Festival della Malvasia -Gusto raffinato del Mediterraneo-Portorose

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Festival della Malvasia

Il Festival della Malvasia che si svolge da ben ventidue anni a Portorose, organizzato dall’Associazione dei viticoltori dell’Istria Slovena, è diventato un appuntamento sempre più attento a un vitigno protagonista della viticoltura di quei luoghi ma che porta con sé radici lontane. Il Festival della Malvazija – gusto raffinato del Mediterraneo-si è svolto  nei giorni 1 e 2 marzo, nelle sale dell’Hotel Slovenija. Grande e sentita la partecipazione dei vignaioli giunti dall’Istria e dalle zone del Kras (Carso), Brda (Collio),Vipavska Dolina  (Valle del Vipacco), dalla Hrvaska Istra (Istria Croata) e dall’Italia -presenti le istituzioni impegnate  nella promozione turistica del Paese- alla cerimonia di apertura del Festival.

Il sindaco di Pirano Denio Zaskovič ha riaffermato l’importanza della Malvasia quale vino dalle antiche origini, con un gran carattere ,“ che rende il comune di Pirano (di cui Portorose/ Portoroz  è una frazione), una destinazione importante e riconoscibile; la Slovenia il prossimo anno potrà fregiarsi del titolo di Regione Gastronomica Europea e i vini istriani potranno spianare la strada verso mercati esteri”…  

Ingrid Manhič, energica e infaticabile presidente dell’Associazione dei Viticoltori dell’Istria Slovena ha manifestato la sua soddisfazione per il percorso compiuto:- “La Malvasia istriana è diventata la regina del vino e il Festival ha assunto una portata internazionale. L’Istria è speciale perché si vive in amicizia e armonia, a prescindere dai confini…”- Il Festival della Malvasia è anche un’occasione d’incontro tra i vignaioli che discutono e si scambiano opinioni andando oltre l’assaggio dei vini”… In questa edizione uno dei momenti più importanti è stata la tavola rotonda in cui si è discusso di comunicazione attraverso i social media, per promuovere al meglio il marchio di ciascuna azienda. Molto elegante Tea Ivančič, Regina del Vino dell’Istria Slovena 2020, che ha salutato i presenti, confermando quanto le nuove generazioni dei vignaioli istriani si siano impegnate ad acquisire recenti  tecniche che hanno portato la Malvasia ad altissimi livelli qualitativi. Presente anche la delegazione dell’Associazione per lo sviluppo della cultura del bere Sommelier Slovenia, che da sempre collabora per la selezione dei vini.

Il presidente Ivan Peršolja ha rilevato l’importanza delle informazioni che i vignaioli devono dare ai consumatori, in modo che questi possano scegliere i vini con consapevolezza. La colonna sonora dell’inaugurazione ha visto quali protagonisti Julija Jogan e Gabrijel Jurīsevič, due giovani e bravi cantanti musicisti.

Per l’edizione 2020 sono stati esaminati 120 campioni di Malvasia suddivisi in sei categorie: spumanti (9 campioni), fresche (40 campioni), mature (44 campioni),macerate (33 campioni), con residuo zuccherino-dolci-(3 campioni), aromatizzate (1campione), valutate da due commissioni.   

Uno degli obiettivi degli organizzatori è creare le migliori condizioni non solo per degustare la Malvasia dei diversi produttori, circa settanta in questa edizione, ma per conoscerne il percorso, dalla vigna alla bottiglia, apprezzarle in abbinamento con gustose pietanze – soprattutto a base di pesce – che siano tradizionali o rivisitate, sempre nel rispetto della materia prima che deve essere freschissima.   Questo è lo scopo degli incontri organizzati parallelamente alle degustazioni di tutte le Malvasia presentate al pubblico. 

Laboratori

Qualcosa di branzino / Nekaj iz brancina

Tomaz Bevčič , pluripremiato chef del ristorante Rizibizi (rizbizi.si), a Portorose, ha regalato una lezione di pulizia e sfilettatura di branzino, offrendo poi quattro assaggi con differenti preparazioni. 

 La freschezza della materia prima, il recupero degli scarti, una grande tecnica con uno sguardo all’Oriente, trasformano il cibo in una grande emozione.  La Malvasia VinaPrelac Šinjora 2017  e La Malvasia Pètris Doc Collio 2018 hanno accompagnato l’assaggio del branzino, lasciando a ciascuno la scelta del miglior abbinamento.

Malvasie vincitrici del concorso Sommelier della Slovenia 2020.

Le degustazioni, alla cieca (cioè con le etichette coperte) delle Malvasia premiate dall’ Associazione Sommelier della Slovenia, sono state guidate dal sommelier Valentin Bufolin che con grande padronanza della materia, ha coinvolto i partecipanti invitandoli  a individuare i vini   ( dalle Malvasia spumantizzate fino a quelle dolci) secondo la personale classificazione per poi confrontarla con quella ufficiale.

La luce delle Malvasia

Liliana Savioli, sommelier, degustatrice sensoriale e giornalista, da anni di casa tra i produttori di Malvasia, per la ventiduesima edizione del Festival della Malvasia ha ideato un laboratorio con un tema inedito: sinestesia, Malvasia e arte. La sinestesia è una figura retorica proveniente dalla percezione che porta ad associare in una stessa immagine parole o parti di discors,o a sfere sensoriali differentiIn pratica si associa una sensazione, visiva o gustativa a un’altra sensazione apparentemente di altra natura (ndr).

 Ella ha illustrato come attraverso la vista, il gusto, l’olfatto e anche il tatto, viene emesso uno stimolo che arriva il cervello, viene filtrato dal sistema nervoso e poi costruito. La teoria è sicuramente più ardua da comprendere, quindi è meglio passare a esempi pratici. Dopo aver guardato un bel quadro quali sensazioni proviamo, pensiamo a un vino, quale per profumi e sapore potrebbe farci rivivere emozioni convergenti?

Per ogni categoria di Malvasia presentate al Festival è stato scelto un vino  cui è stato associato un quadro.

Malvasia spumantizzata

La Corda sensibile (Magritte)  – Malvasia metodo Charmat Vinakoper

Malvasia fresca

Un frutteto in primavera  (Manet) – Damjanič 2019 Parenzo/Istria Croata

Malvasia matura

Il club del giardinaggio (F. Botero)- Vinales, Smarje / Slovenska Istra

Malvasia macerata

Ritratto di Adele Boch-Baur (G.Klimt)- Steras 2015 Isola (no solfiti, lieviti            indigeni)

Malvasia dolce

Pane (Veno Pilon)  Santomas 2017.

Vivace il confronto tra opinioni a volte concordanti ma anche divergenti a dimostrazione che ciascuno ha giustamente, differenti punti di vista e questo è il bello di ogni dibattito.

L’influenza del legno sul profilo aromatico della Malvasia

Il laboratorio, molto tecnico, è stato guidato da Boštjan Zidar, enologo della cantina Vinakoper. Il legno gioca un importante ruolo e il suo utilizzo, nelle varie forme,  condiziona il risultato finale di un vino.

Quale tipo di Malvasia pianteremo?

Insolita quanto importante  è stata la degustazione di dieci Malvasia prodotte da altrettanti cloni ancora non certificati.  A illustrare lo studio dei vitigni  Tamara Rusjan e Andrja Škvarč, due professioniste che con grande preparazione hanno illustrato il lavoro svolto e quanto è in programma per dare un’identità ai cloni.

Il Refosco e le sue storie

Non solo Malvasia! Anche Terrano e Refosco sono stati protagonisti di una degustazione guidata da Tilen Praprotnik, esperto sommelier e vignaiolo. 

Refosco, Refosco dal peduncolo rosso, Terrano, cosa hanno in comune? Animata la discussione sulla comune origine dei vitigni ma sul diverso risultato che cambia secondo  territorio e vinificazione. 

La peculiarità del Festival della Malvasia –gusto raffinato del Mediterraneo-è quella di consentire l’assaggio di decine di Malvasia, di ascoltare i racconti dei vignaioli, i progetti, la voglia di sperimentare…L’annata 2019 presenta una Malvasia con una notevole carica aromatica ed elevata sapidità. I luoghi di produzione e la terra su cui le viti crescono, naturalmente rendono unico ciascun vino. Gli spumanti, con Metodo Charmat e Metodo Classico, hanno dato un’esauriente  panoramica  della Malvasia con “ le bollicine”, buona l’evoluzione delle Malvasia mature (dal 2018 indietro) che hanno raggiunto una   struttura potente e ben riuscite alcune Malvasia macerate. Una nuova presenza si è registrata tra  i vini italiani , la Malvasia di Candia giunta dai Colli Piacentini.

Molto numerose sono state le aziende premiate; ecco la scala dei punteggi e le aziende che hanno ricevuto i preziosi attestati.

75/ 80 medaglia di bronzo – 80/85 medaglia d’argento-85/90 medaglia d’oro, oltre 90 la Gran medaglia d’oro .

SPUMANTI: Vina Sanabor, Penina Pallidia 2015 Medaglia d’oro.

MALVASIA FRESCHEGrande Medaglia d’oro a Vina Markovič Malvazija 2019-Damjanič wines, Malvazija Istarska 2019 –Vina Frankovič, Malvasia 2019. Medaglia d’oro a Vinska Klet Franko Markovič, Malvazija 2019-Fakin Malvazija 2019- Kmetija Cigoi, Malvazija 2019-Vina Bric Malvazija 2019-Damijanič wines, Malvazija Istarska 2019-Terzolo Malvazija 2019- Vinogradništvo Ferran & Rupnik, Malvazija 50 2019-Vinska Klet Markezič Sv. Anton, Malvazija 2019-santomas, Malvazija Santomas 2019-Vinska Klet Robi & Dorjano Korenika, Malvazija 2019-Steras wines, Malvazija Saurin Hills 2019-Tomazič, Malvazija 2019-Vinales, Malvazija 2019-Vinarija Tomaz, Malvazija Avangarde 2019-

MALVASIA MATUREGrande medaglia d’oro a VinaKoper, Malvazija Capris-Medaglia d’oro: Vinska Klet Franko Markovič, Malvasia 2018-Degrassi Vinarija, Bomarchese Selekcija 2016-Primošič, Malvazija 2018-Vinales Malvazija 2015-Kmetija Mahnič, Malvazija 2018-Bregovi, Malvazija 2018-Vinska Klet Peroša, Malvazija 2018-Pervino, Malvazija Istarska 2018-Steras Wines, Malvazija saurin Hills 2018-Vina Frankovič, Malvzija  Korona 2018-Vipava 1894 Malvazija Terase 2018-Malvasia Istriana, Cuvee de Vigneron 2018-Venica & Venica, Petris Malvasia 2018-Damjanič wines, Malvazija Akacijaa 2016-Vinakras, Malvazija Prestige 2016- Vipava 1894, Malvazija Lanthieri 2018-Vina Markovič, Malvazija 2018-Vinales Malvazija 2018-Posestvo Brič, Malvazija 2018-Santomas, Malvazija Santomas 2018-Vinakras, Malvazija Elite 2018-Damjanič Wines, Malvazija Akacija 2017-Vina Guštin, Malvazija Premium 2017-Vinakoper, Malvazija Capodistria 2016-Vina Bordon, Malvazija 2018-Malvasia Istriana, Mlavazija La Fleur de Vin 2018-Vina Prelac, Malvazija 2018-Kmetija Jogan Damijan Malvazija Classic 2018-Bio Vina Montis & Eko Laura, Malvazija Montis 2018-Food & Wine Station trapan, Malvazija 2016

MALVASIE MACERATE Grande medaglia d’oro: Steras Wines, Malvazija Kocinski 2015-Vinaija Tomaz, Malvazija Sesto Senso 2017- Posestvo Polič Trūske, Malvazija Murva 2016-Medaglia d’oro: Zaro Malvazija Maceracija 2018-Vinska Klet Robi in Doriano Korenika, Malvazija Akacija 2015-Food & wine Station Trapan, Malvazija 2015-Domačija Razman, Malvazija Antiqua 2017 e Malvazija Petrea 2018-Fakin, La Prima 2018-Vina Zigante,Malvazija Istarska 2016-Vina Bordon, Malvazija Dora 2015-Ekološko Vinogradništvo Rodica, Malvazija Selekcija 2016-Zigante D.O.O. Malvazija 2018-Vinska Klet Markezič Sv. Anton, Malvazija 2017-Veralda  P.O. Ambra 2017-Vina Prelac, Malvazija Šiniora 2016-Domačija Razman, Antiqua 2016.

MALVASIA DOLCE (con residuo zuccherino) Grande Medaglia d’oro a Terzoni, Malvasia Aromatica di Candia 2015-Medaglia d’oro: SantomasMalvazija  Invasia  2017-Vinakoper, Malvazija Pozna Trgatev 2015.

www.festivalmalvazija.si

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VinNatur 2020

La manifestazione VinNatur Tasting 2020 è stata rinviata al 13/15 giugno p.v. Cent’ottanta saranno i vignaioli che giungeranno da tutta Europa.

Le degustazioni, che si svolgeranno nel Margraf Show-room, in via Torre di Confine, 15 a Gabellara (Vi), seguiranno il seguente programma:

Sabato 13 giugno dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Domenica 14 giugno dalle ore 10.00 allle ore 18.00

Lunedì 15 giugno dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

Grüner Veltliner 2018 Ott

L’asssaggio è di Giuditta Dina Lagonigro

L’entusiasmo che segue all’assaggio di un buon vino è pari a quello di un bambino che scarta un regalo. Questa è stata la sensazione provata  dopo aver aperto  una bottiglia di Grüner Veltliner 2018- Wagram-, dell’Azienda Ott a Feuersbrunn,   nella bassa Austria, regione vinicola Wagram. 

 Le uve  provenienti da piante giovani  allevate in diverse particelle,  vengono  poi assemblate. L’annata  2018  con i suoi sentori delicatamente vegetali, floreali, fruttati e speziati,  ha un’acidità ben equilibrata e un piacevole residuo zuccherino che danno al vino una buona struttura. 

 Ha ben accompagnato  i cavatelli con ceci neri e scampi, aromatizzati con un po’ di succo di arancia di Ribera e qualche zesta che ha regalato  ancor più intensità. La giusta nota di acidità ha dato la spinta alla pasta coi i ceci neri, molto rustici ma con tendenza dolce; i sentori  fruttati- soprattuto l’agrumato-  che si  percepivano anche in bocca,  hanno valorizzato gli scampi. Una combinazione casuale ma ben centrata.

Da segnalare l’utilizzo del tappo a vite, una presenza che si sta facendo largo tra le bottiglie…  

Il Grüner Veltliner è il vitigno a bacca bianca autoctono  più diffuso in Austria, Dopo aver studiato il Dna delle viti è stato appurato che esso  sarebbe un incrocio  naturale fra  il Traminer  e il Sankt Georgen, vitigno ritrovato nel 2000 in una zona del Burgenland. 

È certamente un vino piacevole, che  merita l’attenzione dei curiosi enoappassionati.

JNK – VINI SENZA TEMPO

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Šempas , già Sanpasso è un  piccolo ma accogliente paese sloveno, nella parte bassa della Valle del Vipacco,  a pochi chilometri da Nova Gorica, quindi dalla stessa Gorizia. È un territorio  vocato all’agricoltura con molte aziende vitivinicole che con discrezione e silenziosamente popolano la regione Primorska che dall’entroterra, attraversando il Carso, passando tra frutteti, uliveti e vigneti, arriva fino al mare, sull’assolata costa adriatica.

Boleslav Mervič

Kmetija Mervič, – JNK è una delle protagoniste di quei luoghi. Tre ettari e mezzo di vigneto distribuito in varie particelle che si trovano fra i 100 e i 350 metri s.l.m. Elemento fondamentale è la ponka, terra con formazioni stratiformi di marne e argilla, ricca di sostanze minerali che danno corpo e struttura ai vini.

L’azienda, raccontano Kristina e suo padre Boleslav, ha origini antiche, seppur con qualche interruzione. Il primo, piccolo vigneto fu impiantato da Ivan Mervič  -JNK era il suo soprannome- nel 1820. Il figlio Peter nel 1910 impiantò altre viti di uve autoctone ma la seconda guerra mondiale, si sa, portò distruzione e si riusciva a sopravvivere solo vendendo o scambiando prodotti agricoli insieme a vino e  grappa. Solo nel 1977 Oscar, Andrej e Boleslav ripresero l’attività vitivinicola. Boleslav, da sempre affiancato da Kristina, staccatosi dai fratelli, ha dato una diversa impostazione al lavoro in vigna e nella produzione dei vini. Chardonnay, Malvasia, Pinot bianco, Ribolla gialla, Sauvignonasse (Tocai), Sauvignon, Cabernet Sauvignon e Merlot sono le uve allevate. La vendemmia è manuale con una meticolosa selezione dei chicchi che vengono posti a macerare per tempi variabili: 3-5-8 giorni per le uve a bacca bianca e 30-40 giorni per le uve a bacca nera. Il passaggio successivo è l’affinamento in botti di varia grandezza  (dipende dai vini e dalle annate), dove sostano per  qualche anno. Dopo l’imbottigliamento sono messi in vendita l’anno successivo. Kristina e suo padre Boleslav nel racconto rivelano  grande passione ma soprattutto spirito di sacrificio e perseveranza. –“ Le rese sono molto basse; è importante che l’uva sia  sana e che giunga a perfetta maturazione. I tannini proteggono ma devono maturare”-. 

In un’intensa mattinata abbiamo assaggiato:

Malvasia

Malvasia 2015 – Tre  giorni di macerazione, da vigne vecchie più di trentacinque anni; quest’anno con profumi più intensi che immediatamente arrivano al naso. È cicciona, con un’acidità ben presente, salinità finale che lascia un po’ di amaro nel lungo finale. Rimane in barrique usate per sedici mesi circa (dipende dalle annate). È una Malvasia importante, immessa nel mercato dopo 4/5 anni; la Malvasia 2015 è già disponibile ancor prima delle annate 2013 e 2014, a dimostrazione che ogni annata ha un suo corso e percorso; per l’uva e il vino i calendari seguono tempi diversi.

Jakot.È  2015 Tocai – È ancora molto giovane, sprigiona profumi di fiori bianchi, note vegetali, delicatamente aromatico. Rimane quattordici mesi circa, in barriques vecchie. Quest’annata è stata complicata mentre ci si aspetta grandi cose da Jakot.È 2019, ci dice Kristina.

Jacot. È 2008 È stata una buona annata; il vino si presenta con un sentore balsamico e una “acidità volatile”, non eccessiva, che sappiamo bene, è la spalla forte del vino. Le erbe aromatiche si sovrappongono; è un vino asciutto, secco e deciso; non è ancora in commercio. 

Chardonnay 2010 – Nota potente di alcol che dopo fa spazio a un guizzo mentolato, cui seguono profumi di erbe aromatiche e poi arriva la vaniglia. È un vino ampio, grasso, morbido con un’acidità ancora presente che lo sostiene. Solo 28/30 quintali di resa per ettaro, neanche 850 g di uva per pianta, per concimare la terra si utilizza il letame. Nel 2010 la pioggia abbondante ha lavato anche lo ioidio, l’uva è stata raccolta per ultima.

Ribolla gialla 2011 -Bello il suo color ambra con riflessi dorati e il suo piglio deciso; al naso fiorellini di campo ed erbe aromatiche;  è asciutta, con una leggera astringenza. “- La Ribolla vuole terra magra, la ponka  (terra fatta di marna e arenaria insieme) e il caldo; le vigne esposte al sole della mattina sono le migliori”- ci dice Boleslav Mervič.

Sveti Mihael 2012 – Da  poco in commercio. Il nome è quello della vigna, a 350 metri s.l.m.  da cui provengono le uve di Pinot bianco e Sauvignon che  sono le protagoniste di questo vino. Al naso si susseguono profumi di fiori ed erbe aromatiche che ricordano le colline nella tarda primavera, cui seguono frutta bianca e spezie. Il vino rimane dodici mesi in botti usate, da 500 litri.  Quella del 2012 è stata una buona annata.

Sveti Mihael 2013 -Non è ancora pronto, anche se si rivela già  scattante, agile, dinamico.

Merlot 2011 – Nonostante un bel po’ di anni alle spalle ha un’acidità ben presente e contemporaneamente smussata, ben integrata con i tannini non invadenti. Al naso è vegetale, con sentori di muschio, corteccia d’albero, bosco e sottobosco. Rimane due anni in vecchie botti da 500 litri.

C’è una storia particolare che caratterizza l’etichetta delle circa diecimila bottiglie di vino prodotte da JNK e la racconta Kristina. “-L’immagine rappresenta  un fossile Mervicia exima gen , conchiglia unica al mondo, ritrovata nel 1967, nella palude Barje di Lubiana, dallo zio Joze che era lì per motivi di studio. Il nome della gemma, dal color perla, riporta il cognome della famiglia. L’etichetta è dedicata a zio Joze. Il vino è come un fossile, può durare tanti anni…“- Parola di Kristina Mervič.

Kmetija Mervič, Šempas 57/c – 5261 Šempas, Slovenija – jnk.si

FIVI 2019-IL MERCATO DEI RECORD

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Si ha bisogno sempre di qualche giorno per riordinare le idee dopo un’intensa giornata trascorsa al Mercato della FIVI – quest’anno con la novità dei tre giorni- svoltosi a Piacenza il 23/24/25 novembre. Come da copione, per quanto ci si applichi nella elaborazione di un percorso più o meno tracciato, almeno sulla cartina, dopo la prima azienda comincia il vorticoso giro interrotto, piacevolmente, da saluti a vecchi amici anche da parte di altri amici, fermate non programmate ma dettate dalla curiosità o dalla intercettazione di produttori che erano sfuggiti allo schema iniziale… In un modo o nell’altro le ore scorrono velocemente, anche troppo. Per chi ancora non dovesse saperlo ricordiamo che FIVI è l’acronimo di Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che a oggi conta più di 1300 soci ed è nata con lo scopo di rappresentare la figura del vignaiolo davanti alle istituzioni. Il Mercato della FIVI, diventato itinerante anche se in proporzioni diverse, si svolge ogni anno a Piacenza Expo dal 2011. L’edizione 2019 ha registrato la partecipazione di ben 626 vignaioli e di circa 22.500 visitatori.

Per espressa volontà degli organizzatori i banchi di assaggio sono in ordine sparso per evitare , metaforicamente parlando, confini regionali, consentendo in tal modo di approfondire la conoscenza tra vicini. Mi sono adeguata e per non sprecare tempo ho assaggiato vini bianchi e rossi in ordine sparso, dovendo ovviamente tralasciarne alcuni tra quelli presentati dalle varie aziende. Io ho cominciato dalla emme…

Mazzone Azienda Agricola – Ruvo di Puglia (Ba).

Dandy Igp rosato, Nero di Troia, vino apparentemente leggero che conquista con i suoi profumi delicati di piccoli frutti rossi. Il nome richiama l’idea di un vino elegante come solo “un giovanotto alla moda” può essere…

Trousse Igp Puglia bianco, Minutolo in purezza ( il Traminer del sud…) Grande aromaticità e persistenza ma senza essere invadente.Anche qui il nome, per la peculiarità del Minutolo, è stato associato a un indispensabile ed elegante accessorio da donna…

Surliè Igp Puglia Malvasia bianca- Vinificata in botti grandi, viene poi affinata sui lieviti pertanto al naso è complessa, in bocca è equilibrata, senza essere sopraffatta dal legno.

Filotorto Igt Murgia Nero di Troia. È uno dei vini di punta, prodotto solo nelle migliori annate. Robusto, elegante, varietale.

Lucy Spumante Metodo Classico da uve Bombino bianco. Ultimo in ordine di arrivo, conquista con le sue note fragranti, il vivace perlage e una spiccata acidità che lo rendono scattante.

Pietraventosa- Gioia del Colle (Ba).

Un crescendo di sensazioni organolettiche che fanno comprendere le varie sfumature del Primitivo.

Est Rosa IGT Murgia rosato – Vino da bevute spensierate, seppur abbia i suoi 13,5^; racchiude i sentori della Murgia con fiorellini di campo, infiorescenze di erbe aromatiche, piccoli frutti rossi. Tutto si risente amplificato in bocca e ciò invita ad altri sorsi. Il nome è stato scelto anche per giocare con le lettere e dare interpretazioni diverse, cimentatevi!

Volere Volare Igt Puglia Primitivo Non filtrato, è un vino di buona struttura non eccessivamente impegnativo, nel senso che la sua complessità si nasconde dietro una invitante freschezza.

Le Vigne di Luca AttanasioManduria (Ta)

Primitivo Igp Salento rosato – Tonalità cerasuolo, un vino di grande impatto che lascia il segno in tutti i sensi… Profumi di fiori di campo a cui seguono note di lampone, ribes e ciliegie croccanti.I suoi quasi 16^di alcol non si sentono, almeno ai primi sorsi…

Dodecapolis primitivo Salento Igp Il nome è in ricordo dell’antica Dodecapoli Messapica. Il vino ha i profumi varietali di un Primitivo che, scaldato dal sole ha reso l’uva ricca di profumi. Affinato in acciaio conserva la grande struttura di un vino potente e senza fronzoli.

Librante Primitivo di Manduria Dop L’affinamento in barrique per dodici mesi conferisce al vino un’elegante morbidezza, pur rimanendo ben in equilibrio con una buona freschezza, nonostante i 16,5^.

Dalla Puglia alla Valtellina, dal Primitivo al Nebbiolo è stata questione di qualche attimo…

AR.PE.PE Società Agricola – Sondrio

Rosso di Valtellina 2017– Chiavennasca è il nome proprio del Nebbiolo di Valtellina, in questo caso si tratta di vitigni posti a circa 400 m s.l.m. È un vino apparentemente semplice, in realtà è il prodotto di una viticoltura eroica e in cantina, di un affinamento delle uve in botte grande che gli conferisce una bella personalità.

Il Pettirosso- Valtellina Superiore Docg 2016 – È una bella storia quella del pettirosso che arriva in cantina a preannunciare quasi un presagio.Una botte aveva una perdita e bisognava sostituirla immediatamente… Il vino ha profumi di frutti di bosco e di spezie. In bocca il tannino, non aggressivo rivela il lungo periodo di affinamento in botte e poi in bottiglia.

Weinhof KOBLER Magrè sulla strada del vino BZ.

Oberfeld Grauer Burgunder 2018 Alto Adige Doc -Pinot grigio elegante con i suoi profumi fruttati e fine al palato. Una curiosità:l’etichetta rappresenta i sei vigneti dell’azienda, stilizzati.

Gewürztraminer Feld 2018 Alto Adige Doc Rosa, chiodi di garofano, spezie, con residuo zuccherino basso, un Gewürz non stucchevole.

Armin Kobler per i suoi vini ha scelto il tappo a vite.

Pierluigi Zampaglione Azienda Agricola – Calitri (Av)

Don Chisciotte Fiano-Campania 2018

Vino macerato che rimane a contatto con le bucce all’incirca dieci giorni, ( il tempo varia a seconda delle annate) in vasche di acciaio. È un Fiano fresco, vivace, giovane, con una personalità decisa, figlio di un territorio dal clima aspro che lo rende invincibile.

Moroder-Viticoltori nel Conero- Frazione Montacuto (An)

Vasta la gamma dei vini presentati, fermi, spumanti e dolci, due i miei assaggi.

Moroder Zero 2018 Rosso Conero Doc. Il vino, uno degli ultimi prodotti dell’azienda, senza solfiti aggiunti ha una buona bevibilità, lascia tracce di profumi di frutti di bosco e in bocca è fresco e godibile.

Moroder Dorico Conero Riserva D.O.C.G.Montepulciano in purezza è il vino di punta dell’azienda. Anche in questo caso si manifestano profumi dei luoghi in cui crescono le viti: viola, ciliegie che si ritrovano in bocca e che si allineano con un tannino elegante.

Bele Casel Asolo Prosecco Asolo D.O.C.G. – Caerano di San Marco (Tv)

Un’altra bella storia di vignaioli “svegli in un sogno realizzato”dopo molti sacrifici. Luca e Paola Ferraro ne sono i portavoce. Tra le varie tipologie di Prosecco il protagonista è:

Asolo Prosecco Colfondo Docg da uve Glera,Bianchetta trevigiana e Perera– Stessa base di partenza degli altri Prosecco “ma invece di fare la seconda rifermentazione in autoclave la fa in bottiglia, come un Metodo Classico”. Un ritorno al futuro del Prosecco della tradizione.

Azienda Agricola Sergio Arcuri Vini Artigianali Bio – Cirò Marina- KR

Aris Cirò DOC Rosso Classico Superiore 2016 da uve Gaglioppo, affinamento in tini d’ acciaio per diciotto mesi . Poche migliaia di bottiglie per un vino schietto e deciso, che ricorda, com’è naturale che sia, i profumi portati dal vento che soffia tra terra e mare…

Azienda Agricola Bajaj – Monteu Roero (Cn)

Prometheus – Vino bianco ottenuto da sole uve Arneis con vinificazione in anfora. Ultimo nato sulla scia degli orange wine – vini macerati. Promette bene con il suo bel colore giallo dorato; dopo quaranta giorni di macerazione in anfora, l’Arneis diventa più polposo, con sapidità e tannino che si prendono per mano senza spintonarsi…

Montenidoli – San Gimignano (Si)

Vernaccia 2011 – Vino austero con una evoluzione gradevolissima. Complimenti!

Josko Sirk, tra i massimi esponenti dell’ enogastronomia in Friuli Venezia Giulia, alla Fivi è in veste di rappresentante del gruppo Amici Acidi, cinque produttori di aceto che intendono riportare alla memoria dei consumatori, l’antico e vero sapore dell’aceto. Sirk Aceti, Acetaia San Giacomo, Mieli Thun,Pojer e Sandri e Baron Widmann sono i fautori di un progetto che restituisca la dovuta dignità all’aceto che viene prodotto rispettando tre regole: materia prima di qualità, tempo e temperatura. Imperdibile, tra gli altri utilizzi dell’aceto, è una lieve vaporizzazione sullo zucchero filato…

Non poteva mancare un saluto agli amici del Friuli Venezia Giulia per un brindisi.

Raccaro Società Agricola- Cormons (Go) Friulano 2018 Doc Collio- un vino potente per corpo e struttura.

Korsic Wines . Loc. Giasbana San Floriano del Collio (Go) Friulano 2018 Doc Collio con profumi di erbe aromatiche e il leggero amaro, varietale, della mandorla.

Due aziende vicine ma vini con caratteristiche diverse perché ogni zolla di terra ha il suo respiro…

La prima regola del degustatore è quella di assaggiare i vini con un palato neutro (bisognerebbe mangiare un po’ di tempo prima…) però è difficile non lasciarsi tentare dai profumi che arrivano dallo stand riservato alla gastronomia. Bombette pugliesi, salumi e formaggi locali, quest’anno anche il panino con il polpo, dolci, caffè, tutte materie prime di qualità, naturalmente.

Appuntamento al prossimo anno e ad maiora sempre.

Schioppettino di Prepotto Unico per natura-dieci anni di storia.

Si scrive Prepotto del Friuli ( Prapòt in friulano, Pràpot in friulano medievale), si legge Schioppettino di Prepotto, vino simbolo della cittadina immersa nella Valle dello Judrio, circondata  da una rigogliosa e florida natura, da lussureggianti boschi e  da ordinati vigneti che rientrano nella Doc Friuli Colli Orientali, sottozona  Schioppettino di Prepotto dal 3 giugno 2008. A tutela e valorizzazione di uno dei principali prodotti locali nel 2002 si è costituita l’Associazione Schioppettino di Prepotto, rappresentata da aziende  che lavorano  incessantemente per presentare lo Schioppettino alias Ribolla Nera o Pokalça,  in Italia e naturalmente oltre confine.  A rilanciare l’obiettivo  è stata la terza edizione dell’evento “Appuntamento a Prepotto- Incontro con lo Schioppettino di Prepotto,  Tradizione e Cultura”, organizzato  l’1 e il 2 giugno scorso, con il patrocinio del Comune di Prepotto e della Pro Loco, oltre a enti istituzionali  regionali.

Due intense giornate di grande respiro in senso lato giacché il Castello di Albana che ospita la manifestazione, offre l’opportunità di godere un meraviglioso panorama e di trovare sollievo in un ambiente incontaminato. Ricco il programma che comprendeva appuntamenti di diversa natura aperti ad adulti e bambini. Convegni, degustazioni di vini e prelibatezze degli artigiani del gusto, escursioni tra vigneti e boschi ma anche nel tempo anche attraverso racconti storici, hanno sicuramente arricchito quanti vi hanno partecipato. 

Tra queste attività, grande successo ha riscosso la degustazione organizzata dall’Associazione Produttori dello Schioppettino di Prepotto, attraverso un viaggio lungo otto anni con venticinque vini Schioppettino di Prepotto, delle annate 2016-2015-2013-2012-2011-2010-2009-2008, presentati dalle aziende vinicole associate. L’Associazione nata nel 2002, oltre alle iniziative volte  alla promozione del vino ha avviato studi e analisi sul vitigno e sulle sue peculiarità ampelografiche, creando tra l’altro, un vigneto catalogo. Importante la collaborazione con il Dott. Macrì dell’Enologica Friulana per il progetto di selezione del lievito autoctono dello Schioppettino, per cercare di caratterizzare ancor di più la produzione enologica.

Anna Muzzolini, Presidente dell’Associazione Produttori dello Schioppettino, salutando anche Leonello Gabrici, il proprietario del Castello di Albana che apre il maniero all’evento, ha riproposto la necessità di organizzarsi sul territorio perché si possa apprezzare la bellezza paesaggistica oltre ai prodotti  enogastronomici.

Il Sindaco, avv. Mariaclara Forti ha manifestato la ferma intenzione dell’amministrazione comunale di creare una rete tra tutti i protagonisti del territorio, per creare maggiore interesse  verso quei luoghi che meritano sicuramente più alti riconoscimenti.

La presentazione delle otto annate di Schioppettino di Prepotto è  stata guidata da Liliana Savioli, sommelier, relatrice, giornalista, con la partecipazione di Paolo Ianna, wine consultant, docente di Master vino Slow Food, grande esperto del mondo enologico e naturalmente anche  dello Schioppettino di Prepotto, al quale è stata data subito la parola. Importante è la ricerca che continua sul vitigno Schioppettino, ha affermato Ianna. Le ricerche si stanno rivolgendo allo studio del rotundone, la molecola  “responsabile “ del profumo di una spezia, nella fattispecie del pepe, presente anche in altri vitigni quali Nespolina, Syrah, Terrano, Pinot nero. Quel terpene entra a far parte del patrimonio olfattivo e quindi può essere riconosciuto nel tempo.  Grandi studiosi e ricercatori si stanno  occupando del rotundone, cercando di comprenderne l’origine, se c’è un suolo su cui vive meglio e se vi siano condizioni che ne favoriscano l’espressione. Gli Australiani stanno studiano la molecola nel Syrah ma non vi è ancora una sintesi. Il prof. Macrì con le sue ricerche ha raggiunto buoni risultati. Probabilmente nei prossimi mesi sarà pubblicato un resoconto accessibile a quanti ne fossero interessati. I produttori dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, ha continuato Ianna, sono da lodare poiché in una terra di grandi vini bianchi hanno puntato su un vitigno a bacca nera, hanno elaborato un ottimo disciplinare oltre a continuare nella ricerca. Tasselli questi, che aiutano lo Schioppettino a trovare una propria identità. 

Liliana Savioli, ringraziando il Comune di Prepotto, l’Associazione Produttori dello Schioppettino e gli intervenuti ha proseguito con un’accurata esposizione del territorio e degli stessi vini. 

Prepotto, Prapotno in sloveno-la Slovenia è terra confinante- significa felce, comprende trentacinque frazioni con 740 abitanti. Risale al 1282 la traccia di viti nella zona di Albana.  La terra è fatta di ponca, “un impasto di arenaria e marna, ricco di microelementi stratificatisi nel corso dei secoli”. La ponca, secondo la zona può cambiare colore, ci sono anche marne  rosse perchè  ferrose. 

A 60/70 cm di profondità, sotto la ponca c’è la ghiaia. Un’altra variabile è l’acidità che caratterizza il terreno. Su duecento ettari solo trenta sono destinati alla coltivazione dello Schioppettino di Prepotto…

Citando uno stimolate contributo che il Dott. Claudo Fabbro e il Prof. Carlo Petrussi porsero in un’altra circostanza, ricordiamo le lunghe battaglie sostenute per salvare dall’oblio l’antico vitigno autoctono dello Schioppettino. Sicuramente presente da secoli nel territorio di Prepotto, si parla specificatamente  di uva delicata originaria di Prepotto negli Atti e memorie della società agricola di Gorizia del 1877.  Nella  metà degli anni settanta lo Schioppettino fu maltrattato dalla burocrazia locale, nazionale e comunitaria, fino a essere considerato fuorilegge. Solo grazie a vignaioli ribelli, supportati da eventi mediatici importanti e da stimate personalità del mondo dell’enologia, lo Schioppettino è stato riabilitato e riammesso in vigna. Non sono mancati testi di grande spessore dedicati al vitigno, nostro protagonista.  Ricordiamo Walter Filiputti, Attilio Scienza, Antonio Calò e Carlo Petrussi, secondo cui il primo vigneto di Schioppettino risale al 1981. A questo ne seguirono altri. Dodici sono i biotipi individuati: sei a Prepotto, cinque a Cividale, uno a Ruals, figli di una vigna ormai estirpata. Oggi si contano cinque cloni di Schioppettino (il clone è materiale che viene fuori da un unico ceppo, virus esente). Il vigneto- catalogo di Prepotto, continua Petrussi, nasce per mettere insieme biotipi ma anche per unire il territorio. Il vitigno deve esprimere la collegialità del territorio.

L’amore per la propria terra, la passione, la determinazione con cui i vignaioli lavorano vengono inevitabilmente trasportati nei vini e la degustazione didattica che è seguita lo  ha testimoniato. Ecco i vini presentati.

Annata 2016: Grillo Iole-Vigna Lenuzza- Marinig Valerio-Pizzulin-Ronco dei Pini-Stanig-Vigna Petrussa- Vie d’Alt- Colli di Poianis.

Annata 2015 : Antico Broilo-La Buse dal Lof-RoncSoreli-Vigna Traverso.

Annata 2013: Colli di Poianis-Vie d’Alt.

Annata 2012: Ronco dei Pini.

Annata 2011: Vigna Petrussa-Marinig Valerio-Stang.

Annata 2010: Antico Broilo (Riserva)-Pizzulin-Vigna Lenuzza.

Annata 2009: Grillo Iole-Vigna Traverso.

Annata 2008: Ronc Soreli (Riserva)

È stato entusiasmante viaggiare nel tempo attraverso vini con caratteristiche diverse ma con una sorta di marchio, d’impronta che, come si dice sempre, ma in questo caso è vero parla di territorio. In un susseguirsi di sentori di spezie, di violette, di frutti rossi, di vaniglia, sono stati percorsi i trenta ettari di vigneti dedicati allo Schioppettino di Prepotto. Naturalmente ciascun vino era frutto dell’annata e figlio del produttore. Ogni azienda è stata raccontata dai rappresentanti in sala. Tutti d’accordo con Michele Pavan (La Buse dal Lof-La tana del lupo) il quale ha ricordato il lavoro di nonni e padri che, con tutte le difficoltà presenti in un territorio di confine con l’allora Jugoslavia, hanno dovuto gestire le terre senza molta preparazione, lasciando però le basi alle nuove generazioni.  Grande è lo sforzo per produrre un buon vino, un buon Schioppettino di Prepotto, perciò è necessario che si badi alla qualità e non alla quantità.

Questo è anche il nostro auspicio.

Giuditta Dina Lagonigro

schioppettinodiprepotto.it

Giusi Terribile come il suo primitivo: intenso e straordinario

Articolo di Maddalena Nuzzi

Giusi Terribile

“Le donne  preferiscono il vino bianco” : ad  affermarlo è uno studio del Dipartimento di Scienze Biodinamiche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, assieme a quello di biologia dell’Università di Pisa. La motivazione? Genetica.  “Le divine creature” sarebbero più sensibili alla percezione del gusto amaro/astringente , caratteristica appartenente più ai rossi.

A mettere in discussione questa affermazione è Giusi Terribile, una donna che ha trasmesso il suo carattere ai vini, facendo assumere al termine  “terribile” il significato di  “intenso e straordinario”.                                                                                                       Il tutto ha inizio nel 2014 quando Giusi compra due ettari e mezzo di vigna di alberelli di Primitivo di Manduria di circa venti anni, che quasi da subito conduce in regime biologico con il solo utilizzo di rame e zolfo.  Terra rossa, calcarenite, ottima esposizione solare, buona ventilazione e influenze marittime impreziosiscono  il suo vino dalla buona mineralità e dal giusto grado di acidità. L’artigianalità è il diktat della cantina Terribilecon  mani femminili che  sistemano i grappoli nelle cassette  in vendemmia  a metà agosto. Bassa resa, diraspatura, soffice pigiatura e fermentazione a temperatura controllata, tutto a vantaggio della qualità.                                                                                                                    Due sono i vini che Giusi produce. Il primo è il  Primitivo Salento IGP “Terribile”:primitivo in purezza custodito in 3800 bottiglie per un anno e mezzo dopo un affinamento di circa dieci mesi in barriques  di rovere americano.  Un nettare rosso rubino intenso dai riflessi violacei , tipici del primitivo, frutta matura, vaniglia e chiodi di garofano a esibirsi sul palcoscenico sensoriale olfattivo.

E in bocca? Equilibrio, eleganza e  straordinaria nota acida a legittimare la persistenza e l’attitudine all’invecchiamento.                                                                                                                                                           Il secondogenito della nostra “woman in red”  è un –  Primitivo Negramaro Salento IGP “Carattere Terribile”, 60% Primitivo di Manduria  e 40% Negramaro. I due vitigni vengono lavorati separatamente; mentre il Negramaro staziona esclusivamente in acciaio, il Primitivo viene affinato per circa dieci mesi in barriques di rovere americano di secondo passaggio. Alla fine i due sono uniti per un blend che  stazionerà per un anno e mezzo, in sole 2600 bottiglie. Rubino, complesso al naso  con  un fruttato di ciliegia matura e un floreale di rosa, liquirizia, pepe bianco e vaniglia, in bocca eleganza e acidità completano l’opera. Entrambi i vini, come si confà ai grandi solisti, non avranno bisogno di supporto alcuno per essere goduti ma accostati a sformati di pasta generosamente conditi, a carni in umido o alla brace e alle più tradizionali  zuppe di legumi, sapranno valorizzarli ma allo stesso tempo convoglieranno l’attenzione su di loro stessi regalando emozioni straordinariamente intense. Lo giuro!!!

Giusi Terribile- 73013 Galatina (Le) -0039 335 6192061-cantineterribile.it