LA LOCANDA DELLE GIARE

Ci sono luoghi in cui , solcata la soglia ci si sente a casa propria, soprattutto quando si è accolti con cordialità e cortesia. Uno di questi è la Locanda delle Giare a Specchiolla di Carovigno (Br), un ristorante elegante, con una meticolosa cura per i dettagli che lo rendono raffinato pur nella sua semplicità. Le molteplici proposte della cucina dello chef Francesco Sacco con l’utilizzo di materia prima freschissima, riescono a esaudire le richieste dei palati più esigenti e curiosi. La Locanda delle Giare si affaccia sul mare quindi il menu privilegia piatti a base di pesce con una ricca varietà di portate tra primi e secondi piatti: tagliolini ai ricci di mare, maltagliati ceci neri della Murgia e cozze, grigliate di pescato del giorno e tanto altro.

Non mancano pietanze di carne, verdure rigorosamente di stagione e preparazioni per quanti abbiano particolari esigenze. Chi dovesse preferire una buona pizza potrà scegliere tra gli invitanti suggerimenti del menu pizze. I collaboratori di sala, con professionalità, garbo e gentilezza, contribuiscono a rendere ancor più piacevole la permanenza nel locale. Non da meno è la cantina seguita e rifornita da Alberto Mastrototaro, esperto degustatore Onav, nonché Ceo e Founder, il quale cura la carta delle birre, dei vini e dei distillati, presentando etichette locali, nazionali ed estere. La Locanda delle Giare è parte del Villaggio – Camping Pineta al Mare. Il villaggio, sorge su un parco di 55.000 mq di pineta, lungo la costa adriatica, a pochi chilometri da Brindisi. Esso offre comodi bungalows in muratura, dotati di ogni conforto e una vasta area riservata al campeggio, piscine per adulti e piccoli, idromassaggio, ludoteca, animazione, teatro…

Tutta l’organizzazione per questa particolare estate 2020, segue le normative anti covid. La struttura è vicina ad alcuni dei meravigliosi luoghi di cui la Puglia è ricca. A poca distanza si trovano la riserva naturale di Torre Guaceto, la città di Brindisi e a proseguire fino a sud, nel basso Salento. Verso nord, poco distante c’è la Valle d’Itria e tutte le ospitali località marine. Dunque un luogo ideale dove trascorrere rilassanti vacanze coccolati da Antonella, Alberto e i loro figli Ornella e Francesco, oltre a tutto il premuroso personale.

Camping Villaggio Pineta al Mare – Viale dei Tamerici,33 -Lido di Specchiolla, 72012 Carovigno (Br).

Giuditta Dina Lagonigro

Il Negroamaro-Vitigno di Puglia

Il Negroamaro è un vitigno indissolubilmente legato alla storia vitivinicola della Puglia. Secondo quanto riportato nell’Atlante dei Vitigni di Puglia, i primi studi che lo riguardano risalgono al 1872, quando si parlava di un’uva coltivata soprattutto nel Salento “con grappoli mezzani e acini a forma di oliva, di nome Nero-Amaro, detto anche Niuru Maru, Nicra Amaro, Nero Leccese, Uva cane nel Capo di Leuca. Vi erano tracce anche in altri luoghi della Puglia e si presume che sia stato importato dai Greci insieme al sistema di coltivazione “ad alberello“. È molto interessante conoscere i nomi con cui il Negroamaro veniva identificato nelle altre zone: Cestoneia a Vico del Gargano(Fg),Amantunico a Gravina di Puglia. Anche nel circondario di Altamura, secondo l’ampelografo Giuseppe di Rovasenda, si allevava il Ranicuglio nero, coincidente con il Negroamaro. Nomi diversi, ma somiglianti caratteristiche del vino che ha un colore molto intenso, tannini ben presenti e in bocca una nota finale leggermente amara. 

I tannini sono sostanze naturali -polifenoli- che si trovano nella buccia, nei vinaccioli e nel raspo-(tannini catechici) che dal processo di vinificazione, fino all’affinamento nel tempo, conferiscono colore, più o meno accentuato e sono essenziali al sapore finale del vino; ci sono anche i tannini rilasciati dalle botti di legno che si chiamano gallici e si trovano nei vini che hanno subìto un processo di affinamento in botte. 

Il Negroamaro fu molto importante per dare nuovo vigore ai vitigni dopo la Fillossera che falcidiò anche la Puglia, agli inizi del ‘900.

Le uve contengono un’elevata quantità di zuccheri che trasmettono al vino una gradevole morbidezza. Il vino prodotto da sola uva Negroamaro (quando è giovane), ha una tonalità rosso rubino molto scuro, quasi inviolabile; i profumi, prevalentemente di piccoli frutti rossi e neri, come more, ribes e gelso, si ritrovano al gusto. Comunque, per quanto il vitigno sia lo stesso, ogni vino ha proprie caratteristiche che derivano dal territorio, dal tipo di vinificazione, dalle scelte del vignaiolo…

Il Negroamaro si può gustare anche nella versione “rosato” -fermo o spumante- che regala al naso profumi di fiori ed eleganti note fruttate. Il colore non deve ingannare perché anche il Negroamaro rosato, al contrario di un errato pensiero di alcuni, è un vino di grande struttura, ormai conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

IL Negroamaro insieme ad altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Puglia, come la Malvasia nera, contribuisce alla produzione di vini delle DOC Leverano e Salice Salentino. 

Il Negroamaro rosso è perfetto in abbinamento a pasta con sughi succulenti e a carni di vario genere: manzo, maiale, salsicce, pecora, selvaggina, cotti secondo le tradizionali ricette locali ma attingendo anche ad altri luoghi. I vegetariani potranno gustarlo con molti formaggi. Il Negroamaro rosato è perfetto con una ricca zuppa di pesce, con pesce fritto, al forno o anche crudo, per gli appassionati…

Forma una coppia perfetta anche con carni bianche, torse salate e frittate, solo per fare qualche esempio.

Buona degustazione.

Giuditta Dina Lagonigro.

La fotografia è stata presa dal sito politicheagricole.it

100 acini-un sorso di qualità

Articolo di Maddalena Nuzzi

30 ettari vitati, 20 viticoltori, 7 vitigni selezionati, 6 comuni coperti, 20 parametri controllati, 3000 analisi effettuate = 100 Acini di cantina sociale Luca Gentile – Cassano delle Murge (Ba).

Luca Maroni ha degustato 100 Acini 2018 definendolo: “Uno tra i rossi più suadentemente morbidi dell’anno. Una crema di ciliegia nera, speziata di dolcissima effusione non solo olfattiva. Al palato infatti la morbidezza del frutto eguaglia perfettamente la somma della sua acidità possente e del suo fitto tannino. Avvolgentissimi  gli esiti di piacevolezza gustativa balsamicamente rara. Un vino di concentrazione estrattiva eccellente, enologicamente trasformato con pieno e in ossidato rispetto della mirabile materia prima.    Punti 96”.

 100 Acini, un blend di malvasia, primitivo e merlot, una “caccia alla qualità”  voluta da Vincenzo Gentile, presidente della cantina cooperativa Luca Gentile in collaborazione con la “Vinifare Wine Consulting” dell’enologo Teodosio D’Apolito.

Addetti ai lavori e non, sanno che esistono fattori imprescindibili che fanno di un vino un vino di qualità: ilvitigno, il terreno, il clima, l’uomo ; nella creazione di 100 Acini l’uomo è stato fondamentale, anzi, gli uomini : Bertini Nicola, D’Addabbo Leonardo, D’Addabbo Angelo, De Napoli Dontoantonio, Dinielli Giuseppe, Falcicchio Donato, Gentile Vincenzo, Giustino Rocco, Lanzolla Angelo, Liuzzi Gaetano, Martielli Antonio, Nigro Paolo, Nuzzolese Leonardo, Pedone Annamaria,  Pietrantonio Vito, Rizzi Francesco, Rizzi Alberto, Serini Domenico, Siletti Michele, Valentino Giovanni, Azienda  Agricola Di Leo, Azienda  Agricola Santa Chiara

Questo gruppo di uomini assieme alla cantina ha creduto nel “progetto di qualità”  e guidati dall’enologo hanno analizzato  i terreni,  le foglie,  sottoponendo le uve ad un  costante  controllo durante la  maturazione per  stabilire l’epoca di vendemmia  e destinare i singoli grappoli, maniacalmente selezionati,  alla nascita del  100 Acini.

Il progetto, che è durato un anno solare, parallelamente al ciclo biologico della vite, ha visto preziosa la gestione idrica e il controllo degli eventuali attacchi di botrytis;  gli acini poi sono stati periodicamente degustati secondo il metodo ICV, cioè sottoposti  ad analisi sensoriali al fine di valutarne le caratteristiche meccaniche, l’equilibrio acidico, la potenzialità aromatica, la quantità e la qualità dei polifenoli nonché la rispettiva localizzazione,  l’individuazione eventuale di  disequilibri nel grado di maturità delle diverse componenti dell’acino e di situazioni di stress della vite per aiutare  a meglio valutare il momento della vendemmia.

Ma qualche domanda la facciamo al presidente :

Perché 100 Acini?

100 acini è la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica .

Dove lo troviamo?

On line sul sito della cantina.

Quanto costa?

 € 12,50

www.cantinagentile.com

Appuntamento diVino in giardino

Articolo di Maddalena Nuzzi

Un atteso, assolato pomeriggio d’inizio giugno e un giardino pensile di oltre 1000 mq. hanno accolto la dinamica delegazione delle Donne del Vino di Puglia, anzi, delle diVine di Puglia e i loro vini. 

Siamo nel centro storico di Lecce, presso la storica dimora Muratore 

per partecipare all’iniziativa “Appuntamento in giardino” promossa dall’APGI Associazione Parchi e Giardini d’Italia, nel primo weekend di giugno , che ha come obiettivo la riscoperta delle ricchezze storiche, botaniche, artistiche e paesaggistiche custodite all’interno dei giardini italiani.

Quattordici etichette tra bollicine, bianchi, rosati e rossi a dare forma a un caleidoscopio di colori e note odorose   integrate con disinvoltura  ai muretti a secco, alla maestosa jacaranda, al falso pepe, al ginko biloba, al bagolaro dell’Etna, ai bambù, alle palme, ai profumati agrumi, ai melograni, alle vivaci buganville, ai capperi selvatici.

Il giardino si racconta e fa da cornice alle diVinecon le loro storie e con le storie dei loro vini, storie di quotidiana fatica in vigna, storie di territori, di tradizioni ma anche di innovazione, un riecheggiare di voci e  palpabile passione di un gruppo di donne unite e amiche.

Un pomeriggio a dimostrare che il vino è il migliore degli accessori da sfoggiare, mai banale e scontato, fautore di nuove amicizie e affinità e suggellatore di quelle già esistenti. Sempre sul pezzo le vulcaniche signore a proprio agio tra i delicati fiori come tra i filari del vigneto con il sorriso, unico comune denominatore, che le diVinenon faticano a sfoggiare.

Ma il quadro non è completo, RosachiaraMaurizio, perfetti padroni di casa,hanno permesso tutto questo, hanno aperto  le porte della loro storica dimora ai numerosi ospiti deliziandoli con  percorsi sensoriali a tutto tondo che hanno visto protagonisti i vini e i prodotti gastronomici del territorio: formaggi, focacce, taralli, frutta di stagione.  

Un’esperienza sensoriale dalle 18.00 alle 21.00, tradotta in armonia dai diVinivini delle diVine.

Grazie Dimora Muratoree grazie Donne del Vino di  Puglia.

 Arrivederci!

www.dimoramuratore.it

www.ledonnedelvino.com – puglia@ledonnedelvino.com

NASCE 100 Acini – IL NUOVO VINO DELLA CANTINA LUCA GENTILE

Nasce “100 ACINI”, il nuovo vino TOP della “Cantina Luca Gentile”, a Cassano delle Murge (Ba), risultato di un progetto di controllo della qualità delle uve. 

Articolo di Maddalena Nuzzi.

E’ un Rosso Puglia IGT vendemmia 2018 e nasce come conclusione e coronamento di un “Progetto Qualità” promosso dalla “Cantina Luca Gentile” in collaborazione con “VinifareWine Consulting” per la scorsa campagna viti-vinicola. Le uve che ne compongono il blend provengono da vigneti selezionati – collocati nei comuni di Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle – appartenenti ad alcuni soci conferitori della cooperativa Gentile che hanno aderito a tale “Progetto”. Si tratta di vitigni a bacca nera tra quelli più rappresentativi del territorio delle Murge come la Malvasia, il Merlot, il Primitivo. Il progetto Qualità è partito un anno fa dalla consapevolezza che, per ottenere un grande vino è  necessario disporre di grandi uve. Una ricerca meticolosa della qualità è iniziata da questo assunto. La scelta dei grappoli migliori è stata determinata dalla conoscenza del loro contenuto in soluti e del relativo accumulo durante la maturazione. Per garantirsi un frutto di alta qualità, i vigneti sono stati sottoposti, nei vari mesi del loro ciclo vegetativo, a una gestione idrica che si rifà al metodo analitico di Barr e Weatherley; il controllo delle infezioni di Botritys sp è stato operato con metodi predittivi. Le uve sono state accuratamente per il loro corredo polifenolico e il contenuto di soluti attraverso il metodo Glories.Prima della raccolta sono stati effettuati campionamenti periodici degli acini destinati a degustazioni secondo il metodo ICV. Per la determinazione di tali parametri la cantina si è avvalsa di circa 3000 controlli analitici, di 20 paramentri controllati su 30 ettari vitati di 20 viticoltori coinvolti nello studio. Questi numeri hanno portato a un solo grande vino. 

Ma perché 100 ACINI? Ci risponde Vincenzo Gentile, presidente dell’omonima cooperativa: 

“100 ACINI é la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica delle uve. Solo dopo aver effettuato molteplici controlli analitici – oltre che degli acini – anche dei suoli e delle foglie, siamo arrivati a una selezione accurata e maniacale dei frutti migliori per l’ottenimento di questo vino. Una vera e propria “caccia alla qualità” nel variegato universo dei nostri vigneti”. 

Scheda:

Colore rosso rubino intenso con riflessi porpora. Naso intenso e complesso con note fruttate di mora, prugna e marasca, sentori speziati di vaniglia, cioccolato e caffè. Grande corpo, denso. In bocca ottimo equilibrio tra la sensazione pseudo-calorica e l’acidità. Tannino vellutato, notevole persistenza. Da apprezzare subito o destinare a invecchiamenti anche lunghi. Perfetto con piatti strutturati, con carni rosse, formaggi di media e lunga stagionatura. In etichetta il simbolo che rappresenta una bilancia, strumento fondamentale durante le operazioni: “Sono stati pesati gli acini per la determinazione della maturità tecnologica delle uve ma anche le foglie al fine di misurare il contenuto idrico relativo e gestire così la vigoria Il vino verrà ufficialmente presentato alla stampa lunedì 10 giugno, presso la sede di Cantina Gentile, in via Grumo, 1 a Cassano delle Murge, durante un evento in cui saranno illustrate tutte le fasi del Progetto Qualità e che culminerà con la degustazione guidata del vino 100 ACINI. 

Ecco il programma:

CANTINA GENTILE 

Vigneti della Cantina Gentile

Il 2 febbraio 1960 un gruppo di 25 agricoltori coordinati dal dott. Luca Gentile decise di unirsi in cooperativa allo scopo di valorizzare le uve locali. Nacque così, in una zona a ridosso della Murgia barese, la cantina Sociale di Cassano Murge, oggi intitolata al suo fondatore e lungimirante presidente per oltre un trentennio. Attualmente lo stabilimento che sorge su di un’area di 8.000 mq. circa, accoglie l’uva anche di comuni limitrofi da circa 500 soci vitivinicoltori, e ha una potenzialità di lavorazione di 6.000.000 di kg di uve e una capacità di stoccaggio di vini di lt. 5.450.000. La cooperativa conta attualmente 400 soci viticoltori che conferiscono annualmente circa 60.000 quintali di pregiate uve da vino. Nella lavorazione delle uve vengono usate moderne tecniche di vinificazione con controllo delle temperature di fermentazione, la cantina è dotata di una moderna linea di imbottigliamento. La maggior parte dei vigneti dei propri soci sorgono in zona D.O.C. “Gioia del Colle” dell’omonimo “Primitivo” varietà tipica autoctona. 

Cantina Luca Gentile – Tel. 080 763294 info@cantinagentile.it

– Teodosio D’Apolito – enologo e responsabile del Progetto Qualità

teodosiodapolito@tiscali.it – Tel.347 6176441

Giusi Terribile come il suo primitivo: intenso e straordinario

Articolo di Maddalena Nuzzi

Giusi Terribile

“Le donne  preferiscono il vino bianco” : ad  affermarlo è uno studio del Dipartimento di Scienze Biodinamiche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, assieme a quello di biologia dell’Università di Pisa. La motivazione? Genetica.  “Le divine creature” sarebbero più sensibili alla percezione del gusto amaro/astringente , caratteristica appartenente più ai rossi.

A mettere in discussione questa affermazione è Giusi Terribile, una donna che ha trasmesso il suo carattere ai vini, facendo assumere al termine  “terribile” il significato di  “intenso e straordinario”.                                                                                                       Il tutto ha inizio nel 2014 quando Giusi compra due ettari e mezzo di vigna di alberelli di Primitivo di Manduria di circa venti anni, che quasi da subito conduce in regime biologico con il solo utilizzo di rame e zolfo.  Terra rossa, calcarenite, ottima esposizione solare, buona ventilazione e influenze marittime impreziosiscono  il suo vino dalla buona mineralità e dal giusto grado di acidità. L’artigianalità è il diktat della cantina Terribilecon  mani femminili che  sistemano i grappoli nelle cassette  in vendemmia  a metà agosto. Bassa resa, diraspatura, soffice pigiatura e fermentazione a temperatura controllata, tutto a vantaggio della qualità.                                                                                                                    Due sono i vini che Giusi produce. Il primo è il  Primitivo Salento IGP “Terribile”:primitivo in purezza custodito in 3800 bottiglie per un anno e mezzo dopo un affinamento di circa dieci mesi in barriques  di rovere americano.  Un nettare rosso rubino intenso dai riflessi violacei , tipici del primitivo, frutta matura, vaniglia e chiodi di garofano a esibirsi sul palcoscenico sensoriale olfattivo.

E in bocca? Equilibrio, eleganza e  straordinaria nota acida a legittimare la persistenza e l’attitudine all’invecchiamento.                                                                                                                                                           Il secondogenito della nostra “woman in red”  è un –  Primitivo Negramaro Salento IGP “Carattere Terribile”, 60% Primitivo di Manduria  e 40% Negramaro. I due vitigni vengono lavorati separatamente; mentre il Negramaro staziona esclusivamente in acciaio, il Primitivo viene affinato per circa dieci mesi in barriques di rovere americano di secondo passaggio. Alla fine i due sono uniti per un blend che  stazionerà per un anno e mezzo, in sole 2600 bottiglie. Rubino, complesso al naso  con  un fruttato di ciliegia matura e un floreale di rosa, liquirizia, pepe bianco e vaniglia, in bocca eleganza e acidità completano l’opera. Entrambi i vini, come si confà ai grandi solisti, non avranno bisogno di supporto alcuno per essere goduti ma accostati a sformati di pasta generosamente conditi, a carni in umido o alla brace e alle più tradizionali  zuppe di legumi, sapranno valorizzarli ma allo stesso tempo convoglieranno l’attenzione su di loro stessi regalando emozioni straordinariamente intense. Lo giuro!!!

Giusi Terribile- 73013 Galatina (Le) -0039 335 6192061-cantineterribile.it

CAVATELLI CON PESTO DI CAVOLO NERO, PECORINO E NOCI

Il cavolo nero, tipico della Toscana, ormai è coltivato in molte altre regioni d’Italia. Io lo acquisto da Terra di Ciona – agricoltura biologica a Fiumicello (Ud). La ricetta tradizionale prevede i pici ma in cucina è bello giocare con gli ingredienti quindi, al posto dei pici ho scelto i cavatelli, per unire idealmente tutta l’Italia. Il formato dei cavatelli, in questo caso è maxi, sono cioè cavati con quattro dita, per meglio raccogliere il condimento.

Ingredienti per 4 persone:

1kg circa di cavolo nero – 1 spicchio d’aglio- 100 g di pecorino di media stagionatura- 3 noci – ( o mandorle col guscio) – 4 cucchiai di olio evo-sale- peperoncino a piacere-sale.

Per i cavatelli:

400g di semola rimacinata- acqua tiepida


Con la semola formate la fontana sulla spianatoia e cominciate a impastare versando lentamente acqua tiepida. Impastate fino a formare un panetto liscio abbastanza duro, liscio e compatto. Lasciatelo riposare avvolgendolo nella pellicola oppure mettendolo sotto una coppa di plastica. Dividete il panetto in piccoli pezzi. Con i palmi delle mani formate dei cilindri lunghi, tipo spaghettoni che taglierete a una lunghezza di circa quattro centimetri. Spolverate sempre con un po’ di semola per evitare che la pasta si attacchi. Cominciate a “cavare” i cilindri con i polpastrelli che daranno loro la forma.

Intanto pulite il cavolo nero eliminando la costa centrale (per fare più in fretta potete “sfilare” le foglie con le dita. Lavatele bene sbollentatele per pochi minuti e scolatele bene. In una padella antiaderente mettete l’olio e l’ aglio che fare imbiondire leggermente e che poi toglierete.

Aggiungete il cavolo insieme a un po’ di peperoncino, salate e fate insaporire per pochi minuti. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata e nel frattempo in un minipimer mettete il cavolo, il pecorino, le noci e frullate. Io preferisco il composto abbastanza grossolano, se troppo asciutto aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta. I cavatelli cuoceranno in pochi minuti, scolateli e uniteli al pesto mescolando bene. Se volete aggiungete altro pecorino dopo aver impiattato.

Giuditta Dina Lagonigro 

OLIO CAPITALE – Trieste 13°SALONE DEGLI OLI EXTRAVERGINI TIPICI E DI QUALITÀ.

Articolo di Giuditta Dina Lagonigro


È stata inaugurata venerdì, 15 marzo, la tredicesima edizione di Olio Capitale nella Stazione Marittima di Trieste, aperto al pubblico fino al giorno 18. L’evento riservato ai migliori oli extra vergine anche in questa edizione prevede una gara riservata a tre categorie: fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso.

In gara ci sono più di 300 extravergini che arrivano da vari Paesi del Mediterraneo. Tre le giurie che hanno l’arduo compito di valutare i prodotti: quella degli assaggiatori professionisti, quella dei cuochi e ristoratori e quella dei consumatori finali. Tra i vari riconoscimenti è stato previsto un premio speciale -menzione d’onore Ex Albis Ulivis- assegnato all’azienda Intini di Alberobello (Ba) che si è aggiudicato anche il primo premio il “Fruttato medio” con l’olio extravergine Affiorato Blend;

la stessa azienda, tra gli altri riconoscimenti, nel 2018 ha ricevuto il premio “Il Magnifico 2018″per il miglior olio extravergine d’oliva in Europa.

Il primo premio per la categoria “Fruttato Intenso”è stato attribuito all’azienda Molino Virgen De Fatima (Spagna) per l’olio “Oleum Hiaspania”.

Per la categoria “Fruttato Leggero” ha vinto l‘Olio Mimì – Coratina, dell’azienda agricola Donato Conserva di Modugno (Ba) che ha ricevuto anche la menzione Young, riservata alle imprese costituite e attive negli ultimi cinque anni.Tra gli appuntamenti dedicati alle degustazioni guidate ce n’è stato uno particolarmente dolce nella quale due erano gli attori: l’olio extravergine Parovel e il cioccolato Peratoner con il maestro cioccolatiere Giuseppe Faggiotto che ha “per gioco”presentato una crema di nocciola e il cioccolatino Olio Capitale.

Elena Parovel, portavoce di un’azienda che, oltre alla qualità dei prodotti si distingue per le molteplici iniziative ha presentato un nuovo prodotto presente nella composizione della crema di nocciola: l’olio Unico da cultivar 50% bianchera insieme a altre quattro leccino, pendolino, marino e leccio di corno. L’etichetta di Unico è stata realizzata dall’artista triestino Maurizio Stagni.

Per il cioccolatino “tartufino” invece è stato utilizzato l’olio extravergine Ul ‘Ka, 100% bianchera, Tergeste Dop, per il quale la “Parovel vigneti e uliveti” ha ricevuto le prestigiose Tre Foglie assegnate da il Gambero Rosso. Altro importante appuntamento quello di lunedì, ultimo giorno di Olio capitale, durante il quale , ospiti d’eccezione del mondo della cucina d’autore hanno sottoscritto il primo Manifesto dell’Olio Extravergine d’Oliva. Lo chef Emanuele Scarello, in collaborazione con l’associazione JRE (Jeunes Restaurateurs d’Europe), insieme a Teo Fernetich (presidente Jre della Croazia), Uroš Facuč (presidente Jre della Slovenia), Alberto Tonizzo (rappresentante Jre del Fvg) e allo chef Paolo Zoppolatti, sosterrà una campagna di sensibilizzazione a favore dell’olio extravergine d’oliva. Attraverso un confronto tra produttori si concorderanno le linee guida di un progetto che si propone di far comprendere a tutti l’importanza, nella nostra alimentazione di un buon olio evo che è “un ingrediente fondamentale per la ristorazione di qualità e non un semplice condimento”.

Per quanto numerose siano state le presenze di aziende provenienti da Italia, Slovenia, Croazia, Grecia, Marocco, Spagna e Portogallo si sono registrate alcune defezioni dovute a una infausta annata olivicola 2018, specialmente nel sud Italia.

Ciò nonostante vasta è stata l’offerta. All’Oil Bar, luogo di “iniziazione”era possibile imparare a riconoscere pregi e difetti dell’olio, con la guida degli esperti dell’Unione Mediterranea Assaggiatori Oli (UMAO), allo stand dell’Ersa Fvg le cultiva regionali sono state sapientemente presentate dall ‘assaggiatrice Rita Costanzo; centinaia erano le etichette di oli Dop, Igp, biologici, italiani, stranieri, fruttati intensi, medi o leggeri insieme a ottimi prodotti della gastronomia dei luoghi di preferenza.

L’albero dell’ulivo durante i suoi seimila anni di storia si è ammantato di leggende, divenendo simbolo di importanti momenti della vita degli uomini. Il suo ramoscello è simbolo di pace ma forse non ci crediamo più giacché non l’unica pace che sta a cuore a molti è quella fiscale…Nella Bibbia l’ulivo viene citato più volte, in Grecia era sacro alla dea Athena. Il prezioso olio che si ottiene dalle migliaia di drupe, uguali ma diverse nelle varie cultivar, oltre all’alimentazione è stato utile ai guerrieri per cospargere e massaggiare i muscoli. Oggi lo ritroviamo in moltissimi prodotti cosmetici. Pare che sia arrivato a noi attraverso frati Benedettini e Cistercensi che raccomandavano di piantare ulivi. Ma, nonostante il glorioso passato, l’ulivo rimane il Calimero dell’agricoltura, seppur non sia nero. Anzi, il nero può essere associato al terribile batterio della Xylella fastidiosa, un batterio che è stato preso sottogamba oppure volutamente poco considerato. Il cambiamento climatico è una concausa dello shock meteorologico che contribuisce a indebolire gli alberi d’ulivo, nel sud Italia, in Grecia e domani chissà… L’ulivo è come Calimero perché non c’è ancora una reale mobilitazione della politica e soprattutto dei consumatori. Manca purtroppo, una corretta informazione che faccia comprendere l’importanza di un buon olio extravergine d’oliva nella dieta quotidiana e che promuova una scelta oculata dei prodotti. Sono ammirevoli gli agricoltori, ormai e per fortuna sempre più giovani, che con passione illustrano il frutto del loro lavoro e che non devono essere lasciati soli. Certo ci sono anche gli imbonitori ma, per l’appunto, un consumatore preparato più fare il distinguo. Non c’è più tempo. Urge una collettiva e ferma presa di posizione in difesa della Terra che poi è un gesto di autodifesa giacchè noi giriamo insieme al pianeta. A tutti voi, seppur virtualmente, offro un ramoscello d’ulivo.

oliocapitale.it

Le foto di Olio Mimì e del Molino Virgen de Fatima sono prese dai rispettivi siti web.

Flora Saponari e il suo Susumaniello – una donna e il suo vigneto.

Articolo di Maddalena Nuzzi

“I HAVE A DREAM”il mantra di una donna che è anche il suo vigneto. Un sogno di tre tomoli( il tomolo in alcune regioni del sud Italia è un’unità di misura utilizzata per i terreni coltivati a seminativo; il suo valore in Puglia, varia da provincia a provincia, per esempio in alcune zone del Salento è pari a 0,8 ettari) di terra in agro di Noci (Ba) coltivati a susumanielloun tributo ai suoi nonni;  quasi un copione già scritto, sì,  perché in Puglia la famiglia va in scena con i nonni come personaggi principali.

In psicologia questi sono un tesoro, fondamentali per lo sviluppo mentale ed emotivo, rappresentano un senso di protezione e vanno ad alleggerire il compito educativo dei genitori.  I nonni diventano, anzi sono, un punto di riferimento ed oltre all’amore incondizionato i nonni di Flora le hanno trasmesso un fazzoletto di terra calcarea e argillosa dalle mille sfumature odorose un tempo coltivato a grano.  Flora ne ha fatto un giardino di alberelli di susumaniello allevati a regime biologico; nessun impianto di irrigazione in una zona caratterizzata dal carsismo,  con tanto duro lavoro e dedizione in quel vino chiamato “tre tomoli rosa”; un elegante rosato di susumaniello,  vitigno dalla probabile origine  dalmata , molto diffuso nel brindisino e dalla abbondante produttività (susumaniello = somarello). 

Più volte abbiamo degustato il “Tre Tomoli Rosa” e nonostante i differenti andamenti nelle varie annate, quello che rimane immutata è la sua indiscutibile eleganza, un’eleganza a tuttotondo che parte dalla vista, presentandosi con una brillante nuance di rosa per poi esprimersi al naso in un ampio bouquet  fatto di fiori e piccoli frutti rossi con un inequivocabile riconoscimento di melagrana; il palato poi, andrà a confermare la sua eleganza e a far risaltare il suo indiscutibile carattere fatto di sapidità , freschezza e buona persistenza. Un vino per nulla banale , versatile nell’abbinamento , che andrà a sostenere e ad impreziosire preparazioni  a base di pesce, carni bianche ed ortaggi.

E, nel rispetto di quelle che sono le regole della giusta sequenza dei vini a tavola come nelle degustazioni, al rosato seguirà il “Tre Tomoli Rosso- grappoli eletti”, che entrerà in scena con il suo intenso rosso rubino, ciliegia matura, rosa ed erbe della macchia mediterranea; solo affinamento in acciaio per tannini in perfetto equilibrio e in sintonia  alla sua innegabile sapidità e freschezza, il tutto a renderlo lungo e persistente, da accostare perfettamente a succulenti piatti della tradizione  a base di sughi di carne bovina, suina e ovina,  ai più tipici “gnumareddi“ ed anche a carni alla brace o in umido accompagnate da purea di fave bianche.  

Signori e signore, la Puglia.

Vignaflora S.R.L. di  Saponari Filomena Via Alfredo Oriani 1 – Castellana Grotte (BACI) – vignaflora.it

Assosommelier – In partenza nuovi corsi

L’Assosommelier, associazione costituitasi da qualche anno in Umbria, sta diffondendosi in tutta Italia attraverso attività tese alla divulgazione della cultura del vino, dell’olio e di altre bevande nobili, tra le quali vi sono corsi aperti non solo a professionisti ma ai numerosi appassionati delle materie. Siamo lieti di annunciare un corso organizzato da Maddalena Nuzzi, nostra compagna di viaggio lungo le strade del vino e non solo e soprattutto Delegata Assosommelier Puglia. Il corso di I livello da sommelier di Assosommelier partirà il 1° aprile 2019, presso il Laboratorio Urbano Officine UFO di Casamassima (BA). Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.assosommelier.it, inviare una e mail a corsi@assosommelier.it o a maddalena1604@gmail.com oppure telefonare al numero 3202236958. L’Assosommelier Puglia ha anche una pagina FB. Buon lavoro!