Beniamino Zidarich si racconta…

Vi propongo la cronaca di una serata trascorsa nell’azienda Zidarich, pubblicata anche sulla rivista Pizza e Pasta Italiana, diretta da Giampiero Rorato.

Beniamino Zidarich si racconta davanti allo scoppiettio di un camino acceso. Siamo a Prepotto, sul Carso Triestino.La bora sibila infilandosi tra i cunicoli delle rocce attraversando le case come una lama tagliente.

Questo è il cuore pulsante di una nuova era vitivinicola, iniziata con il lavoro di vignaioli della nuova generazione che, con caparbietà, hanno deciso di dare un nuovo impulso al territorio attraverso la produzione di “vini naturali”.

Nato in una famiglia che “faceva vino” per sé e per le osterie vicine, Beniamino circa venti anni fa decide di dare una svolta alla sua vita e da inizio ad una impegnativa quanto magnifica sfida alla sua Terra. Estirpa le vigne paterne reimpiantando, con le difficoltà che nascono da un territorio impervio”tanta pietra, poca terra”, vitigni di Vitovska e Malvasia.

Nel 1993 il primo imbottigliamento, con l’entusiasmo di un bimbo che scarta un giocattolo e la soddisfazione di chi è consapevole di avercela messa tutta. A conferma di ciò, proprio in quel periodo, la telefonata di  Luigi Veronelli che, durante una visita a Trieste, vuole conoscere personalmente Benjamin, col quale trascorre un intero  pomeriggio tra le botti…

Nel 2002 si avverte fortemente l’esigenza di una nuova cantina.Nasce un progetto che riprende la filosofia di vita del nostro amico produttore.

La costruzione della cantina non deve danneggiare il suolo ma entrarne a far parte, diventare un corpo unico. Così è. Avvalendosi della collaborazione di tecnici ed artigiani amici, Benjamin comincia a penetrare nel cuore del  Carso,  fino ad una profondità di 18m, cinque piani  all’incontrario! Le pietre utilizzate sono le stesse recuperate dagli scavi, lavorate a mano e reinserite. Tutto il materiale che necessita anche per l’esterno, è obbligatoriamente di recupero.

Ma veniamo al protagonista incontrastato: il vino che, sottolinea Benjamin, viene  lavorato, con metodi NATURALI-né biologici né biodinamici- dalla vigna alla cantina.L’uva cresce in vigneti circondati da boschi, quindi senza contaminazioni di sorta, la bora “asciuga “le piante consentendo di non intervenire con molti i trattamenti. I pochi, pur necessari, vengono eseguiti, per contatto, solo con zolfo e rame.

L’uva  sana e matura, viene raccolta a mano e riposta in cassette di piccola dimensione.Si procede con il diraspamento, poi l’uva, per caduta, finisce in  tini di legno, aperti e tini tronco-conici.Senza aggiunta di lieviti selezionati essa comincia a fermentare-questo processo dura dai 10 ai 15 giorni per i vini bianchi, 30 giorni  per i vini rossi, all’incirca.

Dopo altri procedimenti, quali

–  la follatura (consiste nel rimuovere il mosto dal cappello delle vinacce per favorire un miglior contatto tra le parti presenti)

–  lo svinamento (separazione del vino dalle vinacce)

–  la torchiatura (di quanto ancora  rimasto di buono che viene aggiunto al vino)

il mosto finisce, sempre per caduta, in grandi botti di Slavonia, dove rimane per due anni.Viene aggiunta un po’ di solforosa un mese prima dell’imbottigliamento  che avviene senza chiarifiche né filtrazioni, ancora una volta per caduta (ricordiamo i 5 piani nelle profondità carsiche…).

Siffatti vini bianchi hanno un colore giallo carico, quasi arancione, sono torbidi perché racchiudono il cuore dell’uva, sono un concentrato di tutte le proprietà benefiche  dei grappoli giunti alla giusta maturazione.In bocca si sente “la polvere di pietra” (mineralità), con un grande equilibrio tra sapidità ed acidità, tutti elementi estratti dalla roccia in cui si incuneano le radici delle viti e dalla terra rossa.

Questi fattori insieme  al grande amore  per la sua Terra, hanno consentito a Benjamin Zidarch di produrre vini che per la loro genuinità hanno trovato un grande consenso tra i consumatori.

La Vitovska è il prodotto di eccellenza, ma altrettanto buone sono  la Malvasia ed il Prulke, (toponimo del vigneto storico), un assemblaggio di Vitovka, Malvasia e Sauvignon.

Il rosso carsico per antonomasia è il Terrano ma Benjamin ha, da qualche anno un vezzo: un piccolo vigneto di Merlot, con la produzione di poche bottiglie di un rosso molto interessante il Ruje.

I vini immessi sul mercato dopo due anni, per poter essere apprezzati al meglio vanno degustati, in bicchieri ampi, alla temperatura di 14°/15°, anche i bianchi!

Pure l’etichetta rappresenta il dna dell’azienda- in maniera molto stilizzata riporta un capitello del 1800 di casa Zidarch, i filari d’uva e le strade del Carso. -“Ogni bottiglia di vino contiene l’uva, il lavoro quotidiano, un’esperienza che si fa giorno per giorno,a contatto con la terra-.”

I vini sono l’espressione del luogo in cui le viti nascono, crescono e vengono allevate nel pieno rispetto della natura ­“-

Due prodotti di nicchia: il Terrano 379, il nome riporta il numero delle bottiglie prodotte per l’inaugurazione della cantina, il 3-7-2009, per l’appunto e una Vitovska Selezione, solo dalle migliori annate.

A marzo e a fine novembre, l’apertura, per pochi giorni, dell’Osmiza, da a tutti la possibilità di assaggiare   i vini Zidarich, insieme al prosciutto, alla pancetta, alle verdure sott’olio -tutto di  produzione propria-godendo di un magnifica vista che spazia dalla laguna di Grado, fino alle coste della vicina Slovenia.

Giuditta Lagonigro

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