Osmize … Oggi siamo andati a trovare Zidarich

L’osmiza  in teoria è una parola quasi indefinibile che si riferisce a un luogo simile a una locanda ma che non è locanda, simile a un agriturismo ma non è agriturismo, né una trattoria…

 

 

 

 

L’Osmiza è osmiza e basta e fa parte di una zona precisa che comprende l’altopiano del Carso triestino  e  parte del Carso sloveno.  In pratica è un luogo che coincide con aziende agricole – vitivinicole che aprono le porte ai visitatori e vendono il loro vino insieme a prodotti locali.  Osmiza, in sloveno osmica, deriva  da osem, parola per l’appunto slovena che significa otto. Otto giorni consecutivi aperti al pubblico come da editto emanato nel 1784 dall’Imperatore Giuseppe II d’ Asburgo che comunque pare solo una conferma di quanto accadeva in tempi più remoti. Uova sode, prosciutto crudo, prosciutto cotto  con una spolverata di  cren- kren (barbaforte), dal sapore forte ma con grandi proprietà terapeutiche, salame, ombolo (lombata di maiale con la sua porzione di  sano grasso ), formaggi, sottaceti. Durante l’anno ci sono  sempre osmize aperte che, in ambienti agresti  sono un punto di riferimento per quanti, a ogni età, decidono di trascorrere momenti piacevoli, estraniandosi dal viavai cittadino.  Riconoscerete un’osmiza da una frasca verde…Noi, approfittando dell’apertura invernale siamo andati a Prepotto, non solo per salutare Beniamino Zidarich, ma per gioire ammirando lo spettacolare panorama che si gode   dalla sua osmiza, cioè dalla sua azienda: il Golfo di Trieste che si allunga fino alla Slovenia, rasserena gli animi che si predispongono anche a gustare le bontà gastronomiche  e soprattutto a bere qualcuno dei suoi ottimi vini. Il magnifico sole splendente nell’azzurro cielo di una fredda ma serena giornata dicembrina, rende ancor più accogliente la sala, lasciandoci  in un dolce torpore. Qualche assaggio : La Vitovska Green – Zelena 2017, da vigne giovani, è scattante, con una base di acidità non per carattere ma per sua caratteristica, ottima per pulire il palato dopo il meraviglioso grasso dell’ombolo…La Malvasia 2016, color ambra con riflessi dorati, piena, sontuosa, agrumata a primo naso con l’arrivo di erbe aromatiche che sanno anche di mare, asciutta, schietta.Il Ruje, vino rosso prodotto con Merlot e Terrano, pomposo ma vivace, imponente ma non supponente…Vini “naturali”, vini fatti come una volta ma con la cura di oggi, vini che si fanno già in vigna, che si affinano in cantina e che continuano a vivere in bottiglia.

Giuditta Lagonigro

Le bontà dell’osmiza
Vitovska Green 2017

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