Alto Monferrato, un territorio tutto da scoprire

XIII SIMPOSIO REX BIBENDI – ALTO MONFERRATO -21/22 OTTOBRE 2017

 

 

 

 

 

 

 

È passato quasi un decennio da quando un gruppo di enogastroappassionati, denominato Rex Bibendi- costituito da persone  residenti in varie regioni d’Italia- formatosi prima online frequentando un forum poi chiuso, decise di incontrarsi e conoscersi di persona, condividendo interessi comuni…

Interessi culturali, nell’accezione più ampia, che hanno fatto da base e da collante a quelli che sono diventati solidi rapporti di vera amicizia. Tredici le “riunioni” denominate Simposi, che si sono avvicendate nel corso degli anni. L’ultimo incontro, in ordine di tempo ma non nelle intenzioni, è stato organizzato nell’Alto Monferrato che comprende tre aree geografiche: a ovest si estende la superficie Acquese (Acqui Terme), caratterizzata tra le altre bellezze, da vigneti di Moscato e Brachetto; al centro c’è l’area Ovadese (Ovada) con vigneti di Barbera e Dolcetto, a est l’area di Novi e Gavi con vigneti ma soprattutto industrie dolciarie. Una parte di Piemonte, forse e ingiustamente meno in evidenza rispetto alle altre più famose aree, che merita di essere ancor più conosciuta e valorizzata. Un primo gruppo, arrivato il pomeriggio precedente al giorno dell’incontro decide di fare una veloce esplorazione della cittadina di Ovada, in provincia di Alessandria, tra Piemonte e Liguria. Nonostante la tarda ora Ovada si rivela confortevole, le strade del centro storico, per quanto un po’ buie, danno una calda sensazione di accoglienza seppur i viandanti per caso siano incerti nell’incedere. La passeggiata, oltre che alla scoperta della città è finalizzata alla ricerca di un buon ristorante. Qualche nome è stato annotato ma il fiuto porta gli affamati turisti in un vicoletto, quasi attirati da una porticina sulla quale c c’è scritto il nome della trattoria. Si tratta de La Pignatta, un locale non molto grande in cui si respira un’aria tranquilla, serena, giusto quella che serve a chi voglia rilassarsi. Una bella e brava fanciulla fa gli onori di casa, poi, alla   richiesta di aprire una bottiglia portata dall’esterno, il patron del locale, peccato non aver chiesto il nome, acconsente facendo pagare un pegno: un assaggio di quel vino.

Si tratta di Subconscio, vino rosato, Igt Treviso dell’Azienda Agricola Roberto Marton. Il vino, naturale, fermenta spontaneamente in bottiglia; in vigna non vengono utilizzati fitofarmaci né diserbanti. Il vino, a primo naso non molto pulito, si apre lasciandosi bere piacevolmente; insomma un buon aperitivo che predispone papille e animi all’ottima, nella sua semplicità, cena servita.: tagliolini con i funghi, vitello tonnato, trippa, accompagnati da un buon Dolcetto di Ovada Doc dell’Azienda Ivana Francescon.

La serata non finisce all’uscita dalla trattoria, perché bisogna terminarla con il calice della staffa. Quale posto migliore se non l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato? Con una passeggiata ritemprante si raggiunge via Torino 69, proprio difronte al Municipio. Nell’aria c’è ancora l’allegria di un evento solidale dedicato a Norcia. Naturalmente i” turisti per Ovada” desiderano approfondire la conoscenza del Dolcetto Doc di Ovada e sono subito accontentati.

Ecco un Dolcetto Di Ovada 2013 dell’Azienda Tacchino. La sorpresa / regalo che è il bonus della serata è che a raccontare il Dolcetto, senza scherzetto, sia il Dott. Gianluigi Corona, enologo e presidente della commissione di degustazione dell’Enoteca Regionale, presentatoci da Francesco Bianchi, gestore della stessa Enoteca. “Il Dolcetto negli anni si è vestito della fama di un vino di bevuta facile, che lo ha un po’ penalizzato; quantitativamente Dolcetto e Barbera sono i due vini più presenti e, storicamente, il Dolcetto era molto più valorizzato economicamente, anche rispetto alla Barbera. Negli anni però ha perso terreno a favore della Barbera.Il Dolcetto è variegato, risente delle caratteristiche delle terre in cui è allevato: rosse bianche, argillose, ghiaiose… È essenziale capire da dove nasce. La sua connotazione è quella di nascere in alta collina, poi va scendere verso la pianura dove trova terra argillosa, sabbiosa, ghiaiosa…La terra bianca dà vini armonici, vellutati, non di grosso corpo, se sono di pronta beva, di buona struttura se in vigneto si lavora per ottenere vini longevi. Dipende da ciò che il produttore decide di fare. Ovada ha dato sempre uve di ottima qualità, anche acquistate da vignaioli confinanti. Oggi Ovada ha vini che si prestano a durare ne tempo. I prodotti in circolazione sono di grande struttura e dovrebbero essere meglio presentati.

Il Dolcetto di Ovada, da giovane è di color rosso rubino, con gli anni più intenso ma difficilmente aranciato, se non proprio quando si ossida, Ha una struttura tannica importante, si avvicina ai Nebbiolo. Quando ha un po’ di anni il tannino in bocca è vellutato , maturo, piacevole. Il Dolcetto di Ovada ha il richiamo della ciliegia e dell’amarena che è più amarognola. Di qua il mandorlato finale, sua caratteristica. Ha di solito una bassa acidità. Il Dolcetto quindi non si beve solo in annata, anzi.” … Serata felicemente conclusa dunque, l’appuntamento è per il giorno successivo. Nelle prime ore della mattina, in attesa degli altri amici, il piccolo gruppo dei Simposiasti decide di andare alla scoperta di Gavi. La bruma di una giornata tipicamente autunnale seppur mite, avvolge le case che custodiscono quanti, in un sabato di riposo, stentano a svegliarsi. Bella l’antica Chiesa di San Giacomo Maggiore con le sue pregevoli opere d’arte, si avverte il senso di comunità in quel paese di qualche migliaio di abitanti.

Tanti i piccoli negozi che resistono all’avanzata dei centri commerciali, per fortuna assenti in quei luoghi; nel laboratorio di pasta artigianale decine di ravioli sono già ben allineati, il proprietario della enoteca – bottiglieria racconta di vini e prodotti locali , dal bar-pasticceria arriva il profumo degli amaretti… Un paio d’ore di vero e sano relax. È però ora di andare al punto d’incontro, arrivano amici da molte regioni d’Italia! Salutati dagli ospiti organizzatori, Paolino e Paola, ha inIzio il XIII Simposio Rex Bibendi in Alto Monferrato.

Baci, abbracci e scambio di doni sono il segnale che un’altra grassa avventura sta per iniziare! Infatti , la prima tappa è La Bottega del Vino a Rocca Grimalda per una degustazione di prodotti tipici in abbinamento, neanche a dirlo a vino Dolcetto.

 

 

Distilleria Gualco – Silvano D’Orba

Sazi e felici i Simposiasti per il digestivo si avviano verso Silvano d’Orba alla distilleria Gualco   per una visita con degustazione.  Alessandro Soldatini, che ha ereditato da sua madre Susanna Gualco passione e competenza, accoglie i curiosi “turisti per vino e grappe”, con una prorompente simpatia.

–“La grappa che è un distillato di vinacce, è un prodotto solo italiano”- esordisce la nostra autorevole guida. Il processo di distillazione risale alla Mesopotamia, poi sono arrivati gli Egizi, poi i Romani … Per produrre grappe ci sono due metodi: il continuo, utilizzato per grappe industriali e il metodo discontinuo, adoperato dalle distillerie artigianali. In Italia il 75% delle grappe è prodotto con metodo continuo, il restante 25% con metodo discontinuo. In Piemonte ci sono circa venti distillerie. Vari sono i sistemi di metodo discontinuo, quello riconosciuto dalla Regione Piemonte è il metodo “bagnomaria alla piemontese”. Qualche tempo fa è stato costituito il Consorzio Tutela grappa del Piemonte e grappa del Barolo, presieduta dallo stesso Alessandro Soldatini. In Italia c’è un rigido disciplinare e rigorosi controlli. Una grappa può dirsi invecchiata se rimane almeno un anno sotto sigillo; per essere stravecchia o riserva devono passare almeno diciotto mesi…Naturalmente dalla teoria si passa alla pratica e dunque si va alla scoperta delle varie grappe, giovani, invecchiate e aromatizzate. Grappa di Barbera, di Dolcetto di Ovada, Grappa di Moscato, Grappe aromatizzate, liquori, che fanno parte un mondo fantastico, fatto di storie di famiglia e di un lungo lavoro.

Azienda Rocco di Carpeneto

C’è giusto il tempo di fare qualche acquisto, tornare in auto e andare a un altro appuntamento: ci aspettano all’azienda Rocco di Carpeneto.

 

Pochi chilometri per raggiungere un altro luogo di pace, tra vigneti che sorgono tra Ovada e Acqui Terme. Lidia Carbonetti, gentile padrona di casa, accoglie i Simposiasti nel salotto più bello, la Vigna Rocco, già accatastata nel 1955 e forse preesistente, racconta di vita e di viti, viti che sono state ferite da potature aggressive, viti che si adattano a situazioni difficili. L’azienda Rocco di Carpeneto è a regime biologico, l’obiettivo è di lavorare nel massimo rispetto della natura, come si cerca di fare prima di tutto con il terreno che deve essere ricco di vita e di sali minerali da cedere alle piante. Proprio in questi giorni si stanno seminando piante che facciano bene alla terra. Si tratta, in pratica, del sovescio attraverso il quale si cerca di migliorare la qualità del terreno. Leguminose, ricche di azoto e piante con radici fittonanti, che aiutano a formare la struttura del terreno e che si trinciano subito dopo la fioritura, prima del seme…”Questo lavoro è propedeutico al vino”… L’azienda Rocco di Carpeneto produce vini naturali, concetto che non ha ancora una identità definitiva ma che, in pratica, si riferisce alla produzione vini sui quali l’uomo non interviene o per lo meno lo fa giusto l’indispensabile.

Il lavoro comincia  in vigna  dove non si usano diserbanti ma solo zolfo e rame; in cantina la fermentazione si attiva tramite” lieviti selvaggi”, lieviti, cioè che sono nell’aria. Il lievito è l’agente della fermentazione alcolica, ci racconta ancora Lidia Carbonetti, ma esso ha anche un ruolo nella componente aromatica del vino che è più complessa se viene fuori dalla fermentazione spontanea. L’aggiunta di solfiti in un vino naturale non deve oltrepassare la soglia dei 30 mg per litro. Gli ingredienti sono uva e pochi solfiti. Un vino siffatto, non filtrato, è più vitale dal punto di vista microbiologico perché porta la vita microbiologica in bottiglia; lieviti, enzimi, batteri, rendono il vino vivo, il vino che narra il territorio… Si passa alle degustazioni di tre vini.

Anche i nomi si ispirano a parole in uso nel dialetto carpenetese. Si comincia con il Ratataura 2014 (pipistrello) –Barbera del Monferrato Superiore Docg, 12,5°, proveniente dai vigneti Gaggero e Vicario. La fermentazione avviene in giare di terracotta con lieviti selvaggi, dopo una macerazione prolungata il vino si affina per non meno di venti mesi tra botti esauste e giare di terracotta. La piovosa annata 2014 probabilmente ha quasi rafforzato la tipica acidità della Barbera, che in questo vino arriva al naso e si sente in bocca in tutta la sua forza. Reitemp 2014 (suono delle campane che annunciano il temporale) –Barbera del Monferrato Superiore Docg, proveniente dalle vecchie vigne del vigneto Rocco. Per questo vino la fermentazione si avvia in botti grandi o vasche d’acciaio, sempre con lieviti selvaggi e macerazioni prolungate. Affinamento per oltre 25 mesi per lo più in botti grandi. È certamente diversa questa Barbera, di un bel rosso rubino, nel calice è consistente, ha profumi di piccoli frutti rossi e violetta.In bocca ha una certa rotondità ma tannino e acidità stanno ancora lavorando insieme. Il Losna 2015 (lampo del fulmine) Docg 14°,è un Dolcetto in purezza che arriva in maggior parte dal vigneto Vicario. La fermentazione avviene in vasche d’acciaio con lieviti selvaggi, fa lunghe macerazioni prima di essere posto in botti diverse, grandi e piccole ma sempre esauste, in cui rimane per almeno 15 mesi. In comune con la Barbera ha il colore intenso.

La Barbera è un vitigno molto semplice, il Dolcetto invece ha struttura, longevità, persistenza e complessità. É un estremista della longevità, come lo definisce Lidia Carbonetti. È anche un estremista in fatto di autoctonicità, tanto da non poter essere spostato, è un vitigno delicato e deve rimanere sul suo territorio. Il Dolcetto di Ovada ovviamente è diverso da quello di Alba. Per il Losna il tempo di macerazione, comunque non lunghe, dipende dalle annate. Il 2015 è fresco, quasi da masticare, invita alla beva. La produzione di Rocco di Carpeneto comprende anche lo Steira Docg, l’Erche Docg, l’Aur-Oura il Rapp e il Ròo, da uve Cortese, unico vino bianco.

Agriturismo al Chiaro di Luna – Tagliolo di MonferratoLa serata volge al termine e stava arrivando il momento della cena. Tutti pronti per l’ultimo appuntamento della giornata . Pochi chilometri per raggiungere il comune di Tagliolo Monferrato e l’Agriturismo “Al chiar di luna”, dove, naturalmente è stata offerta una carrellata di piatti tipici, ma uno più tipico di tutti: i ravioli nel vino Dolcetto, simbolo della più antica tradizione contadina.

Azienda Marenco – Strevi

La tabella di marcia prevede per la domenica mattina una visita a Strevi, più precisamente all’azienda Marenco.

La signora Doretta dà il benvenuto ai Simposiasti, in parte ancora avvolti nella bruma che però, dopo qualche ora magicamente svanirà per lasciare il posto a un sole meravigliosamente tiepido. La famiglia Marenco è presente sul territorio sin dal Medioevo, dopo la seconda guerra mondiale, Giuseppe Marenco acquista vigneti e incomincia a imbottigliare vino per commercializzarlo. Gli anni ‘70 segnano l’inizio della produzione di vini di qualità. Oggi l’azienda è condotta dalle tre sorelle: Michela, Doretta e Patrizia che si sono divisi i compiti coaudiuvate da altri congiunti. Cento ettari di terreno dei quali ottanta destinati alla viticoltura. La particolaritá del territorio dell’Alto Monferrato è avere più tipologie di terreno nel giro di pochi chilometri: terra bianca, impropriamente chiamata tufo, calcare, marna, rilasciano alle viti e quindi all’uva, diverse e uniche caratteristiche. La produzione annuale si aggira intorno alle 300.00 bottiglie. Barbera, Dolcetto e Moscato sono i vitigni imperanti.

Sbalorditiva è stata la passeggiata nella valle Bagnario, la valle del Moscato, a godere della vista di sinuose colline brillanti come l’oro attraverso raggi di sole d’autunno. Una sorpresa “gigante” è la panchina gialla, di Chris Bangle, posta nel punto più alto della vigna Scraprona (arrampicata) della famiglia Marenco. Il panorama visto da un’altra dimensione…L’Azienda Marenco produce 17 vini, i Simposiasti ne hanno assaggiato alcuni. Il Carialoso 2016 o Barbera bianca, vitigno autoctono, abbandonato per far posto al Cortese, recuperato nel 1990 è un vino piacevolmente fruttato, con una spiccata acidità che supporta la buona struttura.

Albarossa 2013, incrocio tra Nebbiolo e quello che secondo il prof. Dalmasso era Nebbiolo, rivelatosi poi (Chatus, vitigno d’Oltralpe conosciuto anche come Nebiolo di Dronero). Il progetto fu recuperato dalla Regione Piemonte dopo molti anni. La famiglia Marenco ha fatto la prima raccolta nel 1996. Il vino viene in parte affinato in barrique e in parte in botte grande, poi assemblato. Scraprona Moscato d’Asti Docg, prodotto con le migliori uve di Moscato bianco della Valle Bagnario di Strevi è stato scelto anche per il pranzo dell’assemblea generale dell’Onu, su clima e migranti, svoltosi lo scorso anno, presieduta da Barack Obama e da Ban Ki.moon. Buono, elegante, per niente stucchevole il Passrì, passito Scraprona (Strevi Doc). Deliziosi anche i prodotti della gastronomia locale che hanno accompagnato la degustazione: il filetto baciato di una macelleria di Ponzone e una Robiola di due diverse stagionature.

Il 13° Simposio Rex Bibendi sta giungendo alla conclusione ma non ci si saluta a stomaco vuoto, si va a Ponti dove all’Agriturismo Adorno c’è un tavolo prenotato per 18 …Un pranzo finale con abbondanza di cibo e di chiacchierate all’insegna della spensieratezza, durante il quale sono stati programmati ben tre prossimi Simposi…

Grazie a Paolino Barbieri  e a Paola per l’organizzazione.

 Dina Giuditta Lagonigro

 

 

 

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4 Commenti

  • Adriano

    1 novembre 2017 at 10:04 Rispondi

    Complimenti Giuditta. Mi hai fatto sentire di essere stato con voi. Un resoconto molto esaustivo e professionale. (Y)

    • Poliphenolica

      2 novembre 2017 at 17:45 Rispondi

      Grazie infinite Maestro Bellini!

  • Roberta

    4 novembre 2017 at 15:43 Rispondi

    Brava Giuditta 👏👏👏 grazie per il minuzioso resoconto. È un piacere leggerti.😉 Ovvio 😔 la nostalgia é dietro l’angolo 😭

    • Poliphenolica

      4 novembre 2017 at 20:44 Rispondi

      Grazie a te, alla prossima

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