La Gubana come tradizione comanda…

La Gubana è un tipico e rinomato dolce del Friuli, preparato con pasta lievitata ripiena di uva passa, noci, pinoli e altri ingredienti che ogni famiglia serba in tra segreto. Nel libro “Mangiare e bere friulano”l’autrice Giuseppina Perusini, scrive che la parola gubana deriva da -guba- termine sloveno che significa piega e fa riferimento a raccolte di ricette d’epoca medievale e rinascimentale, nelle quali si ritrovano testimonianze di un dolce ripieno di un trito di noci, mandorle, fichi, datteri e miele con cui si farcivano due sfoglie di pasta…

Giacomo Brandolin e la sua mamma

Non è così antica ma di sicuro risale al secolo scorso la ricetta della gubana con cui il giovane Giacomo Brandolin ha avviato la sua bella realtà imprenditoriale, con la determinazione di recuperare e far conoscere una ricetta artigianale degli anni trenta, ereditata dalla nonna Maria.La Gubana nasce sul confine orientale tra Italia e Slovenia come dolce pasquale e naturalmente anche nonna Maria il sabato di Pasqua ne preparava in gran numero, le cuoceva nel forno della zia che si trovava oltre confine e poi le regalava ad amici e parenti. Non è stato semplice , racconta Giacomo, riuscire a creare una ricetta scritta con la grammatura precisa degli ingredienti perché la nonna “andava ad occhio o a un tanto”… Ci sono voluti mesi per raggiungere, pesando gli ingredienti, la stessa gubana che la nonna preparava quasi a occhi chiusi. La pazienza e la costanza sono stati premiati dal risultato. La Gubana de L’Antica Ricetta, questo è il nome scelto da Giacomo Brandolin per la sua ditta, è un dolce che colpisce già con il suo profumo. In bocca è soffice, si sentono tutti gli ingredienti che non perdono il loro sapore e non si sovrappongono, creando un amalgama perfettamente equilibrato. La gubana è soffice, non ha bisogno di essere intinta in alcun distillato o vino dolce, come si usa solitamente fare. Però Giacomo ha pensato a un abbinamento che si è dimostrato vincente, quello con l’Elisir di noce SanZuan.

Elisir di noci SanZuan

Si tratta di un infuso di noci raccolte la notte del 23 giugno, come tradizione vuole, ma, com’è comprensibile, vi sono altri ingredienti segreti che rendono unico l’elisir SanZuan. Elegante anche la bottiglia con la testa del tappo in prezioso legno di noce.

Queste sono le buone notizie del mondo del lavoro: convinzione, fermezza e volontà nel segno della tradizione, guardando verso il futuro.

Giuditta Dina Lagonigro

lanticaricetta.com – email: info@lanticaricetta.com – Via Capriva,10 Cormons (Go)

Caseifici agricoli-Open day 2019-

Un sabato di fine estate, con cielo terso e temperatura ancora elevata, dopo una passeggiata sul Carso triestino si trasforma in un giorno da ricordare. Tutto parte dall’evento Open Day- Caseifici Aperti 2019, giunto alla seconda edizione svoltasi il 14 e 15 settembre a livello nazionale. Il fine della manifestazione è quello di presentare al pubblico ciò che avviene in un’azienda agricola che alleva anche animali da latte e naturalmente lo produce. Il periodo migliore è quello in cui gli alberi e l’erba sono rigogliosi e gli animali possono stare fuori, all’aria aperta. Noi siamo andati a trovare l’azienda Gruden -Zgobar in Località Samatorza -Sgonico, non lontano da Trieste. Oltre a coltivare ortaggi e frutta il progetto più impegnativo, come dice Dimitri Zgobar, è stato quello di tornare all’allevamento di vacche, capre maiali e di trasformare il latte in formaggi e salmi, soprattutto prosciutto, dai maiali.

Non mancano vigneti per la produzione di due vini autoctoni: la Vitovska ed il Terrano. Proprio questi due vini, insieme ad alcuni formaggi sono stati i protagonisti di una insolita degustazione guidata dalla sommelier, giornalista, Liliana Savioli.

Insolita perché oltre l’abbinamento migliore è stato ricercato e poi trovato degustando i vini serviti a due diverse temperature.

Sei le tipologie di formaggi in assaggio, presentate e illustrate da Alberto Canova, il “casaro” dell’azienda. Nella prima parte stracchino (formaggio veneto/lombardo importato anche in FVG), malga (formaggio dolce semigrasso) e stravecchio, con una stagionatura di diciotto mesi.

La lavorazione dei formaggi avviene a latte crudo, munto e trasformato in azienda ogni giorno. Si utilizzano gli stessi fermenti lattici del latte. Latte, caglio e sale sono gli unici ingredienti e la lavorazione dipende dal tipo di formaggio che si vuole produrre. Nel latte ci sono tre tipi di proteine principali: la caseina, l’albumina e la globulina. Per un formaggio con breve tempo di stagionatura si usa la caseina a pezzi grossi, per un formaggio a lunga stagionatura si deve eliminare la maggior parte di umidità, quindi la caseina viene tagliata molto sottilmente prima di avviare la cottura.

I numerosi e attenti partecipanti alla degustazione guidati da Liliana Savioli, hanno individuato attraverso profumi e sapore le caratteristiche organolettiche dei formaggi, giocando seriamente ad abbinare i vini serviti alla giusta temperatura, con il Terrano con un temperatura appena più bassa rispetto a quella di cantina.

Nella seconda parte, con i due vini a temperatura più alta (quindi abbastanza caldi per semplificare), sono stati presentati tre formaggi caprini: la caciotta con lavorazione a pasta morbida, con piccola occhiatura e stagionatura di quindici giorni, il latteria, con un’occhiatura spontanea e irregolare con stagionatura di trenta giorni e il latteria stagionato per sessanta giorni.

Vivace è stato lo scambio di opinioni con pareri a volte contrastanti. I vini, con caratteristiche molto diverse, hanno creato un bel trambusto a livello gustolfattivo. Certo è che, durante la degustazione si è determinata un’atmosfera di grande curiosità e interesse, obiettivo primario per quanti organizzano siffatti eventi.

gruden zbogar.com

Giuditta Dina Lagonigro

Damijan Podversic – Un sogno che si realizza.

Parte della nuova cantina Podversic

Vent’ anni di sogno, un cammino iniziato seguendo le orme del nonno e poi del padre, scelte difficili dettate dalla consapevolezza di andare oltre convenzioni e disciplinari, superando confini mentali con la determinazione di chi ha un progetto che coincide con la visione della sua vita e cerca di andare fino in fondo, a tutti i costi. Parliamo di Damijan Podversic, vignaiolo di Gorizia, figlio di una terra al confine con l’odierna Slovenia che ha subito le brutture di una guerra fratricida, di cui ancora sono visibili tracce che rendono ancora più vivi i dolorosi ricordi. Il sostegno della famiglia- la moglie Elena e i tre figli- è stato ed è fondamentale; infatti per la nostra visita abbiamo una giovane ma ormai esperta “guida”: Tamara Podversic. Siamo in località Monte Calvario, percorriamo una strada che si fa spazio tra gli alberi prepotenti di un fitto bosco e, curva dopo curva giungiamo alla sommità della collina che tra i vigneti, con discrezione svela una sorpresa: la nuova “cantina” Podversic, il sogno che si realizza.

La famiglia Podversic, racconta Tamara, si è sempre occupata di vino. Durante la guerra alcuni ettari sono andati perduti, la storia si rinnova con 6000 metri di vigneto di Malvasia, Tocai e Chardonnay ( fino a oggi base del Kaplja ma in via di sradicamento) in zona San Floriano, ereditati dal nonno.

Sul Monte Calvario sono impiantati 10,5 ettari di vigneto in totale- Ribolla gialla con viti di diverse età, posti in lembi di terra a loro confacenti- e Pinot grigio. “Per ottenere un gran vino sono importanti tre fattori: la terra vocata alla frutticoltura, legata a un concetto di non irrigazione, l’acqua che viene trovata dalle radici e la varietà dei vitigni autoctoni dei quali va rispettato il carattere.”

Le vendemmie sono tardive e non sono fissate in giorni precisi. L’uva va seguita fin quando non è veramente pronta. Le parti importanti di un grappolo sono la buccia e i semi. Questi sono portati alla massima maturazione, facendo attenzione a vendemmiare un attimo prima che l’acino si stacchi dal grappolo.

Il seme deve essere maturo…

Fra qualche tempo la nuova cantina diventerà operativa e tutte le fasi della vinificazione saranno effettuate in un ambiente straordinariamente suggestivo. Essa è stata progettata dall’architetto Ignazio Vok, purtroppo scomparso qualche mese fa. Un uomo visionario, della vecchia guardia, che guardava oltre…La cantina, orientata a nord, è interrata, visibile solo in parte nel rispetto del territorio, ma anche costruita con l’intento di essere funzionale, giacché in tal modo la temperatura interna rimane costante.

Il panorama circolare…

Si sviluppa su tre livelli con sale sovrapposte e comunicanti tra loro, ha forma troncoconica come le botti in cui si affina il vino, la lavorazione dell’uva comincerà dall’alto.La forma ovale, scelta per le sale dall’architetto Vok è stata voluta per dare un senso di continuità agli ambienti.

Un concetto architettonico che è anche una metafora, quella della continuità del lavoro dalla vigna alla cantina, la vita in continuo divenire. Il progetto ha considerato tre elementi fondamentali per una cantina: temperatura e umidità costanti e aria pulita in circolazione. La temperatura costante è assicurata dalla posizione interrata della costruzione, l’umidità costante è data da marna e arenaria (ponka), lasciate a vista con la funzione di filtrare l’aria ed evitare condense.

Il ricambio di aria sarà garantito dalla presenza di griglie, sbocco di un sistema di tubi sotterranei collegati all’esterno, fino al bosco. Anche la sala degustazioni, cuore della cantina è stata progettata per consentire la massima concentrazione durante l’assaggio dei vini, senza alcun elemento che possa distrarre i presenti. -“La natura rimane fuori perché il vino, quando l’uva arriva in cantina non è più parte di essa, quindi bisogna concentrarsi su ciò che è diventata”- afferma Tamara.

Tamara Podversic

Una zona veramente magica è la cantina storica costituita da un anello di cemento che avvolge un semi cono di roccia, la ponka a vista che è la parte più viva, il polmone, il respiro della cantina.

Tanto lavoro è stato fatto ma ancora un po’ di tempo servirà per completare quello che è quasi un tempio, un luogo spirituale, reale espressione del credo della famiglia Podversic.

Nel frattempo le degustazioni continuano nella cantina di famiglia, a Gorizia dove abbiamo con piacere assaggiato : Nekaj 2015 – Malvasia 2015-Ribolla Gialla 2015 – Kaplja 2015, gustati in calici eleganti ed ergonomici, disegnati anch’essi dall’architetto Vok.

Le uve dopo la vendemmia manuale fermentano con buccia e seme per circa tre mesi, in pratica da quando parte la fermentazione tumultuosa fino al termine della malolattica (processo enzimatico successivo alla fermentazione alcolica, durante il quale l’aggressivo e pungente acido malico si trasforma in acido lattico, più delicato, che rende più stabili i vini).Il vino rimane nelle botti per tre anni, per evitare ossidazioni. Qui avviene la microssigenatura, nelle bottiglie il vino mantiene la freschezza.


Nei vini si ritrova davvero il sapore dell’uva, nel confronto anche il meno esperto coglie la differenza tra i vitigni. Ciascuno ha la sua personalità. Per Damijan il vino dev’essere dorato, con riflessi diversi che cambiano secondo le annate. La mineralità del territorio (sapidità che rimane sulle labbra), la croccantezza (il vino deve sapere di uva) e il ritmo dell’ annata sono i fattori imprescindibili per ottenere un vino fatto come natura comanda, elegante, che mira a raggiungere la perfezione.

Un anelito presente in ogni sorso di vino…

Grazie a Tamara Podversic che con professionale discrezione trasmette la passione di un’intera famiglia che ha accompagnato Damijan alla realizzazione di un sogno.

CUCINA SICILIANA di popolo e signori 2

Cucina Siciliana di popolo e signori 2 –  è il titolo dell’ultimo libro di Martino Ragusa, gastronomo, scrittore, giornalista, pubblicista, blogger, autore televisivo e teatrale, medico psichiatra, agrigentino di  nascita che, dopo aver vissuto per decenni a Bologna girando anche per il mondo, è tornato in Sicilia, a Ribera, in una casa circondata da un magnifico giardino dove tra le altre cose si occupa dei suoi ulivi, dell’orto e delle  galline. -222 ricette tradizionali e innovative- tante sono le storie di ogni singolo piatto, frutto di una minuziosa ricerca storica che completano, si spera non definitivamente, un percorso iniziato con il primo volume: Cucina Siciliana di popoli e Signori -216 ricette tradizionali e innovative-.

 “Se è vero che mangiamo ricordi” afferma Mario Liberto, scrittore siciliano, giornalista e poeta cui è stata affidata la prefazione del libro, Martino Ragusa recupera attraverso la sua memoria sensoriale fatta di vista, olfatto e gusto, ricette senza tempo, sempre alla moda, intrise di storia, cultura, tradizioni…Attraverso il recupero di codici alimentari testimonia la fusione di sapere e sapori, assemblati dalla cucina siciliana che ha saputo mediare la cultura gastronomica orientale con quella occidentale…”

L’introduzione di Martino Ragusa è prima di tutto una pagina di storia personale, attraverso la quale rende partecipi i lettori di un frammento di  vita familiare. Leggendo la narrazione di una parte della   sua infanzia ci sembra di essere accanto a lui, mentre osserva la sua mamma, dalla quale  ha appreso quelle che potremmo chiamare  le linee guida, le basi;  insomma  è come se avesse già da piccolo frequentato un corso di cucina a più livelli. Il lettore potrà gustare e assaporare la descrizione di momenti  sereni, soprattutto nei giorni di festa come Natale o Pasqua,  trascorsi a eseguire ciò che  mamma e zia –le generalesse- ordinavano alle truppe formate da figlie adolescenti e da bambini. Non intendo anticipare altro dell’ introduzione  dell’Autore, che di per sé è già un mini racconto. Certo è che il libro si sfoglia con gli occhi di un bambino stregato dai colori delle belle fotografie e con il languore di un adulto cui viene fame già leggendo le ricette. 

Queste sono frutto di un lungo percorso di studio e di ricerca. Sono state tutte provate e la scelta finale ha favorito quelle che rispondono al gusto contemporaneo; quelle “impresentabili a tavola” sono comunque citate.

Il mio entusiasmo anche per quest’ultimo lavoro di Martino Ragusa è assolutamente parziale. Ho il piacere di conoscerlo personalmente da molti anni e posso affermare di essere stata testimone diretta della sua meticolosità, non solo tra i fornelli. Del resto la mia è solo una flebile voce rispetto all’amore che fans e followers  tributano a Martino Ragusa,  che indossi le vesti di scrittore, gastronomo, di autore televisivo,  teatrale, di blogger…

“Quando Martino cucina, le mani sono ai fornelli e la mente va ai libri. Quando scrive, le dita battono sulla tastiera ma la mente prova un ingrediente, tiene d’occhio una cottura, prepara l’allestimento del piatto.” (Cit.)

Quando si legge un libro di ricette di Martino Ragusa, gli ingredienti si animano attraverso il racconto della loro storia, fino a formare il capolavoro che ciascuno di noi potrà ripetere, grazie alle esatte indicazioni dell’Autore.

“Ricette siciliane tra passato, presente e futuro” buone a tutte le latitudini.

Cucina Siciliana di popoli e signori 2 – 222 ricette tradizionali e innovative di Martino Ragusa – Edizioni Momenti.

Da non perdere il precedente :

Cucina Siciliana di popolo e signori-216 ricette tradizionali e innovative di Martino Ragusa – Edizioni Momenti.

Il blog di Martino Ragusa: martino ragusa.it

Giuditta Dina Lagonigro

Farra Wine Festival 2019

Con discrezione e grande impegno organizzativo è giunto alla quinta edizione il Farra Wine Festival- Food & Wine Experience che si svolgerà il 24 agosto nella Corte dell’azienda Colmello di Grotta, in via Gorizia 133, a Farra d’Isonzo, dalle 19.00 alle 23,30. Milena Colucci, la mente organizzativa dell’evento, quest’anno riserverà ancor più sorprese in una manifestazione ricca di protagonisti, in persona e in materia del mondo dell’enogastronomia e dello spettacolo.




Saranno in degustazione vini di rinomate cantine di Farra d’Isonzo, del Collio, del Carso, del Brda (Collio Sloveno), della Vipavska (valle del Vipacco-Slo), e del Cof (Colli Orientali del Friuli), che saranno abbinati a pietanze preparate da ristoranti, wine bar e attività agro alimentari ben conosciuti nel territorio e non solo. Per concludere caffè e digestivo…

Per gli appassionati di vini macerati e per chi vorrà cominciare a conoscerli sarà predisposto l’angolo degli Orange Wine con aziende che a pieno titolo rappresentano quella tipologia di vini.

Ospiti due regioni italiane, Puglia e Sicilia, con i loro prodotti enogastronomici.

Scendiamo nei particolari:

Il benvenuto con Piè di Mont – Cuvée Spumante Metodo Classico.

Per il Contado di Farra d’Isonzo: Bressan Fulvio-Borgo Conventi-Colmello di Grotta-LaBellanotte-Jermann-Villa Parens-Tenuta Villanova

Per il Collio, Carso e Cof: Scolaris-Ferlat-Castelvecchio-Ca’Ronesca-Roncus-Bastianich.

Per l’angolo Orangewine: Radikon-Paraschos-La Castellada-Franco Terpin- Dario Princic.

Per l’angolo regionale: Cooperativa Elorina per la Sicilia (Noto) e Tenuta Viglione per la puglia (Santeramo in Colle).

Per gli assaggi di cibo e prodotti del territorio saranno presenti: La Ghironda-Ai Due Leoni-Agli Antenati-La Chef Mobile-Enoteca dell’Impero-Al Refolo Hosteria Creativa-Il Ciant dal Rusignol-Azienda Agricola Li.Re.Ste.-I Mieli di Romans-Il Forno Storico-Veliscek Società Agricola- Società Agricola 4 Principia Rerum-Mirco Snaidero Affettatrici-La Glacere-Osteria al Molino-Osteria Vite Selvatica-Agriturismo Drejce-Cantine Terre Petrussa-La Boatina-Ristorante 1883-Ristorante Buzinel-Osterija Zogica-Gredic Castelletto di Zegla-Castello di Kromberk- Che Lumaca-Istra Tartufi Italia- L’oca Golosa.

I prodotti siciliani in degustazione: Patè di pesce – Pomodori secchi-Caciocavallo ragusano semistagionato- Pasticceria alla mandorla.

I prodotti pugliesi: Pane di Altamura Dop e Olio extravergine d’oliva.

A conclusione il caffè Goriziana Caffè e il “nobile digestivo” offerto dall’ANAG -Assaggiatori grappe- delegazione di Gorizia.

L’intrattenimento sarà affidato al DJ Luca Persolija e a Pasquale Gentile, presentatore e animatore goriziano. Collegamenti anche con la trasmissione Videobook di TV Caffè 24.

Interverrà, arrivando da Altamura, in missione per conto della Murgia, il gruppo musicale de Uaragniaun, con canti e musiche della tradizione popolare pugliese, in particolare della Murgia barese.

Il costo del biglietto è di €40, in prevendita €35.

Per info: Milena cell. 347 0678042 e-mail milena.colucci@inwind.it

www.farrawinefestival.eu

www.uaragniaun.com

g.d.lagonigro

CLAUDIA CULOT – IL NOSTRO RICORDO

Claudia Culot

Si rischia di apparire retorici quando si cerca di raccogliere i pensieri per ricordare un’amica venuta a mancare all’improvviso, quando la notizia arriva con la stessa potenza di un violento tuono che crea smarrimento.Ho preso tempo con altre parole prima di scrivere il nome dell’amica Claudia Culot, una compagna di passeggiate lungo le strade del vino del Friuli Venezia Giulia e non solo, che ora mi piace immaginare tra vigneti, ad annusare l’uva appena invaiata. Ricordo Claudia Culot da sempre, da quando cioè, mi sono avvicinata al mondo del vino, diciassette anni fa. È stata una presenza costante, discreta e soprattutto simpatica. Donna del Vino, Delegata provinciale Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori vino) poi Delegata regionale, è stata, anzi rimane un esempio di donna entusiasta della vita, anche in periodi in cui, come accade a tutti, c’e qualche momento di difficoltà nella vita privata. Con la sua vivacità è riuscita a coinvolgere tutti, ha elargito sorrisi e si è impegnata affinché tutto riuscisse al meglio. Non sono parole di circostanza, non c’è l’obbligo del ricordo per forza. Il ricordo sincero va condiviso perché è terapeutico, forse serve a cercare di alleviare il dolore…Claudia Culot se n’è andata da sola, in casa, portando con sé un mistero che probabilmente non sarà mai svelato ma che forse a nulla serve che sia svelato. Così è. Ho incontrato Claudia a Grado, a luglio, durante Ein Prosit. Qualche giorno dopo, con un messaggio, mi invitò a una degustazione di Sauvignon, scrivendo che a Grado non avevamo avuto l’occasione di chiacchierare. Ecco, cerchiamo di chiacchierare quanto più possiamo con gli amici o anche con persone che stimiamo, le “chiacchiere” potranno tenerci compagnia, nel tempo.

Un affettuoso saluto alla famiglia di Claudia Culot, agli amici soci dell’Onav e all’Associazione Donne del Vino.

Giuditta Dina Lagonigro

La foto inviatami dall’Ing. Renzo Badalini è stata scattata dal Dott. Claudio Fabbro

Mosciolo selvatico di Portonovo

Siamo nella Baia di Portonovo, incastonata nella selvaggia macchia mediterranea del Conero,in provincia di Ancona; la spiaggia ha sassi lucenti, il mare cristallino ha sfumature che passano dal verde smeraldo al blu cobalto. Ma l’uomo (inteso in senso lato), non si nutre solo di pace e relax ed ecco che la stessa natura offre prodotti commestibili; a Portonovo il mare offre il Mosciolo Selvatico, un mitilo con particolari proprietà organolettiche, divenuto Presidio Slow Food.

È un prodotto che si trova in un tratto di mare che va da Pietralacroce ai Sassi neri di Sirolo. Il Trave é lo scoglio di mare più importante da cui si dirama una “strada” di mare, in parte emersa, in parte sommersa, lunga circa un chilometro e larga cinque metri, suppergiù.

Questa zona è un vivaio naturale per la raccolta dei moscioli e soprattutto perché di là, spontaneamente vengono introdotti in acqua i semi che restano nella stessa zona attraverso un vortice che devìa la corrente.

La raccolta é affidata a una cooperativa, la Portonovo Pesca s.r.l. Tre le barche in dotazione, la raccolta avviene tra maggio e ottobre.

La spiaggia di Portonovo

Agli scogli naturali presenti in zona, sono state aggiunte strutture di cemento per creare un supporto naturale al seme rilasciato dai moscioli più volte l’anno.Il mare di questa zona é di categoria A quindi i moscioli non hanno bisogno di stabulizzazione, pertanto dopo la cernita, un ulteriore lavaggio e gli esami microbiologici di routine, i moscioli vengono confezionati e sono pronti per la vendita.

La distribuzione rimane circoscritta nel territorio, Ancona, Sirolo e Numana e i rispettivi ristoranti della zona, sono i mercati privilegiati seppu qualcosa arrivi anche a Venezia. I moscioli contengono abbondanti glicini, sali minerali, vitamine, ferro e omega 3; scarsi i lipidi presenti. Naturalmente in cucina i moscioli si prestano a svariate preparazioni.

Le più tradizionali sono: spaghetti con i moscioli, moscioli aperti in padella con olio e succo di limone, i moscioli arrostiti ( gratinati) solo per citarne alcune.

Portonovo, tra mare e monti vi aspetta!

Giuditta Dina Lagonigro

www.portonovopesca.it

100 acini-un sorso di qualità

Articolo di Maddalena Nuzzi

30 ettari vitati, 20 viticoltori, 7 vitigni selezionati, 6 comuni coperti, 20 parametri controllati, 3000 analisi effettuate = 100 Acini di cantina sociale Luca Gentile – Cassano delle Murge (Ba).

Luca Maroni ha degustato 100 Acini 2018 definendolo: “Uno tra i rossi più suadentemente morbidi dell’anno. Una crema di ciliegia nera, speziata di dolcissima effusione non solo olfattiva. Al palato infatti la morbidezza del frutto eguaglia perfettamente la somma della sua acidità possente e del suo fitto tannino. Avvolgentissimi  gli esiti di piacevolezza gustativa balsamicamente rara. Un vino di concentrazione estrattiva eccellente, enologicamente trasformato con pieno e in ossidato rispetto della mirabile materia prima.    Punti 96”.

 100 Acini, un blend di malvasia, primitivo e merlot, una “caccia alla qualità”  voluta da Vincenzo Gentile, presidente della cantina cooperativa Luca Gentile in collaborazione con la “Vinifare Wine Consulting” dell’enologo Teodosio D’Apolito.

Addetti ai lavori e non, sanno che esistono fattori imprescindibili che fanno di un vino un vino di qualità: ilvitigno, il terreno, il clima, l’uomo ; nella creazione di 100 Acini l’uomo è stato fondamentale, anzi, gli uomini : Bertini Nicola, D’Addabbo Leonardo, D’Addabbo Angelo, De Napoli Dontoantonio, Dinielli Giuseppe, Falcicchio Donato, Gentile Vincenzo, Giustino Rocco, Lanzolla Angelo, Liuzzi Gaetano, Martielli Antonio, Nigro Paolo, Nuzzolese Leonardo, Pedone Annamaria,  Pietrantonio Vito, Rizzi Francesco, Rizzi Alberto, Serini Domenico, Siletti Michele, Valentino Giovanni, Azienda  Agricola Di Leo, Azienda  Agricola Santa Chiara

Questo gruppo di uomini assieme alla cantina ha creduto nel “progetto di qualità”  e guidati dall’enologo hanno analizzato  i terreni,  le foglie,  sottoponendo le uve ad un  costante  controllo durante la  maturazione per  stabilire l’epoca di vendemmia  e destinare i singoli grappoli, maniacalmente selezionati,  alla nascita del  100 Acini.

Il progetto, che è durato un anno solare, parallelamente al ciclo biologico della vite, ha visto preziosa la gestione idrica e il controllo degli eventuali attacchi di botrytis;  gli acini poi sono stati periodicamente degustati secondo il metodo ICV, cioè sottoposti  ad analisi sensoriali al fine di valutarne le caratteristiche meccaniche, l’equilibrio acidico, la potenzialità aromatica, la quantità e la qualità dei polifenoli nonché la rispettiva localizzazione,  l’individuazione eventuale di  disequilibri nel grado di maturità delle diverse componenti dell’acino e di situazioni di stress della vite per aiutare  a meglio valutare il momento della vendemmia.

Ma qualche domanda la facciamo al presidente :

Perché 100 Acini?

100 acini è la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica .

Dove lo troviamo?

On line sul sito della cantina.

Quanto costa?

 € 12,50

www.cantinagentile.com

Degustazioni durante una cena poliphenolica…

É consuetudine affermata e confermata dagli anni, quella degli gli amici poliphenolici, di incontrarsi periodicamente a cena, trasformando l’appuntamento in un momento didattico… Alcune volte si decide di scegliere e degustare alla cieca vini dello stesso vitigno, di diverse annate, provenienti da differenti zone. Altre volte ciascuno porta il suo contributo in base al menù. In questa circostanza la cena era a base di pesce, adatta a una serata estiva:insalata fredda di orzotto con pomodorini gialli e rossi, tocchetti di formaggio primo sale, olive verdi e nere condite, zucchine e melanzane grigliate, crostini con patè di branzino, calamari, alici (chiamati sardoni in Friuli Venezia Giulia), filetti di gallinella e patatine fritte, accompagnati da verdure; pesche marinate, e dolci vari preparati homemade da alcuni poliphenolici. Non ci sono foto del cibo, credeteci sulla fiducia.

Il viaggio attraverso i vini ha toccato varie regioni d’Italia ma anche l’estero: Germania,Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna.

LEZER 2017 -Azienda Foradori IGT Teroldego, 12,5° – Mezzolombardo (Tn)- Triple A (agricoltori,artigiani,artisti). Vino rosato che nasce dall’assemblaggio di diverse prove di vinificazione in differenti contenitori (cemento, anfora, acciaio);prima della commercializzazione viene affinato in cemento per quattro mesi. È un vino “leggero” come dice il nome ma nel contempo fine, consigliato in abbinamento con antipasti o comunque con piatti non impegnativi.

PFALZ 2017 Riesling 12° Deutscher Qualitätswein-Muschelkalk- Tomas Hensel. Il Riesling si afferma con la sua freschezza, con un’acidità spiccata, di sicuro darà il meglio di se nel tempo.

Korsic Friulano 2018 13,5° Doc Collio -Azienda Rodolfo Korsic – San Floriano del Collio(Go); vino potente, elegantemente rappresentativo del Tocai della tradizione.

Korsic Malvasia 2018 14°Doc Collio-Azienda Rodolfo Korsic-San Floriano del Collio (Go); la Malvasia-ultimo prodotto dell’Azienda Korsic- e il pesce sono in perfetta sintonia.

Surliè 2018 Azienda Mariotti, vino frizzante ottenuto da uve Fortana dell’Emilia, Ferrara, Parco del Delta del Po, con il tradizionale metodo di rifermentazione in bottiglia. È un vino che incuriosisce per le sue caratteristiche, nasce infatti da vigneti a piede franco della fascia dunosa del Bosco Eliceo, su terreno sabbioso e piante centenarie che “risentono della vicinanza del mare e delle sue brezze”.

Ramandolo Il Longhino dell’Azienda Dario Coos – Loc. Ramandolo Nimis (Ud), da uve Verduzzo giallo- è un vino giovane, fresco, non stucchevole ottenuto dalla primizia di Ramandolo.

Giuditta Dina Lagonigro

Schioppettino di Prepotto Unico per natura-dieci anni di storia.

Si scrive Prepotto del Friuli ( Prapòt in friulano, Pràpot in friulano medievale), si legge Schioppettino di Prepotto, vino simbolo della cittadina immersa nella Valle dello Judrio, circondata  da una rigogliosa e florida natura, da lussureggianti boschi e  da ordinati vigneti che rientrano nella Doc Friuli Colli Orientali, sottozona  Schioppettino di Prepotto dal 3 giugno 2008. A tutela e valorizzazione di uno dei principali prodotti locali nel 2002 si è costituita l’Associazione Schioppettino di Prepotto, rappresentata da aziende  che lavorano  incessantemente per presentare lo Schioppettino alias Ribolla Nera o Pokalça,  in Italia e naturalmente oltre confine.  A rilanciare l’obiettivo  è stata la terza edizione dell’evento “Appuntamento a Prepotto- Incontro con lo Schioppettino di Prepotto,  Tradizione e Cultura”, organizzato  l’1 e il 2 giugno scorso, con il patrocinio del Comune di Prepotto e della Pro Loco, oltre a enti istituzionali  regionali.

Due intense giornate di grande respiro in senso lato giacché il Castello di Albana che ospita la manifestazione, offre l’opportunità di godere un meraviglioso panorama e di trovare sollievo in un ambiente incontaminato. Ricco il programma che comprendeva appuntamenti di diversa natura aperti ad adulti e bambini. Convegni, degustazioni di vini e prelibatezze degli artigiani del gusto, escursioni tra vigneti e boschi ma anche nel tempo anche attraverso racconti storici, hanno sicuramente arricchito quanti vi hanno partecipato. 

Tra queste attività, grande successo ha riscosso la degustazione organizzata dall’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, attraverso un viaggio lungo otto anni con venticinque vini Schioppettino di Prepotto, delle annate 2016-2015-2013-2012-2011-2010-2009-2008, presentati dalle aziende vinicole associate. L’Associazione nata nel 2002, oltre alle iniziative volte  alla promozione del vino ha avviato studi e analisi sul vitigno e sulle sue peculiarità ampelografiche, creando tra l’altro, un vigneto catalogo. Importante la collaborazione con il Dott. Macrì dell’Enologica Friulana per il progetto di selezione del lievito autoctono dello Schioppettino, per cercare di caratterizzare ancor di più la produzione enologica.

Anna Muzzolini, Presidente dell’Associazione Produttori dello Schioppettino, salutando anche Leonello Gabrici, il proprietario del Castello di Albana che apre il maniero all’evento, ha riproposto la necessità di organizzarsi sul territorio perché si possa apprezzare la bellezza paesaggistica oltre ai prodotti  enogastronomici.

Il Sindaco, avv. Mariaclara Forti ha manifestato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di creare una rete tra tutti i protagonisti del territorio, per creare maggiore interesse  verso quei luoghi che meritano sicuramente più alti riconoscimenti.

La presentazione delle otto annate di Schioppettino di Prepotto è  stata guidata da Liliana Savioli, sommelier, relatrice, giornalista, con la partecipazione di Paolo Ianna, wine consultant, docente di Master vino Slow Food, grande esperto del mondo enologico e naturalmente anche  dello Schioppettino di Prepotto, al quale è stata data subito la parola. Importante è la ricerca che continua sul vitigno Schioppettino, ha affermato Ianna. Le ricerche si stanno rivolgendo allo studio del rotundone, la molecola  “responsabile “ del profumo di una spezia, nella fattispecie del pepe, presente anche in altri vitigni quali Nespolina, Syrah, Terrano, Pinot nero. Quel terpene entra a far parte del patrimonio olfattivo e quindi può essere riconosciuto nel tempo.  Grandi studiosi e ricercatori si stanno  occupando del rotundone, cercando di comprenderne l’origine, se c’è un suolo su cui vive meglio e se vi siano condizioni che ne favoriscano l’espressione. Gli Australiani stanno studiano la molecola nel Syrah ma non vi è ancora una sintesi. Il prof. Macrì con le sue ricerche ha raggiunto buoni risultati. Probabilmente nei prossimi mesi sarà pubblicato un resoconto accessibile a quanti ne fossero interessati. I produttori dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, ha continuato Ianna, sono da lodare poiché in una terra di grandi vini bianchi hanno puntato su un vitigno a bacca nera, hanno elaborato un ottimo disciplinare oltre a continuare nella ricerca. Tasselli questi, che aiutano lo Schioppettino a trovare una propria identità. 

Liliana Savioli, ringraziando il Comune di Prepotto, l’Associazione Produttori dello Schioppettino e gli intervenuti ha proseguito con un’accurata esposizione del territorio e degli stessi vini. 

Prepotto, Prapotno in sloveno-la Slovenia è terra confinante- significa felce, comprende trentacinque frazioni con 740 abitanti. Risale al 1282 la traccia di viti nella zona di Albana.  La terra è fatta di ponca, “un impasto di arenaria e marna, ricco di microelementi stratificatisi nel corso dei secoli”. La ponca, secondo la zona può cambiare colore, ci sono anche marne  rosse perchè  ferrose. 

A 60/70 cm di profondità, sotto la ponca c’è la ghiaia. Un’altra variabile è l’acidità che caratterizza il terreno. Su duecento ettari solo trenta sono destinati alla coltivazione dello Schioppettino di Prepotto…

Citando uno stimolate contributo che il Dott. Claudo Fabbro e il Prof. Carlo Petrussi porsero in un’altra circostanza, ricordiamo le lunghe battaglie sostenute per salvare dall’oblio l’antico vitigno autoctono dello Schioppettino. Sicuramente presente da secoli nel territorio di Prepotto, si parla specificatamente  di uva delicata originaria di Prepotto negli Atti e memorie della società agricola di Gorizia del 1877.  Nella  metà degli anni settanta lo Schioppettino fu maltrattato dalla burocrazia locale, nazionale e comunitaria, fino a essere considerato fuorilegge. Solo grazie a vignaioli ribelli, supportati da eventi mediatici importanti e da stimate personalità del mondo dell’enologia, lo Schioppettino è stato riabilitato e riammesso in vigna. Non sono mancati testi di grande spessore dedicati al vitigno, nostro protagonista.  Ricordiamo Walter Filiputti, Attilio Scienza, Antonio Calò e Carlo Petrussi, secondo cui il primo vigneto di Schioppettino risale al 1981. A questo ne seguirono altri. Dodici sono i biotipi individuati: sei a Prepotto, cinque a Cividale, uno a Ruals, figli di una vigna ormai estirpata. Oggi si contano cinque cloni di Schioppettino (il clone è materiale che viene fuori da un unico ceppo, virus esente). Il vigneto- catalogo di Prepotto, continua Petrussi, nasce per mettere insieme biotipi ma anche per unire il territorio. Il vitigno deve esprimere la collegialità del territorio.

L’amore per la propria terra, la passione, la determinazione con cui i vignaioli lavorano vengono inevitabilmente trasportati nei vini e la degustazione didattica che è seguita lo  ha testimoniato. Ecco i vini presentati.

Annata 2016: Grillo Iole-Vigna Lenuzza- Marinig Valerio-Pizzulin-Ronco dei Pini-Stanig-Vigna Petrussa- Vie d’Alt- Colli di Poianis.

Annata 2015 : Antico Broilo-La Buse dal Lof-RoncSoreli-Vigna Traverso.

Annata 2013: Colli di Poianis-Vie d’Alt.

Annata 2012: Ronco dei Pini.

Annata 2011: Vigna Petrussa-Marinig Valerio-Stang.

Annata 2010: Antico Broilo (Riserva)-Pizzulin-Vigna Lenuzza.

Annata 2009: Grillo Iole-Vigna Traverso.

Annata 2008: Ronc Soreli (Riserva)

È stato entusiasmante viaggiare nel tempo attraverso vini con caratteristiche diverse ma con una sorta di marchio, d’impronta che, come si dice sempre, ma in questo caso è vero parla di territorio. In un susseguirsi di sentori di spezie, di violette, di frutti rossi, di vaniglia, sono stati percorsi i trenta ettari di vigneti dedicati allo Schioppettino di Prepotto. Naturalmente ciascun vino era frutto dell’annata e figlio del produttore. Ogni azienda è stata raccontata dai rappresentanti in sala. Tutti d’accordo con Michele Pavan (La Buse dal Lof-La tana del lupo) il quale ha ricordato il lavoro di nonni e padri che, con tutte le difficoltà presenti in un territorio di confine con l’allora Jugoslavia, hanno dovuto gestire le terre senza molta preparazione, lasciando però le basi alle nuove generazioni.  Grande è lo sforzo per produrre un buon vino, un buon Schioppettino di Prepotto, perciò è necessario che si badi alla qualità e non alla quantità.

Questo è anche il nostro auspicio.

Giuditta Dina Lagonigro

schioppettinodiprepotto.it