CLAUDIA CULOT – IL NOSTRO RICORDO

Claudia Culot

Si rischia di apparire retorici quando si cerca di raccogliere i pensieri per ricordare un’amica venuta a mancare all’improvviso, quando la notizia arriva con la stessa potenza di un violento tuono che crea smarrimento.Ho preso tempo con altre parole prima di scrivere il nome dell’amica Claudia Culot, una compagna di passeggiate lungo le strade del vino del Friuli Venezia Giulia e non solo, che ora mi piace immaginare tra vigneti, ad annusare l’uva appena invaiata. Ricordo Claudia Culot da sempre, da quando cioè, mi sono avvicinata al mondo del vino, diciassette anni fa. È stata una presenza costante, discreta e soprattutto simpatica. Donna del Vino, Delegata provinciale Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori vino) poi Delegata regionale, è stata, anzi rimane un esempio di donna entusiasta della vita, anche in periodi in cui, come accade a tutti, c’e qualche momento di difficoltà nella vita privata. Con la sua vivacità è riuscita a coinvolgere tutti, ha elargito sorrisi e si è impegnata affinché tutto riuscisse al meglio. Non sono parole di circostanza, non c’è l’obbligo del ricordo per forza. Il ricordo sincero va condiviso perché è terapeutico, forse serve a cercare di alleviare il dolore…Claudia Culot se n’è andata da sola, in casa, portando con sé un mistero che probabilmente non sarà mai svelato ma che forse a nulla serve che sia svelato. Così è. Ho incontrato Claudia a Grado, a luglio, durante Ein Prosit. Qualche giorno dopo, con un messaggio, mi invitò a una degustazione di Sauvignon, scrivendo che a Grado non avevamo avuto l’occasione di chiacchierare. Ecco, cerchiamo di chiacchierare quanto più possiamo con gli amici o anche con persone che stimiamo, le “chiacchiere” potranno tenerci compagnia, nel tempo.

Un affettuoso saluto alla famiglia di Claudia Culot, agli amici soci dell’Onav e all’Associazione Donne del Vino.

Giuditta Dina Lagonigro

La foto inviatami dall’Ing. Renzo Badalini è stata scattata dal Dott. Claudio Fabbro

Il mosciolo selvatico di Portonovo

Siamo nella Baia di Portonovo, incastonata nella selvaggia macchia mediterranea del Conero,in provincia di Ancona; la spiaggia ha sassi lucenti, il mare cristallino ha sfumature che passano dal verde smeraldo al blu cobalto. Ma l’uomo (inteso in senso lato), non si nutre solo di pace e relax ed ecco che la stessa natura offre prodotti commestibili; a Portonovo il mare offre il Mosciolo Selvatico, un mitilo con particolari proprietà organolettiche, divenuto Presidio Slow Food.

È un prodotto che si trova in un tratto di mare che va da Pietralacroce ai Sassi neri di Sirolo. Il Trave é lo scoglio di mare più importante da cui si dirama una “strada” di mare, in parte emersa, in parte sommersa, lunga circa un chilometro e larga cinque metri, suppergiù.

Questa zona è un vivaio naturale per la raccolta dei moscioli e soprattutto perché di là, spontaneamente vengono introdotti in acqua i semi che restano nella stessa zona attraverso un vortice che devìa la corrente.

La raccolta é affidata a una cooperativa, la Portonovo Pesca s.r.l. Tre le barche in dotazione, la raccolta avviene tra maggio e ottobre.

La spiaggia di Portonovo

Agli scogli naturali presenti in zona, sono state aggiunte strutture di cemento per creare un supporto naturale al seme rilasciato dai moscioli più volte l’anno.Il mare di questa zona é di categoria A quindi i moscioli non hanno bisogno di stabulizzazione, pertanto dopo la cernita, un ulteriore lavaggio e gli esami microbiologici di routine, i moscioli vengono confezionati e sono pronti per la vendita.

La distribuzione rimane circoscritta nel territorio, Ancona, Sirolo e Numana e i rispettivi ristoranti della zona, sono i mercati privilegiati seppu qualcosa arrivi anche a Venezia. I moscioli contengono abbondanti glicini, sali minerali, vitamine, ferro e omega 3; scarsi i lipidi presenti. Naturalmente in cucina i moscioli si prestano a svariate preparazioni.

Le più tradizionali sono: spaghetti con i moscioli, moscioli aperti in padella con olio e succo di limone, i moscioli arrostiti ( gratinati) solo per citarne alcune.

Portonovo, tra mare e monti vi aspetta!

Giuditta Dina Lagonigro

www.portonovopesca.it

100 acini-un sorso di qualità

Articolo di Maddalena Nuzzi

30 ettari vitati, 20 viticoltori, 7 vitigni selezionati, 6 comuni coperti, 20 parametri controllati, 3000 analisi effettuate = 100 Acini di cantina sociale Luca Gentile – Cassano delle Murge (Ba).

Luca Maroni ha degustato 100 Acini 2018 definendolo: “Uno tra i rossi più suadentemente morbidi dell’anno. Una crema di ciliegia nera, speziata di dolcissima effusione non solo olfattiva. Al palato infatti la morbidezza del frutto eguaglia perfettamente la somma della sua acidità possente e del suo fitto tannino. Avvolgentissimi  gli esiti di piacevolezza gustativa balsamicamente rara. Un vino di concentrazione estrattiva eccellente, enologicamente trasformato con pieno e in ossidato rispetto della mirabile materia prima.    Punti 96”.

 100 Acini, un blend di malvasia, primitivo e merlot, una “caccia alla qualità”  voluta da Vincenzo Gentile, presidente della cantina cooperativa Luca Gentile in collaborazione con la “Vinifare Wine Consulting” dell’enologo Teodosio D’Apolito.

Addetti ai lavori e non, sanno che esistono fattori imprescindibili che fanno di un vino un vino di qualità: ilvitigno, il terreno, il clima, l’uomo ; nella creazione di 100 Acini l’uomo è stato fondamentale, anzi, gli uomini : Bertini Nicola, D’Addabbo Leonardo, D’Addabbo Angelo, De Napoli Dontoantonio, Dinielli Giuseppe, Falcicchio Donato, Gentile Vincenzo, Giustino Rocco, Lanzolla Angelo, Liuzzi Gaetano, Martielli Antonio, Nigro Paolo, Nuzzolese Leonardo, Pedone Annamaria,  Pietrantonio Vito, Rizzi Francesco, Rizzi Alberto, Serini Domenico, Siletti Michele, Valentino Giovanni, Azienda  Agricola Di Leo, Azienda  Agricola Santa Chiara

Questo gruppo di uomini assieme alla cantina ha creduto nel “progetto di qualità”  e guidati dall’enologo hanno analizzato  i terreni,  le foglie,  sottoponendo le uve ad un  costante  controllo durante la  maturazione per  stabilire l’epoca di vendemmia  e destinare i singoli grappoli, maniacalmente selezionati,  alla nascita del  100 Acini.

Il progetto, che è durato un anno solare, parallelamente al ciclo biologico della vite, ha visto preziosa la gestione idrica e il controllo degli eventuali attacchi di botrytis;  gli acini poi sono stati periodicamente degustati secondo il metodo ICV, cioè sottoposti  ad analisi sensoriali al fine di valutarne le caratteristiche meccaniche, l’equilibrio acidico, la potenzialità aromatica, la quantità e la qualità dei polifenoli nonché la rispettiva localizzazione,  l’individuazione eventuale di  disequilibri nel grado di maturità delle diverse componenti dell’acino e di situazioni di stress della vite per aiutare  a meglio valutare il momento della vendemmia.

Ma qualche domanda la facciamo al presidente :

Perché 100 Acini?

100 acini è la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica .

Dove lo troviamo?

On line sul sito della cantina.

Quanto costa?

 € 12,50

www.cantinagentile.com

Degustazioni durante una cena poliphenolica…

É consuetudine affermata e confermata dagli anni, quella degli gli amici poliphenolici, di incontrarsi periodicamente a cena, trasformando l’appuntamento in un momento didattico… Alcune volte si decide di scegliere e degustare alla cieca vini dello stesso vitigno, di diverse annate, provenienti da differenti zone. Altre volte ciascuno porta il suo contributo in base al menù. In questa circostanza la cena era a base di pesce, adatta a una serata estiva:insalata fredda di orzotto con pomodorini gialli e rossi, tocchetti di formaggio primo sale, olive verdi e nere condite, zucchine e melanzane grigliate, crostini con patè di branzino, calamari, alici (chiamati sardoni in Friuli Venezia Giulia), filetti di gallinella e patatine fritte, accompagnati da verdure; pesche marinate, e dolci vari preparati homemade da alcuni poliphenolici. Non ci sono foto del cibo, credeteci sulla fiducia.

Il viaggio attraverso i vini ha toccato varie regioni d’Italia ma anche l’estero: Germania,Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna.

LEZER 2017 -Azienda Foradori IGT Teroldego, 12,5° – Mezzolombardo (Tn)- Triple A (agricoltori,artigiani,artisti). Vino rosato che nasce dall’assemblaggio di diverse prove di vinificazione in differenti contenitori (cemento, anfora, acciaio);prima della commercializzazione viene affinato in cemento per quattro mesi. È un vino “leggero” come dice il nome ma nel contempo fine, consigliato in abbinamento con antipasti o comunque con piatti non impegnativi.

PFALZ 2017 Riesling 12° Deutscher Qualitätswein-Muschelkalk- Tomas Hensel. Il Riesling si afferma con la sua freschezza, con un’acidità spiccata, di sicuro darà il meglio di se nel tempo.

Korsic Friulano 2018 13,5° Doc Collio -Azienda Rodolfo Korsic – San Floriano del Collio(Go); vino potente, elegantemente rappresentativo del Tocai della tradizione.

Korsic Malvasia 2018 14°Doc Collio-Azienda Rodolfo Korsic-San Floriano del Collio (Go); la Malvasia-ultimo prodotto dell’Azienda Korsic- e il pesce sono in perfetta sintonia.

Surliè 2018 Azienda Mariotti, vino frizzante ottenuto da uve Fortana dell’Emilia, Ferrara, Parco del Delta del Po, con il tradizionale metodo di rifermentazione in bottiglia. È un vino che incuriosisce per le sue caratteristiche, nasce infatti da vigneti a piede franco della fascia dunosa del Bosco Eliceo, su terreno sabbioso e piante centenarie che “risentono della vicinanza del mare e delle sue brezze”.

Ramandolo Il Longhino dell’Azienda Dario Coos – Loc. Ramandolo Nimis (Ud), da uve Verduzzo giallo- è un vino giovane, fresco, non stucchevole ottenuto dalla primizia di Ramandolo.

Giuditta Dina Lagonigro

Schioppettino di Prepotto Unico per natura-dieci anni di storia.

Si scrive Prepotto del Friuli ( Prapòt in friulano, Pràpot in friulano medievale), si legge Schioppettino di Prepotto, vino simbolo della cittadina immersa nella Valle dello Judrio, circondata  da una rigogliosa e florida natura, da lussureggianti boschi e  da ordinati vigneti che rientrano nella Doc Friuli Colli Orientali, sottozona  Schioppettino di Prepotto dal 3 giugno 2008. A tutela e valorizzazione di uno dei principali prodotti locali nel 2002 si è costituita l’Associazione Schioppettino di Prepotto, rappresentata da aziende  che lavorano  incessantemente per presentare lo Schioppettino alias Ribolla Nera o Pokalça,  in Italia e naturalmente oltre confine.  A rilanciare l’obiettivo  è stata la terza edizione dell’evento “Appuntamento a Prepotto- Incontro con lo Schioppettino di Prepotto,  Tradizione e Cultura”, organizzato  l’1 e il 2 giugno scorso, con il patrocinio del Comune di Prepotto e della Pro Loco, oltre a enti istituzionali  regionali.

Due intense giornate di grande respiro in senso lato giacché il Castello di Albana che ospita la manifestazione, offre l’opportunità di godere un meraviglioso panorama e di trovare sollievo in un ambiente incontaminato. Ricco il programma che comprendeva appuntamenti di diversa natura aperti ad adulti e bambini. Convegni, degustazioni di vini e prelibatezze degli artigiani del gusto, escursioni tra vigneti e boschi ma anche nel tempo anche attraverso racconti storici, hanno sicuramente arricchito quanti vi hanno partecipato. 

Tra queste attività, grande successo ha riscosso la degustazione organizzata dall’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, attraverso un viaggio lungo otto anni con venticinque vini Schioppettino di Prepotto, delle annate 2016-2015-2013-2012-2011-2010-2009-2008, presentati dalle aziende vinicole associate. L’Associazione nata nel 2002, oltre alle iniziative volte  alla promozione del vino ha avviato studi e analisi sul vitigno e sulle sue peculiarità ampelografiche, creando tra l’altro, un vigneto catalogo. Importante la collaborazione con il Dott. Macrì dell’Enologica Friulana per il progetto di selezione del lievito autoctono dello Schioppettino, per cercare di caratterizzare ancor di più la produzione enologica.

Anna Muzzolini, Presidente dell’Associazione Produttori dello Schioppettino, salutando anche Leonello Gabrici, il proprietario del Castello di Albana che apre il maniero all’evento, ha riproposto la necessità di organizzarsi sul territorio perché si possa apprezzare la bellezza paesaggistica oltre ai prodotti  enogastronomici.

Il Sindaco, avv. Mariaclara Forti ha manifestato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di creare una rete tra tutti i protagonisti del territorio, per creare maggiore interesse  verso quei luoghi che meritano sicuramente più alti riconoscimenti.

La presentazione delle otto annate di Schioppettino di Prepotto è  stata guidata da Liliana Savioli, sommelier, relatrice, giornalista, con la partecipazione di Paolo Ianna, wine consultant, docente di Master vino Slow Food, grande esperto del mondo enologico e naturalmente anche  dello Schioppettino di Prepotto, al quale è stata data subito la parola. Importante è la ricerca che continua sul vitigno Schioppettino, ha affermato Ianna. Le ricerche si stanno rivolgendo allo studio del rotundone, la molecola  “responsabile “ del profumo di una spezia, nella fattispecie del pepe, presente anche in altri vitigni quali Nespolina, Syrah, Terrano, Pinot nero. Quel terpene entra a far parte del patrimonio olfattivo e quindi può essere riconosciuto nel tempo.  Grandi studiosi e ricercatori si stanno  occupando del rotundone, cercando di comprenderne l’origine, se c’è un suolo su cui vive meglio e se vi siano condizioni che ne favoriscano l’espressione. Gli Australiani stanno studiano la molecola nel Syrah ma non vi è ancora una sintesi. Il prof. Macrì con le sue ricerche ha raggiunto buoni risultati. Probabilmente nei prossimi mesi sarà pubblicato un resoconto accessibile a quanti ne fossero interessati. I produttori dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, ha continuato Ianna, sono da lodare poiché in una terra di grandi vini bianchi hanno puntato su un vitigno a bacca nera, hanno elaborato un ottimo disciplinare oltre a continuare nella ricerca. Tasselli questi, che aiutano lo Schioppettino a trovare una propria identità. 

Liliana Savioli, ringraziando il Comune di Prepotto, l’Associazione Produttori dello Schioppettino e gli intervenuti ha proseguito con un’accurata esposizione del territorio e degli stessi vini. 

Prepotto, Prapotno in sloveno-la Slovenia è terra confinante- significa felce, comprende trentacinque frazioni con 740 abitanti. Risale al 1282 la traccia di viti nella zona di Albana.  La terra è fatta di ponca, “un impasto di arenaria e marna, ricco di microelementi stratificatisi nel corso dei secoli”. La ponca, secondo la zona può cambiare colore, ci sono anche marne  rosse perchè  ferrose. 

A 60/70 cm di profondità, sotto la ponca c’è la ghiaia. Un’altra variabile è l’acidità che caratterizza il terreno. Su duecento ettari solo trenta sono destinati alla coltivazione dello Schioppettino di Prepotto…

Citando uno stimolate contributo che il Dott. Claudo Fabbro e il Prof. Carlo Petrussi porsero in un’altra circostanza, ricordiamo le lunghe battaglie sostenute per salvare dall’oblio l’antico vitigno autoctono dello Schioppettino. Sicuramente presente da secoli nel territorio di Prepotto, si parla specificatamente  di uva delicata originaria di Prepotto negli Atti e memorie della società agricola di Gorizia del 1877.  Nella  metà degli anni settanta lo Schioppettino fu maltrattato dalla burocrazia locale, nazionale e comunitaria, fino a essere considerato fuorilegge. Solo grazie a vignaioli ribelli, supportati da eventi mediatici importanti e da stimate personalità del mondo dell’enologia, lo Schioppettino è stato riabilitato e riammesso in vigna. Non sono mancati testi di grande spessore dedicati al vitigno, nostro protagonista.  Ricordiamo Walter Filiputti, Attilio Scienza, Antonio Calò e Carlo Petrussi, secondo cui il primo vigneto di Schioppettino risale al 1981. A questo ne seguirono altri. Dodici sono i biotipi individuati: sei a Prepotto, cinque a Cividale, uno a Ruals, figli di una vigna ormai estirpata. Oggi si contano cinque cloni di Schioppettino (il clone è materiale che viene fuori da un unico ceppo, virus esente). Il vigneto- catalogo di Prepotto, continua Petrussi, nasce per mettere insieme biotipi ma anche per unire il territorio. Il vitigno deve esprimere la collegialità del territorio.

L’amore per la propria terra, la passione, la determinazione con cui i vignaioli lavorano vengono inevitabilmente trasportati nei vini e la degustazione didattica che è seguita lo  ha testimoniato. Ecco i vini presentati.

Annata 2016: Grillo Iole-Vigna Lenuzza- Marinig Valerio-Pizzulin-Ronco dei Pini-Stanig-Vigna Petrussa- Vie d’Alt- Colli di Poianis.

Annata 2015 : Antico Broilo-La Buse dal Lof-RoncSoreli-Vigna Traverso.

Annata 2013: Colli di Poianis-Vie d’Alt.

Annata 2012: Ronco dei Pini.

Annata 2011: Vigna Petrussa-Marinig Valerio-Stang.

Annata 2010: Antico Broilo (Riserva)-Pizzulin-Vigna Lenuzza.

Annata 2009: Grillo Iole-Vigna Traverso.

Annata 2008: Ronc Soreli (Riserva)

È stato entusiasmante viaggiare nel tempo attraverso vini con caratteristiche diverse ma con una sorta di marchio, d’impronta che, come si dice sempre, ma in questo caso è vero parla di territorio. In un susseguirsi di sentori di spezie, di violette, di frutti rossi, di vaniglia, sono stati percorsi i trenta ettari di vigneti dedicati allo Schioppettino di Prepotto. Naturalmente ciascun vino era frutto dell’annata e figlio del produttore. Ogni azienda è stata raccontata dai rappresentanti in sala. Tutti d’accordo con Michele Pavan (La Buse dal Lof-La tana del lupo) il quale ha ricordato il lavoro di nonni e padri che, con tutte le difficoltà presenti in un territorio di confine con l’allora Jugoslavia, hanno dovuto gestire le terre senza molta preparazione, lasciando però le basi alle nuove generazioni.  Grande è lo sforzo per produrre un buon vino, un buon Schioppettino di Prepotto, perciò è necessario che si badi alla qualità e non alla quantità.

Questo è anche il nostro auspicio.

Giuditta Dina Lagonigro

schioppettinodiprepotto.it

Appuntamento diVino in giardino

Articolo di Maddalena Nuzzi

Un atteso, assolato pomeriggio d’inizio giugno e un giardino pensile di oltre 1000 mq. hanno accolto la dinamica delegazione delle Donne del Vino di Puglia, anzi, delle diVine di Puglia e i loro vini. 

Siamo nel centro storico di Lecce, presso la storica dimora Muratore 

per partecipare all’iniziativa “Appuntamento in giardino” promossa dall’APGI Associazione Parchi e Giardini d’Italia, nel primo weekend di giugno , che ha come obiettivo la riscoperta delle ricchezze storiche, botaniche, artistiche e paesaggistiche custodite all’interno dei giardini italiani.

Quattordici etichette tra bollicine, bianchi, rosati e rossi a dare forma a un caleidoscopio di colori e note odorose   integrate con disinvoltura  ai muretti a secco, alla maestosa jacaranda, al falso pepe, al ginko biloba, al bagolaro dell’Etna, ai bambù, alle palme, ai profumati agrumi, ai melograni, alle vivaci buganville, ai capperi selvatici.

Il giardino si racconta e fa da cornice alle diVinecon le loro storie e con le storie dei loro vini, storie di quotidiana fatica in vigna, storie di territori, di tradizioni ma anche di innovazione, un riecheggiare di voci e  palpabile passione di un gruppo di donne unite e amiche.

Un pomeriggio a dimostrare che il vino è il migliore degli accessori da sfoggiare, mai banale e scontato, fautore di nuove amicizie e affinità e suggellatore di quelle già esistenti. Sempre sul pezzo le vulcaniche signore a proprio agio tra i delicati fiori come tra i filari del vigneto con il sorriso, unico comune denominatore, che le diVinenon faticano a sfoggiare.

Ma il quadro non è completo, RosachiaraMaurizio, perfetti padroni di casa,hanno permesso tutto questo, hanno aperto  le porte della loro storica dimora ai numerosi ospiti deliziandoli con  percorsi sensoriali a tutto tondo che hanno visto protagonisti i vini e i prodotti gastronomici del territorio: formaggi, focacce, taralli, frutta di stagione.  

Un’esperienza sensoriale dalle 18.00 alle 21.00, tradotta in armonia dai diVinivini delle diVine.

Grazie Dimora Muratoree grazie Donne del Vino di  Puglia.

 Arrivederci!

www.dimoramuratore.it

www.ledonnedelvino.com – puglia@ledonnedelvino.com

NASCE 100 Acini – IL NUOVO VINO DELLA CANTINA LUCA GENTILE

Nasce “100 ACINI”, il nuovo vino TOP della “Cantina Luca Gentile”, a Cassano delle Murge (Ba), risultato di un progetto di controllo della qualità delle uve. 

Articolo di Maddalena Nuzzi.

E’ un Rosso Puglia IGT vendemmia 2018 e nasce come conclusione e coronamento di un “Progetto Qualità” promosso dalla “Cantina Luca Gentile” in collaborazione con “VinifareWine Consulting” per la scorsa campagna viti-vinicola. Le uve che ne compongono il blend provengono da vigneti selezionati – collocati nei comuni di Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle – appartenenti ad alcuni soci conferitori della cooperativa Gentile che hanno aderito a tale “Progetto”. Si tratta di vitigni a bacca nera tra quelli più rappresentativi del territorio delle Murge come la Malvasia, il Merlot, il Primitivo. Il progetto Qualità è partito un anno fa dalla consapevolezza che, per ottenere un grande vino è  necessario disporre di grandi uve. Una ricerca meticolosa della qualità è iniziata da questo assunto. La scelta dei grappoli migliori è stata determinata dalla conoscenza del loro contenuto in soluti e del relativo accumulo durante la maturazione. Per garantirsi un frutto di alta qualità, i vigneti sono stati sottoposti, nei vari mesi del loro ciclo vegetativo, a una gestione idrica che si rifà al metodo analitico di Barr e Weatherley; il controllo delle infezioni di Botritys sp è stato operato con metodi predittivi. Le uve sono state accuratamente per il loro corredo polifenolico e il contenuto di soluti attraverso il metodo Glories.Prima della raccolta sono stati effettuati campionamenti periodici degli acini destinati a degustazioni secondo il metodo ICV. Per la determinazione di tali parametri la cantina si è avvalsa di circa 3000 controlli analitici, di 20 paramentri controllati su 30 ettari vitati di 20 viticoltori coinvolti nello studio. Questi numeri hanno portato a un solo grande vino. 

Ma perché 100 ACINI? Ci risponde Vincenzo Gentile, presidente dell’omonima cooperativa: 

“100 ACINI é la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica delle uve. Solo dopo aver effettuato molteplici controlli analitici – oltre che degli acini – anche dei suoli e delle foglie, siamo arrivati a una selezione accurata e maniacale dei frutti migliori per l’ottenimento di questo vino. Una vera e propria “caccia alla qualità” nel variegato universo dei nostri vigneti”. 

Scheda:

Colore rosso rubino intenso con riflessi porpora. Naso intenso e complesso con note fruttate di mora, prugna e marasca, sentori speziati di vaniglia, cioccolato e caffè. Grande corpo, denso. In bocca ottimo equilibrio tra la sensazione pseudo-calorica e l’acidità. Tannino vellutato, notevole persistenza. Da apprezzare subito o destinare a invecchiamenti anche lunghi. Perfetto con piatti strutturati, con carni rosse, formaggi di media e lunga stagionatura. In etichetta il simbolo che rappresenta una bilancia, strumento fondamentale durante le operazioni: “Sono stati pesati gli acini per la determinazione della maturità tecnologica delle uve ma anche le foglie al fine di misurare il contenuto idrico relativo e gestire così la vigoria Il vino verrà ufficialmente presentato alla stampa lunedì 10 giugno, presso la sede di Cantina Gentile, in via Grumo, 1 a Cassano delle Murge, durante un evento in cui saranno illustrate tutte le fasi del Progetto Qualità e che culminerà con la degustazione guidata del vino 100 ACINI. 

Ecco il programma:

CANTINA GENTILE 

Vigneti della Cantina Gentile

Il 2 febbraio 1960 un gruppo di 25 agricoltori coordinati dal dott. Luca Gentile decise di unirsi in cooperativa allo scopo di valorizzare le uve locali. Nacque così, in una zona a ridosso della Murgia barese, la cantina Sociale di Cassano Murge, oggi intitolata al suo fondatore e lungimirante presidente per oltre un trentennio. Attualmente lo stabilimento che sorge su di un’area di 8.000 mq. circa, accoglie l’uva anche di comuni limitrofi da circa 500 soci vitivinicoltori, e ha una potenzialità di lavorazione di 6.000.000 di kg di uve e una capacità di stoccaggio di vini di lt. 5.450.000. La cooperativa conta attualmente 400 soci viticoltori che conferiscono annualmente circa 60.000 quintali di pregiate uve da vino. Nella lavorazione delle uve vengono usate moderne tecniche di vinificazione con controllo delle temperature di fermentazione, la cantina è dotata di una moderna linea di imbottigliamento. La maggior parte dei vigneti dei propri soci sorgono in zona D.O.C. “Gioia del Colle” dell’omonimo “Primitivo” varietà tipica autoctona. 

Cantina Luca Gentile – Tel. 080 763294 info@cantinagentile.it

– Teodosio D’Apolito – enologo e responsabile del Progetto Qualità

teodosiodapolito@tiscali.it – Tel.347 6176441

Cicorie e fave fresche in croccante di pane.

Ho realizzato questa ricetta dopo aver preparato la base (cicorie e fave) e aver realizzato che in una giornata di primavera quasi invernale avevo voglia di qualcosa di più…

Ingredienti per quattro persone:

1 kg di cicorielle selvatiche – da campo

1/2 Kg di fave fresche al netto dei baccelli.

200g di farina 0

acqua, sale, olio evo.

Pancetta-stracciatella a piacere.

Nettate le cicorielle tagliando solo l’estremità più dura e lavatele fino a eliminare tutte le tracce di terreno. Sgusciate le fave, eliminate il nasello e lavatele. Mettete sul fuoco due pentole con acqua fredda, l’una per le cicorie, l’altra per le fave. Quando l’acqua arriverà a ebollizione immergete in una le cicorie, nell’altra le fave.

Di solito dopo 10 minuti sia le cicorie che le fave giungono a cottura ( devono mantenere la croccantezza). Nel frattempo impastate la farina con un po’ d’acqua e un pizzico di sale, formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare. Scolate le cicorie e le fave raffrendandole sotto un getto di acqua fredda. Mettetele separatamente in due pirofile, salate e condite con un giro di olio evo. Servirà un’altra pirofila da forno per la cottura finale. Con un matterello stendete la pasta- arrivando a uno spessore massimo di 1 cm-, dandole una forma rotonda o rettangolare secondo la pirofila e considerando sia la base che la copertura. Eliminate l’acqua che avranno rilasciato le cicorie, strizzatele delicatamente con le mani, unite le fave e ponete il tutto nella pirofila foderata con la la pasta.

Se volete potete aggiungere tocchetti di pancetta rosolata o due cucchiai di stracciatella che, sciogliendosi attenuerà l’amaro delle cicorie. Coprite la pirofila con il resto della pasta, ungete con un po’ d’olio e infornate, in forno caldo, a una temperatura 200° per circa 30′.

In abbinamento un Sauvignon elegante, non giovanissimo.

Giuditta Dina Lagonigro

Le foto sono soggette a copyright

ROBERTO PICÊCH PRESENTA IL SUO “ATTO UNICO”

…Il cognome Picech, ci racconta Roberto, è di origine boema. -“Dagli archivi anagrafici parrocchiali risulta che i miei avi erano a Cormons (Go) già dal 1570, nel 1920  nonno Giuseppe si trasferisce in località Pradis (nel cuore del Collio) e negli anni 60 mio padre Egidio e mia madre Jelka acquisiscono le terre su cui già lavoravano”-. Nel 1989 Roberto diventa il condottiero dell’azienda e da allora  lavorando con grandi sacrifici, determinazione e passione è riuscito a raggiungere almeno in parte, i suoi obiettivi. Roberto ha conservato la caparbietà di suo padre “Il Ribel”,   ricordato dai conterranei per il grande senso di giustizia e onestà intellettuale… La storia di Roberto Picêch e della sua splendida famiglia, di cui potrete leggere su un altro articolo in questo sito, continua tra successi e qualche momento in cui la sorte, meglio la natura, gioca brutti scherzi. È accaduto in annate precedenti ma quella del 2018 è stata una vendemmia da ricordare o forse dimenticare poiché, dopo le ottime premesse e promesse per un ottimo raccolto, nel mese di luglio un’ondata di maltempo con una violenta grandinata hanno azzerato mesi di lavoro. I Picêch, colpiti in modo grave, non si sono persi d’animo. Hanno recuperato i superstiti, più sani grappoli e selezionato le migliori uve di Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla che assemblati hanno dato vita a un vino chiamato come meglio non si poteva: Atto Unico. Unico nell’auspicio che quello del 2018 resti un unico episodio di tale gravità,Unico perché il vino nasce dallo sforzo di un vignaiolo, della sua famiglia e dei suoi amici, per non lasciarsi abbattere in momenti così difficili. Atto Unico, seppur non ancora imbottigliato ha rivelato potenza e grinta, esprimendo la passione con cui è stato creato. Sarà una produzione certamente inferiore rispetto a quella di altra annate ma di sicuro Atto Unico, anche attraverso la semplice, quanto esplicativa etichetta firmata da Maurizio Armellin, sarà il vino simbolo della tenacia e della risolutezza di Roberto Picêch, vignaiolo di Pradis, Il Ribel.

Giuditta Dina Lagonigro

picech.com