NASCE 100 Acini – IL NUOVO VINO DELLA CANTINA LUCA GENTILE

Nasce “100 ACINI”, il nuovo vino TOP della “Cantina Luca Gentile”, a Cassano delle Murge (Ba), risultato di un progetto di controllo della qualità delle uve. 

Articolo di Maddalena Nuzzi.

E’ un Rosso Puglia IGT vendemmia 2018 e nasce come conclusione e coronamento di un “Progetto Qualità” promosso dalla “Cantina Luca Gentile” in collaborazione con “VinifareWine Consulting” per la scorsa campagna viti-vinicola. Le uve che ne compongono il blend provengono da vigneti selezionati – collocati nei comuni di Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle – appartenenti ad alcuni soci conferitori della cooperativa Gentile che hanno aderito a tale “Progetto”. Si tratta di vitigni a bacca nera tra quelli più rappresentativi del territorio delle Murge come la Malvasia, il Merlot, il Primitivo. Il progetto Qualità è partito un anno fa dalla consapevolezza che, per ottenere un grande vino è  necessario disporre di grandi uve. Una ricerca meticolosa della qualità è iniziata da questo assunto. La scelta dei grappoli migliori è stata determinata dalla conoscenza del loro contenuto in soluti e del relativo accumulo durante la maturazione. Per garantirsi un frutto di alta qualità, i vigneti sono stati sottoposti, nei vari mesi del loro ciclo vegetativo, a una gestione idrica che si rifà al metodo analitico di Barr e Weatherley; il controllo delle infezioni di Botritys sp è stato operato con metodi predittivi. Le uve sono state accuratamente per il loro corredo polifenolico e il contenuto di soluti attraverso il metodo Glories.Prima della raccolta sono stati effettuati campionamenti periodici degli acini destinati a degustazioni secondo il metodo ICV. Per la determinazione di tali parametri la cantina si è avvalsa di circa 3000 controlli analitici, di 20 paramentri controllati su 30 ettari vitati di 20 viticoltori coinvolti nello studio. Questi numeri hanno portato a un solo grande vino. 

Ma perché 100 ACINI? Ci risponde Vincenzo Gentile, presidente dell’omonima cooperativa: 

“100 ACINI é la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica delle uve. Solo dopo aver effettuato molteplici controlli analitici – oltre che degli acini – anche dei suoli e delle foglie, siamo arrivati a una selezione accurata e maniacale dei frutti migliori per l’ottenimento di questo vino. Una vera e propria “caccia alla qualità” nel variegato universo dei nostri vigneti”. 

Scheda:

Colore rosso rubino intenso con riflessi porpora. Naso intenso e complesso con note fruttate di mora, prugna e marasca, sentori speziati di vaniglia, cioccolato e caffè. Grande corpo, denso. In bocca ottimo equilibrio tra la sensazione pseudo-calorica e l’acidità. Tannino vellutato, notevole persistenza. Da apprezzare subito o destinare a invecchiamenti anche lunghi. Perfetto con piatti strutturati, con carni rosse, formaggi di media e lunga stagionatura. In etichetta il simbolo che rappresenta una bilancia, strumento fondamentale durante le operazioni: “Sono stati pesati gli acini per la determinazione della maturità tecnologica delle uve ma anche le foglie al fine di misurare il contenuto idrico relativo e gestire così la vigoria Il vino verrà ufficialmente presentato alla stampa lunedì 10 giugno, presso la sede di Cantina Gentile, in via Grumo, 1 a Cassano delle Murge, durante un evento in cui saranno illustrate tutte le fasi del Progetto Qualità e che culminerà con la degustazione guidata del vino 100 ACINI. 

Ecco il programma:

CANTINA GENTILE 

Vigneti della Cantina Gentile

Il 2 febbraio 1960 un gruppo di 25 agricoltori coordinati dal dott. Luca Gentile decise di unirsi in cooperativa allo scopo di valorizzare le uve locali. Nacque così, in una zona a ridosso della Murgia barese, la cantina Sociale di Cassano Murge, oggi intitolata al suo fondatore e lungimirante presidente per oltre un trentennio. Attualmente lo stabilimento che sorge su di un’area di 8.000 mq. circa, accoglie l’uva anche di comuni limitrofi da circa 500 soci vitivinicoltori, e ha una potenzialità di lavorazione di 6.000.000 di kg di uve e una capacità di stoccaggio di vini di lt. 5.450.000. La cooperativa conta attualmente 400 soci viticoltori che conferiscono annualmente circa 60.000 quintali di pregiate uve da vino. Nella lavorazione delle uve vengono usate moderne tecniche di vinificazione con controllo delle temperature di fermentazione, la cantina è dotata di una moderna linea di imbottigliamento. La maggior parte dei vigneti dei propri soci sorgono in zona D.O.C. “Gioia del Colle” dell’omonimo “Primitivo” varietà tipica autoctona. 

Cantina Luca Gentile – Tel. 080 763294 info@cantinagentile.it

– Teodosio D’Apolito – enologo e responsabile del Progetto Qualità

teodosiodapolito@tiscali.it – Tel.347 6176441

Cicorie e fave fresche in croccante di pane.

Ho realizzato questa ricetta dopo aver preparato la base (cicorie e fave) e aver realizzato che in una giornata di primavera quasi invernale avevo voglia di qualcosa di più…

Ingredienti per quattro persone:

1 kg di cicorielle selvatiche – da campo

1/2 Kg di fave fresche al netto dei baccelli.

200g di farina 0

acqua, sale, olio evo.

Pancetta-stracciatella a piacere.

Nettate le cicorielle tagliando solo l’estremità più dura e lavatele fino a eliminare tutte le tracce di terreno. Sgusciate le fave, eliminate il nasello e lavatele. Mettete sul fuoco due pentole con acqua fredda, l’una per le cicorie, l’altra per le fave. Quando l’acqua arriverà a ebollizione immergete in una le cicorie, nell’altra le fave.

Di solito dopo 10 minuti sia le cicorie che le fave giungono a cottura ( devono mantenere la croccantezza). Nel frattempo impastate la farina con un po’ d’acqua e un pizzico di sale, formate un panetto, avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare. Scolate le cicorie e le fave raffrendandole sotto un getto di acqua fredda. Mettetele separatamente in due pirofile, salate e condite con un giro di olio evo. Servirà un’altra pirofila da forno per la cottura finale. Con un matterello stendete la pasta- arrivando a uno spessore massimo di 1 cm-, dandole una forma rotonda o rettangolare secondo la pirofila e considerando sia la base che la copertura. Eliminate l’acqua che avranno rilasciato le cicorie, strizzatele delicatamente con le mani, unite le fave e ponete il tutto nella pirofila foderata con la la pasta.

Se volete potete aggiungere tocchetti di pancetta rosolata o due cucchiai di stracciatella che, sciogliendosi attenuerà l’amaro delle cicorie. Coprite la pirofila con il resto della pasta, ungete con un po’ d’olio e infornate, in forno caldo, a una temperatura 200° per circa 30′.

In abbinamento un Sauvignon elegante, non giovanissimo.

Giuditta Dina Lagonigro

Le foto sono soggette a copyright

ROBERTO PICÊCH PRESENTA IL SUO “ATTO UNICO”

…Il cognome Picech, ci racconta Roberto, è di origine boema. -“Dagli archivi anagrafici parrocchiali risulta che i miei avi erano a Cormons (Go) già dal 1570, nel 1920  nonno Giuseppe si trasferisce in località Pradis (nel cuore del Collio) e negli anni 60 mio padre Egidio e mia madre Jelka acquisiscono le terre su cui già lavoravano”-. Nel 1989 Roberto diventa il condottiero dell’azienda e da allora  lavorando con grandi sacrifici, determinazione e passione è riuscito a raggiungere almeno in parte, i suoi obiettivi. Roberto ha conservato la caparbietà di suo padre “Il Ribel”,   ricordato dai conterranei per il grande senso di giustizia e onestà intellettuale… La storia di Roberto Picêch e della sua splendida famiglia, di cui potrete leggere su un altro articolo in questo sito, continua tra successi e qualche momento in cui la sorte, meglio la natura, gioca brutti scherzi. È accaduto in annate precedenti ma quella del 2018 è stata una vendemmia da ricordare o forse dimenticare poiché, dopo le ottime premesse e promesse per un ottimo raccolto, nel mese di luglio un’ondata di maltempo con una violenta grandinata hanno azzerato mesi di lavoro. I Picêch, colpiti in modo grave, non si sono persi d’animo. Hanno recuperato i superstiti, più sani grappoli e selezionato le migliori uve di Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla che assemblati hanno dato vita a un vino chiamato come meglio non si poteva: Atto Unico. Unico nell’auspicio che quello del 2018 resti un unico episodio di tale gravità,Unico perché il vino nasce dallo sforzo di un vignaiolo, della sua famiglia e dei suoi amici, per non lasciarsi abbattere in momenti così difficili. Atto Unico, seppur non ancora imbottigliato ha rivelato potenza e grinta, esprimendo la passione con cui è stato creato. Sarà una produzione certamente inferiore rispetto a quella di altra annate ma di sicuro Atto Unico, anche attraverso la semplice, quanto esplicativa etichetta firmata da Maurizio Armellin, sarà il vino simbolo della tenacia e della risolutezza di Roberto Picêch, vignaiolo di Pradis, Il Ribel.

Giuditta Dina Lagonigro

picech.com


Fivi – Il Mercato dei vini in trasferta a Cormons

Due giorni dedicati alla Fivi quelli di venerdì 12 e sabato 13 aprile, con due eventi ospitati a Cormons (Go); l’uno si è svolto nell’Enoteca, l’altro in Piazza XXIV Maggio.

Articolo di Giuditta Dina Lagonigro

Venerdì 12 aprile- Enoteca di Cormons

Interessante quanto insolito l’incontro- degustazione con Walter Massa, uno dei due vicepresidenti della Fivi (Federazione Vignaioli Indipendenti) vignaiolo piemontese, meglio, dei Colli Tortonesi, al confine con Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, che qualche decennio fa, coinvolgendo altri giovani produttori, decise di recuperare un vitigno difficile ma in grado di dare molte soddisfazioni: il Timorasso. Lo incontrai a Gorizia nel 2003 e mi rimase ben impresso per il suo travolgente entusiasmo e per la passione con cui parlava del suo Timorasso. Caparbietà e determinazione sono state fondamentali per raggiungere il suo obiettivo, anche se tutto è sempre in divenire.

Tappature diverse…

Tappature alla cieca per otto vini di tre diverse annate, questo il tema dell’incontro nella sala degustazioni dell’enoteca di Cormons : Derthona 2016-2013 (Timorasso 100%), Monleale 2007 (Barbera) a confronto. La serata, introdotta da Kristian Keber, uno dei tre referenti Fivi per il Friuli Venezia Giulia insieme a Lorenzo Mocchiutti, ha registrato la presenza di numerosi vignaioli oltre a curiosi enoappassionati.

Il ” gioco” consisteva nel presentare i vini con le bottiglie rigorosamente coperte e con tappi diversi, in una sequenza casuale, escluso naturalmente i rossi serviti alla fine della batteria.

“Nel 2000 son passato da essere viticoltore a vignaiolo. Il viticoltore è colui che coltiva la vigna e porta l’uva al miglior offerente. Il vignaiolo è colui che coltiva la vigna e già vede il frutto della sua terra, della sua interazione con l’ambiente, studia l’etichetta, il modella della bottiglia e il tappo.No il tappo no…” Un incipit di Walter Massa che è già un programma.

Il tappo Diam – tappo sottoposto a processo di disaromatizzazione e privato dalle molecole responsabili dell’odore e sapore di tappo (tca cioè tricloroanisolo), il tappo Nomarcor- composto da un nucleo centrale di schiuma e da uno strato esterno i quali consentono un equilibrato scambio di ossigeno- il tappo di sughero – ricavato dalla quercia del sughero, presente in maggior quantità nella Penisola Iberica e in Italia in Sardegna e Sicilia è impermeabile, isolante e malleabile- il tappo Stelvin più conosciuto come tappo a vite, costituito da una guaina di metallo a protezione delle qualità organolettiche del vino-, si sono dati battaglia.

Walter Massa -Kristian Keber

Naturalmente il dibattito, tra domande e richieste di chiarimenti, ha sollevato più di una perplessità anche tra i vignaioli presenti.Walter Massa e Jermann un bel po’ di anni fa, hanno gettato il sassolino nello stagno, meglio, nel mare magnum del vino. Il tempo sarà l’unico e inconfutabile giudice…

Sabato 13 aprile – Piazza XXIV Maggio – Cormons

Su queste pagine abbiamo più volte raccontato della FIVI (Federazione italiana vignaioli indipendenti) https://www.poliphenolica.com/fivi-mercato-dei-vini-2018-le-conclusioni-dellassociazione/ .

L’appuntamento principale è quello che da qualche anno si svolge a Piacenza nel mese di novembre ma altrettanto interessanti sono le trasferte in altre città ( in Friuli Venezia Giulia questa è stata la chiusura del cerchio dopo Trieste, Pordenone e Udine) durante le quali sono coinvolte aziende vitivinicole e agro-alimentari non solo della zona.

Mercato FIVI Cormons – Dietro le quinte…

Dal Friuli Venezia Giulia i vini in degustazione delle aziende Aquila del Torre, Berra, Bessich, Blazic, Bolzicco, Borgo delle Oche, Cecchini Marco, Centa Sant’Anna, Ferlat, Flaibani, Keber Edi, Kociančič Rado, Il Carpino, La Dai Rocs, Le Favole, Lis Faedis, Piedimont, Raccaro, Murva, Rive Col de Fer, Ronco Blanchis, San Luris, Stroppolatini, Tarlao Vignis in Aquileia, Tenuta Stella, Terre del Faet, Vignai da Duline, Villa Job,Vosca.

Mitja Sirk era presente con un altro prodotto locale di qualità:l’Acero Sirk.

Dalla vicina Slovenia Blazic Vina, Edi Simčič, Marjan Simčič, Movia, Vinska Klet Ferdinand, Stojan Ščurek, Zanut.

Da altre regioni italiane: Azienda Le Fraghe – Cavion Veronese (Vr), di Matilde Poggi, Presidente Nazionale FIVI, Marco e Vittorio Adriano di Alba Walter Massa dai Colli Tortonesi, Armin Kobler proveniente da Magrè (Bz).

Gustosi gli assaggi gastronomici con il pane prodotto con farine autoctone dal Panificio Iordan di Capriva del Friuli, le primizie di Gigi Verdura, i formaggi delle aziende Zore di Taipana e della Fattoria Gortani di Merito di Capitolo. Non poteva mancare la parte naturalmente dolce a cui hanno provveduto Le aziende Bosc di Sot ed Eno-Bebe Api in vigna con mieli di vari nettari…

Alle degustazioni si sono affiancate attività collaterali dedicate a passeggiate in vigna o al rilassamento del corpo e dello spirito attraverso una seduta di yoga con sorpresa finale. Metti un vigneto a cui si accede dal centro di Cormons, una splendida giornata di primavera, il profumo dei primi dei fiori di campo, la coreografia delle viti padrone di casa e una guida dell’esperienza di Alessandra Neri… Quaranta minuti di simbiosi con la Natura, momenti di concentrazione e rilassamento per abbandonare gli orpelli che affliggono le nostre giornate, ritrovandosi con gli occhi rivolti al cielo, con il respiro che rallenta a nello stesso tempo si rafforza con l’energia della Terra… Svuotarsi di ciò che rende pesanti le nostre ore e avvolgersi di leggerezza e di consapevolezza di sé. A completamento di questo momento extraordinario non poteva che esserci un assaggio di vini che stanno preparandosi per offrirsi al meglio.

Sono i vino di NiKolas Juretic, giovane ma con una notevole formazione e “gavetta” che lo porteranno a raggiungere grandi risultati. Nikolas ha regalato un’anteprima dei suoi tre vini ancora da imbottigliare: Friulano in purezza 2018, il vino che segna il territorio, il Collio Bianco 2018 con Malvasia , Ribolla e Friulano, vino della tradizione e il Pinot grigio 2018, dal colore ramato, con intensi profumi che si ritrovano in bocca rendendolo piacevolissimo.

Una produzione limitata al momento ma in futuro di sicuro sentiremo parlare bene di Nikolas Juretic e dei suoi vini.

Ancora una volta l’incontro con i produttori della Fivi, seppur in numero limitato, ha regalato ore liete a chi ha partecipato al Mercato svoltosi questa volta a Cormons. Credere in un mondo migliore si può.G

Giusi Terribile come il suo primitivo: intenso e straordinario

Articolo di Maddalena Nuzzi

Giusi Terribile

“Le donne  preferiscono il vino bianco” : ad  affermarlo è uno studio del Dipartimento di Scienze Biodinamiche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, assieme a quello di biologia dell’Università di Pisa. La motivazione? Genetica.  “Le divine creature” sarebbero più sensibili alla percezione del gusto amaro/astringente , caratteristica appartenente più ai rossi.

A mettere in discussione questa affermazione è Giusi Terribile, una donna che ha trasmesso il suo carattere ai vini, facendo assumere al termine  “terribile” il significato di  “intenso e straordinario”.                                                                                                       Il tutto ha inizio nel 2014 quando Giusi compra due ettari e mezzo di vigna di alberelli di Primitivo di Manduria di circa venti anni, che quasi da subito conduce in regime biologico con il solo utilizzo di rame e zolfo.  Terra rossa, calcarenite, ottima esposizione solare, buona ventilazione e influenze marittime impreziosiscono  il suo vino dalla buona mineralità e dal giusto grado di acidità. L’artigianalità è il diktat della cantina Terribilecon  mani femminili che  sistemano i grappoli nelle cassette  in vendemmia  a metà agosto. Bassa resa, diraspatura, soffice pigiatura e fermentazione a temperatura controllata, tutto a vantaggio della qualità.                                                                                                                    Due sono i vini che Giusi produce. Il primo è il  Primitivo Salento IGP “Terribile”:primitivo in purezza custodito in 3800 bottiglie per un anno e mezzo dopo un affinamento di circa dieci mesi in barriques  di rovere americano.  Un nettare rosso rubino intenso dai riflessi violacei , tipici del primitivo, frutta matura, vaniglia e chiodi di garofano a esibirsi sul palcoscenico sensoriale olfattivo.

E in bocca? Equilibrio, eleganza e  straordinaria nota acida a legittimare la persistenza e l’attitudine all’invecchiamento.                                                                                                                                                           Il secondogenito della nostra “woman in red”  è un –  Primitivo Negramaro Salento IGP “Carattere Terribile”, 60% Primitivo di Manduria  e 40% Negramaro. I due vitigni vengono lavorati separatamente; mentre il Negramaro staziona esclusivamente in acciaio, il Primitivo viene affinato per circa dieci mesi in barriques di rovere americano di secondo passaggio. Alla fine i due sono uniti per un blend che  stazionerà per un anno e mezzo, in sole 2600 bottiglie. Rubino, complesso al naso  con  un fruttato di ciliegia matura e un floreale di rosa, liquirizia, pepe bianco e vaniglia, in bocca eleganza e acidità completano l’opera. Entrambi i vini, come si confà ai grandi solisti, non avranno bisogno di supporto alcuno per essere goduti ma accostati a sformati di pasta generosamente conditi, a carni in umido o alla brace e alle più tradizionali  zuppe di legumi, sapranno valorizzarli ma allo stesso tempo convoglieranno l’attenzione su di loro stessi regalando emozioni straordinariamente intense. Lo giuro!!!

Giusi Terribile- 73013 Galatina (Le) -0039 335 6192061-cantineterribile.it

CAVATELLI CON PESTO DI CAVOLO NERO, PECORINO E NOCI

Il cavolo nero, tipico della Toscana, ormai è coltivato in molte altre regioni d’Italia. Io lo acquisto da Terra di Ciona – agricoltura biologica a Fiumicello (Ud). La ricetta tradizionale prevede i pici ma in cucina è bello giocare con gli ingredienti quindi, al posto dei pici ho scelto i cavatelli, per unire idealmente tutta l’Italia. Il formato dei cavatelli, in questo caso è maxi, sono cioè cavati con quattro dita, per meglio raccogliere il condimento.

Ingredienti per 4 persone:

1kg circa di cavolo nero – 1 spicchio d’aglio- 100 g di pecorino di media stagionatura- 3 noci – ( o mandorle col guscio) – 4 cucchiai di olio evo-sale- peperoncino a piacere-sale.

Per i cavatelli:

400g di semola rimacinata- acqua tiepida


Con la semola formate la fontana sulla spianatoia e cominciate a impastare versando lentamente acqua tiepida. Impastate fino a formare un panetto liscio abbastanza duro, liscio e compatto. Lasciatelo riposare avvolgendolo nella pellicola oppure mettendolo sotto una coppa di plastica. Dividete il panetto in piccoli pezzi. Con i palmi delle mani formate dei cilindri lunghi, tipo spaghettoni che taglierete a una lunghezza di circa quattro centimetri. Spolverate sempre con un po’ di semola per evitare che la pasta si attacchi. Cominciate a “cavare” i cilindri con i polpastrelli che daranno loro la forma.

Intanto pulite il cavolo nero eliminando la costa centrale (per fare più in fretta potete “sfilare” le foglie con le dita. Lavatele bene sbollentatele per pochi minuti e scolatele bene. In una padella antiaderente mettete l’olio e l’ aglio che fare imbiondire leggermente e che poi toglierete.

Aggiungete il cavolo insieme a un po’ di peperoncino, salate e fate insaporire per pochi minuti. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata e nel frattempo in un minipimer mettete il cavolo, il pecorino, le noci e frullate. Io preferisco il composto abbastanza grossolano, se troppo asciutto aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta. I cavatelli cuoceranno in pochi minuti, scolateli e uniteli al pesto mescolando bene. Se volete aggiungete altro pecorino dopo aver impiattato.

Giuditta Dina Lagonigro 

OLIO CAPITALE – Trieste 13°SALONE DEGLI OLI EXTRAVERGINI TIPICI E DI QUALITÀ.

Articolo di Giuditta Dina Lagonigro


È stata inaugurata venerdì, 15 marzo, la tredicesima edizione di Olio Capitale nella Stazione Marittima di Trieste, aperto al pubblico fino al giorno 18. L’evento riservato ai migliori oli extra vergine anche in questa edizione prevede una gara riservata a tre categorie: fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso.

In gara ci sono più di 300 extravergini che arrivano da vari Paesi del Mediterraneo. Tre le giurie che hanno l’arduo compito di valutare i prodotti: quella degli assaggiatori professionisti, quella dei cuochi e ristoratori e quella dei consumatori finali. Tra i vari riconoscimenti è stato previsto un premio speciale -menzione d’onore Ex Albis Ulivis- assegnato all’azienda Intini di Alberobello (Ba) che si è aggiudicato anche il primo premio il “Fruttato medio” con l’olio extravergine Affiorato Blend;

la stessa azienda, tra gli altri riconoscimenti, nel 2018 ha ricevuto il premio “Il Magnifico 2018″per il miglior olio extravergine d’oliva in Europa.

Il primo premio per la categoria “Fruttato Intenso”è stato attribuito all’azienda Molino Virgen De Fatima (Spagna) per l’olio “Oleum Hiaspania”.

Per la categoria “Fruttato Leggero” ha vinto l‘Olio Mimì – Coratina, dell’azienda agricola Donato Conserva di Modugno (Ba) che ha ricevuto anche la menzione Young, riservata alle imprese costituite e attive negli ultimi cinque anni.Tra gli appuntamenti dedicati alle degustazioni guidate ce n’è stato uno particolarmente dolce nella quale due erano gli attori: l’olio extravergine Parovel e il cioccolato Peratoner con il maestro cioccolatiere Giuseppe Faggiotto che ha “per gioco”presentato una crema di nocciola e il cioccolatino Olio Capitale.

Elena Parovel, portavoce di un’azienda che, oltre alla qualità dei prodotti si distingue per le molteplici iniziative ha presentato un nuovo prodotto presente nella composizione della crema di nocciola: l’olio Unico da cultivar 50% bianchera insieme a altre quattro leccino, pendolino, marino e leccio di corno. L’etichetta di Unico è stata realizzata dall’artista triestino Maurizio Stagni.

Per il cioccolatino “tartufino” invece è stato utilizzato l’olio extravergine Ul ‘Ka, 100% bianchera, Tergeste Dop, per il quale la “Parovel vigneti e uliveti” ha ricevuto le prestigiose Tre Foglie assegnate da il Gambero Rosso. Altro importante appuntamento quello di lunedì, ultimo giorno di Olio capitale, durante il quale , ospiti d’eccezione del mondo della cucina d’autore hanno sottoscritto il primo Manifesto dell’Olio Extravergine d’Oliva. Lo chef Emanuele Scarello, in collaborazione con l’associazione JRE (Jeunes Restaurateurs d’Europe), insieme a Teo Fernetich (presidente Jre della Croazia), Uroš Facuč (presidente Jre della Slovenia), Alberto Tonizzo (rappresentante Jre del Fvg) e allo chef Paolo Zoppolatti, sosterrà una campagna di sensibilizzazione a favore dell’olio extravergine d’oliva. Attraverso un confronto tra produttori si concorderanno le linee guida di un progetto che si propone di far comprendere a tutti l’importanza, nella nostra alimentazione di un buon olio evo che è “un ingrediente fondamentale per la ristorazione di qualità e non un semplice condimento”.

Per quanto numerose siano state le presenze di aziende provenienti da Italia, Slovenia, Croazia, Grecia, Marocco, Spagna e Portogallo si sono registrate alcune defezioni dovute a una infausta annata olivicola 2018, specialmente nel sud Italia.

Ciò nonostante vasta è stata l’offerta. All’Oil Bar, luogo di “iniziazione”era possibile imparare a riconoscere pregi e difetti dell’olio, con la guida degli esperti dell’Unione Mediterranea Assaggiatori Oli (UMAO), allo stand dell’Ersa Fvg le cultiva regionali sono state sapientemente presentate dall ‘assaggiatrice Rita Costanzo; centinaia erano le etichette di oli Dop, Igp, biologici, italiani, stranieri, fruttati intensi, medi o leggeri insieme a ottimi prodotti della gastronomia dei luoghi di preferenza.

L’albero dell’ulivo durante i suoi seimila anni di storia si è ammantato di leggende, divenendo simbolo di importanti momenti della vita degli uomini. Il suo ramoscello è simbolo di pace ma forse non ci crediamo più giacché non l’unica pace che sta a cuore a molti è quella fiscale…Nella Bibbia l’ulivo viene citato più volte, in Grecia era sacro alla dea Athena. Il prezioso olio che si ottiene dalle migliaia di drupe, uguali ma diverse nelle varie cultivar, oltre all’alimentazione è stato utile ai guerrieri per cospargere e massaggiare i muscoli. Oggi lo ritroviamo in moltissimi prodotti cosmetici. Pare che sia arrivato a noi attraverso frati Benedettini e Cistercensi che raccomandavano di piantare ulivi. Ma, nonostante il glorioso passato, l’ulivo rimane il Calimero dell’agricoltura, seppur non sia nero. Anzi, il nero può essere associato al terribile batterio della Xylella fastidiosa, un batterio che è stato preso sottogamba oppure volutamente poco considerato. Il cambiamento climatico è una concausa dello shock meteorologico che contribuisce a indebolire gli alberi d’ulivo, nel sud Italia, in Grecia e domani chissà… L’ulivo è come Calimero perché non c’è ancora una reale mobilitazione della politica e soprattutto dei consumatori. Manca purtroppo, una corretta informazione che faccia comprendere l’importanza di un buon olio extravergine d’oliva nella dieta quotidiana e che promuova una scelta oculata dei prodotti. Sono ammirevoli gli agricoltori, ormai e per fortuna sempre più giovani, che con passione illustrano il frutto del loro lavoro e che non devono essere lasciati soli. Certo ci sono anche gli imbonitori ma, per l’appunto, un consumatore preparato più fare il distinguo. Non c’è più tempo. Urge una collettiva e ferma presa di posizione in difesa della Terra che poi è un gesto di autodifesa giacchè noi giriamo insieme al pianeta. A tutti voi, seppur virtualmente, offro un ramoscello d’ulivo.

oliocapitale.it

Le foto di Olio Mimì e del Molino Virgen de Fatima sono prese dai rispettivi siti web.

Flora Saponari e il suo Susumaniello – una donna e il suo vigneto.

Articolo di Maddalena Nuzzi

“I HAVE A DREAM”il mantra di una donna che è anche il suo vigneto. Un sogno di tre tomoli( il tomolo in alcune regioni del sud Italia è un’unità di misura utilizzata per i terreni coltivati a seminativo; il suo valore in Puglia, varia da provincia a provincia, per esempio in alcune zone del Salento è pari a 0,8 ettari) di terra in agro di Noci (Ba) coltivati a susumanielloun tributo ai suoi nonni;  quasi un copione già scritto, sì,  perché in Puglia la famiglia va in scena con i nonni come personaggi principali.

In psicologia questi sono un tesoro, fondamentali per lo sviluppo mentale ed emotivo, rappresentano un senso di protezione e vanno ad alleggerire il compito educativo dei genitori.  I nonni diventano, anzi sono, un punto di riferimento ed oltre all’amore incondizionato i nonni di Flora le hanno trasmesso un fazzoletto di terra calcarea e argillosa dalle mille sfumature odorose un tempo coltivato a grano.  Flora ne ha fatto un giardino di alberelli di susumaniello allevati a regime biologico; nessun impianto di irrigazione in una zona caratterizzata dal carsismo,  con tanto duro lavoro e dedizione in quel vino chiamato “tre tomoli rosa”; un elegante rosato di susumaniello,  vitigno dalla probabile origine  dalmata , molto diffuso nel brindisino e dalla abbondante produttività (susumaniello = somarello). 

Più volte abbiamo degustato il “Tre Tomoli Rosa” e nonostante i differenti andamenti nelle varie annate, quello che rimane immutata è la sua indiscutibile eleganza, un’eleganza a tuttotondo che parte dalla vista, presentandosi con una brillante nuance di rosa per poi esprimersi al naso in un ampio bouquet  fatto di fiori e piccoli frutti rossi con un inequivocabile riconoscimento di melagrana; il palato poi, andrà a confermare la sua eleganza e a far risaltare il suo indiscutibile carattere fatto di sapidità , freschezza e buona persistenza. Un vino per nulla banale , versatile nell’abbinamento , che andrà a sostenere e ad impreziosire preparazioni  a base di pesce, carni bianche ed ortaggi.

E, nel rispetto di quelle che sono le regole della giusta sequenza dei vini a tavola come nelle degustazioni, al rosato seguirà il “Tre Tomoli Rosso- grappoli eletti”, che entrerà in scena con il suo intenso rosso rubino, ciliegia matura, rosa ed erbe della macchia mediterranea; solo affinamento in acciaio per tannini in perfetto equilibrio e in sintonia  alla sua innegabile sapidità e freschezza, il tutto a renderlo lungo e persistente, da accostare perfettamente a succulenti piatti della tradizione  a base di sughi di carne bovina, suina e ovina,  ai più tipici “gnumareddi“ ed anche a carni alla brace o in umido accompagnate da purea di fave bianche.  

Signori e signore, la Puglia.

Vignaflora S.R.L. di  Saponari Filomena Via Alfredo Oriani 1 – Castellana Grotte (BACI) – vignaflora.it

Assosommelier – In partenza nuovi corsi

L’Assosommelier, associazione costituitasi da qualche anno in Umbria, sta diffondendosi in tutta Italia attraverso attività tese alla divulgazione della cultura del vino, dell’olio e di altre bevande nobili, tra le quali vi sono corsi aperti non solo a professionisti ma ai numerosi appassionati delle materie. Siamo lieti di annunciare un corso organizzato da Maddalena Nuzzi, nostra compagna di viaggio lungo le strade del vino e non solo e soprattutto Delegata Assosommelier Puglia. Il corso di I livello da sommelier di Assosommelier partirà il 1° aprile 2019, presso il Laboratorio Urbano Officine UFO di Casamassima (BA). Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.assosommelier.it, inviare una e mail a corsi@assosommelier.it o a maddalena1604@gmail.com oppure telefonare al numero 3202236958. L’Assosommelier Puglia ha anche una pagina FB. Buon lavoro!