SANTACANDIDA – IL GRANO KHORSAN ITALIANO

Grano italiano KHORASAN SANTACANDIDA

Da qualche anno, in virtù di un’auspicabile, nuova coscienza ambientale, attraverso i vari canali di comunicazione, reti sociali comprese, si elargiscono consigli, suggerimenti, consulenze sulla scelta di materie prime di cui spesso non si conosce l’origine e dunque non si hanno garanzie.Nello sfavillante mondo del cibo, ormai quasi assoluto protagonista dalle nostre giornate, è importante fermarsi e cercare di capire, andare in fondo, verificare per evitare mezze verità o addirittura bugie fino ad arrivare a vere e proprie truffe. Una serata dedicata, per l’appunto, all’approfondimento si è svolta a Quinto di Treviso, Al Pan Bon, panificio e non solo.Protagonisti dell’incontro: il grano khorasan con alcuni prodotti derivati giunti dalla Puglia insieme a Tommaso Carone, ingegnere, imprenditore cerealicolo di origini altamurane, arrivato da Bari per presentare la sua “pregiata merce” a un nutrito gruppo di panificatori della zona anche alla presenza di un ospite di grande competenza-Giampiero Rorato- storico dell’enogastronomia, scrittore, giornalista che ha dato, come sempre, grande testimonianza di ampia cultura e conoscenza della materia. Il grano rosso khorasan – Turanicum ha antiche origini che si ritrovano in Mesopotamia, nella fertile zona tra il Tigri e l’Eufrate, arrivando al Nilo, poi tra Anatolia e l’Altopiano iraniano della provincia del Khorasan. Da secoli è coltivato nel meridione d’Italia, Abruzzo,Campania, Molise,Puglia e Basilicata. Esso può sembrare poco conosciuto ma ha più diffusione di quanto si pensi sotto mentite spoglie.Vi ricorda qualcosa il kamut? La pizza di kamut, la pasta di kamut, il pane di kamut sono alimenti che ormai si trovano ovunque quali prodotti speciali. Kamut è un nome d’invenzione, quasi un nome d’arte del grano khorasan scelto e utilizzato da un imprenditore nordamericano. in realtà Kamut è il marchio commerciale della Kamut International, società fondata nel 1989 dalla famiglia Quinn a cui vanno pagati gli interessi per l’utilizzo del marchio registrato.Pertanto il kamut corrisponde al grano khorasan, grano antico, sicuramente più digeribile ma non privo di glutine come qualcuno vorrebbe far credere, giocando a volte sull’equivoco per aumentare i prezzi…

Tra i coraggiosi che in Italia hanno ripreso la coltivazione di grani antichi, qual è il Khorasan, c’è Tommaso Carone il quale con il dna di agricoltore ( proviene infatti da una famiglia altamurana che per decenni si è occupata di agricoltura), insieme ai figli Giovanni e Daniele, con un progetto ben chiaro, nel rispetto della natura e della salute delle persone, ha creato l’azienda KHORASAN SANTACANDIDA. Il grano splendido anche da guardare, con il fusto alto circa 180 cm., la spiga che arriva anche a 13-15 cm., il chicco vitreo di circa di un terzo più lungo di quello dei grani duri “più giovani”,viene coltivato da alcuni agricoltori in Puglia e in Basilicata.

Il grano khorasan è ricco di selenio, potassio, magnesio, ferro, calcio e da ultime ricerche anche di polifenoli, tutte sostanze benefiche per il corpo umano.

Tommaso Carone acquista il grano prodotto secondo il” disciplinare di madre natura” per poi farlo trasformare in semole e farine di alta qualità in un molino artigianale che si trova a Genzano di Lucania. Gran parte della semola viene venduta all’estero mentre il resto viene utilizzato per prodotti da forno (taralli, frise…) e per pasta secca di vari formati. La serata che stiamo raccontando aveva lo scopo precipuo di far conoscere i prodotti KHORASAN SANTACANDIDA, ma si sa che i discorsi seppur interessanti, possono perdersi tra mille altri pensieri e quindi l’ing. Carone ha sfoderato le sue doti di chef preparando personalmente alcuni piatti tipici pugliesi in collaborazione con il cuoco di Al Pan Bon, per consentire ai presenti di testare la qualità dei prodotti presentati. Il primo assaggio è stato quello di una frisella condita con pomodoro, olio evo pugliese, sale e origano. Ma cos’è la frisella (frisa, frisedda, fresedda, secondo i vari dialetti) e come nasce? Essa ha la forma di una ciambella tagliata a metà, in senso orizzontale. L’impasto, fatto con semola, quindi grano duro, viene lavorato a mo’ di ciambella con il buco al centro, che si cuoce in forno una prima volta; la ciambella di semola ancora calda viene tagliata in due metà con uno spago che l’ aggrinzisce dandole la caratteristica ruvidità; per eliminare residui di umidità la frisa viene messa ancora in forno. Il foro centrale consentiva di inanellarle a una corda che diventava quasi una collana e ciò favoriva il trasporto durante i viaggi. Negli anni la frisella è diventata un cibo della tradizione, ma come si condisce? Ecco alcuni suggerimenti: la frisella va posta in una bacinella d’acqua per circa due minuti poi condita con pomodori tagliati, un po’ di sale, origano o basilico e olio evo. Naturalmente la fantasia non ha limiti e ciascuno può prepararla come preferisce, ottima con verdure sott’olio o al vapore… Quando il mare era più pulito i pescatori solevano bagnarla con acqua marina. La leggenda racconta che fu Enea a portare la frisella quando, venendo da Troia, sbarcò sulle coste salentine, ma noi preferiamo credere che siano state create da sapienti mani di donne o di uomini che si sono ingegnati per fare in modo di conservare il cibo più a lungo. Apprezzate dunque anche le friselle integrali di grano KHORASAN SANTACANDIDA. Il secondo assaggio proposto da Tommaso Carone è stata la pasta condita solo con un filo d’olio evo, proprio per gustarla al naturale. Nella cucina intanto fervevano i preparativi per uno dei piatti più famosi della tradizione pugliese: le orecchiette con le cime di rapa, con aglio e acciughe/alici salate.

La consistenza delle orecchiette secche durante la cottura è segno di qualità. Molto buoni anche gli orecchioni (strascnat) conditi con un ottimo sugo a base di Radicchio tardivo di Treviso preparato da Andrea, il bravo cuoco di Al Pan Bon.

Non potevano mancare pane, focaccia e biscotti con grano KHORASAN SANTACANDIDA, preparati in maniera eccellente da panificatori locali. Un altro, fondamentale protagonista di un convivio è il vino che valorizza anche il cibo. Due i vini molto apprezzati, che ben si sono abbinati con le varie portate: lo spumante Prima Valle da uve Verdeca, Bianco d’Alessano, Minutolo e il vino rosso IGT Primitivo Salento della Cantina Upal di Cisternino (BR). Un brindisi dunque alla professionalità, alla qualità e alla nostra salute!

Giuditta Dina Lagonigro

ita.santacandida-italia.com

Orecchiette con le cime di rape: la ricetta.

Per quattro persone:

300g di orecchiette-1,500g di cime di rapa (regolatevi in base alla presenza di più o meno cime)- sei alici salate o sottolio (comunque dipende dai gusti)-uno spicchio intero di aglio – sale- olio extravergine di oliva.

Private le rape delle foglie più dure, tagliando le cime e lasciando una parte di torsolo alla cui base farete un taglio a croce per facilitare la cottura e lavatele senza tenerle molto in acqua per evitare che diventino amare.Mettete sul fuoco una pentola capiente con abbondante acqua. quando questa avrà aggiunto il bollore mettere le rape e coprite la pentola. Seguite la cottura mescolando spesso. Quando le cime di rapa sono a metà cottura ( ci sono varie scuole di pensiero: lasciare le cime croccanti o cuocere fino a disfarle), aggiungete le orecchiette (regolatevi comunque con i tempi di cottura indicati sulle confezioni, c’è molta differenza tra le orecchiette secche e quelle fresche); salate e portate a cottura. Nel frattempo in una padella capiente tanto da contenere le orecchiette e le cime di rape, fate imbiondire l’aglio che poi toglierete, in circa dieci cucchiai di olio e poi aggiungete le alici (quelle salate vanno prima lavate in acqua) che dovranno praticamente sciogliersi. Scolate le orecchiette e le rape e ponetele nella padella dove mescolando per farle insaporire con le alici. Oltre alle orecchiette si possono utilizzare spaghetti, linguine, tagliatelle non all’uovo. Per sprecare meno possibile si possono mangiare crudi, in insalata, i torsoli più teneri e con le foglie più dure, sbollentate e passate si può ottenere una crema che andrà a insaporire le orecchiette o mangiata con crostini di pane e un filo di olio evo.


Patate riso e cozze

Patate, riso e cozze

Patate riso e cozze sono gli ingredienti di un primo piatto pugliese/barese –la tiella– che fa parte della storia della gastronomia di quel territorio.

Difficile individuarne la precisa origine considerando l’intenso traffico e incroci di popoli che nei secoli passati si sono avvicendati lungo le coste e non solo, infatti tiella fa rima con paella…Gli ingredienti sono alla portata di tutti e anche la preparazione del piatto è molto semplice. Come accade per ogni ricetta popolare è possibile trovare versioni diverse, in questo caso la disputa ha quale protagonista la zucchina… Zucchina si zucchina no? Si pensa che l’ortaggio abbia trovato spazio tra le patate, il riso e le cozze, nella versione estiva ma si sa che le ricette della tradizione risentono di manomissioni da parte delle cuciniere – casalinghe. Io stessa ho chiesto aiuto a mia zia Emma, barese docg che non ammette la presenza della zucchina.

Ricetta per due persone.

Patate 2 di media grandezza

Riso vialone o carnaroli 80 g

Cozze 12

Pomodorini 10

Cipolla ( meglio se fresca) 1 di media grandezza

Pecorino pugliese di media stagionatura 60 g – Se preferite usate il parmigiano.

Prezzemolo, pepe, sale, olio evo.

Lavate pomodorini e prezzemolo, poi le patate che sbuccerete e laverete ancora sotto un gesto d’acqua; tagliatele a rondelle di pochi millimetri facendo in modo che le fette siano più o meno uguali per una cottura omogenea. Pulite le cozze sfregandole per togliere ogni residuo, eliminate il bisso (baffo laterale) e apritele a mano, infilando un coltello dalla punta rotonda tra le due valve tenute schiacciate tra due dita; eliminate una valva e lasciate il frutto solo in una ( se vi infastidisce la valva recuperate solo il frutto). Non disperdete la loro acqua che servirà alla fine.

Predisponete un’adeguata pirofila da forno sul cui fondo metterete 3 cucchiai di olio, pepe, un po’ di sale, prezzemolo, una parte della cipolla tagliata in piccoli pezzi, un paio di pomodorini tagliati in due. Su questa base sistemate le prime fette di patate, una affianco all’altra, fino a coprire il fondo della pirofila, aggiungete un po’ di sale e pepe, sistemate le cozze sulle patate ( con o senza valve a vostra scelta) e distribuite il riso che dovrà coprire le patate e le cozze. Condite con prezzemolo, altri pomodorini, cipolla, pepe, una spolverata di formaggio e ancora un po’ d’olio evo. Ultimo strato con il resto delle patate che condirete ancora una volta, con i restanti pomodorini, cipolla, prezzemolo, sale, pepe, un’altra spolverata di formaggio e una generosa porzione di olio.Aggiungete il liquido filtrato delle cozze e acqua a filo.

Cuocete in forno statico a 180° per circa quaranta minuti seguendo comunque la cottura per evitare che il riso scuocia e comunque lasciate che si formi una crosticina sulle patate.

Vino in abbinamento: un vino spumante, in Puglia c’è una vasta scelta se vogliamo rimanere a un abbinamento territoriale, oppure un vino bianco secco : Fiano, Minutolo, Bombino bianco, Greco, oppure un vino Rosato.Il nostro abbinamento è stato con un vino dell’Azienda Colli della Murgia, Le Dritte 2017, da vitigno Greco. Vino senza solfiti aggiunti, prodotte da uve provenienti da un vigneto “sperimentale”. Il vino ha avuto una buona evoluzione, dopo due anni è risultato sicuramente più armonico ed equilibrato, si è sposato felicemente con la tiella di patate riso e cozze.

Giuditta Dina Lagonigro

I TRE GIORNI DA PECORA…PECOR’È

 

 

 

 

 

 

Ha chiuso i battenti con soddisfazione degli organizzatori e di tutti i partecipanti a vario titolo, il numero zero della Sagra della Pecora, svoltasi  ad Altamura dal 14 al 16 settembre, nell’accogliente giardino del ristrutturato Monastero del Soccorso. Ideazione, progettazione e realizzazione sono state curate dall’  associazione AlGraMà.

Continua a leggere

PECOR’è – Festa della pecora di razza altamurana

 

 

 

 

 

Quando meno te lo aspetti, arriva qualcosa, nel corso della vita, che fa riaffiorare ricordi sopiti, non rimossi ma sicuramente archiviati in un remoto luogo del cervello e del cuore. E’ quanto mi è accaduto nel momento in cui sono stata invitata a partecipare, da amici, di vecchia e nuova data, a” PECOR’è , il primo giorno da pecora”…

Continua a leggere

Rex Bibendi- Cronaca del XIV Simposio

XIV SIMPOSIO REX BIBENDI – LA CRONACA-

 

 

 

 

 

 

È passato qualche mese  dall’ultimo incontro dello storico gruppo “Noi dei Simposi di Rex Bibendi” che, circa  due volte all’anno, si incontra in qualche parte della bella Italia (nonostante tutto…), per scoprire nuove realtà enogastronomiche, oltre al piacere di ritrovarsi con spirito di sincera amicizia. Il tempo trascorso però non toglie interesse e attualità sia alle aziende visitate sia ai prodotti degustati. L’Emilia Romagna è stata la regione prescelta per questo appuntamento, Modena e dintorni il fulcro delle attività coordinate da Marco e Roberta per il Simposio (dal greco syn-posion, significa bevuta insieme)

Continua a leggere