VinNatur a Villa Favorita. Le nostre degustazioni.

VinNatur è un’associazione di produttori di tutta Europa, fondata e presieduta da Angiolino Maule,  che nel 2006 decise di unire quanti volessero presentare i loro prodotti a un pubblico più vasto e nel frattempo creare momenti di confronto sull’enologia naturale. Ma cosa sono i vini naturali? Per definizione degli stessi produttori “Per vino naturale s’intende un prodotto derivato da un ‘agricoltura  sana, che abolisce l’uso di pesticidi, diserbanti e concimazioni  al terreno o alle foglie, di derivazione chimica. Per la cura delle malattie si cerca di utilizzare soprattutto estratti vegetali ed essenze naturali per favorire l’autodifesa delle piante. In cantina non sono ammessi lieviti  selezionati e tecniche che possano aggredire la materia prima. Si punta all’uso minimo se non all’eliminazione totale dell’anidride solforosa cercando di perfezionare la pratica della fermentazione spontanea attraverso i lieviti già presenti in natura”.

A Villa La Favorita di Sarego (Vicenza)nella decennale edizione  2013 (6/8 aprile) i produttori presenti sono stati 138,in rappresentanza di sei nazioni: 90 per l’Italia, 25 per la Francia, 7 per la Spagna, 8 per la Slovenia, 6 per l’Austria, 1 per il Portogallo.

Tutti gli aderenti all’associazione acconsentono a sottoporre quanto prodotto a un’analisi di pesticidi residui- 88 sono quelli su cui viene effettuata la ricerca-. Molto interessante è stato il programma che prevedeva anche degustazioni guidate di vini naturali, di diversa tipologia: L’Anima del Vulcano , otto vini dell’Italia magmatica, dall’Irpinia all’Etna, da Gambellara ai Colli Euganei, a Soave. Il Vin Santo, sei vin santo   naturali provenienti da Toscana, Veneto e Trentino. Infine dieci vini naturali di dieci e più anni provenienti dal Friuli Venezia Giulia, dall’Emilia, dalla Lombardia, Toscana Piemonte, Veneto e Sicilia.

Di grande rilievo, per i membri dell’associazione e in particolar modo per Angiolino Maule,   sono i risultati di un’importante ricerca condotta dall’Università di Roma Tor Vergata e dal CRA (Centro di Ricerca per la Viticoltura) di Conegliano, secondo la quale il vino ottenuto seguendo la pratica della viticoltura naturale è più sano. La ricerca spiega che “l’adozione di pratiche virtuose in vigna, come la potatura ridotta e il rifiuto dei composti chimici per la concimazione, consente all’uva e quindi al vino, di mantenere una maggiore concentrazione di micronutrienti…La ricerca si propone di sviluppare pratiche alternative all’uso dell ‘anidride solforosa e dei suoi derivati, con l’obiettivo di ottenere vini sena So2 per tutelare la salute del consumatore da alimenti potenzialmente pericolosi come questi, soprattutto in considerazione degli altri solfiti presenti in altri prodotti che assumiamo ogni giorno…La ricerca ha indagato anche le corrette modalità di assunzione dell’alcool, non solo come quantità giornaliera salutare ma anche come metodologia di assunzione (ai pasti e non), esaminandone  gli effetti fisiologici e genetici sull’uomo. Rilevanti quelli del consumo di vino abbinato a vari alimenti, alcuni di essi, infatti, sono in grado di attivare geni che favoriscono la detossificazione dell’organismo.

Fin qui la cronaca.

L’argomento Vini Naturali anima molte discussioni che spesso vedono due fazioni  contrapposte: i pro e i contro. … Se il vino naturale è più “sano”, gli altri produttori ci propinano veleno? Un’azienda che produce vini seguendo “pratiche virtuose in vigna “ e’ da considerarsi  al di sopra di un vignaiolo che comunque lavora con grande professionalità pur non producendo vini naturali? In che categoria collochiamo vini torbidi, che spesso, a una prima olfazione e anche dopo il primo assaggio ci lasciano quanto meno perplessi? Per non parlare dei prezzi delle bottiglie… E poi, perché ci sono manifestazioni concomitanti al Vinitaly? E una volontà di distinguersi dalla “massa”?

Queste sono solo alcune delle perplessità espresse nei confronti dei vini alternativi e dei loro produttori.

In realtà una contrapposizione netta non ha alcun motivo di esistere. Ciascuno è libero, grazie al cielo, di lavorare in vigna e in cantina come crede, naturalmente nel rispetto della terra e di quanti acquisteranno il vino. E’ triste la denigrazione, è mortificante l’atteggiamento spocchioso, è sconfortante la frammentazione se non addirittura il formarsi di caste…

Tutti dovrebbero ricordare che l’ultima parola spetta al consumatore,  sempre più attento e consapevole, il quale si aspetta passione, serietà, professionalità e informazione, fondamentali requisiti per cominciare a prendere in considerazione un vino per poi acquistarlo.

A Villa Favorita non abbiamo potuto assaggiare tutto, per lo più abbiamo  optato per   etichette che ancora non conoscevamo.

Diamo inizio alle danze  con lo Champagne Tarlant Rosè , delicato con un buon impatto sensoriale

 

Poi il Rosè zero- Brut natur,  frutti rossi  e spezie, molto intenso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un saluto a Casa Caterina ( Monticelli Brusati –BS) e al suo patron Aurelio  Del Bono. Lo abbiamo conosciuto la scorsa estate e alcuni suoi vini ci hanno colpiti favorevolmente. Impianti allevati con sistema Gujot e cordone speronato. Vitigni: Chardonnay, Pino nero e Pinot  bianco. Permanenza sui lieviti di maturazione per circa tre anni, metodo di rifermentazione in bottiglia.

Non potevamo mancare di salutare il nostro amico Franco Terpin, di san Floriano del Collio e naturalmente abbiamo fatto un veloce ripasso del suo Stamas Bianco, della Ribolla e dello Stamas Rosso. I vini di Terpin sono caldi ma anche un po’ ruvidi, in senso buono, come il carattere del suo produttore.

Una bella sorpresa i vini freschi di un’azienda che sicuramente punta a valorizzare un territorio che, per una non condivisibile opinione comune non è considerato ai vertici nella produzione enologica. Mi riferisco all’Azienda Le Barbaterre (Società Agricola Bedogni) che produce vini provenienti da vigneti situati a circa 350 m di altitudine, a Bergonzano di Quattro Castella –Reggio Emilia-. Sauvignon spumante Metodo Classico, il Lambruscante Brut Nature e, molto interessante, il Besmein Capolegh frizzante, un Marzemino dell’Emilia degno di attenzione! Sono meravigliose queste sperimentazioni!

Una sosta in Austria per assaggiare i vini di Andreas und Elisabeth Tscheppe, con una spiccata acidità e memorabili anche per le loro etichette dedicate  a piccoli animali…

 Di Angiolino Maule abbiamo scelto il Pico, Garganega in purezza affinato in grandi botti per circa un anno, non filtrato e senza solfiti.

Un altro giro in Francia con gli Champagne Simon Selosse, dalla Cote de Blancs. Selosse  persegue la qualità  con metodi tradizionali, valorizzando il terroir  dove predomina lo Chardonnay.

Il percorso  extraconfine ci porta in Slovenia.

Ci fermiamo da Klabjan, vulcanico e giovane produttore di Koper (Capodistria), Valle dell’Osp, lungo il litorale istrosloveno. Zona con un particolare microclima,  con maestrale e  bora che che giocano un ruolo fondamentale in vigna, insieme ad  una notevole escursione termica tra il giorno e la notte. Malvasia istriana e Refosco d’Istria sono i due vini rappresentativi del territorio.

 

Di Stemberger –Sezana, Slovenia- assaggiamo Malvasia, Vitovska e Zelen, antico vitigno autoctono.

Di Borut Blazic, da Plessiva- al confine tra il Collio italiano e la Brda , Collio sloveno, nostra vecchia conoscenza,   assaggiamo il Savignonasse, (Tocai) e la Ribolla, entrambi pregevoli.

Eccoci poi da Kmetija Stekar, altro esplosivo produttore della Brda. E’ arrivato da Snezatno, parte occidentale della Slovenia.  Buona la Ribolla di due annate diverse: 2007 e 2011. Interessante la Malvasia 2010. I vini sono prodotti con lunghe macerazioni, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni.

Rientriamo in Italia e più precisamente andiamo in Trentino, alla postazione dell’Azienda Foradori dove scopriamo un pregevole  Manzoni Bianco Vigneti DoloFontanasanta  miti, il Manzoni è un incrocio tra Riesling Renano e Pinot bianco, da uve vendemmiate a fine settembre poi sottoposto a breve  periodo di macerazione è un vino da bere dopo qualche anno dalla vendemmia.  Una rivelazione il Fontanasanta Nosiola, vitigno autoctono trentino, coltivato  ora solo in piccole zone. Poche migliaia di bottiglie per un vino fermentato in anfora –tinaja-, a contatto con le bucce per sei mesi.Il Teroldego Sgarzon, altro vitigno di montagna, fermenta in anfora, tinaja,  sulle bucce,per otto mesi circa, è un vino di grande freschezza.

Da nord a sud, verso la Sicilia e i vini dell’Azienda Cos da Vittoria (RG), con una “flotta” di centocinquanta anfore…Pithos (termine greco che significa giara) bianco  da uve Grecanico al 100%,  fermentazione  in giare di terracotta da 400 litri e successivo affinamento in cantina. Pithos  rosso – 60%nero d’Avola, 40% Frappato, sette mesi di fermentazione  in anfora, poi affinamento in cantina. Frappato in purezza, fermentazione in cemento vetrificato. Vini che esprimono il territorio, un altipiano calcareo a 250m di altitudine che dai Monti Iblei scivola verso il Mediterraneo…

Ultimi, ma solo in ordine di tempo,  i vini dell ‘Azienda Cascina Roera, con vigneti nel comune di Costigliole d’Asti, al centro della Doc Barbera d’Asti. I vigneti hanno una diversa esposizione al sole  è ciò consente di ottenere vini complessi. Barbera d’Asti Superiore Docg 2007 e Monferrato Rosso(monovitigno Nebbiolo), sono i vini che abbiamo assaggiato e ci sono molto piaciuti!

Giuditta Lagonigro

2 Commenti

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    10 maggio 2013 at 01:06 Rispondi

    Sono impressionato dalla qualità delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiterò di nuovo il vostro blog molto presto.

    • Poliphenolica

      10 maggio 2013 at 13:11 Rispondi

      Grazie infinite!

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