Dalla teoria alla pratica-Impariamo a degustare la birra guidati da Paolo Zaini

La degustazione della birra e gli abbinamenti con il cibo

Degustare come ben sappiamo, significa assaggiare con consapevolezza, dunque potremmo dire che degustare la birra è un atto che compiamo raramente. Questo perché siamo piuttosto abituati ad avvicinarci con lentezza e attenzione a un bicchiere di vino (o magari a un distillato di pregio), degustandolo, mentre siamo sicuramente più abituati a bere un bicchiere di birra. Ebbene degustare una birra non significa né più né meno che fare le stesse azioni che compiamo quando degustiamo il vino o un’altra bevanda.  Esistono accorgimenti particolari e aspetti che meritano maggiore attenzione (il vino non possiede schiuma, per esempio…) ma in buona sostanza la maggior parte delle azioni da compiere sono quelle standard.

Accorgimenti

Al di là del fatto che, come per il vino, per degustare dovremo cercare di collocarci il più possibile in un ambiente neutro, ben illuminato e privo di profumi (compresi quelli personali), il principale accorgimento per una buona degustazione di birra consisterà nell’avere un bicchiere standard a tulipano svasato da circa 0.20,  ottimale è il calice TEKU ( che non è altro che il calice da degustazione ideato dai due maggiori “guru” italiani della birre, il birraio Teo Musso e Kuaska, al secolo Lorenzo Dabove, che è il più esperto degustatore italiano di birra) ma  in mancanza di quello  andrà bene anche l’ ISO che normalmente usiamo per il vino, ben pulito, privo di residui di detergente e bagnato sulla superficie interna, al fine da ottenere il migliore scorrimento della birra durante la mescita e quindi una corretta formazione della schiuma. (per la degustazione non facciamoci ingannare dalla miriade di bicchieri che si trovano  sul mercato, è solo una questione di marketing perché ogni produttore oltre a vendere la birra cerca di vendere anche il bicchiere).  La birra va poi versata delicatamente formando un angolo a 45 gradi fra bottiglia e bicchiere (senza però appoggiare il collo della bottiglia sul vetro del bicchiere) che correggeremo fino a farlo diventare retto, regolando così la quantità di schiuma che si va formando.

 

Esame visivo

Gli aspetti da considerare per quanto riguarda l’esame visivo sono il colore, la trasparenza e la schiuma.  Partendo da quest’ultima è da sapere che una birra non molto alcolica (l’alcol inibisce la formazione della schiuma), se versata o spillata correttamente, deve avere un buon cappello di schiuma, compatto e persistente. L’assenza della stessa può essere indice di difetti di fabbricazione o conservazione. Una schiuma cremosa, fine e in grado di mantenersi tale per più di pochi secondi è anche uno degli elementi che proteggono la birra da uno dei suoi nemici più acerrimi: l’aria, che causa quasi immediatamente l’ossidazione.   Non ci stupiamo però se in Gran Bretagna ci verrà servita una pinta di birra senza schiuma: è tradizione in questo paese cercare di riempire il più possibile il bicchiere di birra e non di schiuma.

Dopo la schiuma possiamo soffermarci sul colore che nel caso della birra non sarà bianco o rosso bensì chiaro, ambrato (la definizione di birra rossa appartiene a questa categoria) o scuro.  

Il colore potrà darci delle indicazioni di massima sulla tostatura del malto e sullo stile di appartenenza di una birra in questione ma non sull’intensità gustativa o sulla forza alcolica.  La trasparenza di una birra ci potrà invece fornire informazioni sulla eventuale filtrazione (quasi sempre utilizzata nella produzione industriale) poiché, in mancanza della stessa, e quindi in presenza di residui di lavorazione, come i lieviti in sospensione, l’aspetto sarà più o meno velato.  Non possiamo però dire se una birra è più o meno buona osservandone la trasparenza poiché la filtrazione è una scelta operata dal mastro birraio. Anzi, molto spesso l’opalescenza data dal lievito lascia intuire di trovarsi di fronte ad un prodotto artigianale, se non addirittura ad una produzione di un hombrewer.

Esame olfattivo

La seconda fase della degustazione prevede l’approccio olfattivo al nostro bicchiere e l’esame quindi per quantità e qualità di quelli che sono i profumi della birra. In una prima fase, come per il vino è necessario valutare l’intensità dei profumi e assegnare un indice complessivo relativo alla finezza degli stessi. L’impatto potrebbe essere,infatti eccessivamente violento o al contrario troppo leggero, quasi impercettibile. È comunque importante dare una valutazione complessiva del grado di piacevolezza che tenga conto di elementi quali l’equilibrio e la varietà complessiva degli aromi rilevati. Ci si può soffermare poi sui cosiddetti “testimoni olfattivi”, cioè su quegli elementi che stimolando i nostri neuroni ci permettono di identificare le componenti degli aromi della birra.   Non tutti i profumi che compongono l’aroma fanno parte degli ingredienti stessi. Così come per il vino anche nella birra si sviluppano sentori freschi, floreali e fruttati per esempio, che possono derivare dalla fase fermentativa o dal processo di maturazione.  Tra gli aromi presenti nei profumi di una buona birra possiamo trovare quelli fragranti, erbacei e vegetali derivati dal luppolo, le note maltate, di tostato, caramello e miele che sono direttamente riconducibili ai cereali e al processo di maltazione, e le note di crosta di pane o di acido lattico derivanti dal lievito.  Accanto a questi è facile trovare profumi di frutta fresca nelle lager (mela, pera, agrumi), note di frutta esotica nelle birre rifermentate e in particolare in molte ale belghe, così come è spesso riconoscibile le banana nelle weisse. Mela cotogna e miele di castagno sono facilmente riconoscibili nelle ale britanniche e spezie e note cioccolatose nelle trappiste più ricercate. Sentori eterei li troviamo poi nelle birre ad alta gradazione alcolica tipo Barley Wine, così come sentori animali e di stalla e di sottobosco sono molto comuni nei Lambic.

Esame gustativo

 Si passa dunque, finalmente, ad analizzare le sensazioni che la nostra birra è in grado di farci percepire una volta arrivata in bocca, ed è lì che abbiamo la conferma o meno di ciò che abbiamo intuito nelle due fasi precedenti.   Come per le altre bevande, un primo esame potrà prendere in considerazione l’impatto che il liquido avrà appena a contatto con la lingua e il palato.  Sensazioni più evidenti di amaro, dolce e l’effervescenza andranno a caratterizzare tutta la permanenza del liquido in bocca a partire dalle prime impressioni.  Una birra lager potrà dunque sembrare più amara all’inizio e terminare con una leggera sensazione dolciastra di liquirizia mentre una ale potrà essere particolarmente dolce e terminare una lunga corsa in bocca con note amare molto evidenti. Dopo avere valutato le sensazioni legate al gusto potremo soffermarci sul corpo ovvero sulla sensazione di “pesantezza” sulla lingua. In poche parole cercare di capire se il liquido è più o meno strutturato. Anche qui riscontreremo maggiore bevibilità e sensazione di leggerezza (talvolta anche al limite dell’inconsistenza) nelle lager più fresche e beverine, del tipo di quelle che abitualmente beviamo in pizzeria,  mentre ci troveremo ad avere a che fare con birre dense, vellutate e avvolgenti per quanto riguarda quelle ad alta fermentazione e particolarmente alcoliche. È poi bene ricordare che il grado di frizzantezza è strettamente legato alle tradizioni del paese birrario preso in considerazione e alla qualità della mescita. È difficile dunque trovare parametri fissi a cui fare riferimento ma è fondamentale la corrispondenza dell stile di riferimento .  Come per tutte le bevande si arriva dunque al retrogusto.  Ciò che caratterizza questa persistenza aromatica è importante, oltre che per il fatto che è ciò che conserviamo più a lungo durante l’atto del bere, anche perché condizionerà in modo determinante la possibilità di abbinamento con i cibi che avviene non già mescolando cibi e bevande (non beviamo e mangiamo nello stesso momento) ma per somma delle persistenze aromatiche della bevanda con il cibo in questione o viceversa.  Anche in questo caso dovremo valutare quantità e qualità delle percezioni retrolfattive. Una durata considerevole della persistenza ci permetterà di abbinare cibi più complessi e importanti o di sorseggiare la nostra birra un po’ come facciamo con un vino,  mentre una breve o quasi inesistente persistenza limiterà fortemente le possibilità della nostra bevanda, che potrà essere consumata in buona sostanza da sola, rischiando altresì di essere “schiacciata” dall’abbinamento con il cibo. Per quanto concerne invece le caratteristiche del retrogusto di una birra è facile incontrare aromi vegetali di luppolo (spesso gli stessi riscontrati all’olfatto) e di liquirizia, note speziate nelle birre più complesse, aromi freschi di frutta e di fiori.

 

Abbinamenti

Partiamo da una considerazione: quanti hanno “osato” stappare una buona birra  o meglio, più birre in occasione di una cena importante?  Pochi, pochissimi specie nel nostro mondo enoico.   Io, al contrario ci ho provato, ormai da diversi anni!!! E siccome questo è un mondo dove c’è ancora tanto da scoprire, sono intenzionato a proseguire con entusiasmo questo percorso e a mettere a disposizione di chi è interessato alcune delle mie esperienze.  A conferma di ciò, mi sento di dire che  capita spesso di bere birre  nuove, aromatiche e dal gusto deciso, magari di gradazione alcolica superiore alla media e di trovarci in difficoltà, disorientati, quasi a non comprenderne del tutto l’utilità.  La domanda che spesso ci poniamo è: “Ma come si può bere una birra così?”, accompagnata talvolta dalla presuntuosa affermazione “… ma questa non è una birra…”, solo perché si è di fronte a un gusto nuovo ( questo a me è capitato quando mi sono trovato per la prima volta di fronte ad un Lambic…..sono quasi inorridito di fronte a questa bevanda che, successivamente ho iniziato a considerare come una meraviglia del mondo birrario).

Ebbene, combinare queste  situazioni talvolta può essere, oltre che un’esperienza degustativa  piacevolissima, anche la risposta a molte domande. Già, perché la birra si accompagna splendidamente al cibo. Molto spesso anche là dove l’abbinamento con il vino risulta estremamente arduo. È chiaro che non è il caso delle birre light o di quelle più  beverine e leggere, che soccomberebbero in un qualsiasi abbinamento ma è possibile costruirsi un pasto creando accostamenti originali e sorprendenti.  Cerchiamo dunque di andare oltre la pizza.Se dovessimo cominciare un pasto con un aperitivo potremmo scegliere una delicata frambozen o una blanche belga o addirittura una brut de flandre ( birra a rifermentazione in bottiglia come  un metodo classico) che, servita fresca, può accompagnare stuzzichini e  canapè  esattamente come uno spumante.  Il momento di lager e pils viene poi invece con gli antipasti più leggeri, magari una mousse di salmone non troppo saporita, o nel caso delle birre più amare dal potere “sgrassante”, con i fritti vegetali o all’italiana che spesso popolano le nostre tavole prima di cominciare il pasto. I primi piatti costituiscono un universo a parte ma è sicuro che un risotto agli asparagi (ovviamente non quelli di campo, perché troppo amari) si sposa meravigliosamente con una pils ben luppolata mentre una lasagna al forno potrà accompagnarsi a una strong lager o a una bock con un tenore alcolico in grado di sostenere formaggio e carne.  Per quanto riguarda una  sauté di cozze o frutti di mare, poche cose sono meglio di una acidissima gueze mentre se abbiamo davanti la classica “cofana” di cozze accompagnata da patate fritte è meglio optare per una lager di buona struttura.   Le ostriche e il salmone affumicato sono perfette accompagnate da una oyster stout irlandese che non  farà rimpiangere le bollicine. Anche qui devo dire che la prima volta che mi hanno proposto quest’abbinamento, non avrei mai e poi mai creduto che una delicatissima ostrica non fosse pesantemente prevaricata da una cioccolatosa, amara e pesante  stout come la Guinness, invece l’abbinamento risulta molto spesso di una buona armonicità.

Se si ha a che fare con un paté di volatili o addirittura di fegato allora sarà il caso di procurarsi una malt liquor o comunque una birra molto alcolica fatta maturare a lungo, magari in fusti di legno.  Salumi e carni di maiale possono essere avvicinati a una weisse (preferibilmente scura) o a una marzen mentre gli affumicati preferiscono le doppelbock o le bitter inglesi.  Sempre che non abbiamo in casa una rauchbier che è il massimo con lo speck, ed oggi una italianissima birra alle castagne che sta venendo fuori prepotentemente tra gli homebrewers di casa nostra.

Per carni rosse e stufati è bene scegliere una birra ambrata ad alta fermentazione come le trappiste e le birre di abbazia così come per i formaggi più stagionati. Scopriremo come l’abbinamento è sorprendente.

Anche i dolci possono abbinarsi bene ad alcune birre particolari. Quelli al cioccolato, mousse inclusa, preferiranno una doppelbock mentre una crostata alla crema una profumata blonde.  Ultima novità, la glukriek da servire calda che ho provato spesso in occasione di serate di abbinamento ed ha provocato stupore e positive sensazioni.  Ma se proprio vogliamo strafare possiamo  provare una birra speciale prodotta per il periodo natalizio, come quelle che si trovano in Belgio a partire da novembre, con torrone, marzapane e frutta secca.

Quando lo avremo  fatto vorrà dire che avremo abbattuto ogni tabù ma, soprattutto, non ce ne pentiremo. La nostra continua ricerca di queste nuove esperienze ci ha portato a elaborare questi menù provati con i colleghi Sommelier in occasioni appositamente create e delle quali riporto la lista in modo che chiunque ne possa  trarre spunto e beneficio per il futuro:

15 settembre 2006 Serata di abbinamento con le  birre

APERITIVO

Deus  –  Brut des Flandres

FORMAGGI E SALUMI

Blanche Hoegaarden

Super de Fagnes Blonde

Super de Fagnes Bruin

Aecht Sclhenkerla Raucher

Dunkel Koenig Ludwig

VURSTEL CON CRAUTI

Abdjibier artigianale

Abdjibier Saint Hubert

Karmeliet Triple

Duvel

HY Living Super Beer

STINCO ALLA BIRRA

FAGIOLI ZOLFINI CON LE COTICHE

Achel

Chimay Triple

Westmalle Triple

Rochefort 8

Rochefort 10

STRUDEL

Lambic Kriek Bellevue

Lambic Lindemans Pecheresse

Oppure la cena di Delegazione Ais di Arezzo:

SERATA DELLE BIRRE ARTIGIANALI DEL

26 NOVEMBRE 2007

RISTORANTE  PAPPOSILENO,  CAVRIGLIA , AREZZO

APERITIVO                                                                       Blanche Pilsner    

TORTINO DI CIPOLLE SU LETTO  DI    SBRICIOLONA E MOUSSE DI FEGATINI                    Blanche

SFORMATINE DI SCAMORZA AFFUMICATA      Rauchbier     IN SALSA DI PECORINO CALDO                            British Old Ale

STUFATO ALLA SANGIOVANNESE                                                                                                                          Belgian Strong Ale – Quadrupel

CRESPELLE DI FRUTTA IN SALSA                                             Liefemans Gluhkriek  di CILIEGIE   (birra calda)

                              Le birre artigianali della serata, ad eccezione della Liefemans Gluhkriek originale belga, le ho prodotte direttamente io.

Altri menù di serate riuscitissime di abbinamenti con le birre :

 

 Geografia della birra by paolo zaini

 

 Paolo Zaini

-Gli autori degli articoli sono responsabili in prima persona dei testi pubblicati-.Poliphenolica.com si solleva da qualsiasi responsabilità.-

From theory to practice – Paolo Zaini tells us how to taste beer

Beer tasting and pairing

We all know that tasting means to sample food or beverages with awareness, for this reason we could say that tasting a beer is not so common. In fact we are quite used to approach a glass of wine, or some fine and rare spirits, with a slow and careful attitude and taste it with the most close attention while we consider beer only for drinking. Well, to taste a beer implies to enact exactly the same procedures as to taste a wine or any other beverage. There are special expedients and issues worth a closer attention, for example wine does not have a foam head, but finally most of the actions to be taken are simply the standard ones.

Smart tricks

Provided that, just as we do when tasting wine, we should find ourselves in a neutral environment, conveniently illuminated, free from whatsoever smell or perfume (including own), the major issue to have a pretty good beer tasting is to use a convenient glass: a standard flared tulip with a capacity of 0,20 l. The best one is the TEKU stem glass, specially designed by the two most important Italian beer experts: Teo Musso, brewer and Lorenzo Dabove, also known as Kuaska, beer taster and a authentic guru of this bubbly drink. In all cases also a common ISO glass will do – just like the ones normally used also for wine tasting – but it must be clean, no residual tracks of cleanser, and wet inside, in order to enhance the beer’s flow and so to obtain the perfect head. The correct tasting does not require any of the uncountable types of glasses usually traded. It’s only a matter of marketing, since every producer sells his beer and the corresponding glass too.The beer shall be poured gently beginning with a 45° angle formed between the bottle and the glass (do not rest the bottleneck onto the glass edge), then widening the angle up to 90° to regulate the forming of the foam.

Visual analysis

The visual analysis shall consider the following issues: color, clarity and foam head. Stated beforehand that a high alcohol contents inhibits foam, we all must know that a beer, when not too strong as of alcohol, if conveniently poured from the bottle or on draught, must have a good head, compact and long lasting. In case foam lacks this may be due to faults in brewing or storing. A creamy, fine head, must persist for a certain time and has also the function to protect beer from one of its most scary threats, air, which causes an almost immediate oxidation. Nevertheless do not stare if in the UK you will be served a pint of beer without a head: here the lore is to fill the glass as much as possible with beer…not with foam.

We have observed the head, now let’s have a look at the color: it ranges from pale, through amber ( typical of the so called red beers), to dark brown.

The color will speak about the malt, how much it was roasted, and the style of the beer we are just going to taste, but it will not say much about the intensity of the taste or the strength. The clarity of a beer will inform us about the filtration, whether it has been applied (almost all industrial products are filtered) or not: a cloudy appearance, due to working residues such as yeasts, indicates that it has not been filtered. In all cases we cannot assess the quality only by observing the clarity, since filtering is an exclusive choice of the master brewer. The haze coming from yeast usually means that we are testing a craft product, maybe even a home brewed drink.

Olfactory analys.

The second step of a tasting session is the olfactory approach, that is the evaluation of the quantity and the quality of the aromas a beer can express. At the beginning – likewise a wine tasting – the intensity of the scents is evaluated, and an overall score assigned, with reference to the fineness of the drink. In fact the initial impact could be either too intense or too weak, too poor. By all means it’s important to assess the combined agreeableness on the basis of the overall balance and of the complete variety of the fragrances. Now we can move our attention to the basic smells, also called aroma compounds, which stimulate our neurons and therefore consent us to identify how the beer’s bouquet is composed. Not necessarily a perceived smell indicates that the corresponding ingredient was used in brewing. Beers, as wines, express fresh, flowery or fruity hints that may come from the fermentation phase or are developed during the ageing period. A nice beer is full of smells ranging from those fragrant, herbaceous and grassy coming from hops, through the malty, roasted, caramel-like, honey hints which are the gift of the grains and of the malting process, up to the bread-crust or lactic left over by the yeast. Sometimes it’s also possible to detect fresh fruits such as apple, pear, citrus in the lagers, or whiffs of tropical fruits in the re-fermented beers, mostly in many Belgian ales; Weisse beers often smell of banana. Quince and chestnut honey are easily felt in British ales, while the most sought after trappist beers taste of spices and chocolate. Ethereal hints are typical of strong, high alcohol beers, such as Barleywine, finally animals, barn and brushwood define many Lambics.

Gustative analysis

At last we can pass over to the following phase: the evaluation of the sensations springing up from our glass of beer once the drink has reached the mouth. Now we will have – or not – the confirmation of what was perceived during the two previous steps. Likewise other beverages, we must analyze in deep the first impact with the tongue and the palate.

Marked bitterness, sweet sensations, fizziness will characterize the drink from the very beginning. A lager might seem to be more bitter at first but could end with a slight sweetish liquorice hint; unlikely, an ale can be rather sweet but ends its journey throughout the mouth with quite marked bitter feelings. Once completed the analysis of the tastes, we can move our attention to the body, the “weight” felt on the tongue. In other words, try to understand the structure of the drink. Once more the sensations coming from lagers, lighter and easy drinking, will be of a fresh, restoring beverage, (even if sometimes too weak) usually served in a pizza house, whilst the top fermented ales, quite strong, thick and creamy will endow velvety, healing feelings. Another important feature is the fizziness, closely linked to the brewing traditions of each country, but also to the pouring or draught procedure. No standards are actually available, anyway the style makes the difference.
The aftertaste is the following topic. It is important to identify the aromatic components of the persistency first of all because aftertaste is what we retain of a drink for a longer time; the second reason is the impact that it will have on the pairing with food. A pretty good match is not originated simply from a mix of food and beverage, since we do not eat and drink at the same time, but from the total sensations given by adding the aromas persisting from the beverage with the tastes of the food served.

The assessment of the aftertaste’s quantity and  quality has, again, its major importance. A considerably long persistence consents to pair the beer with important, complex dishes, or also to sip it with awareness, just as we do with a nice glass of wine; on the contrary, if the persistence is too short it will represent a limitation to any possible match with food, so the beer will be drunk alone, far from the risk of being overwhelmed.
Concerning the characteristics of the aftertaste, often the grassy hints of hops will be recalled (the same previously felt through the olfactory analysis), and liquorice too; some spicy feelings in the complex beers, along with fresh fruits and flowers.

Pairings

A premise: who ever dared to serve a nice beer – or even several nice beers – at an important dinner? I believe very few, mostly if involved in an oenological context.
I did it! And also since lots of years.

I am firmly convinced to go on steadily along this way since there’s still so much to discover and I also wish to share some of my experiences with all those who are becoming enthusiastic beer lovers. Often I have been told that new aromatic beers, with a remarkable taste and a sturdy alcohol contents, are being served, so making the newbie (and the amateur too) a bit confused about their meaning or purpose, if any. A possible, frequent approach is “How in the world can we drink this stuff?” and then “… this is no beer..” just because a brand-new taste has been encountered. Myself, I can affirm to have experienced the same terrific sensations when I first met a Lambic: soon we definitely made friends and now I consider it a genuine, outstanding expression of brewing. Well, manage to combine these events sometimes becomes a reply to may answers, besides being an enjoyable, very pleasant tasting experience. Beer matches magnificently with food. It’s even possible that, where wine fails a pairing, beer can be an option. Obviously, excluding light or easy drinking beers, not fit for any pairing experience, it’s possible to put together a special menu with surprising combinations. So let’s forget pizza-and-beer.

We are sure that, as an aperitif, a delicate frambozen or a Belgian blanche can do, or even a brut de flandre (classic bottle conditioned): if served very fresh easily matches one-bite appetizers and starters, and is fit just like a nice sparkling wine could be. Lagers and pils beers are appropriate for light hors d’oeuvres, for example a salmon mousse, not too tasty; some beers slightly more bitter, that have the prerogative to degrease the palate, can go well with typical Italian battered and fried vegetables, so often served before the real meal begins. First courses are really a universe by their own, but for sure a risotto with asparagus, of course not the bitter varieties, goes very well with a hopped pils, while a baked lasagna can conveniently meet a strong lager or a high-alcohol bock, suitable to face cheese and meat together. A seashells sauteè is absolutely fit to pair with a very sour gueuze, whilst a plentiful bowl of quickly stewed mussels and fried potatoes will go with a well bodied lager. Oysters and smoked salmon’s ideal mate is an Irish oyster stout: you will not miss any sparkling wine or champagne whatsoever. I remember the first time somebody proposed me this coupling: I really could not imagine that an extremely delicate oyster could stand a heavy, thick, bitter, chocolate-like Guinness stout, but I had to change my mind. Dramatically. This match in fact proves to be pleasant and harmonious.

In case a game bird’s, or even liver patè is served then please look for a malt liquor, or any other high-alcohol beer, long aged, possibly in wooden casks. Salamis and pork meats will hit a feeling with a weisse, possibly a dark one, or also a marzen, while smoked cured meats are best with a doppelbock or a British bitter. If a rauchbier is available in your cellar, it will really represent the top pairing with speck ham, or also a genuine Italian chestnut beer, so trendy among domestic home-brewers. Red meats and stews, but also long aged cheeses, move the choice onto a top fermented red beer, like a trappist or an abbey beer: a surprising pairing. Sweets and desserts have a good chance with some special beers: do try chocolate sweets, including a mousse, with a doppelbock, or a custard pie with a perfumed blonde. A glukriek served warm is a real treat. I have experimented this novelty during several pairing sessions: the responses have been full of surprise and delight. An ultimate amazing suggestion can be a typical Christmas beer – available in Belgium from November on – spouse to a basketful of nougat candies, marzipan and dried fruits.

Once we will have dared all this, it means that we have definitely and successfully overcome our taboos.

Our everlasting pursuit of new culinary experiences led me to draw out some menu proposals and pairings, tested with the help of fellow Sommeliers, and so I wish to submit them to your kind attention:

 

September 15th 2006

Beer pairing event

APERITIF

Deus – Brut des Flandres

CHEESE, SALAMIS AND CURED MEATS

Blanche Hoegaarden

Super de Fagnes Blonde

Super de Fagnes Bruin

Aecht Sclhenkerla Raucher

Dunkel Koenig Ludwig

WURSTEL AND SAUERKRAUTS

Craft-brewed Abdjibier

Abdjibier Saint Hubert

Karmeliet Triple

Duvel

HY Living Super Beer

PORK KNUCKLE STEWED WITH BEER

ZOLFINI BEANS WITH RINDS

Achel

Chimay Triple

Westmalle Triple

Rochefort 8

Rochefort 10

STRUDEL

Lambic Kriek Bellevue

Lambic Lindemans Pecheresse

Or, more, a dinner with the AIS delegation from Arezzo:

Craft-beers event

November 26th 2007

RISTORANTE PAPPOSILENO, CAVRIGLIA , AREZZO

APERITF

Blanche

ONION PIE ON SBRICIOLONA BED AND CHICKEN LIVERS MOUSSE

Pilsner Blanche

SMOKED SCAMORZA CHEESE FLANS WITH WARM GOAT CHEESE SAUCE

Rauchbier

British Old Ale

SANGIOVANNESE STYLE STEW

Belgian Strong Ale – Quadrupel

CREPES WITH FRUITS AND CHERRY SAUCE TOPPING

Liefemans Gluhkriek (served warm)

Excluding the original Liefemans Gluhkriek from Belgium, all the home-made crafts beers are of my personal special production

Here below you can learn more about other very successful beer pairing events:

See also: Geografia della birra by Paolo Zaini

Paolo Zaini

Translation by Mabira Piccaro

 

1 Commento

  • book of ra android cheat

    9 maggio 2013 at 00:28 Rispondi

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