La Champagne e lo Champagne raccontati da Paolo Zaini!

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Un’escursione enogastronomica tra le più belle che mai si possano fare è quella tra i vigneti della Champagne, tra i dolci pendii delle sue verdi colline con i vigneti disposti a pettine.

Il tour è stato organizzato dall’Ais di Arezzo e in particolare dal carismatico Luca Radicchi che ha messo la sua grande esperienza a beneficio di tutti noi con l’obiettivo, pienamente riuscito,  di farci visitare cantine piccole, medie e grandi, tutte di alto livello nei comuni dei Grand Cru.

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Alla fine del lungo viaggio in bus ci fermiamo direttamente ad Ambonnay, nella Montagne de Reims, dove per rigenerare le spossate membra andiamo a visitare SAINT REOL, eccellente azienda cooperativa costituita da duemila vigneron, conferitori dell’uva di 1700 ettari di vigneti, il cui prodotto viene imbottigliato per il 45% dall’azienda, il 50% viene venduto alle grandi maison e il 5% è rilevato da alcuni piccoli produttori che lo etichettano in proprio. Visita in cantina e  degustazione di tutta la gamma produttiva. Sei champagne di alto livello tra i quali spiccano l’Elegance Millesimé 2004 e il Millesimé 2005, entrambi Chardonnay e Pinot Noir in percentuali variabili con parte dei vini base senza malolattica.

Il giorno dopo è un vero tour de force con la visita a ben quattro cantine. E’ la volta della Cote de Blanc, a Cramant dove visitiamo BONNAIRE, 100.000 bottiglie prodotte. Abbiamo la fortuna di arrivare nel momento in cui in cantina si procedeva al   “degorgement a la glace” quindi  possiamo assistere in diretta ad un’operazione che raramente è possibile  vedere.

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Anche qui degustazione d’interessanti “blanc de blanc”molto eleganti, con finissimi perlage, spiccata acidità e grande persistenza che ne fanno prodotti molto longevi. Su tutti spiccano il Variance e il Ver Sacrum. Degustiamo anche gli champagne dell’altra azienda di famiglia, PAUL CLOUET di Bouzy  con un Millesimé 2007, 80% pinot noir e 20% chardonnay che è una vera bomba così come il Prestige con vinaggio analogo.La cantina successiva, sempre a Cramant è  GUIBORAT FILS, azienda a conduzione familiare e la più piccola che visitiamo nel tour, con sole 25.000 bottiglie prodotte in  una cantina vecchia quasi un secolo scavata nel gesso.Tre soli i vini prodotti e messi in commercio di cui un Brut  Tradition, un Blanc de Blanc Grand Cru, un interessante Millesimé 2006 Grand Cru Blanc de Blanc  -84 mesi sui lieviti-, ma la  vera perla enologica da 1200 bottiglie è la Cuvée Les Caures 46 extra brut Blanc de Blanc Millesimé 2005, che rimane ben 97 mesi sur lies e che la maison è ben lieta di farci degustare. Incredibili la persistenza e finezza di questo vino che purtroppo non  è in vendita poiché è destinato esclusivamente come omaggio ai migliori clienti dell’azienda.

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Ci spostiamo a Le Mesnil sur Oger, alla maison JEAN PERNET un’ottima azienda che produce champagne da diverse generazioni e che riesce a coniugare una altissima qualità a prezzi ragionevoli.  110.000 le bottiglie prodotte su 17 ettari di vigneti nei villaggi di Le Mesnil e Vertus  (piantati solo con uve Chardonnay) e Epernay, e Chavot Leuvrigny (uve tradizionali della Champagne). La degustazione dei vini che ci presentano, evidenzia subito un’eccellenza  caratterizzata da perlage finissimi e persistenti, grande finezza olfattiva ed eleganza al palato. Gli Champagne migliori risultano la Cuvée Prestige Grand Cru Chardonnay e il Millesimé 2008 Grand Cru Blanc de Blanc, tutti premiati in guida Hachette.

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Anche qui, cercano di sbalordirci quando, alla fine ci propongono in degustazione un Millesimato 1996 Grand Cru Chardonnay Pas Dosè e ci riescono in pieno dato che questo vino evidenzia un’eleganza straordinaria e fuori dal comune, colore dorato e un naso stupefacente  che evidenzia una mela matura, miele, pan brioche su un finale-non vi sembri strano- di formaggio parmigiano; in bocca grande persistenza, morbido, cremoso e ancora grande freschezza. Purtroppo anche questo è solo riservato alle degustazioni e non più in vendita.

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La giornata prosegue con la visita alla Maison HENRY DE VAUGENCY a Oger. Produttori di  Champagne fin dal 1732 e oggi Monsieur Pascal Henry ne rappresenta  l’ottava generazione. Dato che qui i sommeliers aretini hanno consolidato un ottimo rapporto e in pratica sono  di casa,  Luca Radicchi regala al vulcanico Pascal, tifosissimo della “Rossa”, una storica  bandiera della Ferrari firmata da Jean Alesi, che lo rende particolarmente felice.

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La visita  ha inizio con la collezione delle etichette storiche dello champagne e la successiva presentazione dei vecchi attrezzi per la vigna e per il vino. Andiamo in cantina, dove insieme alle moderne tecnologie convivono vecchie attrezzature ancora utilizzate come un torchio d’inizio novecento, perfettamente conservato.  Poi Pascal ci presenta il degorgement “a la volée” e ci invita a provare. Anch’io mi cimento in questa operazione mai provata e qui mi gioco una buona parte della reputazione, perché un buon bicchiere di champagne se ne va agli angeli.   Però non è mica facile al primo tentativo!

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Dopo aver tappato e ingabbiato le bottiglie da noi sboccate, ovviamente senza dosarle, Pascal vi applica l’ etichetta con tanto di autografo  e ce le regala, così che possiamo mostrare ai posteri la nostra esperienza.

Poi, giacchè   qui è tassativamente vietato stappare le bottiglie nel modo tradizionale e il “sabrage” è d’obbligo, impugnata la “Durlindana”(spada di Orlando…) si preparano le bottiglie per la degustazione che prevede l’assaggio di tutta la gamma dei prodotti.   Gli sciabolatori dopo il sabrage ricevono un attestato.

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Fedele al terroir, la maison produce Blanc de Blanc, esclusivamente da chardonnay,  assemblando i vini  di varie annate, spesso anche molto lontane tra loro e addirittura un Multimillesimé, uno champagne non molto facile da reperire. Originale anche il metodo per produrre il rosè:  grappoli interi   di pinot noir  vengono  posti in mosto di chardonnay  e rimossi appena il mosto raggiunge il colore desiderato.

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Quindi è corretta la dicitura di “blanc de blanc rosè” non essendo nel vino base nessuna percentuale di vino rosso ma soltanto gli antociani estratti dalle esili bucce del pinot noir. L’indomani è d’obbligo la visita a Epernay, lungo l’Avenue de Champagne dove si trovano alcune tra le più importanti maison che sono sempre un bello spettacolo da vedere.Siamo ospiti di PATRICK SOUTIRAN,  piccolissimo recoltant manipoulant  ad Ambonnay con poco più di 25.000 bottiglie prodotte,  di grande qualità e che si definisce  “Créateurs de Champagne” da cinque generazioni. Noi  lo possiamo definire tranquillamente, un produttore di “Vin de Garage” dato che qui ritroviamo, non le grandi tecnologie dell’enologia moderna ma metodi semplici quanto efficaci che sono sempre stati  utilizzati da queste parti. Sei i vini prodotti, tutti grand cru che hanno come  denominatore comune l’estrema finezza, tra i quali   spiccano il Blanc de Noir, che è il vino più significativo dell’azienda  e il Millesimé 2006, 60 mesi sui lieviti, che evidenzia un largo utilizzo di vin de reserve che gli dona una bocca fine e cremosa oltre ad una notevolissima persistenza e  un olfatto poliedrico.

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Chi visita la zona della Champagne non può esimersi dal fare una passeggiata in mezzo ai vigneti e dove, se non nella conca di Bouzy dove il pinot noir regna sovrano appena  interrotto da qualche filare di chardonnay intersecato a macchia di leopardo. Qui abbiamo l’incontro ravvicinato  con un vigneron, il quale, benché intento a lavorare sul vigneto, è ben lieto, visto il nostro interesse, di spiegarci i segreti di una buona viticoltura, in questo territorio che non gode certo dei favori del clima ma che, grazie al  terreno gessoso e alla sapiente esperienza di coloro che da sempre coltivano queste terre,  consente all’uva di trasformarsi nel più grande vino del mondo.

E’ anche l’occasione e il giusto contesto per fare un doveroso omaggio a Luca Radicchi, per la grande dedizione e competenza con la quale ha organizzato la gita che ci ha  consentito  di   degustare degli champagne di altissimo livello, che mai e poi mai avremmo potuto fare senza la sua grande competenza.

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La tappa successiva  ancora a a Bouzy da  E. BARNAUT. L’azienda fondata nel 1874 da Edmond Barnaut è ora condotta da Philippe Secondè , il quale sostiene di avere  antenati vignerons fin dal 1600.   Pare  che essi abbiano studiato le cuvée e siano riusciti  ad addomesticare la fermentazione, addirittura prima di Dom Perignon. Mappa, con la propria produzione, le espressioni del Pinot Noir coltivati nei numerosi e piccoli appezzamenti di proprietà sparsi per il territorio di Bouzy. Produce così un’ampia gamma di cuvée a basso dosaggio che rappresentano la versatilità della maison che vanta anche il rispetto del terroir e un uso sistematico della fermentazione malolattica con lo scopo di non utilizzare solforosa in vinficazione.  Si passa alla degustazione. Un vino molto particolare è lo Champagne Rosè Brut “Authentique” Grand Cru, con l’ 85% di pinot noir con breve fermentazione sulle bucce e il 15% di chardonnay, che esprime fini note fruttate e una leggerissima percezione tannica che ne fanno un vino piuttosto interessante. Il vino di maggior rilevanza risulta il “Selection extra brut” dove al Pinot Noir delle parcelle meglio esposte, viene affiancato un 10% di Chardonnay che gli conferisce maggior eleganza.Conclusa anche questa visita  attraversiamo la      strada per recarci in   una  piccola maison a livello familiare, il  Recoltant Manipoulant “DELAVENNE PERE & FILS” che adotta una filosofia produttiva completamente all’opposto della precedente. Infatti, qui i vini non  fanno la  malolattica; si riesce così a contenere l’uso della solforosa proprio al minimo. Tutto in un ambiente molto pulito  con una perfetta tenuta delle attrezzature e della cantina, anche questa scavata nel gesso.

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E qui continuano le sorprese perché tutti  gli champagne sono ottimi prodotti. Troviamo in tutti i vini grande freschezza  e incredibili finezze oltre ad una mineralità gessosa che sprizza gioia da tutti i pori e una cremosità  in bocca che invita a riberlo.  Vini   plurimenzionati tra i quali spiccano il Millesimé 2008, metà pinot noir e metà chardonnay e il Brut Resèrve dove è  evidente il buon uso di vin de reserve con un moderato e sapiente  passaggio in piccole botti di rovere che contribuisce ad arricchirne il bouquet con piacevolissime note di pan brioche. Incredibile poi il rapporto qualità prezzo che ci invita ad acquistarne tante bottiglie.

Alla fine di questa impegnativa giornata, dove l’anidride carbonica ci fa ribollire il sangue non c’è niente di meglio che spostarsi a Reims e sedersi al tavolo di un micro birrificio, con davanti  una bella “choucroute”, ben  abbinata alla  serie delle loro birre artigianali, tutte  di ottima  qualità. Giornata chiusa veramente in bellezza.

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Un tour come questo non può che concludersi visitando anche una grande Maison e l’indomani siamo ospiti di VEUVE CLICQUOT PONSARDIN, nel centro di Reims.

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 Sotto terra troviamo  secoli di storia che la guida ci illustra con una  spiegazione molto ricca di dettagli che vanno dalla storia aziendale, alle straordinarie “Crayeres” da dove, per quasi un millennio, è stato estratto il gesso che è servito a costruire la città e anche tanti edifici parigini e che hanno fatto del sottosuolo una gigantesca forma di gruviera. Queste cave a piramide sono oltre 400, molte delle quali intitolate a persone che hanno prestato la loro opera in azienda per oltre 40 anni. Maestose la scala di accesso e quella di uscita, dove ogni scalino corrisponde ad un’annata nella quale è stato prodotto uno champagne Millesimé.

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Anche tanti ricordi del periodo della seconda guerra mondiale, poichè le crayères furono utilizzate come rifugi contro i bombardamenti. In una cripta si trova una bottiglia che fa parte di una cassa di 47 bottiglie recuperate nel 2010 da un relitto nel Mar Baltico, affondato ai primi dell’ottocento e che erano destinate allo Zar di Russia. Tre di queste bottiglie sono state regalate dal governo norvegese alla Maison che le aveva prodotte: le altre due sono state degustate, costatando che grazie al buio del fondale e alla bassa temperatura si erano perfettamente conservate.Subito dopo passiamo in sala degustazione dove entro con qualche perplessità certo di bere  lo champagne che si trova anche da noi sugli scaffali dei supermercati e che normalmente fanno degustare ai gruppi.

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A noi, poiché siamo tutti sommellier è riservato un altro trattamento: assaggiamo il Millesimé 2004 e il Millesimé Rosè 2004 che sono champagne di tutto rispetto e fugano in un sol colpo tutte le mie perplessità. Poi, Luca ci offre una degustazione de La Gran Dame e questa è la ciliegina sulla torta. Poi, fatto30, facciamo 31 e ci regaliamo anche La Grand Dame Rosé che mi obbliga a rivedere le mie convinzioni, dato che non sono un grande amante dei rosé ma che a questi livelli mi devo togliere il cappello.

Usciamo incredibilmente  soddisfatti  e prima di andare a visitare le bellezze di Reims, ci concediamo un’ ottima Canard a l’Orange e ci prepariamo per il rientro desiderosi di un po’ di tannino.

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Paolo Zaini

7 Commenti

  • alessandro carboni

    24 febbraio 2015 at 12:22 Rispondi

    Bravo Paolo!!! numero 1

  • Danilo Tommasi

    24 febbraio 2015 at 20:06 Rispondi

    Bravo Paolo, che spettacolo!!!. Complimenti

  • Paolo Zaini

    25 febbraio 2015 at 12:53 Rispondi

    grazie Alessandro, quando l’animo è sereno e la roba è buona, è facile esprimere quello che abbiamo dentro !!!!!!

  • Giovanna Ghezzi

    26 febbraio 2015 at 16:50 Rispondi

    Paolo….. sei sempre il meglio … tutto il resto sono SOLO imitazioni !!!!!!

  • giulio

    26 febbraio 2015 at 16:56 Rispondi

    Bell’ articolo Paolo asciutto e dettagliato e soprattutto rinfrescante per la nostra memoria dal momento che sono passati qualche anno dalla nostra visita nella champagne. Le foto sono bellissime (a parte le facce allucinate dei ragazzi…), Draculain poi…con l’arma in mano e con la bottiglia scoppiettante (che spettacolo) . Ma che ci fa’ quel tizio, in quel vigneto di prestigio con quella minacciosa sega elettrica?
    Un abbraccio sulfureo…GG.

  • Lucio

    28 febbraio 2015 at 17:39 Rispondi

    Big Paolo la voglio fare ank io !!! Solo a sentirla raccontare mi sembra una straordinari esperienza !!! Vo a stappare una bollicina e chiudo gli okki !!!

  • Paolo Zaini

    8 marzo 2015 at 16:05 Rispondi

    Giulio, acuta osservazione. Là potano con la sega, non fanno mica come noi che stiamo a centellinare “occhio più, occhio meno”, fanno 250 quintali per ettaro ma di estrema qualità.
    Grazie a tutti per i commenti.

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