, provenienti da differenti zone. Altre volte ciascuno porta il suo contributo in base al menù. In questa circostanza la cena era a base di pesce, adatta a una serata estiva:insalata fredda di orzotto con pomodorini gialli e rossi, tocchetti di formaggio primo sale, olive verdi e nere condite, zucchine e melanzane grigliate, crostini con patè di branzino, calamari, alici (chiamati sardoni in Friuli Venezia Giulia), filetti di gallinella e patatine fritte, accompagnati da verdure; pesche marinate, e dolci vari preparati homemade da alcuni poliphenolici. Non ci sono foto del cibo, credeteci sulla fiducia.

Il viaggio attraverso i vini ha toccato varie regioni d’Italia ma anche l’estero: Germania,Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna.

LEZER 2017 -Azienda Foradori IGT Teroldego, 12,5° – Mezzolombardo (Tn)- Triple A (agricoltori,artigiani,artisti). Vino rosato che nasce dall’assemblaggio di diverse prove di vinificazione in differenti contenitori (cemento, anfora, acciaio);prima della commercializzazione viene affinato in cemento per quattro mesi. È un vino “leggero” come dice il nome ma nel contempo fine, consigliato in abbinamento con antipasti o comunque con piatti non impegnativi.

PFALZ 2017 Riesling 12° Deutscher Qualitätswein-Muschelkalk- Tomas Hensel. Il Riesling si afferma con la sua freschezza, con un’acidità spiccata, di sicuro darà il meglio di se nel tempo.

Korsic Friulano 2018 13,5° Doc Collio -Azienda Rodolfo Korsic – San Floriano del Collio(Go); vino potente, elegantemente rappresentativo del Tocai della tradizione.

Korsic Malvasia 2018 14°Doc Collio-Azienda Rodolfo Korsic-San Floriano del Collio (Go); la Malvasia-ultimo prodotto dell’Azienda Korsic- e il pesce sono in perfetta sintonia.

Surliè 2018 Azienda Mariotti, vino frizzante ottenuto da uve Fortana dell’Emilia, Ferrara, Parco del Delta del Po, con il tradizionale metodo di rifermentazione in bottiglia. È un vino che incuriosisce per le sue caratteristiche, nasce infatti da vigneti a piede franco della fascia dunosa del Bosco Eliceo, su terreno sabbioso e piante centenarie che “risentono della vicinanza del mare e delle sue brezze”.

Ramandolo Il Longhino dell’Azienda Dario Coos – Loc. Ramandolo Nimis (Ud), da uve Verduzzo giallo- è un vino giovane, fresco, non stucchevole ottenuto dalla primizia di Ramandolo.

Giuditta Dina Lagonigro

Schioppettino di Prepotto Unico per natura-dieci anni di storia.

Si scrive Prepotto del Friuli ( Prapòt in friulano, Pràpot in friulano medievale), si legge Schioppettino di Prepotto, vino simbolo della cittadina immersa nella Valle dello Judrio, circondata  da una rigogliosa e florida natura, da lussureggianti boschi e  da ordinati vigneti che rientrano nella Doc Friuli Colli Orientali, sottozona  Schioppettino di Prepotto dal 3 giugno 2008. A tutela e valorizzazione di uno dei principali prodotti locali nel 2002 si è costituita l’Associazione Schioppettino di Prepotto, rappresentata da aziende  che lavorano  incessantemente per presentare lo Schioppettino alias Ribolla Nera o Pokalça,  in Italia e naturalmente oltre confine.  A rilanciare l’obiettivo  è stata la terza edizione dell’evento “Appuntamento a Prepotto- Incontro con lo Schioppettino di Prepotto,  Tradizione e Cultura”, organizzato  l’1 e il 2 giugno scorso, con il patrocinio del Comune di Prepotto e della Pro Loco, oltre a enti istituzionali  regionali.

Due intense giornate di grande respiro in senso lato giacché il Castello di Albana che ospita la manifestazione, offre l’opportunità di godere un meraviglioso panorama e di trovare sollievo in un ambiente incontaminato. Ricco il programma che comprendeva appuntamenti di diversa natura aperti ad adulti e bambini. Convegni, degustazioni di vini e prelibatezze degli artigiani del gusto, escursioni tra vigneti e boschi ma anche nel tempo anche attraverso racconti storici, hanno sicuramente arricchito quanti vi hanno partecipato. 

Tra queste attività, grande successo ha riscosso la degustazione organizzata dall’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, attraverso un viaggio lungo otto anni con venticinque vini Schioppettino di Prepotto, delle annate 2016-2015-2013-2012-2011-2010-2009-2008, presentati dalle aziende vinicole associate. L’Associazione nata nel 2002, oltre alle iniziative volte  alla promozione del vino ha avviato studi e analisi sul vitigno e sulle sue peculiarità ampelografiche, creando tra l’altro, un vigneto catalogo. Importante la collaborazione con il Dott. Macrì dell’Enologica Friulana per il progetto di selezione del lievito autoctono dello Schioppettino, per cercare di caratterizzare ancor di più la produzione enologica.

Anna Muzzolini, Presidente dell’Associazione Produttori dello Schioppettino, salutando anche Leonello Gabrici, il proprietario del Castello di Albana che apre il maniero all’evento, ha riproposto la necessità di organizzarsi sul territorio perché si possa apprezzare la bellezza paesaggistica oltre ai prodotti  enogastronomici.

Il Sindaco, avv. Mariaclara Forti ha manifestato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di creare una rete tra tutti i protagonisti del territorio, per creare maggiore interesse  verso quei luoghi che meritano sicuramente più alti riconoscimenti.

La presentazione delle otto annate di Schioppettino di Prepotto è  stata guidata da Liliana Savioli, sommelier, relatrice, giornalista, con la partecipazione di Paolo Ianna, wine consultant, docente di Master vino Slow Food, grande esperto del mondo enologico e naturalmente anche  dello Schioppettino di Prepotto, al quale è stata data subito la parola. Importante è la ricerca che continua sul vitigno Schioppettino, ha affermato Ianna. Le ricerche si stanno rivolgendo allo studio del rotundone, la molecola  “responsabile “ del profumo di una spezia, nella fattispecie del pepe, presente anche in altri vitigni quali Nespolina, Syrah, Terrano, Pinot nero. Quel terpene entra a far parte del patrimonio olfattivo e quindi può essere riconosciuto nel tempo.  Grandi studiosi e ricercatori si stanno  occupando del rotundone, cercando di comprenderne l’origine, se c’è un suolo su cui vive meglio e se vi siano condizioni che ne favoriscano l’espressione. Gli Australiani stanno studiano la molecola nel Syrah ma non vi è ancora una sintesi. Il prof. Macrì con le sue ricerche ha raggiunto buoni risultati. Probabilmente nei prossimi mesi sarà pubblicato un resoconto accessibile a quanti ne fossero interessati. I produttori dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, ha continuato Ianna, sono da lodare poiché in una terra di grandi vini bianchi hanno puntato su un vitigno a bacca nera, hanno elaborato un ottimo disciplinare oltre a continuare nella ricerca. Tasselli questi, che aiutano lo Schioppettino a trovare una propria identità. 

Liliana Savioli, ringraziando il Comune di Prepotto, l’Associazione Produttori dello Schioppettino e gli intervenuti ha proseguito con un’accurata esposizione del territorio e degli stessi vini. 

Prepotto, Prapotno in sloveno-la Slovenia è terra confinante- significa felce, comprende trentacinque frazioni con 740 abitanti. Risale al 1282 la traccia di viti nella zona di Albana.  La terra è fatta di ponca, “un impasto di arenaria e marna, ricco di microelementi stratificatisi nel corso dei secoli”. La ponca, secondo la zona può cambiare colore, ci sono anche marne  rosse perchè  ferrose. 

A 60/70 cm di profondità, sotto la ponca c’è la ghiaia. Un’altra variabile è l’acidità che caratterizza il terreno. Su duecento ettari solo trenta sono destinati alla coltivazione dello Schioppettino di Prepotto…

Citando uno stimolate contributo che il Dott. Claudo Fabbro e il Prof. Carlo Petrussi porsero in un’altra circostanza, ricordiamo le lunghe battaglie sostenute per salvare dall’oblio l’antico vitigno autoctono dello Schioppettino. Sicuramente presente da secoli nel territorio di Prepotto, si parla specificatamente  di uva delicata originaria di Prepotto negli Atti e memorie della società agricola di Gorizia del 1877.  Nella  metà degli anni settanta lo Schioppettino fu maltrattato dalla burocrazia locale, nazionale e comunitaria, fino a essere considerato fuorilegge. Solo grazie a vignaioli ribelli, supportati da eventi mediatici importanti e da stimate personalità del mondo dell’enologia, lo Schioppettino è stato riabilitato e riammesso in vigna. Non sono mancati testi di grande spessore dedicati al vitigno, nostro protagonista.  Ricordiamo Walter Filiputti, Attilio Scienza, Antonio Calò e Carlo Petrussi, secondo cui il primo vigneto di Schioppettino risale al 1981. A questo ne seguirono altri. Dodici sono i biotipi individuati: sei a Prepotto, cinque a Cividale, uno a Ruals, figli di una vigna ormai estirpata. Oggi si contano cinque cloni di Schioppettino (il clone è materiale che viene fuori da un unico ceppo, virus esente). Il vigneto- catalogo di Prepotto, continua Petrussi, nasce per mettere insieme biotipi ma anche per unire il territorio. Il vitigno deve esprimere la collegialità del territorio.

L’amore per la propria terra, la passione, la determinazione con cui i vignaioli lavorano vengono inevitabilmente trasportati nei vini e la degustazione didattica che è seguita lo  ha testimoniato. Ecco i vini presentati.

Annata 2016: Grillo Iole-Vigna Lenuzza- Marinig Valerio-Pizzulin-Ronco dei Pini-Stanig-Vigna Petrussa- Vie d’Alt- Colli di Poianis.

Annata 2015 : Antico Broilo-La Buse dal Lof-RoncSoreli-Vigna Traverso.

Annata 2013: Colli di Poianis-Vie d’Alt.

Annata 2012: Ronco dei Pini.

Annata 2011: Vigna Petrussa-Marinig Valerio-Stang.

Annata 2010: Antico Broilo (Riserva)-Pizzulin-Vigna Lenuzza.

Annata 2009: Grillo Iole-Vigna Traverso.

Annata 2008: Ronc Soreli (Riserva)

È stato entusiasmante viaggiare nel tempo attraverso vini con caratteristiche diverse ma con una sorta di marchio, d’impronta che, come si dice sempre, ma in questo caso è vero parla di territorio. In un susseguirsi di sentori di spezie, di violette, di frutti rossi, di vaniglia, sono stati percorsi i trenta ettari di vigneti dedicati allo Schioppettino di Prepotto. Naturalmente ciascun vino era frutto dell’annata e figlio del produttore. Ogni azienda è stata raccontata dai rappresentanti in sala. Tutti d’accordo con Michele Pavan (La Buse dal Lof-La tana del lupo) il quale ha ricordato il lavoro di nonni e padri che, con tutte le difficoltà presenti in un territorio di confine con l’allora Jugoslavia, hanno dovuto gestire le terre senza molta preparazione, lasciando però le basi alle nuove generazioni.  Grande è lo sforzo per produrre un buon vino, un buon Schioppettino di Prepotto, perciò è necessario che si badi alla qualità e non alla quantità.

Questo è anche il nostro auspicio.

Giuditta Dina Lagonigro

schioppettinodiprepotto.it

Appuntamento diVino in giardino

Articolo di Maddalena Nuzzi

Un atteso, assolato pomeriggio d’inizio giugno e un giardino pensile di oltre 1000 mq. hanno accolto la dinamica delegazione delle Donne del Vino di Puglia, anzi, delle diVine di Puglia e i loro vini. 

Siamo nel centro storico di Lecce, presso la storica dimora Muratore 

per partecipare all’iniziativa “Appuntamento in giardino” promossa dall’APGI Associazione Parchi e Giardini d’Italia, nel primo weekend di giugno , che ha come obiettivo la riscoperta delle ricchezze storiche, botaniche, artistiche e paesaggistiche custodite all’interno dei giardini italiani.

Quattordici etichette tra bollicine, bianchi, rosati e rossi a dare forma a un caleidoscopio di colori e note odorose   integrate con disinvoltura  ai muretti a secco, alla maestosa jacaranda, al falso pepe, al ginko biloba, al bagolaro dell’Etna, ai bambù, alle palme, ai profumati agrumi, ai melograni, alle vivaci buganville, ai capperi selvatici.

Il giardino si racconta e fa da cornice alle diVinecon le loro storie e con le storie dei loro vini, storie di quotidiana fatica in vigna, storie di territori, di tradizioni ma anche di innovazione, un riecheggiare di voci e  palpabile passione di un gruppo di donne unite e amiche.

Un pomeriggio a dimostrare che il vino è il migliore degli accessori da sfoggiare, mai banale e scontato, fautore di nuove amicizie e affinità e suggellatore di quelle già esistenti. Sempre sul pezzo le vulcaniche signore a proprio agio tra i delicati fiori come tra i filari del vigneto con il sorriso, unico comune denominatore, che le diVinenon faticano a sfoggiare.

Ma il quadro non è completo, RosachiaraMaurizio, perfetti padroni di casa,hanno permesso tutto questo, hanno aperto  le porte della loro storica dimora ai numerosi ospiti deliziandoli con  percorsi sensoriali a tutto tondo che hanno visto protagonisti i vini e i prodotti gastronomici del territorio: formaggi, focacce, taralli, frutta di stagione.  

Un’esperienza sensoriale dalle 18.00 alle 21.00, tradotta in armonia dai diVinivini delle diVine.

Grazie Dimora Muratoree grazie Donne del Vino di  Puglia.

 Arrivederci!

www.dimoramuratore.it

www.ledonnedelvino.com – puglia@ledonnedelvino.com

NASCE 100 Acini – IL NUOVO VINO DELLA CANTINA LUCA GENTILE

Nasce “100 ACINI”, il nuovo vino TOP della “Cantina Luca Gentile”, a Cassano delle Murge (Ba), risultato di un progetto di controllo della qualità delle uve. 

Articolo di Maddalena Nuzzi.

E’ un Rosso Puglia IGT vendemmia 2018 e nasce come conclusione e coronamento di un “Progetto Qualità” promosso dalla “Cantina Luca Gentile” in collaborazione con “VinifareWine Consulting” per la scorsa campagna viti-vinicola. Le uve che ne compongono il blend provengono da vigneti selezionati – collocati nei comuni di Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle – appartenenti ad alcuni soci conferitori della cooperativa Gentile che hanno aderito a tale “Progetto”. Si tratta di vitigni a bacca nera tra quelli più rappresentativi del territorio delle Murge come la Malvasia, il Merlot, il Primitivo. Il progetto Qualità è partito un anno fa dalla consapevolezza che, per ottenere un grande vino è  necessario disporre di grandi uve. Una ricerca meticolosa della qualità è iniziata da questo assunto. La scelta dei grappoli migliori è stata determinata dalla conoscenza del loro contenuto in soluti e del relativo accumulo durante la maturazione. Per garantirsi un frutto di alta qualità, i vigneti sono stati sottoposti, nei vari mesi del loro ciclo vegetativo, a una gestione idrica che si rifà al metodo analitico di Barr e Weatherley; il controllo delle infezioni di Botritys sp è stato operato con metodi predittivi. Le uve sono state accuratamente per il loro corredo polifenolico e il contenuto di soluti attraverso il metodo Glories.Prima della raccolta sono stati effettuati campionamenti periodici degli acini destinati a degustazioni secondo il metodo ICV. Per la determinazione di tali parametri la cantina si è avvalsa di circa 3000 controlli analitici, di 20 paramentri controllati su 30 ettari vitati di 20 viticoltori coinvolti nello studio. Questi numeri hanno portato a un solo grande vino. 

Ma perché 100 ACINI? Ci risponde Vincenzo Gentile, presidente dell’omonima cooperativa: 

“100 ACINI é la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica delle uve. Solo dopo aver effettuato molteplici controlli analitici – oltre che degli acini – anche dei suoli e delle foglie, siamo arrivati a una selezione accurata e maniacale dei frutti migliori per l’ottenimento di questo vino. Una vera e propria “caccia alla qualità” nel variegato universo dei nostri vigneti”. 

Scheda:

Colore rosso rubino intenso con riflessi porpora. Naso intenso e complesso con note fruttate di mora, prugna e marasca, sentori speziati di vaniglia, cioccolato e caffè. Grande corpo, denso. In bocca ottimo equilibrio tra la sensazione pseudo-calorica e l’acidità. Tannino vellutato, notevole persistenza. Da apprezzare subito o destinare a invecchiamenti anche lunghi. Perfetto con piatti strutturati, con carni rosse, formaggi di media e lunga stagionatura. In etichetta il simbolo che rappresenta una bilancia, strumento fondamentale durante le operazioni: “Sono stati pesati gli acini per la determinazione della maturità tecnologica delle uve ma anche le foglie al fine di misurare il contenuto idrico relativo e gestire così la vigoria Il vino verrà ufficialmente presentato alla stampa lunedì 10 giugno, presso la sede di Cantina Gentile, in via Grumo, 1 a Cassano delle Murge, durante un evento in cui saranno illustrate tutte le fasi del Progetto Qualità e che culminerà con la degustazione guidata del vino 100 ACINI. 

Ecco il programma:

CANTINA GENTILE 

Vigneti della Cantina Gentile

Il 2 febbraio 1960 un gruppo di 25 agricoltori coordinati dal dott. Luca Gentile decise di unirsi in cooperativa allo scopo di valorizzare le uve locali. Nacque così, in una zona a ridosso della Murgia barese, la cantina Sociale di Cassano Murge, oggi intitolata al suo fondatore e lungimirante presidente per oltre un trentennio. Attualmente lo stabilimento che sorge su di un’area di 8.000 mq. circa, accoglie l’uva anche di comuni limitrofi da circa 500 soci vitivinicoltori, e ha una potenzialità di lavorazione di 6.000.000 di kg di uve e una capacità di stoccaggio di vini di lt. 5.450.000. La cooperativa conta attualmente 400 soci viticoltori che conferiscono annualmente circa 60.000 quintali di pregiate uve da vino. Nella lavorazione delle uve vengono usate moderne tecniche di vinificazione con controllo delle temperature di fermentazione, la cantina è dotata di una moderna linea di imbottigliamento. La maggior parte dei vigneti dei propri soci sorgono in zona D.O.C. “Gioia del Colle” dell’omonimo “Primitivo” varietà tipica autoctona. 

Cantina Luca Gentile – Tel. 080 763294 info@cantinagentile.it

– Teodosio D’Apolito – enologo e responsabile del Progetto Qualità

teodosiodapolito@tiscali.it – Tel.347 6176441

Cicorie e fave fresche in croccante di pane.

Ho realizzato questa ricetta dopo aver preparato la base (cicorie e fave) e aver realizzato che in una giornata di primavera quasi invernale avevo voglia di qualcosa di più…

Ingredienti per quattro persone:

1 kg di cicorielle selvatiche – da campo

1/2 Kg di fave fresche al netto dei baccelli.

200g di farina 0

acqua, sale, olio evo.

Pancetta-stracciatella a piacere.

Nettate le cicorielle tagliando solo l’estremità più dura e lavatele fino a eliminare tutte le tracce di terreno. Sgusciate le fave, eliminate il nasello e lavatele. Mettete sul fuoco due pentole con acqua fredda, l’una per le cicorie, l’altra per le fave. Quando l’acqua arriverà a ebollizione immergete in una le cicorie, nell’altra le fave.

Di solito dopo 10 minuti sia le cicorie che le fave giungono a cottura ( devono mantenere la croccantezza). Nel frattempo impastate la farina con un po’ d’acqua e un pizzico di sale, formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare. Scolate le cicorie e le fave raffrendandole sotto un getto di acqua fredda. Mettetele separatamente in due pirofile, salate e condite con un giro di olio evo. Servirà un’altra pirofila da forno per la cottura finale. Con un matterello stendete la pasta- arrivando a uno spessore massimo di 1 cm-, dandole una forma rotonda o rettangolare secondo la pirofila e considerando sia la base che la copertura. Eliminate l’acqua che avranno rilasciato le cicorie, strizzatele delicatamente con le mani, unite le fave e ponete il tutto nella pirofila foderata con la la pasta.

Se volete potete aggiungere tocchetti di pancetta rosolata o due cucchiai di stracciatella che, sciogliendosi attenuerà l’amaro delle cicorie. Coprite la pirofila con il resto della pasta, ungete con un po’ d’olio e infornate, in forno caldo, a una temperatura 200° per circa 30′.

In abbinamento un Sauvignon elegante, non giovanissimo.

Giuditta Dina Lagonigro

Le foto sono soggette a copyright

ROBERTO PICÊCH PRESENTA IL SUO “ATTO UNICO”

…Il cognome Picech, ci racconta Roberto, è di origine boema. -“Dagli archivi anagrafici parrocchiali risulta che i miei avi erano a Cormons (Go) già dal 1570, nel 1920  nonno Giuseppe si trasferisce in località Pradis (nel cuore del Collio) e negli anni 60 mio padre Egidio e mia madre Jelka acquisiscono le terre su cui già lavoravano”-. Nel 1989 Roberto diventa il condottiero dell’azienda e da allora  lavorando con grandi sacrifici, determinazione e passione è riuscito a raggiungere almeno in parte, i suoi obiettivi. Roberto ha conservato la caparbietà di suo padre “Il Ribel”,   ricordato dai conterranei per il grande senso di giustizia e onestà intellettuale… La storia di Roberto Picêch e della sua splendida famiglia, di cui potrete leggere su un altro articolo in questo sito, continua tra successi e qualche momento in cui la sorte, meglio la natura, gioca brutti scherzi. È accaduto in annate precedenti ma quella del 2018 è stata una vendemmia da ricordare o forse dimenticare poiché, dopo le ottime premesse e promesse per un ottimo raccolto, nel mese di luglio un’ondata di maltempo con una violenta grandinata hanno azzerato mesi di lavoro. I Picêch, colpiti in modo grave, non si sono persi d’animo. Hanno recuperato i superstiti, più sani grappoli e selezionato le migliori uve di Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla che assemblati hanno dato vita a un vino chiamato come meglio non si poteva: Atto Unico. Unico nell’auspicio che quello del 2018 resti un unico episodio di tale gravità,Unico perché il vino nasce dallo sforzo di un vignaiolo, della sua famiglia e dei suoi amici, per non lasciarsi abbattere in momenti così difficili. Atto Unico, seppur non ancora imbottigliato ha rivelato potenza e grinta, esprimendo la passione con cui è stato creato. Sarà una produzione certamente inferiore rispetto a quella di altra annate ma di sicuro Atto Unico, anche attraverso la semplice, quanto esplicativa etichetta firmata da Maurizio Armellin, sarà il vino simbolo della tenacia e della risolutezza di Roberto Picêch, vignaiolo di Pradis, Il Ribel.

Giuditta Dina Lagonigro

picech.com


Fivi – Il Mercato dei vini in trasferta a Cormons

Due giorni dedicati alla Fivi quelli di venerdì 12 e sabato 13 aprile, con due eventi ospitati a Cormons (Go); l’uno si è svolto nell’Enoteca, l’altro in Piazza XXIV Maggio.

Articolo di Giuditta Dina Lagonigro

Venerdì 12 aprile- Enoteca di Cormons

Interessante quanto insolito l’incontro- degustazione con Walter Massa, uno dei due vicepresidenti della Fivi (Federazione Vignaioli Indipendenti) vignaiolo piemontese, meglio, dei Colli Tortonesi, al confine con Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, che qualche decennio fa, coinvolgendo altri giovani produttori, decise di recuperare un vitigno difficile ma in grado di dare molte soddisfazioni: il Timorasso. Lo incontrai a Gorizia nel 2003 e mi rimase ben impresso per il suo travolgente entusiasmo e per la passione con cui parlava del suo Timorasso. Caparbietà e determinazione sono state fondamentali per raggiungere il suo obiettivo, anche se tutto è sempre in divenire.

Tappature diverse…

Tappature alla cieca per otto vini di tre diverse annate, questo il tema dell’incontro nella sala degustazioni dell’enoteca di Cormons : Derthona 2016-2013 (Timorasso 100%), Monleale 2007 (Barbera) a confronto. La serata, introdotta da Kristian Keber, uno dei tre referenti Fivi per il Friuli Venezia Giulia insieme a Lorenzo Mocchiutti, ha registrato la presenza di numerosi vignaioli oltre a curiosi enoappassionati.

Il ” gioco” consisteva nel presentare i vini con le bottiglie rigorosamente coperte e con tappi diversi, in una sequenza casuale, escluso naturalmente i rossi serviti alla fine della batteria.

“Nel 2000 son passato da essere viticoltore a vignaiolo. Il viticoltore è colui che coltiva la vigna e porta l’uva al miglior offerente. Il vignaiolo è colui che coltiva la vigna e già vede il frutto della sua terra, della sua interazione con l’ambiente, studia l’etichetta, il modella della bottiglia e il tappo.No il tappo no…” Un incipit di Walter Massa che è già un programma.

Il tappo Diam – tappo sottoposto a processo di disaromatizzazione e privato dalle molecole responsabili dell’odore e sapore di tappo (tca cioè tricloroanisolo), il tappo Nomarcor- composto da un nucleo centrale di schiuma e da uno strato esterno i quali consentono un equilibrato scambio di ossigeno- il tappo di sughero – ricavato dalla quercia del sughero, presente in maggior quantità nella Penisola Iberica e in Italia in Sardegna e Sicilia è impermeabile, isolante e malleabile- il tappo Stelvin più conosciuto come tappo a vite, costituito da una guaina di metallo a protezione delle qualità organolettiche del vino-, si sono dati battaglia.

Walter Massa -Kristian Keber

Naturalmente il dibattito, tra domande e richieste di chiarimenti, ha sollevato più di una perplessità anche tra i vignaioli presenti.Walter Massa e Jermann un bel po’ di anni fa, hanno gettato il sassolino nello stagno, meglio, nel mare magnum del vino. Il tempo sarà l’unico e inconfutabile giudice…

Sabato 13 aprile – Piazza XXIV Maggio – Cormons

Su queste pagine abbiamo più volte raccontato della FIVI (Federazione italiana vignaioli indipendenti) http://www.poliphenolica.com/fivi-mercato-dei-vini-2018-le-conclusioni-dellassociazione/ .

L’appuntamento principale è quello che da qualche anno si svolge a Piacenza nel mese di novembre ma altrettanto interessanti sono le trasferte in altre città ( in Friuli Venezia Giulia questa è stata la chiusura del cerchio dopo Trieste, Pordenone e Udine) durante le quali sono coinvolte aziende vitivinicole e agro-alimentari non solo della zona.

Mercato FIVI Cormons – Dietro le quinte…

Dal Friuli Venezia Giulia i vini in degustazione delle aziende Aquila del Torre, Berra, Bessich, Blazic, Bolzicco, Borgo delle Oche, Cecchini Marco, Centa Sant’Anna, Ferlat, Flaibani, Keber Edi, Kociančič Rado, Il Carpino, La Dai Rocs, Le Favole, Lis Faedis, Piedimont, Raccaro, Murva, Rive Col de Fer, Ronco Blanchis, San Luris, Stroppolatini, Tarlao Vignis in Aquileia, Tenuta Stella, Terre del Faet, Vignai da Duline, Villa Job,Vosca.

Mitja Sirk era presente con un altro prodotto locale di qualità:l’Acero Sirk.

Dalla vicina Slovenia Blazic Vina, Edi Simčič, Marjan Simčič, Movia, Vinska Klet Ferdinand, Stojan Ščurek, Zanut.

Da altre regioni italiane: Azienda Le Fraghe – Cavion Veronese (Vr), di Matilde Poggi, Presidente Nazionale FIVI, Marco e Vittorio Adriano di Alba Walter Massa dai Colli Tortonesi, Armin Kobler proveniente da Magrè (Bz).

Gustosi gli assaggi gastronomici con il pane prodotto con farine autoctone dal Panificio Iordan di Capriva del Friuli, le primizie di Gigi Verdura, i formaggi delle aziende Zore di Taipana e della Fattoria Gortani di Merito di Capitolo. Non poteva mancare la parte naturalmente dolce a cui hanno provveduto Le aziende Bosc di Sot ed Eno-Bebe Api in vigna con mieli di vari nettari…

Alle degustazioni si sono affiancate attività collaterali dedicate a passeggiate in vigna o al rilassamento del corpo e dello spirito attraverso una seduta di yoga con sorpresa finale. Metti un vigneto a cui si accede dal centro di Cormons, una splendida giornata di primavera, il profumo dei primi dei fiori di campo, la coreografia delle viti padrone di casa e una guida dell’esperienza di Alessandra Neri… Quaranta minuti di simbiosi con la Natura, momenti di concentrazione e rilassamento per abbandonare gli orpelli che affliggono le nostre giornate, ritrovandosi con gli occhi rivolti al cielo, con il respiro che rallenta a nello stesso tempo si rafforza con l’energia della Terra… Svuotarsi di ciò che rende pesanti le nostre ore e avvolgersi di leggerezza e di consapevolezza di sé. A completamento di questo momento extraordinario non poteva che esserci un assaggio di vini che stanno preparandosi per offrirsi al meglio.

Sono i vino di NiKolas Juretic, giovane ma con una notevole formazione e “gavetta” che lo porteranno a raggiungere grandi risultati. Nikolas ha regalato un’anteprima dei suoi tre vini ancora da imbottigliare: Friulano in purezza 2018, il vino che segna il territorio, il Collio Bianco 2018 con Malvasia , Ribolla e Friulano, vino della tradizione e il Pinot grigio 2018, dal colore ramato, con intensi profumi che si ritrovano in bocca rendendolo piacevolissimo.

Una produzione limitata al momento ma in futuro di sicuro sentiremo parlare bene di Nikolas Juretic e dei suoi vini.

Ancora una volta l’incontro con i produttori della Fivi, seppur in numero limitato, ha regalato ore liete a chi ha partecipato al Mercato svoltosi questa volta a Cormons. Credere in un mondo migliore si può.G

Giusi Terribile come il suo primitivo: intenso e straordinario

Articolo di Maddalena Nuzzi

Giusi Terribile

“Le donne  preferiscono il vino bianco” : ad  affermarlo è uno studio del Dipartimento di Scienze Biodinamiche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, assieme a quello di biologia dell’Università di Pisa. La motivazione? Genetica.  “Le divine creature” sarebbero più sensibili alla percezione del gusto amaro/astringente , caratteristica appartenente più ai rossi.

A mettere in discussione questa affermazione è Giusi Terribile, una donna che ha trasmesso il suo carattere ai vini, facendo assumere al termine  “terribile” il significato di  “intenso e straordinario”.                                                                                                       Il tutto ha inizio nel 2014 quando Giusi compra due ettari e mezzo di vigna di alberelli di Primitivo di Manduria di circa venti anni, che quasi da subito conduce in regime biologico con il solo utilizzo di rame e zolfo.  Terra rossa, calcarenite, ottima esposizione solare, buona ventilazione e influenze marittime impreziosiscono  il suo vino dalla buona mineralità e dal giusto grado di acidità. L’artigianalità è il diktat della cantina Terribilecon  mani femminili che  sistemano i grappoli nelle cassette  in vendemmia  a metà agosto. Bassa resa, diraspatura, soffice pigiatura e fermentazione a temperatura controllata, tutto a vantaggio della qualità.                                                                                                                    Due sono i vini che Giusi produce. Il primo è il  Primitivo Salento IGP “Terribile”:primitivo in purezza custodito in 3800 bottiglie per un anno e mezzo dopo un affinamento di circa dieci mesi in barriques  di rovere americano.  Un nettare rosso rubino intenso dai riflessi violacei , tipici del primitivo, frutta matura, vaniglia e chiodi di garofano a esibirsi sul palcoscenico sensoriale olfattivo.

E in bocca? Equilibrio, eleganza e  straordinaria nota acida a legittimare la persistenza e l’attitudine all’invecchiamento.                                                                                                                                                           Il secondogenito della nostra “woman in red”  è un –  Primitivo Negramaro Salento IGP “Carattere Terribile”, 60% Primitivo di Manduria  e 40% Negramaro. I due vitigni vengono lavorati separatamente; mentre il Negramaro staziona esclusivamente in acciaio, il Primitivo viene affinato per circa dieci mesi in barriques di rovere americano di secondo passaggio. Alla fine i due sono uniti per un blend che  stazionerà per un anno e mezzo, in sole 2600 bottiglie. Rubino, complesso al naso  con  un fruttato di ciliegia matura e un floreale di rosa, liquirizia, pepe bianco e vaniglia, in bocca eleganza e acidità completano l’opera. Entrambi i vini, come si confà ai grandi solisti, non avranno bisogno di supporto alcuno per essere goduti ma accostati a sformati di pasta generosamente conditi, a carni in umido o alla brace e alle più tradizionali  zuppe di legumi, sapranno valorizzarli ma allo stesso tempo convoglieranno l’attenzione su di loro stessi regalando emozioni straordinariamente intense. Lo giuro!!!

Giusi Terribile- 73013 Galatina (Le) -0039 335 6192061-cantineterribile.it

CAVATELLI CON PESTO DI CAVOLO NERO, PECORINO E NOCI

Il cavolo nero, tipico della Toscana, ormai è coltivato in molte altre regioni d’Italia. Io lo acquisto da Terra di Ciona – agricoltura biologica a Fiumicello (Ud). La ricetta tradizionale prevede i pici ma in cucina è bello giocare con gli ingredienti quindi, al posto dei pici ho scelto i cavatelli, per unire idealmente tutta l’Italia. Il formato dei cavatelli, in questo caso è maxi, sono cioè cavati con quattro dita, per meglio raccogliere il condimento.

Ingredienti per 4 persone:

1kg circa di cavolo nero – 1 spicchio d’aglio- 100 g di pecorino di media stagionatura- 3 noci – ( o mandorle col guscio) – 4 cucchiai di olio evo-sale- peperoncino a piacere-sale.

Per i cavatelli:

400g di semola rimacinata- acqua tiepida


Con la semola formate la fontana sulla spianatoia e cominciate a impastare versando lentamente acqua tiepida. Impastate fino a formare un panetto liscio abbastanza duro, liscio e compatto. Lasciatelo riposare avvolgendolo nella pellicola oppure mettendolo sotto una coppa di plastica. Dividete il panetto in piccoli pezzi. Con i palmi delle mani formate dei cilindri lunghi, tipo spaghettoni che taglierete a una lunghezza di circa quattro centimetri. Spolverate sempre con un po’ di semola per evitare che la pasta si attacchi. Cominciate a “cavare” i cilindri con i polpastrelli che daranno loro la forma.

Intanto pulite il cavolo nero eliminando la costa centrale (per fare più in fretta potete “sfilare” le foglie con le dita. Lavatele bene sbollentatele per pochi minuti e scolatele bene. In una padella antiaderente mettete l’olio e l’ aglio che fare imbiondire leggermente e che poi toglierete.

Aggiungete il cavolo insieme a un po’ di peperoncino, salate e fate insaporire per pochi minuti. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata e nel frattempo in un minipimer mettete il cavolo, il pecorino, le noci e frullate. Io preferisco il composto abbastanza grossolano, se troppo asciutto aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta. I cavatelli cuoceranno in pochi minuti, scolateli e uniteli al pesto mescolando bene. Se volete aggiungete altro pecorino dopo aver impiattato.

Giuditta Dina Lagonigro