ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA

L’aceto, bianco o rosso è considerato per lo più un condimento che a volte serve anche per la pulizia delle stoviglie. Esso, in sintesi, è il risultato della fermentazione  acetica del vino che si trasforma attraverso i batteri;  non di solo vino è l’aceto. Ve ne sono, infatti, di vari tipi: di  sidro mele, di malto, di sherry, di riso…  L’aceto di vino di qualità deve essere  prodotto non solo da vino buono ma da uve sane e  non trattate con agenti chimici.  In Italia, oltre a produzioni industriali, vi sono piccole aziende che si sono unite per far conoscere la storia e la versatilità dell’aceto. In quest’ appuntamento racconteremo la storia di uno dei fiori all’occhiello della gastronomia italiana: l’Aceto  Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P.(denominazione origine protetta), raccontata da un assaggiatore  della Consorteria Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, incontrato durante la visita al Museo del Balsamico  Tradizionale di Spilamberto.

L’origine del balsamico risale a molti secoli fa. Solo nell’800 il pregiato Aceto viene valorizzato dal punto di vista storico e scientifico. Sono stati il Conte Giorgio Gallesio  e l’Avv. Francesco Aggazzotti a determinare le differenze tra il tradizionale e altro aceto, portando a conclusione la fase che dal mosto cotto porta al balsamico. In tutte le famiglie era consuetudine cuocere il mosto che serviva in casa come dolcificante. Gli Estensi hanno il grande merito di aver fatto conoscere il mosto cotto nel resto d’Europa dopo la permanenza a Modena. Il disciplinare dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena prevede l’utilizzo di  uve coltivate in zona: Trebbiano di Spagna perché è un vitigno con molti profumi, l’Ancellotta, uva molto dolce, dà la sensazione di vellutato, i Lambruschi danno l’acidità. Dopo la vendemmia si pigia l’uva nel giro di poche ore, si spilla al mattino e si rimette nei paioli per la cottura del mosto. Questo viene cotto a fuoco diretto e a cielo aperto per favorire l’evaporazione e quindi la concentrazione. La prima fase è importantissima perché la temperatura alta, 90°-95°, favorisce la salita in superficie di tutte le sostanze che non fanno parte del prodotto finale. La botticella in cui si pone il mosto ha una duplice funzione: quella di contenitore e quella di “laboratorio”. Infatti, essa  favorisce lo scambio di ossigeno con l’esterno (naturalmente ogni botte ha una sua vita) e quindi la trasformazione, fermentazione, maturazione e invecchiamento dell’aceto. È importante scegliere accuratamente il legno della botticella, legno che deve essere stato sottoposto a stagionatura naturale per almeno quattro-cinque anni. Trascorso questo tempo si comincia a lavorare formando le doghe, perfettamente rifilate, poi l’incastro che deve essere profondo e preciso. Alla fine si assembla la  botte, prima con cerchi provvisori, poi con cerchi di acciaio inossidabile. A lavoro terminato c’è il collaudo poi la consegna. La qualità  del legno è fondamentale; la botte, infatti, dovrà resistere per almeno cinque generazioni. “L’acetaia non è proprietà di alcuno… Gli uomini appartengono alle acetaie, contribuiscono alla sua evoluzione e devono creare le condizioni perché resistano nel tempo…”Il luogo più adatto per ospitare l’Aceto Balsamico durante la sua evoluzione è il sottotetto-solaio. Qui, infatti, si ritrovano le escursioni termiche caldo-freddo che servono all’ABTM. Le alte temperature estive cominciano a lavorare, gli zuccheri si trasformano in alcol e l’alcol in acido acetico. In inverno l’aceto decanta, raggiungendo quella limpidezza che è una peculiarità dell’aceto balsamico. Una batteria ideale dovrebbe avere minimo cinque barili. In quelli più grandi, nel giro di cinque – sei avviene la fermentazione  cui segue l’ossidazione acetica; nella parte centrale il prodotto rimane almeno quattordici anni per raggiungere l’affinamento, nella botticella più piccola l’aceto si affina, lì avviene il “miracolo” della trasformazione del mosto in Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, le cui componenti acquisiscono un eccezionale equilibrio. Profumi, colori e sapori si concentreranno nella botte più piccola. Da un quintale di uva, dopo venticinque anni si ottengono due litri di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. La comprensione dell’ABTM dal punto di vista organolettico, avviene in prima battuta attraverso l’esame visivo; il colore deve essere bruno scuro, carico e lucente (ciò dipende dall’evoluzione che avviene nella botticella).Per  l’esame olfattivo si valuta la franchezza, cioè l’assoluta assenza di difetti. Per la parte gustativa è determinante  il carattere del corpo e la sua pienezza. Rilevante è l’armonia che insieme ai profumi costituisce la proprietà nobile dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. L’ABTM rappresenta l’identità delle famiglie, segue la loro storia e s’identifica con le sue generazioni, per questo è la più bella eredità da lasciare. L’ABTM è un prodotto con un disciplinare rigidissimo. Una selezionata commissione d’assaggio è preposta alla valutazione  sia quello affinato con dodici anni di invecchiamento, sia quello extravecchio con un minimo di venticinque anni. Il punteggio non dev’  essere inferiore a duercentoventicinque punti. Se L’aceto non supera il primo esame, torna nelle botti per ripresentarsi davanti alla commissione qualche mese dopo, o addirittura l’anno successivo. Se è idoneo,  il Consorzio provvederà all’imbottigliamento, capsula rossa per l’affinato, capsula oro per lo stravecchio. Come accade per tutti i migliori prodotti italiani, anche l’ABTM è soggetto a imitazioni, in tutto il mondo ma è difficile sbagliare, il vero e originale Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è solo quello del Consorzio di Spilamberto. Come si usa in cucina il pregiato Aceto Balsamico Tradizionale di Modena? Quasi sprecato sull’insalata fresca (parere personale) valorizza molte pietanze, formaggi, carne, pesce frutta e anche gelati. La temperatura del cibo esalta in maniera differente le proprietà organolettiche dell’ABTM consentendo a professionisti e appassionati di giocare sulle molteplici combinazioni gastronomiche.

Questo articolo è stato pubblicato sul portale online algrama.it

Giuditta Dina Lagonigro

Grüner Veltliner 2018 Ott

L’asssaggio è di Giuditta Dina Lagonigro

L’entusiasmo che segue all’assaggio di un buon vino è pari a quello di un bambino che scarta un regalo. Questa è stata la sensazione provata  dopo aver aperto  una bottiglia di Grüner Veltliner 2018- Wagram-, dell’Azienda Ott a Feuersbrunn,   nella bassa Austria, regione vinicola Wagram. 

 Le uve  provenienti da piante giovani  allevate in diverse particelle,  vengono  poi assemblate. L’annata  2018  con i suoi sentori delicatamente vegetali, floreali, fruttati e speziati,  ha un’acidità ben equilibrata e un piacevole residuo zuccherino che danno al vino una buona struttura. 

 Ha ben accompagnato  i cavatelli con ceci neri e scampi, aromatizzati con un po’ di succo di arancia di Ribera e qualche zesta che ha regalato  ancor più intensità. La giusta nota di acidità ha dato la spinta alla pasta coi i ceci neri, molto rustici ma con tendenza dolce; i sentori  fruttati- soprattuto l’agrumato-  che si  percepivano anche in bocca,  hanno valorizzato gli scampi. Una combinazione casuale ma ben centrata.

Da segnalare l’utilizzo del tappo a vite, una presenza che si sta facendo largo tra le bottiglie…  

Il Grüner Veltliner è il vitigno a bacca bianca autoctono  più diffuso in Austria, Dopo aver studiato il Dna delle viti è stato appurato che esso  sarebbe un incrocio  naturale fra  il Traminer  e il Sankt Georgen, vitigno ritrovato nel 2000 in una zona del Burgenland. 

È certamente un vino piacevole, che  merita l’attenzione dei curiosi enoappassionati.

Krimiso – Catarratto di Aldo Viola

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Ci è voluto molto più di qualche minuto, come accade per vini con una spiccata personalità, per entrare con tutti i sensi nel Krimiso – Catarratto 2017 Terre Siciliane IGP di Aldo Viola. Non ho ancora avuto il piacere di conoscere personalmente il vignaiolo di Alcamo (Tp), che con nove ettari di superficie coltivata produce trentaduemila bottiglie per anno, di cui diecimila “in modo artigianale e naturale” ( fonte: viniveri.net).

Appena versato nel calice, il Krimiso, con il suo raggiante color dorato, ha sprigionato un intenso profumo di incenso, chiodi di garofano e subito dopo cannella. Questi sentori per quasi un’ora dalla stappatura hanno prevalso sugli agrumi che cercavano di farsi spazio…Anche in bocca si sono riproposte le stesse caratteristiche olfattive, con la stessa intensità. Dopo qualche ora le varie componenti che quasi scazzottavano tra loro, si sono acquietate. Sono emersi fiori di campo ed erbe aromatiche in un bouquet da Donzelletta che vien dalla campagna…Profumi di terra con intromissioni marine spinte dalla spiccata sapidità. In bocca, anche dopo un paio di giorni ( mi piace mettere a dimora vini che mi incuriosiscono o mi lasciano perplessa), seppur più delicatamente si sentono ancora le spezie, c’è un’attesa astringenza che non infastidisce anzi, pulisce il palato e, insieme a una moderata acidità invoglia a bere un altro sorso. Il nome è appropriato, parla della terra da cui arriva il vino se è vero, come ipotizzo, che possa ispirarsi al mitico fiume Crimiso di Sicilia(oggi fiume San Bartolomeo)… Chissà, appena possibile me lo farò raccontare.

Per l’abbinamento ho pensato a piatti a base di pesce e in particolare ad alcune ricette di Martino Ragusa, gastronomo, giornalista, scrittore, con le arance di Ribera. I suoi due ultimi libri “Cucina Siciliana di popolo e signori 1 e 2″ sono dedicati a gustose ricette tradizionali e innovative.

Io ho preparato un carpaccio di baccalà e arance ma naturalmente non c’è che l’imbarazzo della scelta.

www.aldoviolavini.it info@viniviola.it

KEBER Edi – Collio riserva 2009- Un vino da ricordare

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Le ricorrenze sono sempre una buona occasione per preparare cibi gustosi accompagnati, quando possibile, da vini appropriati.

Una bottiglia memorabile che  ha certo contribuito ad aprire piacevolmente il nuovo anno, è stata una “magnum” di  Collio Riserva 2009 – Doc Collio di Edi Keber. Il vino, prodotto da uve di vecchie vigne di Ribolla gialla, Malvasia e Friulano (Tocai) è stato mantenuto sui suoi lieviti  naturali, poi imbottigliato senza essere filtrato. Come si può leggere sull’etichetta, prima di stappare bisogna seguire un  particolare accorgimento del vignaiolo/contadino Keber: agitare prima di servirlo

In dieci anni il vino ha raggiunto una  struttura potente e  delicata al contempo, che lascia davvero senza fiato. Cattura lo sguardo  l’intenso colore dorato, le nari si arricciano per meglio respirare i profumi di  fiori di campo, di erbe aromatiche,  spezie, miele, in un abbraccio di profumi che la Ribolla, la Malvasia e il Friulano (Tocai) hanno reso possibile nel corso del tempo. In bocca si ritrovano la leggiadria della giovinezza  e la certezza del presente. Il sorso regala sensazioni multiple di benessere.

Questo è un vino che mi ha emozionato (non sono facile ai turbamenti, né scrivo bugie…)  perché racconta e racchiude l’aria che si respira sul Collio: in autunno, tra i colori cangianti della vegetazione, in inverno, tra le vigne che riposano, in primavera quando la natura regala  la pace attraverso  le verdi e morbide colline e in estate, quando il sole abbacinante riscalda la pelle e l’anima.

KEBER Edi Collio Riserva 2009 è il vino del territorio.

A Capodanno è stato perfetto con un menu a base di pesce.

Questa tipologia di vino non è più in produzione, anche se spero che vi siano altre “magnum”  in qualche cantina, ristorante o enoteca.

Ci confortiamo comunque, per aver avuto il piacere di assaggiarlo anche più volte, nella consapevolezza che potremo gustare altre ottime annate di vini di Edi e di Kristian Keber che ci ha già sorpreso e sicuramente ci regalerà altre emozioni.

Azienda Keber Edi – Località Zegla, 3071 Cormons (Go).

FIVI 2019-IL MERCATO DEI RECORD

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Si ha bisogno sempre di qualche giorno per riordinare le idee dopo un’intensa giornata trascorsa al Mercato della FIVI – quest’anno con la novità dei tre giorni- svoltosi a Piacenza il 23/24/25 novembre. Come da copione, per quanto ci si applichi nella elaborazione di un percorso più o meno tracciato, almeno sulla cartina, dopo la prima azienda comincia il vorticoso giro interrotto, piacevolmente, da saluti a vecchi amici anche da parte di altri amici, fermate non programmate ma dettate dalla curiosità o dalla intercettazione di produttori che erano sfuggiti allo schema iniziale… In un modo o nell’altro le ore scorrono velocemente, anche troppo. Per chi ancora non dovesse saperlo ricordiamo che FIVI è l’acronimo di Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che a oggi conta più di 1300 soci ed è nata con lo scopo di rappresentare la figura del vignaiolo davanti alle istituzioni. Il Mercato della FIVI, diventato itinerante anche se in proporzioni diverse, si svolge ogni anno a Piacenza Expo dal 2011. L’edizione 2019 ha registrato la partecipazione di ben 626 vignaioli e di circa 22.500 visitatori.

Per espressa volontà degli organizzatori i banchi di assaggio sono in ordine sparso per evitare , metaforicamente parlando, confini regionali, consentendo in tal modo di approfondire la conoscenza tra vicini. Mi sono adeguata e per non sprecare tempo ho assaggiato vini bianchi e rossi in ordine sparso, dovendo ovviamente tralasciarne alcuni tra quelli presentati dalle varie aziende. Io ho cominciato dalla emme…

Mazzone Azienda Agricola – Ruvo di Puglia (Ba).

Dandy Igp rosato, Nero di Troia, vino apparentemente leggero che conquista con i suoi profumi delicati di piccoli frutti rossi. Il nome richiama l’idea di un vino elegante come solo “un giovanotto alla moda” può essere…

Trousse Igp Puglia bianco, Minutolo in purezza ( il Traminer del sud…) Grande aromaticità e persistenza ma senza essere invadente.Anche qui il nome, per la peculiarità del Minutolo, è stato associato a un indispensabile ed elegante accessorio da donna…

Surliè Igp Puglia Malvasia bianca- Vinificata in botti grandi, viene poi affinata sui lieviti pertanto al naso è complessa, in bocca è equilibrata, senza essere sopraffatta dal legno.

Filotorto Igt Murgia Nero di Troia. È uno dei vini di punta, prodotto solo nelle migliori annate. Robusto, elegante, varietale.

Lucy Spumante Metodo Classico da uve Bombino bianco. Ultimo in ordine di arrivo, conquista con le sue note fragranti, il vivace perlage e una spiccata acidità che lo rendono scattante.

Pietraventosa- Gioia del Colle (Ba).

Un crescendo di sensazioni organolettiche che fanno comprendere le varie sfumature del Primitivo.

Est Rosa IGT Murgia rosato – Vino da bevute spensierate, seppur abbia i suoi 13,5^; racchiude i sentori della Murgia con fiorellini di campo, infiorescenze di erbe aromatiche, piccoli frutti rossi. Tutto si risente amplificato in bocca e ciò invita ad altri sorsi. Il nome è stato scelto anche per giocare con le lettere e dare interpretazioni diverse, cimentatevi!

Volere Volare Igt Puglia Primitivo Non filtrato, è un vino di buona struttura non eccessivamente impegnativo, nel senso che la sua complessità si nasconde dietro una invitante freschezza.

Le Vigne di Luca AttanasioManduria (Ta)

Primitivo Igp Salento rosato – Tonalità cerasuolo, un vino di grande impatto che lascia il segno in tutti i sensi… Profumi di fiori di campo a cui seguono note di lampone, ribes e ciliegie croccanti.I suoi quasi 16^di alcol non si sentono, almeno ai primi sorsi…

Dodecapolis primitivo Salento Igp Il nome è in ricordo dell’antica Dodecapoli Messapica. Il vino ha i profumi varietali di un Primitivo che, scaldato dal sole ha reso l’uva ricca di profumi. Affinato in acciaio conserva la grande struttura di un vino potente e senza fronzoli.

Librante Primitivo di Manduria Dop L’affinamento in barrique per dodici mesi conferisce al vino un’elegante morbidezza, pur rimanendo ben in equilibrio con una buona freschezza, nonostante i 16,5^.

Dalla Puglia alla Valtellina, dal Primitivo al Nebbiolo è stata questione di qualche attimo…

AR.PE.PE Società Agricola – Sondrio

Rosso di Valtellina 2017– Chiavennasca è il nome proprio del Nebbiolo di Valtellina, in questo caso si tratta di vitigni posti a circa 400 m s.l.m. È un vino apparentemente semplice, in realtà è il prodotto di una viticoltura eroica e in cantina, di un affinamento delle uve in botte grande che gli conferisce una bella personalità.

Il Pettirosso- Valtellina Superiore Docg 2016 – È una bella storia quella del pettirosso che arriva in cantina a preannunciare quasi un presagio.Una botte aveva una perdita e bisognava sostituirla immediatamente… Il vino ha profumi di frutti di bosco e di spezie. In bocca il tannino, non aggressivo rivela il lungo periodo di affinamento in botte e poi in bottiglia.

Weinhof KOBLER Magrè sulla strada del vino BZ.

Oberfeld Grauer Burgunder 2018 Alto Adige Doc -Pinot grigio elegante con i suoi profumi fruttati e fine al palato. Una curiosità:l’etichetta rappresenta i sei vigneti dell’azienda, stilizzati.

Gewürztraminer Feld 2018 Alto Adige Doc Rosa, chiodi di garofano, spezie, con residuo zuccherino basso, un Gewürz non stucchevole.

Armin Kobler per i suoi vini ha scelto il tappo a vite.

Pierluigi Zampaglione Azienda Agricola – Calitri (Av)

Don Chisciotte Fiano-Campania 2018

Vino macerato che rimane a contatto con le bucce all’incirca dieci giorni, ( il tempo varia a seconda delle annate) in vasche di acciaio. È un Fiano fresco, vivace, giovane, con una personalità decisa, figlio di un territorio dal clima aspro che lo rende invincibile.

Moroder-Viticoltori nel Conero- Frazione Montacuto (An)

Vasta la gamma dei vini presentati, fermi, spumanti e dolci, due i miei assaggi.

Moroder Zero 2018 Rosso Conero Doc. Il vino, uno degli ultimi prodotti dell’azienda, senza solfiti aggiunti ha una buona bevibilità, lascia tracce di profumi di frutti di bosco e in bocca è fresco e godibile.

Moroder Dorico Conero Riserva D.O.C.G.Montepulciano in purezza è il vino di punta dell’azienda. Anche in questo caso si manifestano profumi dei luoghi in cui crescono le viti: viola, ciliegie che si ritrovano in bocca e che si allineano con un tannino elegante.

Bele Casel Asolo Prosecco Asolo D.O.C.G. – Caerano di San Marco (Tv)

Un’altra bella storia di vignaioli “svegli in un sogno realizzato”dopo molti sacrifici. Luca e Paola Ferraro ne sono i portavoce. Tra le varie tipologie di Prosecco il protagonista è:

Asolo Prosecco Colfondo Docg da uve Glera,Bianchetta trevigiana e Perera– Stessa base di partenza degli altri Prosecco “ma invece di fare la seconda rifermentazione in autoclave la fa in bottiglia, come un Metodo Classico”. Un ritorno al futuro del Prosecco della tradizione.

Azienda Agricola Sergio Arcuri Vini Artigianali Bio – Cirò Marina- KR

Aris Cirò DOC Rosso Classico Superiore 2016 da uve Gaglioppo, affinamento in tini d’ acciaio per diciotto mesi . Poche migliaia di bottiglie per un vino schietto e deciso, che ricorda, com’è naturale che sia, i profumi portati dal vento che soffia tra terra e mare…

Azienda Agricola Bajaj – Monteu Roero (Cn)

Prometheus – Vino bianco ottenuto da sole uve Arneis con vinificazione in anfora. Ultimo nato sulla scia degli orange wine – vini macerati. Promette bene con il suo bel colore giallo dorato; dopo quaranta giorni di macerazione in anfora, l’Arneis diventa più polposo, con sapidità e tannino che si prendono per mano senza spintonarsi…

Montenidoli – San Gimignano (Si)

Vernaccia 2011 – Vino austero con una evoluzione gradevolissima. Complimenti!

Josko Sirk, tra i massimi esponenti dell’ enogastronomia in Friuli Venezia Giulia, alla Fivi è in veste di rappresentante del gruppo Amici Acidi, cinque produttori di aceto che intendono riportare alla memoria dei consumatori, l’antico e vero sapore dell’aceto. Sirk Aceti, Acetaia San Giacomo, Mieli Thun,Pojer e Sandri e Baron Widmann sono i fautori di un progetto che restituisca la dovuta dignità all’aceto che viene prodotto rispettando tre regole: materia prima di qualità, tempo e temperatura. Imperdibile, tra gli altri utilizzi dell’aceto, è una lieve vaporizzazione sullo zucchero filato…

Non poteva mancare un saluto agli amici del Friuli Venezia Giulia per un brindisi.

Raccaro Società Agricola- Cormons (Go) Friulano 2018 Doc Collio- un vino potente per corpo e struttura.

Korsic Wines . Loc. Giasbana San Floriano del Collio (Go) Friulano 2018 Doc Collio con profumi di erbe aromatiche e il leggero amaro, varietale, della mandorla.

Due aziende vicine ma vini con caratteristiche diverse perché ogni zolla di terra ha il suo respiro…

La prima regola del degustatore è quella di assaggiare i vini con un palato neutro (bisognerebbe mangiare un po’ di tempo prima…) però è difficile non lasciarsi tentare dai profumi che arrivano dallo stand riservato alla gastronomia. Bombette pugliesi, salumi e formaggi locali, quest’anno anche il panino con il polpo, dolci, caffè, tutte materie prime di qualità, naturalmente.

Appuntamento al prossimo anno e ad maiora sempre.

Damijan Podversic – Un sogno che si realizza.

Parte della nuova cantina Podversic

Vent’ anni di sogno, un cammino iniziato seguendo le orme del nonno e poi del padre, scelte difficili dettate dalla consapevolezza di andare oltre convenzioni e disciplinari, superando confini mentali con la determinazione di chi ha un progetto che coincide con la visione della sua vita e cerca di andare fino in fondo, a tutti i costi. Parliamo di Damijan Podversic, vignaiolo di Gorizia, figlio di una terra al confine con l’odierna Slovenia che ha subito le brutture di una guerra fratricida, di cui ancora sono visibili tracce che rendono ancora più vivi i dolorosi ricordi. Il sostegno della famiglia- la moglie Elena e i tre figli- è stato ed è fondamentale; infatti per la nostra visita abbiamo una giovane ma ormai esperta “guida”: Tamara Podversic. Siamo in località Monte Calvario, percorriamo una strada che si fa spazio tra gli alberi prepotenti di un fitto bosco e, curva dopo curva giungiamo alla sommità della collina che tra i vigneti, con discrezione svela una sorpresa: la nuova “cantina” Podversic, il sogno che si realizza.

La famiglia Podversic, racconta Tamara, si è sempre occupata di vino. Durante la guerra alcuni ettari sono andati perduti, la storia si rinnova con 6000 metri di vigneto di Malvasia, Tocai e Chardonnay ( fino a oggi base del Kaplja ma in via di sradicamento) in zona San Floriano, ereditati dal nonno.

Sul Monte Calvario sono impiantati 10,5 ettari di vigneto in totale- Ribolla gialla con viti di diverse età, posti in lembi di terra a loro confacenti- e Pinot grigio. “Per ottenere un gran vino sono importanti tre fattori: la terra vocata alla frutticoltura, legata a un concetto di non irrigazione, l’acqua che viene trovata dalle radici e la varietà dei vitigni autoctoni dei quali va rispettato il carattere.”

Le vendemmie sono tardive e non sono fissate in giorni precisi. L’uva va seguita fin quando non è veramente pronta. Le parti importanti di un grappolo sono la buccia e i semi. Questi sono portati alla massima maturazione, facendo attenzione a vendemmiare un attimo prima che l’acino si stacchi dal grappolo.

Il seme deve essere maturo…

Fra qualche tempo la nuova cantina diventerà operativa e tutte le fasi della vinificazione saranno effettuate in un ambiente straordinariamente suggestivo. Essa è stata progettata dall’architetto Ignazio Vok, purtroppo scomparso qualche mese fa. Un uomo visionario, della vecchia guardia, che guardava oltre…La cantina, orientata a nord, è interrata, visibile solo in parte nel rispetto del territorio, ma anche costruita con l’intento di essere funzionale, giacché in tal modo la temperatura interna rimane costante.

Il panorama circolare…

Si sviluppa su tre livelli con sale sovrapposte e comunicanti tra loro, ha forma troncoconica come le botti in cui si affina il vino, la lavorazione dell’uva comincerà dall’alto.La forma ovale, scelta per le sale dall’architetto Vok è stata voluta per dare un senso di continuità agli ambienti.

Un concetto architettonico che è anche una metafora, quella della continuità del lavoro dalla vigna alla cantina, la vita in continuo divenire. Il progetto ha considerato tre elementi fondamentali per una cantina: temperatura e umidità costanti e aria pulita in circolazione. La temperatura costante è assicurata dalla posizione interrata della costruzione, l’umidità costante è data da marna e arenaria (ponka), lasciate a vista con la funzione di filtrare l’aria ed evitare condense.

Il ricambio di aria sarà garantito dalla presenza di griglie, sbocco di un sistema di tubi sotterranei collegati all’esterno, fino al bosco. Anche la sala degustazioni, cuore della cantina è stata progettata per consentire la massima concentrazione durante l’assaggio dei vini, senza alcun elemento che possa distrarre i presenti. -“La natura rimane fuori perché il vino, quando l’uva arriva in cantina non è più parte di essa, quindi bisogna concentrarsi su ciò che è diventata”- afferma Tamara.

Tamara Podversic

Una zona veramente magica è la cantina storica costituita da un anello di cemento che avvolge un semi cono di roccia, la ponka a vista che è la parte più viva, il polmone, il respiro della cantina.

Tanto lavoro è stato fatto ma ancora un po’ di tempo servirà per completare quello che è quasi un tempio, un luogo spirituale, reale espressione del credo della famiglia Podversic.

Nel frattempo le degustazioni continuano nella cantina di famiglia, a Gorizia dove abbiamo con piacere assaggiato : Nekaj 2015 – Malvasia 2015-Ribolla Gialla 2015 – Kaplja 2015, gustati in calici eleganti ed ergonomici, disegnati anch’essi dall’architetto Vok.

Le uve dopo la vendemmia manuale fermentano con buccia e seme per circa tre mesi, in pratica da quando parte la fermentazione tumultuosa fino al termine della malolattica (processo enzimatico successivo alla fermentazione alcolica, durante il quale l’aggressivo e pungente acido malico si trasforma in acido lattico, più delicato, che rende più stabili i vini).Il vino rimane nelle botti per tre anni, per evitare ossidazioni. Qui avviene la microssigenatura, nelle bottiglie il vino mantiene la freschezza.


Nei vini si ritrova davvero il sapore dell’uva, nel confronto anche il meno esperto coglie la differenza tra i vitigni. Ciascuno ha la sua personalità. Per Damijan il vino dev’essere dorato, con riflessi diversi che cambiano secondo le annate. La mineralità del territorio (sapidità che rimane sulle labbra), la croccantezza (il vino deve sapere di uva) e il ritmo dell’ annata sono i fattori imprescindibili per ottenere un vino fatto come natura comanda, elegante, che mira a raggiungere la perfezione.

Un anelito presente in ogni sorso di vino…

Grazie a Tamara Podversic che con professionale discrezione trasmette la passione di un’intera famiglia che ha accompagnato Damijan alla realizzazione di un sogno.

Schioppettino di Prepotto Unico per natura-dieci anni di storia.

Si scrive Prepotto del Friuli ( Prapòt in friulano, Pràpot in friulano medievale), si legge Schioppettino di Prepotto, vino simbolo della cittadina immersa nella Valle dello Judrio, circondata  da una rigogliosa e florida natura, da lussureggianti boschi e  da ordinati vigneti che rientrano nella Doc Friuli Colli Orientali, sottozona  Schioppettino di Prepotto dal 3 giugno 2008. A tutela e valorizzazione di uno dei principali prodotti locali nel 2002 si è costituita l’Associazione Schioppettino di Prepotto, rappresentata da aziende  che lavorano  incessantemente per presentare lo Schioppettino alias Ribolla Nera o Pokalça,  in Italia e naturalmente oltre confine.  A rilanciare l’obiettivo  è stata la terza edizione dell’evento “Appuntamento a Prepotto- Incontro con lo Schioppettino di Prepotto,  Tradizione e Cultura”, organizzato  l’1 e il 2 giugno scorso, con il patrocinio del Comune di Prepotto e della Pro Loco, oltre a enti istituzionali  regionali.

Due intense giornate di grande respiro in senso lato giacché il Castello di Albana che ospita la manifestazione, offre l’opportunità di godere un meraviglioso panorama e di trovare sollievo in un ambiente incontaminato. Ricco il programma che comprendeva appuntamenti di diversa natura aperti ad adulti e bambini. Convegni, degustazioni di vini e prelibatezze degli artigiani del gusto, escursioni tra vigneti e boschi ma anche nel tempo anche attraverso racconti storici, hanno sicuramente arricchito quanti vi hanno partecipato. 

Tra queste attività, grande successo ha riscosso la degustazione organizzata dall’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, attraverso un viaggio lungo otto anni con venticinque vini Schioppettino di Prepotto, delle annate 2016-2015-2013-2012-2011-2010-2009-2008, presentati dalle aziende vinicole associate. L’Associazione nata nel 2002, oltre alle iniziative volte  alla promozione del vino ha avviato studi e analisi sul vitigno e sulle sue peculiarità ampelografiche, creando tra l’altro, un vigneto catalogo. Importante la collaborazione con il Dott. Macrì dell’Enologica Friulana per il progetto di selezione del lievito autoctono dello Schioppettino, per cercare di caratterizzare ancor di più la produzione enologica.

Anna Muzzolini, Presidente dell’Associazione Produttori dello Schioppettino, salutando anche Leonello Gabrici, il proprietario del Castello di Albana che apre il maniero all’evento, ha riproposto la necessità di organizzarsi sul territorio perché si possa apprezzare la bellezza paesaggistica oltre ai prodotti  enogastronomici.

Il Sindaco, avv. Mariaclara Forti ha manifestato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di creare una rete tra tutti i protagonisti del territorio, per creare maggiore interesse  verso quei luoghi che meritano sicuramente più alti riconoscimenti.

La presentazione delle otto annate di Schioppettino di Prepotto è  stata guidata da Liliana Savioli, sommelier, relatrice, giornalista, con la partecipazione di Paolo Ianna, wine consultant, docente di Master vino Slow Food, grande esperto del mondo enologico e naturalmente anche  dello Schioppettino di Prepotto, al quale è stata data subito la parola. Importante è la ricerca che continua sul vitigno Schioppettino, ha affermato Ianna. Le ricerche si stanno rivolgendo allo studio del rotundone, la molecola  “responsabile “ del profumo di una spezia, nella fattispecie del pepe, presente anche in altri vitigni quali Nespolina, Syrah, Terrano, Pinot nero. Quel terpene entra a far parte del patrimonio olfattivo e quindi può essere riconosciuto nel tempo.  Grandi studiosi e ricercatori si stanno  occupando del rotundone, cercando di comprenderne l’origine, se c’è un suolo su cui vive meglio e se vi siano condizioni che ne favoriscano l’espressione. Gli Australiani stanno studiano la molecola nel Syrah ma non vi è ancora una sintesi. Il prof. Macrì con le sue ricerche ha raggiunto buoni risultati. Probabilmente nei prossimi mesi sarà pubblicato un resoconto accessibile a quanti ne fossero interessati. I produttori dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, ha continuato Ianna, sono da lodare poiché in una terra di grandi vini bianchi hanno puntato su un vitigno a bacca nera, hanno elaborato un ottimo disciplinare oltre a continuare nella ricerca. Tasselli questi, che aiutano lo Schioppettino a trovare una propria identità. 

Liliana Savioli, ringraziando il Comune di Prepotto, l’Associazione Produttori dello Schioppettino e gli intervenuti ha proseguito con un’accurata esposizione del territorio e degli stessi vini. 

Prepotto, Prapotno in sloveno-la Slovenia è terra confinante- significa felce, comprende trentacinque frazioni con 740 abitanti. Risale al 1282 la traccia di viti nella zona di Albana.  La terra è fatta di ponca, “un impasto di arenaria e marna, ricco di microelementi stratificatisi nel corso dei secoli”. La ponca, secondo la zona può cambiare colore, ci sono anche marne  rosse perchè  ferrose. 

A 60/70 cm di profondità, sotto la ponca c’è la ghiaia. Un’altra variabile è l’acidità che caratterizza il terreno. Su duecento ettari solo trenta sono destinati alla coltivazione dello Schioppettino di Prepotto…

Citando uno stimolate contributo che il Dott. Claudo Fabbro e il Prof. Carlo Petrussi porsero in un’altra circostanza, ricordiamo le lunghe battaglie sostenute per salvare dall’oblio l’antico vitigno autoctono dello Schioppettino. Sicuramente presente da secoli nel territorio di Prepotto, si parla specificatamente  di uva delicata originaria di Prepotto negli Atti e memorie della società agricola di Gorizia del 1877.  Nella  metà degli anni settanta lo Schioppettino fu maltrattato dalla burocrazia locale, nazionale e comunitaria, fino a essere considerato fuorilegge. Solo grazie a vignaioli ribelli, supportati da eventi mediatici importanti e da stimate personalità del mondo dell’enologia, lo Schioppettino è stato riabilitato e riammesso in vigna. Non sono mancati testi di grande spessore dedicati al vitigno, nostro protagonista.  Ricordiamo Walter Filiputti, Attilio Scienza, Antonio Calò e Carlo Petrussi, secondo cui il primo vigneto di Schioppettino risale al 1981. A questo ne seguirono altri. Dodici sono i biotipi individuati: sei a Prepotto, cinque a Cividale, uno a Ruals, figli di una vigna ormai estirpata. Oggi si contano cinque cloni di Schioppettino (il clone è materiale che viene fuori da un unico ceppo, virus esente). Il vigneto- catalogo di Prepotto, continua Petrussi, nasce per mettere insieme biotipi ma anche per unire il territorio. Il vitigno deve esprimere la collegialità del territorio.

L’amore per la propria terra, la passione, la determinazione con cui i vignaioli lavorano vengono inevitabilmente trasportati nei vini e la degustazione didattica che è seguita lo  ha testimoniato. Ecco i vini presentati.

Annata 2016: Grillo Iole-Vigna Lenuzza- Marinig Valerio-Pizzulin-Ronco dei Pini-Stanig-Vigna Petrussa- Vie d’Alt- Colli di Poianis.

Annata 2015 : Antico Broilo-La Buse dal Lof-RoncSoreli-Vigna Traverso.

Annata 2013: Colli di Poianis-Vie d’Alt.

Annata 2012: Ronco dei Pini.

Annata 2011: Vigna Petrussa-Marinig Valerio-Stang.

Annata 2010: Antico Broilo (Riserva)-Pizzulin-Vigna Lenuzza.

Annata 2009: Grillo Iole-Vigna Traverso.

Annata 2008: Ronc Soreli (Riserva)

È stato entusiasmante viaggiare nel tempo attraverso vini con caratteristiche diverse ma con una sorta di marchio, d’impronta che, come si dice sempre, ma in questo caso è vero parla di territorio. In un susseguirsi di sentori di spezie, di violette, di frutti rossi, di vaniglia, sono stati percorsi i trenta ettari di vigneti dedicati allo Schioppettino di Prepotto. Naturalmente ciascun vino era frutto dell’annata e figlio del produttore. Ogni azienda è stata raccontata dai rappresentanti in sala. Tutti d’accordo con Michele Pavan (La Buse dal Lof-La tana del lupo) il quale ha ricordato il lavoro di nonni e padri che, con tutte le difficoltà presenti in un territorio di confine con l’allora Jugoslavia, hanno dovuto gestire le terre senza molta preparazione, lasciando però le basi alle nuove generazioni.  Grande è lo sforzo per produrre un buon vino, un buon Schioppettino di Prepotto, perciò è necessario che si badi alla qualità e non alla quantità.

Questo è anche il nostro auspicio.

Giuditta Dina Lagonigro

schioppettinodiprepotto.it

NASCE 100 Acini – IL NUOVO VINO DELLA CANTINA LUCA GENTILE

Nasce “100 ACINI”, il nuovo vino TOP della “Cantina Luca Gentile”, a Cassano delle Murge (Ba), risultato di un progetto di controllo della qualità delle uve. 

Articolo di Maddalena Nuzzi.

E’ un Rosso Puglia IGT vendemmia 2018 e nasce come conclusione e coronamento di un “Progetto Qualità” promosso dalla “Cantina Luca Gentile” in collaborazione con “VinifareWine Consulting” per la scorsa campagna viti-vinicola. Le uve che ne compongono il blend provengono da vigneti selezionati – collocati nei comuni di Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle – appartenenti ad alcuni soci conferitori della cooperativa Gentile che hanno aderito a tale “Progetto”. Si tratta di vitigni a bacca nera tra quelli più rappresentativi del territorio delle Murge come la Malvasia, il Merlot, il Primitivo. Il progetto Qualità è partito un anno fa dalla consapevolezza che, per ottenere un grande vino è  necessario disporre di grandi uve. Una ricerca meticolosa della qualità è iniziata da questo assunto. La scelta dei grappoli migliori è stata determinata dalla conoscenza del loro contenuto in soluti e del relativo accumulo durante la maturazione. Per garantirsi un frutto di alta qualità, i vigneti sono stati sottoposti, nei vari mesi del loro ciclo vegetativo, a una gestione idrica che si rifà al metodo analitico di Barr e Weatherley; il controllo delle infezioni di Botritys sp è stato operato con metodi predittivi. Le uve sono state accuratamente per il loro corredo polifenolico e il contenuto di soluti attraverso il metodo Glories.Prima della raccolta sono stati effettuati campionamenti periodici degli acini destinati a degustazioni secondo il metodo ICV. Per la determinazione di tali parametri la cantina si è avvalsa di circa 3000 controlli analitici, di 20 paramentri controllati su 30 ettari vitati di 20 viticoltori coinvolti nello studio. Questi numeri hanno portato a un solo grande vino. 

Ma perché 100 ACINI? Ci risponde Vincenzo Gentile, presidente dell’omonima cooperativa: 

“100 ACINI é la quantità di bacche usate per l’analisi di maturità tecnologica e polifenolica delle uve. Solo dopo aver effettuato molteplici controlli analitici – oltre che degli acini – anche dei suoli e delle foglie, siamo arrivati a una selezione accurata e maniacale dei frutti migliori per l’ottenimento di questo vino. Una vera e propria “caccia alla qualità” nel variegato universo dei nostri vigneti”. 

Scheda:

Colore rosso rubino intenso con riflessi porpora. Naso intenso e complesso con note fruttate di mora, prugna e marasca, sentori speziati di vaniglia, cioccolato e caffè. Grande corpo, denso. In bocca ottimo equilibrio tra la sensazione pseudo-calorica e l’acidità. Tannino vellutato, notevole persistenza. Da apprezzare subito o destinare a invecchiamenti anche lunghi. Perfetto con piatti strutturati, con carni rosse, formaggi di media e lunga stagionatura. In etichetta il simbolo che rappresenta una bilancia, strumento fondamentale durante le operazioni: “Sono stati pesati gli acini per la determinazione della maturità tecnologica delle uve ma anche le foglie al fine di misurare il contenuto idrico relativo e gestire così la vigoria Il vino verrà ufficialmente presentato alla stampa lunedì 10 giugno, presso la sede di Cantina Gentile, in via Grumo, 1 a Cassano delle Murge, durante un evento in cui saranno illustrate tutte le fasi del Progetto Qualità e che culminerà con la degustazione guidata del vino 100 ACINI. 

Ecco il programma:

CANTINA GENTILE 

Vigneti della Cantina Gentile

Il 2 febbraio 1960 un gruppo di 25 agricoltori coordinati dal dott. Luca Gentile decise di unirsi in cooperativa allo scopo di valorizzare le uve locali. Nacque così, in una zona a ridosso della Murgia barese, la cantina Sociale di Cassano Murge, oggi intitolata al suo fondatore e lungimirante presidente per oltre un trentennio. Attualmente lo stabilimento che sorge su di un’area di 8.000 mq. circa, accoglie l’uva anche di comuni limitrofi da circa 500 soci vitivinicoltori, e ha una potenzialità di lavorazione di 6.000.000 di kg di uve e una capacità di stoccaggio di vini di lt. 5.450.000. La cooperativa conta attualmente 400 soci viticoltori che conferiscono annualmente circa 60.000 quintali di pregiate uve da vino. Nella lavorazione delle uve vengono usate moderne tecniche di vinificazione con controllo delle temperature di fermentazione, la cantina è dotata di una moderna linea di imbottigliamento. La maggior parte dei vigneti dei propri soci sorgono in zona D.O.C. “Gioia del Colle” dell’omonimo “Primitivo” varietà tipica autoctona. 

Cantina Luca Gentile – Tel. 080 763294 info@cantinagentile.it

– Teodosio D’Apolito – enologo e responsabile del Progetto Qualità

teodosiodapolito@tiscali.it – Tel.347 6176441

Fivi – Il Mercato dei vini in trasferta a Cormons

Due giorni dedicati alla Fivi quelli di venerdì 12 e sabato 13 aprile, con due eventi ospitati a Cormons (Go); l’uno si è svolto nell’Enoteca, l’altro in Piazza XXIV Maggio.

Articolo di Giuditta Dina Lagonigro

Venerdì 12 aprile- Enoteca di Cormons

Interessante quanto insolito l’incontro- degustazione con Walter Massa, uno dei due vicepresidenti della Fivi (Federazione Vignaioli Indipendenti) vignaiolo piemontese, meglio, dei Colli Tortonesi, al confine con Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna, che qualche decennio fa, coinvolgendo altri giovani produttori, decise di recuperare un vitigno difficile ma in grado di dare molte soddisfazioni: il Timorasso. Lo incontrai a Gorizia nel 2003 e mi rimase ben impresso per il suo travolgente entusiasmo e per la passione con cui parlava del suo Timorasso. Caparbietà e determinazione sono state fondamentali per raggiungere il suo obiettivo, anche se tutto è sempre in divenire.

Tappature diverse…

Tappature alla cieca per otto vini di tre diverse annate, questo il tema dell’incontro nella sala degustazioni dell’enoteca di Cormons : Derthona 2016-2013 (Timorasso 100%), Monleale 2007 (Barbera) a confronto. La serata, introdotta da Kristian Keber, uno dei tre referenti Fivi per il Friuli Venezia Giulia insieme a Lorenzo Mocchiutti, ha registrato la presenza di numerosi vignaioli oltre a curiosi enoappassionati.

Il ” gioco” consisteva nel presentare i vini con le bottiglie rigorosamente coperte e con tappi diversi, in una sequenza casuale, escluso naturalmente i rossi serviti alla fine della batteria.

“Nel 2000 son passato da essere viticoltore a vignaiolo. Il viticoltore è colui che coltiva la vigna e porta l’uva al miglior offerente. Il vignaiolo è colui che coltiva la vigna e già vede il frutto della sua terra, della sua interazione con l’ambiente, studia l’etichetta, il modella della bottiglia e il tappo.No il tappo no…” Un incipit di Walter Massa che è già un programma.

Il tappo Diam – tappo sottoposto a processo di disaromatizzazione e privato dalle molecole responsabili dell’odore e sapore di tappo (tca cioè tricloroanisolo), il tappo Nomarcor- composto da un nucleo centrale di schiuma e da uno strato esterno i quali consentono un equilibrato scambio di ossigeno- il tappo di sughero – ricavato dalla quercia del sughero, presente in maggior quantità nella Penisola Iberica e in Italia in Sardegna e Sicilia è impermeabile, isolante e malleabile- il tappo Stelvin più conosciuto come tappo a vite, costituito da una guaina di metallo a protezione delle qualità organolettiche del vino-, si sono dati battaglia.

Walter Massa -Kristian Keber

Naturalmente il dibattito, tra domande e richieste di chiarimenti, ha sollevato più di una perplessità anche tra i vignaioli presenti.Walter Massa e Jermann un bel po’ di anni fa, hanno gettato il sassolino nello stagno, meglio, nel mare magnum del vino. Il tempo sarà l’unico e inconfutabile giudice…

Sabato 13 aprile – Piazza XXIV Maggio – Cormons

Su queste pagine abbiamo più volte raccontato della FIVI (Federazione italiana vignaioli indipendenti) https://www.poliphenolica.com/fivi-mercato-dei-vini-2018-le-conclusioni-dellassociazione/ .

L’appuntamento principale è quello che da qualche anno si svolge a Piacenza nel mese di novembre ma altrettanto interessanti sono le trasferte in altre città ( in Friuli Venezia Giulia questa è stata la chiusura del cerchio dopo Trieste, Pordenone e Udine) durante le quali sono coinvolte aziende vitivinicole e agro-alimentari non solo della zona.

Mercato FIVI Cormons – Dietro le quinte…

Dal Friuli Venezia Giulia i vini in degustazione delle aziende Aquila del Torre, Berra, Bessich, Blazic, Bolzicco, Borgo delle Oche, Cecchini Marco, Centa Sant’Anna, Ferlat, Flaibani, Keber Edi, Kociančič Rado, Il Carpino, La Dai Rocs, Le Favole, Lis Faedis, Piedimont, Raccaro, Murva, Rive Col de Fer, Ronco Blanchis, San Luris, Stroppolatini, Tarlao Vignis in Aquileia, Tenuta Stella, Terre del Faet, Vignai da Duline, Villa Job,Vosca.

Mitja Sirk era presente con un altro prodotto locale di qualità:l’Acero Sirk.

Dalla vicina Slovenia Blazic Vina, Edi Simčič, Marjan Simčič, Movia, Vinska Klet Ferdinand, Stojan Ščurek, Zanut.

Da altre regioni italiane: Azienda Le Fraghe – Cavion Veronese (Vr), di Matilde Poggi, Presidente Nazionale FIVI, Marco e Vittorio Adriano di Alba Walter Massa dai Colli Tortonesi, Armin Kobler proveniente da Magrè (Bz).

Gustosi gli assaggi gastronomici con il pane prodotto con farine autoctone dal Panificio Iordan di Capriva del Friuli, le primizie di Gigi Verdura, i formaggi delle aziende Zore di Taipana e della Fattoria Gortani di Merito di Capitolo. Non poteva mancare la parte naturalmente dolce a cui hanno provveduto Le aziende Bosc di Sot ed Eno-Bebe Api in vigna con mieli di vari nettari…

Alle degustazioni si sono affiancate attività collaterali dedicate a passeggiate in vigna o al rilassamento del corpo e dello spirito attraverso una seduta di yoga con sorpresa finale. Metti un vigneto a cui si accede dal centro di Cormons, una splendida giornata di primavera, il profumo dei primi dei fiori di campo, la coreografia delle viti padrone di casa e una guida dell’esperienza di Alessandra Neri… Quaranta minuti di simbiosi con la Natura, momenti di concentrazione e rilassamento per abbandonare gli orpelli che affliggono le nostre giornate, ritrovandosi con gli occhi rivolti al cielo, con il respiro che rallenta a nello stesso tempo si rafforza con l’energia della Terra… Svuotarsi di ciò che rende pesanti le nostre ore e avvolgersi di leggerezza e di consapevolezza di sé. A completamento di questo momento extraordinario non poteva che esserci un assaggio di vini che stanno preparandosi per offrirsi al meglio.

Sono i vino di NiKolas Juretic, giovane ma con una notevole formazione e “gavetta” che lo porteranno a raggiungere grandi risultati. Nikolas ha regalato un’anteprima dei suoi tre vini ancora da imbottigliare: Friulano in purezza 2018, il vino che segna il territorio, il Collio Bianco 2018 con Malvasia , Ribolla e Friulano, vino della tradizione e il Pinot grigio 2018, dal colore ramato, con intensi profumi che si ritrovano in bocca rendendolo piacevolissimo.

Una produzione limitata al momento ma in futuro di sicuro sentiremo parlare bene di Nikolas Juretic e dei suoi vini.

Ancora una volta l’incontro con i produttori della Fivi, seppur in numero limitato, ha regalato ore liete a chi ha partecipato al Mercato svoltosi questa volta a Cormons. Credere in un mondo migliore si può.G

Flora Saponari e il suo Susumaniello – una donna e il suo vigneto.

Articolo di Maddalena Nuzzi

“I HAVE A DREAM”il mantra di una donna che è anche il suo vigneto. Un sogno di tre tomoli( il tomolo in alcune regioni del sud Italia è un’unità di misura utilizzata per i terreni coltivati a seminativo; il suo valore in Puglia, varia da provincia a provincia, per esempio in alcune zone del Salento è pari a 0,8 ettari) di terra in agro di Noci (Ba) coltivati a susumanielloun tributo ai suoi nonni;  quasi un copione già scritto, sì,  perché in Puglia la famiglia va in scena con i nonni come personaggi principali.

In psicologia questi sono un tesoro, fondamentali per lo sviluppo mentale ed emotivo, rappresentano un senso di protezione e vanno ad alleggerire il compito educativo dei genitori.  I nonni diventano, anzi sono, un punto di riferimento ed oltre all’amore incondizionato i nonni di Flora le hanno trasmesso un fazzoletto di terra calcarea e argillosa dalle mille sfumature odorose un tempo coltivato a grano.  Flora ne ha fatto un giardino di alberelli di susumaniello allevati a regime biologico; nessun impianto di irrigazione in una zona caratterizzata dal carsismo,  con tanto duro lavoro e dedizione in quel vino chiamato “tre tomoli rosa”; un elegante rosato di susumaniello,  vitigno dalla probabile origine  dalmata , molto diffuso nel brindisino e dalla abbondante produttività (susumaniello = somarello). 

Più volte abbiamo degustato il “Tre Tomoli Rosa” e nonostante i differenti andamenti nelle varie annate, quello che rimane immutata è la sua indiscutibile eleganza, un’eleganza a tuttotondo che parte dalla vista, presentandosi con una brillante nuance di rosa per poi esprimersi al naso in un ampio bouquet  fatto di fiori e piccoli frutti rossi con un inequivocabile riconoscimento di melagrana; il palato poi, andrà a confermare la sua eleganza e a far risaltare il suo indiscutibile carattere fatto di sapidità , freschezza e buona persistenza. Un vino per nulla banale , versatile nell’abbinamento , che andrà a sostenere e ad impreziosire preparazioni  a base di pesce, carni bianche ed ortaggi.

E, nel rispetto di quelle che sono le regole della giusta sequenza dei vini a tavola come nelle degustazioni, al rosato seguirà il “Tre Tomoli Rosso- grappoli eletti”, che entrerà in scena con il suo intenso rosso rubino, ciliegia matura, rosa ed erbe della macchia mediterranea; solo affinamento in acciaio per tannini in perfetto equilibrio e in sintonia  alla sua innegabile sapidità e freschezza, il tutto a renderlo lungo e persistente, da accostare perfettamente a succulenti piatti della tradizione  a base di sughi di carne bovina, suina e ovina,  ai più tipici “gnumareddi“ ed anche a carni alla brace o in umido accompagnate da purea di fave bianche.  

Signori e signore, la Puglia.

Vignaflora S.R.L. di  Saponari Filomena Via Alfredo Oriani 1 – Castellana Grotte (BACI) – vignaflora.it