Paolo Zaini ancora a tutta Birra!

L’UNIVERSO DELLA BIRRA

Si dice spesso che la birra non ha alcuna relazione con il territorio, che a differenza del vino non ha bisogno del “terroir”, che non sono l’esposizione al sole o le caratteristiche del terreno che fanno la differenza, come avviene invece per il vino.
Questo è in parte vero poiché l’acqua è oggi un ingrediente facilmente “adattabile” alla proprie esigenze grazie alle moderne tecnologie, il malto non viene prodotto direttamente dal birraio e perciò, come lo può comprare lui, può essere comprato e spedito da una parte all’altra del mondo senza particolari problemi di trasporto Stesso discorso per il luppolo e il lievito che sono facilmente esportabili. Questo permette di produrre una birra secondo stile e ricetta belga nel Valdarno, come faccio io, tanto per fare un esempio, oppure si può produrre un’Imperial Stout in Sud Africa. Tuttavia la birra ha un forte legame tradizionale con il proprio territorio e molte delle zone di produzione di fatto coincidono con le zone di coltura degli ingredienti principali, basti pensare alle tante varietà di luppolo e alle zone di produzione dell’orzo. Perciò se i climi mediterranei contribuiscono a una buona viticoltura, i climi più rigidi continentali sono adatti alla coltivazione di cereali e alla fermentazione della birra (che, non dimentichiamolo, prima dell’invenzione del freddo artificiale era strettamente legata alle stagioni). L’orzo predilige grandi pianure dal clima temperato piuttosto fresco e secco e un terreno fertile e calcareo, e anche il luppolo richiede un clima freddo pur preferendo però terreni più argillosi.  Le più importanti zone di produzione del luppolo sono la parte nord-occidentale di Stati Uniti e Canada, l’Inghilterra meridionale, parte di Francia e Belgio, la Boemia, un’area sempre più vasta della Polonia e l’Ucraina.  In ogni caso esiste un legame con il territorio che è storicamente dato dalle tradizioni produttive che hanno visto, negli ultimi secoli, come protagonisti principali il Belgio, il Regno Unito, l’Irlanda, la Boemia, la Germania, la Danimarca e la Scandinavia, l’Olanda, la Francia, l’Austria, la Polonia e altre zone dell’Est europeo.  Prima di addentrarsi nelle varie realtà brassicole mondiali, occorre fare una distinzione tra zone e tipologie. L’Europa continentale è il regno delle Lager, che è sempre sinonimo di birra a bassa fermentazione, insieme al nord  America e Australia. Invece nei paesi collegati al  Regno Unito netta è la prevalenza delle Ales, che sono sempre birre ad alta fermentazione. Nel bel mezzo di questi due mondi c’è un piccolo paese, piccolo per estensione ma enorme per cultura birraria e ricchezza di stili, in primis il Lambic, o birre a fermentazione spontanea.

IL BELGIO

 Da molti definito come “il regno” della birra questo piccolo paese è in   effetti la nazione che può vantare il più alto numero di stili birrari del mondo.
Fare birra in Belgio è una tradizione che si perde nella notte dei tempi e soprattutto è un’attività che coinvolge piccoli produttori e artigiani che sono riusciti a sopravvivere alla massificazione del gusto e all’invasione dell’industria.   Sicuramente il Belgio è conosciuto per alcune delle birre chiare più diffuse (vedi Stella Artois o Jupiler) ma è probabilmente più sensato porre la nostra attenzione su quelle produzioni che fanno di quest’area una zona unica al mondo, e che tanti appassionati non stentano a definirla la “Borgogna” della birra.  Come abbiamo già detto un’area a ovest di Bruxelles (Brabante), e più specificamente il Payottenland, produce le rare Lambic, ma attualmente in fase di evidente riscoperta  .Si tratta di birre di frumento a fermentazione spontanea ottenute da una miscela di orzo maltato e di frumento non maltato.  Sono birre acide e complesse, maturate a lungo e con una consistenza e complessità simile a quella del vino.    Miscele a invecchiamento differenziato possono essere “tagliate” in modo che, rifermentando, diano vita alle frizzanti gueze, oppure addizionate di zucchero o caramello, ottenendo in questo caso il mitico faro, o ancora unite a ciliegie, fragole o altri tipi di frutta per produrre le fresche kriek o frambozen o altro, secondo il tipo di frutta aggiunta. Il Belgio è anche la patria delle sei Trappiste ( Orval, Chimay, Rochefort, Westvleteren, Achel, Westmalle). La settima ( De Konisgshoewen La Trappe) si trova in Olanda. Sono rigorosamente prodotte nei monasteri e con la finalità, più o meno rigida, di provvedere al sostentamento del monastero. Poi abbiamo le Birre d’Abbazia, così definite perché in origine erano prodotte anch’esse nei monasteri, ma poi hanno ceduto la licenza a privati, se non addirittura a grandi multinazionali. Le trappiste si sono dotate del famoso marchio esagonale Autentic Trappist Product che è considerata  una denominazione d’origine. Il paese ha attualmente ben 124 birrifici ufficiali, ma sono tantissimi gli homebrewer che si fanno la birra in casa per consumo  personale, esattamente come da noi sono tanti che hanno la vigna e si  producono il vino per casa.

 

IL REGNO UNITO

Come ho già detto  è la patria delle ale.  Non molto alcoliche (con alcune eccezioni), servite a temperatura ambiente e senza troppa schiuma, le migliaia di pinte (il bicchiere tipico che è anche un’unità di misura) di ale servite in Gran Bretagna sono il simbolo della produzione locale. Bitter ale se particolarmente luppolate e amare, Brown ale dal colore unico e inconfondibile, India pale ale e Old ale per quanto riguarda le birre tradizionalmente legate al periodo coloniale (erano in grado di sostenere lunghi viaggi anche senza i frigoriferi), Scotch ale per quelle prodotte in Scozia, ma sempre e comunque ale.  Tanto che qui molto spesso vedete scritto sui cartelli: “beers & ales” quasi a voler sottolineare l’unicità di questo stile. Si tratta in ogni caso di birre uniche, caratterizzate da un notevole malto, da sentori di tostato e di caramello, da una discreta struttura e un’aromaticità tutta particolare. Le differenze interne fra queste birre sono enormi ma lo “stampo” inglese è ben identificabile nel mondo birraio e vicino, in parte, solo ad alcune tradizioni irlandesi e belghe. In Gran Bretagna esiste anche un’associazione, il CAMRA (Campaign for Real Ale) che, in difesa della produzione di ale tradizionali di qualità garantita, ha saputo imporre elevati standard qualitativi, confrontandosi con la grande industria.  L’importanza del consumo di birra in Gran Bretagna è tale che è spesso argomento di campagna elettorale per le elezioni politiche. Ma si sa che qui la birra è un elemento di forte aggregazione e incontro sociale.

L’inglese Michael Jackson, definito il Cacciatore di Birre è stato il più grande scrittore di birra di tutti i tempi.

 

Birre inglesi in bottiglia

L’IRLANDA

     Questa meravigliosa isola verde è la patria delle tostatissime Porter e Stout.
Birre amare ottenute con miscele di malto molto tostato, dal sapore unico, esportato in tutto il mondo.  Anche qui la birra è un fatto sociale ma guai a fare paragoni con la vicina Inghilterra.   La pinta di stout, birra ad alto valore nutritivo, ha in Irlanda un ruolo storico persino come cura dei malati e sostegno per l’allattamento. Si beve durante tutto l’arco della giornata e si abbina particolarmente bene con le ostriche e il salmone locali. La tipologia delle stout si differenzia da nord a sud ma le principali fabbriche si trovano nelle due città più grandi: Dublino e Cork. L’Irlanda produce anche ottime birre rosse ad alta fermentazione che riscuotono un particolare successo di pubblico soprattutto fra i giovani.

LA GERMANIA

La patria del Reinheitsgebot, l’editto sulla purezza della birra promulgato nel 1516 in Bavaria, è ancora oggi la più significativa produttrice di birre dal deciso sapore di malto e di luppolo. L’editto prevedeva infatti che la birra venisse prodotta esclusivamente con malto d’orzo, luppolo e acqua (non si parla di lievito perché non era ancora stato scoperto).  E dunque la Germania produce decine di diversi tipi di birre a bassa fermentazione come le lager, pilsner, dortmunder, munchener, marzen (le birre che venivano prodotte nel mese di marzo per essere consumate in autunno).
Birre chiare che ricordano decisamente gli ingredienti con cui vengono prodotte e che piacciono particolarmente a chi ama le “bionde” che tanto successo hanno riscosso nel secolo scorso e tanto ne riscuotono ancora.  Accanto a queste, birre particolari come le più alcoliche bock e doppelbock, talvolta scure, le profumate ocktoberfest prodotte in occasione della celebre festa di Monaco e le uniche kolsch ad alta fermentazione prodotte a Colonia, a pochi passi dal confine con il belgio, dal quale sentono l’influenza, come pure le Altbier di Dusseldorf.   Altre birre che fanno grande la Germania nel mondo sono le weisse o weizen,  birre di frumento che dalla Baviera a Berlino, con le differenze del caso, sono sicuramente tra  gli stili che hanno fatto scuola in tutto il mondo. Fresche e beverine (fatta eccezione per le più alcoliche weizenbock) hanno aromi di grano e di lievito che dominano olfatto e retrogusto.

LA REPUBBLICA CECA.

La Boemia e gran parte della Repubblica Ceca rivendicano la paternità delle pils.
Le uniche vere e inconfondibili pils (stile oggi imitato in tutto il mondo) sarebbero infatti nate qui (la Pilsner Urquell, il cui nome significa “fonte originale” in virtù dell’acqua che in quella zona è dotata di particolare dolcezza e povera di calcare, tanto da consentire l’uso delle forti luppolatre che la contraddistinguono).E ancora oggi spopolano queste birre molto popolari contraddistinte da un maggior corpo rispetto alle lager e, soprattutto, dall’uso del locale  luppolo Saaz particolarmente elegante e rinnomato. Luppolo che non può non caratterizzare i profumi di fieno e di erba appena falciata tipici di queste bionde. A Praga, in alcune birrerie del centro, è poi ancora possibile trovare birre scure, dai sapori più decisi e tostati, tipiche anche di una parte della Polonia, e che, sebbene possano ricordare all’aspetto una porter o una stout, sono ben più secche  e alcoliche.

LA SCANDINAVIA

Tutta questa zona esporta famosissime birre in Italia e in Europa.
Birre a bassa fermentazione, s’intende, visto che il lievito responsabile di questo tipo di fermentazione, come dicevo nella parte precedente,  fu scoperto dal tecnico Hansen proprio a Copenaghen, nei laboratori della Carlsberg nel 1883. E dunque soprattutto lager ma anche qualche porter e birre più alcoliche per le occasioni speciali come strong lager e qualche ale.

LA FRANCIA

      Il paese del vino per eccellenza produce ottime birre. Non saranno certo i francesi a dichiararvelo a meno che non vi rechiate in una delle zone che per tradizione producono fieramente birre speciali. Come nell’area di Lille, fortemente influenzata dal vicino Belgio, o in Alsazia, per esempio. Le birre prodotte in Francia sono comunque (eccezion fatta per alcune celebri lager poco caratterizzate) piuttosto alcoliche e originali, come nel caso delle bière de garde o delle più rare bière de Paris, maltate e speziate con una gradazione alcolica vicina ai 7 gradi. Sono birre che durano a lungo e che si distinguono dalle altre perché confezionate in bottiglie da litro con tappi di sughero.

GLI STATI UNITI

Gli Stati Uniti d’America sono senza ombra di dubbio la patria di alcune delle lager industriali più conosciute del mondo. Birre semplici che hanno conquistato il gusto di gran parte del pianeta proprio perché di gusto ne hanno ben poco, sebbene alcune di loro possano vantare un carattere e una costanza qualitativa molto rara in questo tipo di prodotti. Tuttavia gli USA sono particolarmente considerati nel panorama birrario contemporaneo perché sono oggi protagonisti di una rivoluzione della produzione brassicola artigianale e della riscoperta di stili che erano andati quasi perduti. Un rinascimento birrario che vede ormai coinvolti centinaia di produttori soprattutto nell’area nord-ovest del paese. Questo fenomeno ha prodotto birre originali che si rifanno ad antiche ricette europee, talvolta dimenticate, o che talvolta introducono sorprendenti elementi d’innovazione. È quindi possibile oggi trovare porter americane dal sapore affumicato, incredibili kriek alla ciliegia o ancora perfette dortmunder prodotte nel Midwest. Ma la birra americana di qualità per eccellenza è senz’altro l’American Pale Ale o APA , derivata dalla India Pale Ale britannica ma caratterizzata dall’ amaro e dall’aromaticità spiccata data dai luppoli americani come il Cascade, il Villanette e l’Amarillo.

LA BIRRA IN ITALIA

Viene attribuito agli Etruschi il merito di aver portato in Italia l’orzo, l’ingrediente fondamentale per la preparazione della birra che, come ho già detto nella puntata precedente, però si deve a Cleopatra la diffusione oltre il Mediterraneo di questa bevanda.  Ben presto nell’Antica Roma e in tutto l’ Impero Romano si cominciò a consumare abitualmente birra anche se veniva considerata una bevanda “pagana e plebea” al confronto del “divino e nobile” vino. Nell’anno 87 d.C., Tacito, infatti, parla della birra dei Germani paragonandola al “vinus corruptus” cioè andato a male!  Non la pensava così suo suocero, Agricola, che portò tre mastri birrai da Glevum, l’odierna Gloucester ed aprì a Roma nella sua villa, una birreria privata.   Augusto esentò la classe medica dalle tasse perché Musa, il suo medico, l’aveva guarito dal mal di fegato ricorrendo alla “cervisia“.  La birra fu, in seguito, una delle vittime delle invasioni barbariche che distrussero gli impianti di produzione, sia pure artigianali, delle città. Del periodo medievale, si ricordano solo degli episodi isolati legati alla vita monastica. La ripresa non avviene in Italia nei secoli seguenti per l’influenza determinante del clima e delle credenze religiose. Infatti come cattolici vediamo nel vino la bevanda sacra, benedetta nell’ultima cena, e nella birra il simbolo del paganesimo delle genti del Nord.   Il ritorno della birra nel nostro paese non avviene sotto buoni segni, portata infatti dai famigerati Lanzichenecchi che saccheggiano Roma nel 1527. Lo storico Massimo Alberini ci riferisce che uno dei loro capi, Giorgio Von Frundsberg, si faceva seguire, anche in battaglia, da un cavallo che trasportava due barilotti di birra. Anche durante i moti risorgimentali si evidenziano le differenze di mentalità tra gli oppressi bevitori di vino e gli oppressori austriaci bevitori di birra. Ma nulla poteva ormai arrestare, anche nel nostro paese, la popolarità che questa fresca, dissetante e socializzante bevanda ha saputo conquistare in ogni parte del pianeta. Dobbiamo arrivare alla metà del secolo diciannovesimo perché finalmente anche in Italia sorgano le prime vere e proprie fabbriche, tutte a carattere artigianale. La prima brasseria italiana è la Spluga di Chiavenna, però sembra fondata da svizzeri,  che inizia la sua attività nel 1840, seguita subito da quelle formate dai lungimiranti imprenditori austriaci che volevano entrare in un mercato nuovo, come Wurher, Dreher, Paskowski, Metzger, Caratch, Von Wunster imitati ben presto da commercianti italiani, come Peroni e Menabrea. Però la prima birreria tutta italiana è la Malteria Italiana di Avezzano. Dopo varie vicissitudini collegate alle due guerre mondiali e alle sempre più alte tassazioni, si è giunti ai giorni nostri all’inevitabile concentrazione di grossi e potentissimi raggruppamenti internazionali che hanno rapidamente portato all’acquisizione delle piccole fabbriche, facili prede, vittime di irreversibili crisi. Però dagli anni ’80 c’è inversione di tendenza e si va verso la birra di qualità. Ma se consideriamo la qualità, la realtà è ben diversa e lo sanno bene tutti coloro che si battono, ognuno nel proprio campo di competenza, per poter in un immediato futuro intraprendere il cammino l’avventura degli americani, protagonisti della  straordinaria e ben nota “renaissance”.   È indubbio che nel nostro paese la birra sconti una particolare sudditanza culturale rispetto al vino e anche che l’immagine della birra in Italia sia ancorata all’idea della “bionda estiva e dissetante” ma è altrettanto vero che alcune delle nostre birre vincono premi in giro per il mondo. In ogni caso il Bel Paese ha da sempre prodotto lager particolarmente equilibrate e qualche interessante strong lager e doppelbock. Si tratta forse di pochi marchi ma sicuramente molti di questi non hanno niente da invidiare alle equivalenti cugine europee.  Anche l’Italia peraltro è da qualche anno protagonista di un’interessante diffusione della produzione birraria artigianale.   In modo particolare nel nord del paese, ma non solo,  sono fioriti microbirrifici di tutto rispetto che producono oggi birre che fanno capo a moltissimi stili, dalle pils alle weisse, e che cominciano a diffondersi anche nelle enoteche. Di alto gradimento è la birra alle castagne, leggermente affumicata, che si sta affermando come il nuovo stile italiano e che anch’io me ne faccio una cotta all’anno e me la bevo durante l’inverno.

Paolo Zaini

-Gli autori degli articoli sono responsabili in prima persona dei testi pubblicati-.Poliphenolica.com si solleva da qualsiasi responsabilità.-

 

 

More Beer, with and by Paolo Zaini!

THE UNIVERSE OF BEER

We often hear somebody saying that beer is not related with the  country-land, unlike wine it does not need its “terroir” , the exposure  to the sun or the features of the soil do not impact on the quality of beer, contrary to what happens with wine.
In part this is true,  since water can be easily adapted to our requirements utilizing present-days technologies, malt is not directly produced by the brewer: it can be bought and traded anywhere in the world without particular logistic problems. For this reason it is possible to brew according to a Belgian style and recipe in Valdarno – as I usually do – or even produce an Imperial Stout in South Africa.  Anyway by tradition beer is strongly linked to its country and as a matter of fact many of the production areas overlap the countries where the main ingredients are grown. We have in mind the several varieties of hops and the barley production areas.
Whilst the mediterranean environment is fairly suitable to vine growing, the colder continental climates are more appropriate to grow grains and fermenting beer. At this purpose we must always remember that – prior to the invention of cooling systems –  brewing times closely followed the seasons. Barley is best grown in wide flatlands with a temperate, rather cool and dry climate, in a rich and calcareous soil. Hop also requires cold temperatures, but prefers clayey soils.
Hop is mainly produced in North-western USA and Canada, in Southern UK, in some regions of  France and Belgium, in Bohemia, and increasingly in Poland and Ukraine.  In all cases a historic link with the territory still remains, expressed by traditional productions of such countries as Belgium, United Kingdom, Eire, Bohemia, Germany, Denmark and the Scandinavian countries, Holland, France, Austria, Poland and other East European areas.Before entering the world of beers, we want to outline the various areas and styles.  Continental Europe along with North America and Australia  is the motherland of Lager beers, which always means a low fermentation type. UK and the related countries see the prevalence of the Ales, top fermentation types.  Between these two trends there is a small Country, with an outstanding know-how regarding brewing and styles, first of all the Lambic, spontaneous fermentation types.

BELGIUM

Widely known as the Kingdom of beers Belgium boasts the higher number of styles in one nation.
For Belgians brewing is not only an old-established tradition, lasting from time out of mind, but also a business that involves small producers and craft-brewers,  survivors to the mass-leveling of tastes and to the invasion of the industries. Belgium is well known for some of the most popular pale ales (such as Stella Artois and Jupiler), however we prefer to focus on the special productions that make this Country really unique, no wonder that many beer-lovers define it the Burgundy of beer. As stated before, in the area of Payottenland,  West of Bruxelles, in the Brabant region, are  produced the rare Lambic beers, currently being rediscovered.
Lambic are wheat beers brewed by spontaneous fermentation; the mash is a mix of malted barley and not malted wheat. They are rather acidic and complex, are conditioned for a long time and have a texture and complexity that, in some ways,  recall wine. Mixing beers with different ageings  allows to compose a blend that – fermenting once more  – generates a sparkling Gueuze; the addition of sugar or caramel makes possible to obtain the mythic Faro; again, with  the adjunct of cherries, strawberries or other fruits  we will have the fresh  Kriek or Frambozen, or else, depending on the fruit employed.
But Belgium is also the mother-country of the six Trappist ales (Orval, Chimay, Rochefort, Westvleteren, Achel, Westmalle). The seventh one (De Konisgshoewen La Trappe) is found in the Netherlands. These ales are strictly produced in the Monasteries with the intent – more or less…- to support  their livelihood. Moreover there are the Abbey Beers, so called because they were formerly produced in the Monasteries too, but have  agreed commercial arrangements with privates or even with the international industry.
The Trappist ales  have adopted the famous hexagonal logo Authentic Trappist Product,  similar to a DOC (Controlled Designation of Origin) label. At present, Belgium officially counts 124 breweries, however there are lots and lots of home-brewers who brew their own beer, just like many Italians have their own vineyard and produce wine for home consumption.

UNITED KINGDOM

UK is the mother-country of ales. Not excessively alcoholic (some exceptions are counted), served at room temperature, the head is not too high: these are the main features of the thousands and thousands pints of ale served in the UK,  representing the flagship of local production. By the way a pint is both a measure and a typical beer glass.
Bitter ales are rather hopped and bitter, Brown ales have an absolutely unmistakable color, India pale ales and Old ales are closely linked to the Empire times, in fact they could stand long voyages, even when cooling systems were not available, Scotch ales are produced in Scotland. It’s rather frequent to see pub signs that advertise “beers & ales”, just to outline the difference. In all cases we are speaking about very special beers, the typical taste of malt is quite remarkable, hints of roasted and caramel are felt,  the body is decent and the aroma is absolutely unique. There are enormous differences from one beer to another, however the British print is unmistakable, and identifies pretty well this brewing method which is similar – but only in part –  to some Irish of Belgian traditional productions.In UK  there is an association called CAMRA (Campaign for Real Ale) founded with the purpose to fix high quality standards, with the aim to protect the production of traditional premium ales, against the big industry. Beer in UK is such an important issue that it eventually becomes a topic of campaigns during political elections. But we know that here beer represents a core item for social aggregation.The Englishman Michael Jackson, the famous Beer-Hunter, has been the most important and extensive beer-writer ever.

IRELAND

The wonderful soft and green Ireland is the mother-country of the toasted and roasted Porter and Stout types.
Bitter beers obtained from mashes of thoroughly toasted malt, a unique taste, exported all over the world. Beer represents a social issue, but please avoid any comparison with Engand…
The pint of stout, highly nourishing, from time immemorial has its important, historic role in Ireland for healing purposes and also as a support during breastfeeding. All time is good for a stout and it goes well with local oysters and salmons. In northern and southern Ireland of course stouts are brewed with different methods, and the major breweries are located in Dublin and Cork, the two largest towns. Also top fermented red beers are produced in Ireland, becoming very popular among young people.

GERMANY

Here, in Bavaria, was emanated the Reinheitsgebot also called the Purity Law, in 1516. Germany is the most significant producer of beers with a pronounced taste of malt and of hops. The Purity Law in fact stated that brewing ingredients should contemplate exclusively barley malt, hops and water (no mention of yeast, since it was not yet discovered).So Germany produces dozens and dozens of bottom fermented beers, lager style, such as Pilsner, Dortmunder, Munchener, Marzen (the latter are produced in March and are ready for drinking in Fall). They are all pale beers that recall the grains used and are specially appreciated by all those who love “fair, light blondes”, successfully produced since a couple of centuries.Besides the above cited, many other special beers are brewed in Germany: the Bock and Doppelbock, highly alcoholic and sometimes dark brown, the Ocktoberfest, specially produced for the famous festival held in München, and the famous Kolsch, top fermented, produced in Köln, not far from the border with Belgium, thus feeling the influence of those brewing styles, likewise the Altbier produced in Düsseldorf.
Other beers that bring large fame to Germany all over the world are the Weisse or Weizen. These wheat beers produced from Bavaria to Berlin – though maintaining their specific differences – are for sure the leading styles that have influenced the world’s brewing. Fresh and easy drinking, express sensations of wheat and yeast which dominate the nose and the aftertaste. Exception made for the more alcoholic Weizenbock.

CZECH  REPUBLIC

Bohemia and almost all the rest of the Czech Republic boast the paternity of the Pils style beers.
The unique, genuine and unmistakable Pils beers (this style is actually mocked everywhere in the world) seem to have been originated in this country.  Pilsener Urquell in fact means “original spring” after the quality of the local water which is remarkably soft: this particular feature consents to effect the characteristic strong hopping. Czech beers are largely successful  and are distinguished by a more consistent body than lagers, but most of all by the use of  local hops, the Saaz, elegant and well renown. This variety endows fragrances of hay and freshly mowed grass, typical of these pale beers.
In some pubs of Prague, in the old town, it’s still  possible to drink some dark beers, featured by  more definite and roasted tastes, typical also of some regions in Poland, which may recall a porter or a stout as of the visual analysis though being rather more dry and alcoholic.

SCANDINAVIA

Scandinavia exports truly famous beers to Italy and to Europe as well.
Of course they are all bottom fermented, since the yeast responsible for this fermenting method was discovered in Copenhagen by the expert Hansen, in the Carlsberg laboratories, in 1883.  Therefore the main brewing styles here produced are lager, but also porter and some more alcoholic types  – strong lagers –  brewed for special events besides few ales too.

FRANCE

The Country of Wine par excellence produces also splendid beers. For sure no Frenchman will admit it provided you are visiting the regions where special brewing methods are proudly part of the local tradition. An example is the Lille area, strongly influenced by the nearby Belgium, or in Alsace.
Excluding some famous lagers, not much characterized, French beers are rather alcoholic and original, such as the Bière de garde,  or the rare Bière de Paris, malted and spicy, the alcohol content reaching almost 7 degrees. Long lasting, a distinguishing feature is the packaging: in one liter bottles and sealed with a cork.

UNITED STATES

The US are – beyond any doubt – the mother country of some of the most well known industrial lagers of the world.  Simple beers that nevertheless have gained the appreciation of the largest part of the worldwide markets, just because…of a rather poor taste, despite some of them can boast a character and a constant quality , quite unusual for this kind of products. Anyhow the States are interestingly renown among contemporary beer experts because of a genuine revolution of the craft brewing and the rediscovery of old times styles, close to going lost forever. A real renaissance in the world of beer, involving several hundreds of producers, mainly in the north-western side. This important issue has led to the production of original beers which rely on old-times European recipes – some of them almost forgotten – sometimes achieving surprisingly innovative features. For this reason it’s now possible to try smoky American porters, cherry flavoured krieks, or even perfect dortmunders brewed in the Midwest.  No doubt however: the most typical beer of the US is the American Pale Ale, also known as APA, deriving from the British  India Pale Ale but characterized by bitter features and a marked aroma coming from special American hops such as  Cascade, Villanette and Amarillo varieties.

BEER IN ITALY

Etruscans are said to have imported barley, the main ingredient to produce beer, in Italy, anyway – as you can read on my previous report about beer – we must thank Queen Cleopatra for having made beer popular also beyond the Mediterranean Sea. Not too many years later, in the ancient Rome as well as in the whole Empire, people begin to drink beer habitually, even if it was considered a “heathen and vulgar” beverage compared to wine which instead was “divine and patrician”. In 87 AD in fact Tacitus compares the Germans’ beer to the “vinus corruptus”, that is rotten wine!
Different was the opinion of Agricola, Tacitus’ father in law: he brought with him three brew-masters from Glevum – now Gloucester – to Rome and here, in his domain, he brewed his own beer.  Emperor Augustus set the medicine men free from paying taxes since his personal healer, Musa, helped him to recover from his liver diseases with “cervisia”.In later times  the use of beer becomes obsolete because during the barbaric invasions the breweries are destroyed. In the Middle Ages we can count very few brewing activities, in all cases located inside the Monasteries. During the following centuries brewing activities in Italy are rather neglected due to the adverse influence of religion. Likewise the ancients, the Catholics consider wine as sacred, in fact it is consecrated during the Last Supper, while beer is a symbol of non-catholic people from Northern Europe. Beer returns in Italy bearing evil signs, along with the Landsknechts’ raid and the subsequent predation of Rome in 1527.Massimo Alberini, historian, writes that the Landsknecht leader Georg von Frundsberg, was always followed by a horse bearing two casks of beer, in battle too. During the Italian Risorgimental risings the differences are outlined also by the habits: the Austrian oppressors drink beer, while the oppressed Italians, choose wine.  By all means this fresh, thirst-quenching and socializing drink achieves, in Italy as well as in all the world, a large and successful popularity from time to time.The second half of the 19th Century at lasts witnesses the foundation of the first, small craft-breweries also in Italy. The first Italian brewery is Spluga, in Chiavenna, Sondrio, which started the production in 1840, however it seems that it was founded by Swiss brewers. In a short time follow those owned by far-sighted enterpreneurs coming from Austria, such as Wurher, Dreher, Paskowski, Metzger, Caratch and Von Wunster who aimed to penetrate a new market share. Soon, very soon after  some Italian traders  open their own business. The names of two of them: Peroni and Menabrea.
However the first brewery that can boast to be completely Italian is “Le Malterie Italiane” of Avezzano, L’Aquila.
Many events affect also this sector during and between the two World Wars, the ever more increasing taxes and duties lead to the unavoidable concentration into huge and mighty industrial properties. In fact the multinationals easily buy the small breweries in doldrums.From  the beginning of the 80s  we can notice  a reverse in the trend and a genuine rediscovery of  premium quality beer.
Anyway, under the quality point of view the realty is largely different and all those who want to begin a brewing renaissance similar to the one that took place in the US know very wellNo doubt that in Italy the culture of beer still performs a subjection attitude if compared with wine. Even though beer in Italy is seen merely as a “thirst quenching blondie, suitable for summer” nevertheless some Italian beers win important awards around the world.  In our Country are still brewed lager beers with special equilibrate features as well as some interesting  strong lager and doppelbock.Maybe there  are still few labels, but for sure they can proudly stand against their European relatives. Italy too is involved in the recent widespread interest into craft-brewing. In the Northern regions – but not only – many microbreweries flourish and produce beers according to a large range of styles, pils, weisse and so on, which are traded also in the specialized wine shops. Recently a new Italian style is broadening its fame: the beer flavoured with chestnuts, higly appreciated, slightly smoky.
I brew myself a batch, and enjoy it during the cold season.

Paolo Zaini

Translation by Mabira Piccaro

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