Alla scoperta del Barolo. Cronaca di un allegro viaggio d’istruzione…

 

Premessa

C’era una volta il forum di una grande associazione, ricco d’interventi e di animate discussioni, di confronto e scambi di esperienze seppur virtuali. A un certo punto, un gruppo di questi amici per approfondire l’amicizia che si era instaurata via rete, decise di incontrarsi per conoscersi personalmente. Questo avveniva nel 2005. L’entusiasmo fu tanto da indurre il gruppo a organizzare altri incontri che decisero di chiamare Simposi, biennali, in giro per l’Italia (Puglia, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia). Nel frattempo continuavano a frequentarsi nella piazza virtuale del forum dell’associazione. Purtroppo non sempre  il dialogo, la libertà di pensiero e di confronto sono apprezzati e considerati elementi fondamentali per la nostra civiltà e allora si usano le maniere drastiche. Il forum fu chiuso perché “destabilizzante”. I nostri amici seppur delusi e amareggiati si ricoverarono in un altro forum, gentilmente messo a disposizione da uno di loro e non smisero, almeno una parte, di essere amici. Quest’anno il IX Simposio è stato organizzato in Piemonte, in particolare nelle Langhe.

Cronaca

Il panorama delle Langhe offre splendide colline di vigneti che si rincorrono regalando uno scenario di grande atmosfera che muta a secondo delle stagioni.

Il percorso tracciato dal nostro amico Maurizio ha toccato varie aziende dando la precedenza al vino principe: il Barolo. La prima tappa, infatti, è stata l’Enoteca regionale del Barolo, ospitata tra le antiche mura del castello dei Marchesi Falletti a Barolo.

Per arrivarci siamo passati per la Serra,  frazione Annunziata di La Morra fino a raggiungere il Belvedere dal quale abbiamo goduto di una meravigliosa vista panoramica a 360° sull’intera zona.

L’Enoteca di Barolo è uno scrigno di opere d’arte ma al posto di preziose tele si possono ammirare pregiate bottiglie di Barolo.

 

 

 

 

 

 

 

Approfondita e di grande respiro la “lezione” che abbiamo ascoltato con grande attenzione all’interno dell’Enoteca, davanti a un plastico che riproduce la superficie destinata all’allevamento di vitigni di nebbiolo.

-Undici sono i comuni che segnano i confini della Terra delle Langhe: Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba con l’intero territorio, Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Diano D’Alba, Grinzane Cavour, Cherasco e Roddi, in parte.

Le zone selezionate per la produzione del nebbiolo da Barolo sono esposte a sud, sud est, sud ovest. Ogni particella della superficie vocata è identificata con numero catastale quindi il territorio rimarrà sempre quello, non aumenterà mai. Il disciplinare vigente è ancora quello del 1980, anno in cui fu riconosciuta la DOCG (denominazione di origine controllata e garantita), attraverso il quale furono indicate le particelle catastali con miglior esposizione al sole. Nell 1980 non tutte le particelle erano vitate, oggi si è arrivati alla massima produzione ammessa.

Negli ultimi anni qualcuno può aver letto che la produzione del Barolo è aumentata, anzi è quasi raddoppiata negli ultimi 5/6 anni. Ciò è avvenuto perché anche chi coltivava altri prodotti agricoli, ha cominciato a impiantare vigneti.

Il legislatore ha individuato le parti migliori del territorio sul quale si possono impiantare anche vitigni diversi dal nebbiolo (barbera, dolcetto etc.). Negli ultimi anni si sono riscoperti  antichi vitigni autoctoni a bacca bianca.

Produzione

La produzione delle uve non va oltre gli ottanta quintali, mediamente si raggiungono dai sessanta ai sessantacinque. I produttori, per ottenere risultati ottimali, procedono ad un’accurata selezione in vigna sin dalla primavera. Potatura di precisione, attenzione al ciclo vegetativo e vendemmia verde. In agosto andando per le vigne, si trovano molti grappoli in terra a testimonianza di una rigorosa selezione. Si interviene per avere una quantità di uva che consenta al produttore di arrivare al massimo della produzione consentita dal disciplinare. Ottanta quintali di nebbiolo da Barolo corrispondono a circa cinquanta ettolitri di vino e poco meno di settemila bottiglie.

Il produttore non può vendere sfuso il vino destinato a diventare Barolo a meno  che non si tratti di vendita tra imbottigliatori. E’ consentita la vendita tra imbottigliatori  ma non a prezzo da Barolo. Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino hanno ottenuto la DOCG contemporaneamente perché rappresentano, da secoli, vini di una certa tradizione e qualità.

Invecchiamento secondo la DOCG

Il processo d’ invecchiamento del Barolo dura almeno tre anni di cui almeno due in botti di rovere o di castagno… Il castagno, in verità, è un legno ormai in disuso. In voga negli anni ottanta oggi è stato messo in disparte per un motivo preciso, i tannini rilasciati dalle botti di castagno sono molto amari quindi poco graditi ai palati “moderni”. Ne rimane traccia nelle bottiglie risalenti agli anni 50/60. L’amaricante non è un difetto ma una delle caratteristiche principali dei Barolo prodotti negli anni 50. Oggi per l’affinamento del Barolo si utilizzano botti di rovere francese che rilasciano tannini molto più morbidi ed  eleganti.

Riserva

La Riserva si produce solo in annate eccellenti, stabilite dai Consorzio di Roero, Barolo, Barbaresco e Langhe dopo un esame organolettico effettuato sull’uva durante e dopo la vendemmia. Se il Consorzio dà il benestare il vignaiolo può decidere di produrre Riserva con dichiarazione preventiva.

Per la Riserva sono previsti cinque anni di affinamento, di cui almeno quattro in botte.

Questi criteri sono importanti per il controllo della qualità. E’ importante comprendere la differenza tra un vino fatto bene e un vino che piace. E’ essenziale riuscire a riconoscere il territorio evidenziandone le peculiarità.  Nel terreno ci sono enormi modificazioni morfologiche a distanza di pochi metri, tanto da avere tre diversi tipi di Barolo, ciascuno con caratteristiche proprie e ben percettibili.

Territori

La Morra, Cherasco, Verduno e Roddi   sono in una zona con un terreno giovane… appena 5 milioni di anni fa c’era il mare. Il è terreno è sabbioso, quindi  i vini hanno caratteristiche olfattive intense a causa delle escursioni termiche molto accentuate. La struttura del vino invece è più semplice, tannini più fini, eleganti, che evolvono più velocemente, senza lunghi tempi di affinamento. Un Barolo di questa zona può essere pronto, mediamente, in sei-sette anni, in una buona cantina naturalmente si può mantenere anche per 10-12 anni.

Il terreno, che corrisponde alla fascia opposta comprendente i comuni di Monforte, Serralunga, Castiglione Falletto, Grinzane Cavour e Diano D’Alba è molto più vecchio. Risale, infatti, a dieci milioni di anni fa, è argilloso, (quasi il 60% della zona di produzione del Barolo arriva da questa zona) e ricco di sali minerali. I Barolo prodotti in questo territorio sono più concentrati, hanno maggior struttura, tannini molto presenti e grande longevità. Ci vogliono almeno 8-9 anni per apprezzarli al meglio, in una buona cantina si conservano anche fino a venticinque anni.

La differenza di prezzo tra i diversi Barolo non dipende dalla provenienza ma dalla qualità del vino. Se non si conoscono i produttori si può risalire alle caratteristiche del vino leggendo sull’etichetta la zona di provenienza, quindi si può scegliere il vino in base al territorio.

C’è anche una terza zona, intermedia. Il Barolo più conosciuto di questa zona è quello di Cannubi. Si tratta di una zona collinare, con condizioni climatiche e del  territorio perfette. I Barolo Cannubi sono eleganti, fini, morbidi, equilibrati.

Interessante è stato toccare e annusare i campioni dei due terreni, sabbioso e argilloso, diversi al tatto e all’olfatto. Il terroir da cui tutto nasce…

Una curiosità: perché il pregiato vino ha preso il nome di Barolo e non di un altro comune della zona?

All’inizio dell’800 uno dei discendenti della più grande casata del luogo, quella dei Marchesi Falletti Barolo, sposò la francese Juliette Colbert, pronipote del ministro Colber, donna di grande cultura anche enologica. Ella diede l’avvio a un cambiamento radicale della vinificazione. Il Barolo fino a quell’epoca, aveva un residuo zuccherino molto alto e si vendeva sfuso. la Colbert lo volle secco , affinato in botte e poi imbottigliato. Le prime 100 bottiglie di circa 70 cl furono ordinate niente meno che da Camillo Benso, Conte di Cavour-.

Fin qui la teoria cui naturalmente è seguita la pratica che merita di essere raccontata   in un capitolo a parte…

Giuditta Lagonigro

Off we go to discover the Barolo.  The report of a merry training trip…

dic 05

Foreword

Once upon a time there was the forum of an important association; it could count on several participations and many exciting discussions. It was quite lively even though virtual. One day, in 2005,  some of these friends decided to meet, just to know each other and  to deepen the friendly relationship built on line. The event resulted to be so enthusiastic that the group decided to join every two years in Symposium meetings, organized all over Italy (Apulia, Tuscany, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli – Venezia Giulia).

In the meanwhile they still went on spending some time together on the forum of the association. Unfortunately dialogue, free thinking and effective comparison are not always appreciated features, nor are considered as a basic item of civil evolution; often in such cases drastic measures are adopted. The posts of the forum were interrupted, being considered a  threat to the “establishment”. Our friends, even though bitterly disappointed, resettled to another site kindly made available by one of the fellow members. This way  the relations  – and friendship –  were maintained.  At least part of.

This year the 9th Symposium was kept in Piedmont, in the Langhe Hills.

Report

The Langhe country is tucked away among soft hills covered with vineyards: an enchanting environment which gifts the gazer with a breath-taking landscape, always different while the seasons go by.

The itinerary traced by our friend Massimo  touches various wine houses, focusing on the prince of wines: the Barolo.

The first stop was at the Enoteca regionale del Barolo, lodged within the ancient walls of the castle belonging to the Marchesi Faletti at Barolo.

To reach this site we crossed the Serra, through the small village of Annunziata di La Morra,  up to a place called Belvedere; here the sight is really amazing, and embraces the country all around.

The Enoteca di Barolo is sort of a treasure chest which contains and guards precious bottles of Barolo as if they were art masterpieces.

There we could attend with close attention to an interesting and ample “lesson” whilst observing a three dimensional model of the vineyards where the Nebbiolo variety grows.

The country of the Langhe Hills comprises eleven municipalities: Barolo, Castiglione Falletto and Serralunga d’Alba for the totality of their district,  Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Diano D’Alba, Grinzane Cavour, Cherasco and Roddi, for a part.

The areas selected to grow the Nebbiolo vines  designed to become Barolo are oriented southwards, south-eastwards and south-westwards. Every single parcel of the area is recorded and identified by a land registry number therefore the extension of the territory will remain always the same, it will never be increased.  The Production Regulations still in force are those released in 1980, when the DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita – Controlled Designation of Origin Guaranteed) was recognized, identifying the single parcels with the best orientation towards the sun. In 1980 not all of the parcels were planted with vines, at present the maximum possible production admitted has been achieved.

Recently someone might have read on the press that the production of Barolo wine has increased, even doubled, over the last 5 or 6 years.  This could happen because people who used to grow different crops have begun to plant vines too.

According to the current law, the best parts of the territory, where it’s possible to implant not only Nebbiolo vines, but also other varieties, such as Barbera, Dolcetto, etc. , have been spotted. In these later years some ancient autochthonous white berry varieties are being revalued.

Production

The total yield of the grapes here does not exceed 8000 Kgs, the average ranging between 6000 and 6500 Kgs. The winemakers, in order to achieve the best results, effect a careful selection in the vineyard from Springtime onwards. Extremely accurate pruning, close care to the vegetative cycle, green harvest. During August, strolling along the vineyards, you may find many grape clusters on the ground, witnessing  a strict and rigorous selection.  Such intervention is aimed to obtain the maximum yield admitted by the Production Regulations. 8000 Kgs of Nebbiolo grapes, intended to make Barolo wine, will turn into approximately 1500 liters of wine, i.e. something less than 7000 bottles.

The producer cannot sell unbottled the wine that shall  become Barolo unless the trade is between bottlers only, and the deal must take place provided that the price is not that of the Barolo wine. Barolo, Barbaresco and Brunello di Montalcino could obtain the DOCG denomination all at the same time since – from ages – they represent premium tradition and quality.

Aging according the DOCG Regulations

The aging of Barolo lasts for a minimum of three years, at least two years of which must be in oak or chestnut barrels… By the way nowadays the chestnut barrels are not used any more. In  the 80s of last century it was a very trendy issue, however it has actually been set aside because the tannins released by the chestnut barrels are really too bitter, hence non very palatable for nowadays tasters. We can still spot this feature in old bottles, produced in the 50s and 60s. The slightly bitterish taste is no flaw but a main feature of the Barolo wines produced in the 50s.  At present the Barolo is aged in French oak barrels, which release tannins of a softer elegance.

Riserva

The “Riserva” is produced only in excellent vintage years, decided by the Consortium of Roero, Barolo, Barbaresco and Langhe, following to an organoleptic test effected on the grapes and after the harvest. Upon the Consortium approval, the winemaker may decide to produce a “Riserva” provided he issues previously a declaration accordingly.

The Riserva regulation foresees five years of refining, at least four of which must take place in barrels.

Such parameters are important for quality control requirements. It’s very important to acknowledge the difference between a wine made following a correct method and a wine  that meets one’s appreciation. It’s essential to be able to spot exactly the land where it comes from, so as to shed light onto its peculiarity.  Each type of ground has remarkable differences as of its morphology from one spot to another, far only few meters: in fact in this country three different types of Barolo are produced, each one performing own, very special and well noticeable features.

Terroirs

The lands of La Morra, Cherasco, Verduno and Roddi are located in a rather “young”place, where about 5 million years ago the sea covered all the area. The soil therefore is sandy, so the wines express intense olfactory sensations due to the very wide temperature ranges. On the contrary, the structure is quite simple, the tannins refined and elegant, evolving more rapidly, requesting a shorter aging. A Barolo from this country can be deemed ready after six/seven years as an average, and can be stored up to 10-12 years, provided the cellar is excellent, of course.

The land situated on the opposite side, which includes the Municipalities of Monforte, Serralunga, Castiglione Falletto, Grinzane Cavour and Diano D’Alba, is much more ancient: 10 million years. The soil is clayey and rich of mineral salts, almost the 60% of the Barolo comes from here. These wines are much more thick, with a sturdy structure, have many tannins, and are rather long-lasting.  They take even 8-9 years to gain their premium level; in a pretty good cellar they can be kept up to 25 years.

The difference in the prices of the Barolo wines is not due to the origin but to the quality. In case the producer is not well known, the features can be identified by reading on the label the area from where it comes, therefore the wine can be chosen on the basis of its terroir.

In the same country  a third intermediate area can also be identified. Here the best known Barolo comes from Cannubi. It’s a hilly environment, with a perfect match of the climate with the soil. The Barolo wines coming from Cannubi are elegant, fine, soft, well balanced.

An interesting experience has been to touch and smell samples of the two types of soil, the sandy and the clayey one, so different under the fingers and to the nose. It’s the terroir that originates everything…

Just for curiosity: do you know why this precious wine was named only after the Municipality of Barolo and not otherwise?

At the beginning of  ‘800, one of the descendants of the most important local well-to-do family, the Marchesi Falletti Barolo, married Juliette Colbert, a young lady  who was grand-niece to the famous Minister Colbert: she was endowed with a wide knowledge, in particular in the oenological sector. She started a drastic change in the vinification methods.  Until those years the Barolo used to have a high sugar content, and was sold unbottled. Lady Colbert decided to produce a dry wine, refined in barrels and then bottled. The first 100 bottles, containing about 70 cl, were purchased  by Camillo Benso, Conte di Cavour himself!

The theory was then followed by the practice…which deserves a special dissertation in a chapter-to-follow…

Giuditta Lagonigro

Translation by Mabira Piccaro

2 Commenti

  • paolo zaini

    6 dicembre 2012 at 22:16 Rispondi

    Ottima e precisa introduzione dell’ argomento “barolo”. Attendo con molto piacere la seconda puntata.
    Paolo

    • Poliphenolica

      7 dicembre 2012 at 10:39 Rispondi

      Grazie Paolo!
      La seconda puntata è in lavorazione…

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