Schioppettino di Prepotto Unico per natura-dieci anni di storia.

Si scrive Prepotto del Friuli ( Prapòt in friulano, Pràpot in friulano medievale), si legge Schioppettino di Prepotto, vino simbolo della cittadina immersa nella Valle dello Judrio, circondata  da una rigogliosa e florida natura, da lussureggianti boschi e  da ordinati vigneti che rientrano nella Doc Friuli Colli Orientali, sottozona  Schioppettino di Prepotto dal 3 giugno 2008. A tutela e valorizzazione di uno dei principali prodotti locali nel 2002 si è costituita l’Associazione Schioppettino di Prepotto, rappresentata da aziende  che lavorano  incessantemente per presentare lo Schioppettino alias Ribolla Nera o Pokalça,  in Italia e naturalmente oltre confine.  A rilanciare l’obiettivo  è stata la terza edizione dell’evento “Appuntamento a Prepotto- Incontro con lo Schioppettino di Prepotto,  Tradizione e Cultura”, organizzato  l’1 e il 2 giugno scorso, con il patrocinio del Comune di Prepotto e della Pro Loco, oltre a enti istituzionali  regionali.

Due intense giornate di grande respiro in senso lato giacché il Castello di Albana che ospita la manifestazione, offre l’opportunità di godere un meraviglioso panorama e di trovare sollievo in un ambiente incontaminato. Ricco il programma che comprendeva appuntamenti di diversa natura aperti ad adulti e bambini. Convegni, degustazioni di vini e prelibatezze degli artigiani del gusto, escursioni tra vigneti e boschi ma anche nel tempo anche attraverso racconti storici, hanno sicuramente arricchito quanti vi hanno partecipato. 

Tra queste attività, grande successo ha riscosso la degustazione organizzata dall’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, attraverso un viaggio lungo otto anni con venticinque vini Schioppettino di Prepotto, delle annate 2016-2015-2013-2012-2011-2010-2009-2008, presentati dalle aziende vinicole associate. L’Associazione nata nel 2002, oltre alle iniziative volte  alla promozione del vino ha avviato studi e analisi sul vitigno e sulle sue peculiarità ampelografiche, creando tra l’altro, un vigneto catalogo. Importante la collaborazione con il Dott. Macrì dell’Enologica Friulana per il progetto di selezione del lievito autoctono dello Schioppettino, per cercare di caratterizzare ancor di più la produzione enologica.

Anna Muzzolini, Presidente dell’Associazione Produttori dello Schioppettino, salutando anche Leonello Gabrici, il proprietario del Castello di Albana che apre il maniero all’evento, ha riproposto la necessità di organizzarsi sul territorio perché si possa apprezzare la bellezza paesaggistica oltre ai prodotti  enogastronomici.

Il Sindaco, avv. Mariaclara Forti ha manifestato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di creare una rete tra tutti i protagonisti del territorio, per creare maggiore interesse  verso quei luoghi che meritano sicuramente più alti riconoscimenti.

La presentazione delle otto annate di Schioppettino di Prepotto è  stata guidata da Liliana Savioli, sommelier, relatrice, giornalista, con la partecipazione di Paolo Ianna, wine consultant, docente di Master vino Slow Food, grande esperto del mondo enologico e naturalmente anche  dello Schioppettino di Prepotto, al quale è stata data subito la parola. Importante è la ricerca che continua sul vitigno Schioppettino, ha affermato Ianna. Le ricerche si stanno rivolgendo allo studio del rotundone, la molecola  “responsabile “ del profumo di una spezia, nella fattispecie del pepe, presente anche in altri vitigni quali Nespolina, Syrah, Terrano, Pinot nero. Quel terpene entra a far parte del patrimonio olfattivo e quindi può essere riconosciuto nel tempo.  Grandi studiosi e ricercatori si stanno  occupando del rotundone, cercando di comprenderne l’origine, se c’è un suolo su cui vive meglio e se vi siano condizioni che ne favoriscano l’espressione. Gli Australiani stanno studiano la molecola nel Syrah ma non vi è ancora una sintesi. Il prof. Macrì con le sue ricerche ha raggiunto buoni risultati. Probabilmente nei prossimi mesi sarà pubblicato un resoconto accessibile a quanti ne fossero interessati. I produttori dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, ha continuato Ianna, sono da lodare poiché in una terra di grandi vini bianchi hanno puntato su un vitigno a bacca nera, hanno elaborato un ottimo disciplinare oltre a continuare nella ricerca. Tasselli questi, che aiutano lo Schioppettino a trovare una propria identità. 

Liliana Savioli, ringraziando il Comune di Prepotto, l’Associazione Produttori dello Schioppettino e gli intervenuti ha proseguito con un’accurata esposizione del territorio e degli stessi vini. 

Prepotto, Prapotno in sloveno-la Slovenia è terra confinante- significa felce, comprende trentacinque frazioni con 740 abitanti. Risale al 1282 la traccia di viti nella zona di Albana.  La terra è fatta di ponca, “un impasto di arenaria e marna, ricco di microelementi stratificatisi nel corso dei secoli”. La ponca, secondo la zona può cambiare colore, ci sono anche marne  rosse perchè  ferrose. 

A 60/70 cm di profondità, sotto la ponca c’è la ghiaia. Un’altra variabile è l’acidità che caratterizza il terreno. Su duecento ettari solo trenta sono destinati alla coltivazione dello Schioppettino di Prepotto…

Citando uno stimolate contributo che il Dott. Claudo Fabbro e il Prof. Carlo Petrussi porsero in un’altra circostanza, ricordiamo le lunghe battaglie sostenute per salvare dall’oblio l’antico vitigno autoctono dello Schioppettino. Sicuramente presente da secoli nel territorio di Prepotto, si parla specificatamente  di uva delicata originaria di Prepotto negli Atti e memorie della società agricola di Gorizia del 1877.  Nella  metà degli anni settanta lo Schioppettino fu maltrattato dalla burocrazia locale, nazionale e comunitaria, fino a essere considerato fuorilegge. Solo grazie a vignaioli ribelli, supportati da eventi mediatici importanti e da stimate personalità del mondo dell’enologia, lo Schioppettino è stato riabilitato e riammesso in vigna. Non sono mancati testi di grande spessore dedicati al vitigno, nostro protagonista.  Ricordiamo Walter Filiputti, Attilio Scienza, Antonio Calò e Carlo Petrussi, secondo cui il primo vigneto di Schioppettino risale al 1981. A questo ne seguirono altri. Dodici sono i biotipi individuati: sei a Prepotto, cinque a Cividale, uno a Ruals, figli di una vigna ormai estirpata. Oggi si contano cinque cloni di Schioppettino (il clone è materiale che viene fuori da un unico ceppo, virus esente). Il vigneto- catalogo di Prepotto, continua Petrussi, nasce per mettere insieme biotipi ma anche per unire il territorio. Il vitigno deve esprimere la collegialità del territorio.

L’amore per la propria terra, la passione, la determinazione con cui i vignaioli lavorano vengono inevitabilmente trasportati nei vini e la degustazione didattica che è seguita lo  ha testimoniato. Ecco i vini presentati.

Annata 2016: Grillo Iole-Vigna Lenuzza- Marinig Valerio-Pizzulin-Ronco dei Pini-Stanig-Vigna Petrussa- Vie d’Alt- Colli di Poianis.

Annata 2015 : Antico Broilo-La Buse dal Lof-RoncSoreli-Vigna Traverso.

Annata 2013: Colli di Poianis-Vie d’Alt.

Annata 2012: Ronco dei Pini.

Annata 2011: Vigna Petrussa-Marinig Valerio-Stang.

Annata 2010: Antico Broilo (Riserva)-Pizzulin-Vigna Lenuzza.

Annata 2009: Grillo Iole-Vigna Traverso.

Annata 2008: Ronc Soreli (Riserva)

È stato entusiasmante viaggiare nel tempo attraverso vini con caratteristiche diverse ma con una sorta di marchio, d’impronta che, come si dice sempre, ma in questo caso è vero parla di territorio. In un susseguirsi di sentori di spezie, di violette, di frutti rossi, di vaniglia, sono stati percorsi i trenta ettari di vigneti dedicati allo Schioppettino di Prepotto. Naturalmente ciascun vino era frutto dell’annata e figlio del produttore. Ogni azienda è stata raccontata dai rappresentanti in sala. Tutti d’accordo con Michele Pavan (La Buse dal Lof-La tana del lupo) il quale ha ricordato il lavoro di nonni e padri che, con tutte le difficoltà presenti in un territorio di confine con l’allora Jugoslavia, hanno dovuto gestire le terre senza molta preparazione, lasciando però le basi alle nuove generazioni.  Grande è lo sforzo per produrre un buon vino, un buon Schioppettino di Prepotto, perciò è necessario che si badi alla qualità e non alla quantità.

Questo è anche il nostro auspicio.

Giuditta Dina Lagonigro

schioppettinodiprepotto.it

Giusi Terribile come il suo primitivo: intenso e straordinario

Articolo di Maddalena Nuzzi

Giusi Terribile

“Le donne  preferiscono il vino bianco” : ad  affermarlo è uno studio del Dipartimento di Scienze Biodinamiche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, assieme a quello di biologia dell’Università di Pisa. La motivazione? Genetica.  “Le divine creature” sarebbero più sensibili alla percezione del gusto amaro/astringente , caratteristica appartenente più ai rossi.

A mettere in discussione questa affermazione è Giusi Terribile, una donna che ha trasmesso il suo carattere ai vini, facendo assumere al termine  “terribile” il significato di  “intenso e straordinario”.                                                                                                       Il tutto ha inizio nel 2014 quando Giusi compra due ettari e mezzo di vigna di alberelli di Primitivo di Manduria di circa venti anni, che quasi da subito conduce in regime biologico con il solo utilizzo di rame e zolfo.  Terra rossa, calcarenite, ottima esposizione solare, buona ventilazione e influenze marittime impreziosiscono  il suo vino dalla buona mineralità e dal giusto grado di acidità. L’artigianalità è il diktat della cantina Terribilecon  mani femminili che  sistemano i grappoli nelle cassette  in vendemmia  a metà agosto. Bassa resa, diraspatura, soffice pigiatura e fermentazione a temperatura controllata, tutto a vantaggio della qualità.                                                                                                                    Due sono i vini che Giusi produce. Il primo è il  Primitivo Salento IGP “Terribile”:primitivo in purezza custodito in 3800 bottiglie per un anno e mezzo dopo un affinamento di circa dieci mesi in barriques  di rovere americano.  Un nettare rosso rubino intenso dai riflessi violacei , tipici del primitivo, frutta matura, vaniglia e chiodi di garofano a esibirsi sul palcoscenico sensoriale olfattivo.

E in bocca? Equilibrio, eleganza e  straordinaria nota acida a legittimare la persistenza e l’attitudine all’invecchiamento.                                                                                                                                                           Il secondogenito della nostra “woman in red”  è un –  Primitivo Negramaro Salento IGP “Carattere Terribile”, 60% Primitivo di Manduria  e 40% Negramaro. I due vitigni vengono lavorati separatamente; mentre il Negramaro staziona esclusivamente in acciaio, il Primitivo viene affinato per circa dieci mesi in barriques di rovere americano di secondo passaggio. Alla fine i due sono uniti per un blend che  stazionerà per un anno e mezzo, in sole 2600 bottiglie. Rubino, complesso al naso  con  un fruttato di ciliegia matura e un floreale di rosa, liquirizia, pepe bianco e vaniglia, in bocca eleganza e acidità completano l’opera. Entrambi i vini, come si confà ai grandi solisti, non avranno bisogno di supporto alcuno per essere goduti ma accostati a sformati di pasta generosamente conditi, a carni in umido o alla brace e alle più tradizionali  zuppe di legumi, sapranno valorizzarli ma allo stesso tempo convoglieranno l’attenzione su di loro stessi regalando emozioni straordinariamente intense. Lo giuro!!!

Giusi Terribile- 73013 Galatina (Le) -0039 335 6192061-cantineterribile.it