Uliveti: il cuore della Puglia è in pericolo.

“AIUTO NON C’E’ PIU’ TEMPO: ULTIMA CHIAMATA”

 

 

 

 

 

 

“E’ l’anno zero, il punto di non ritorno: l’olivicoltura pugliese può rinascere oppure sprofondare per sempre. Bisogna darsi una mossa”.

Riporta ad un inquietante scenario la dichiarazione fatta da  Raffaele Carrabba, presidente regionale di CIA Agricoltori Italianidi Puglia, effettivamente il 2018 ha fatto registrare un calo del 58% della produzione; dello stesso avviso è  Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia al ministrodell’AgricolturaGian Marco Centinaio: serve un piano Marshall per il settore olivicolo, altrimenti il reddito di cittadinanza dovranno assegnarlo a migliaia di piccoli produttori e nuovi disoccupati a causa dell’abbandono degli uliveti e della chiusura dei frantoi”.

I protagonisti di tale apocalittico scenario si chiamano: clima exylella.

 

Precipitazioni abbondanti e improvvise, forti venti, violente grandinate, un clima sempre più tropicale che ha falcidiato la Puglia tutta, in ottima compagnia con il resto d’Italia, ma oserei dire, con il resto del mondo. Tutti sanno che il riscaldamento globale, il buco nell’ozono, l’emissione di gas serra, la deforestazione, l’uso esagerato di chimica di sintesi, lo smodato sfruttamento del territorio, la destagionalizzazione della produzione ortofrutticola  e tanto altro, hanno contribuito e  contribuiscono  sempre più a delineare una situazione che potrebbe portare a non soluzioni; ma così non deve essere.Più attenzione  nella  gestione delle foreste e delle coltivazioni agricole per  ridurre le emissioni di gas serra: tagliare meno alberi e piantarne di più, introdurre  tecniche corrette ed ecosostenibili, diminuire l’uso di fertilizzanti chimici introducendo rimedi naturali, aumentare la presenza dei tecnici (enologi, agronomi, geologi, ecc…); una conduzione più intelligente del campo volta alla salvaguardia e alla conservazione nel tempo dello stesso, sensibilità e competenzail karma.Ma torniamo alla Puglia: Taranto e Brindisi le province più martoriate , che sono a chiedere  un “nuovo piano olivicolo nazionale” che veda Governo, Regione Puglia e Comuni scendere in campo per proporre e attuare una precisa strategia che vada a contrastare e a contenere la xylella fastidiosa; la sputacchina in questione, vive e si moltiplica all’interno dei vasi linfatici causando gravi malattie. Una volta che la pianta viene attaccata dal batterio, nell’apparato linfatico si svilupperà un gel che andrà a bloccare il flusso dell’acqua e conseguentemente la nutrizione, l’albero gradatamente  si seccherà.La produzione olivicola pugliese è passata da 206mila tonnellate del 2017 alle attuali 86mila. Senza esagerazione possiamo affermare che la campagna olivicola 2018 è una tra le peggiori che la Puglia ricordi. Deleteria si è rivelata l’accoppiata xylella /gelata , quest’ultima ha inoltre spaccato la corteccia, bruciato le gemme e distrutto l’apparato fogliare degli ulivi, insieme hanno prodotto un danno economico che va oltre i tre miliardi di euro.I circa 904 frantoi pugliesi in attività sono stati messi in ginocchio e conseguentemente tutto l’indotto.

 

 

 

 

L’agricoltura, motore trainante dell’economia del sud e nella fattispecie della Puglia, trova nel settore olivicolo il primario comparto, se questo è in crisi l’economia tutta del sud è in pericolo. Non dobbiamo,  anzi, non possiamo lasciare da sola la Puglia: “non possiamo permetterci la rassegnazione, serve una svolta concreta, fatta di lucidità e scelte coraggiose”,conclude Carrabba,e come non essere d’accordo.Anche l’Istituto Superiore di Sanità è sul pezzo e per bocca del suo presidente Walter Ricciardi echeggia:due generazioni, ovvero 20 anni, per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori, si rischia che i nostri nipoti non possano più stare all’aria aperta – fornire ai politici ed alle istituzioni dati certi e scientifici relativi all’impatto sulla salute, perché prendano delle rapide decisioni, dopo che all’ultimo G20 non si è arrivati ad un documento finale netto. Le speranze sono ora nella Cop24”.La Terra grida : “AIUTO  NON C’E’ PIU’ TEMPO:  ULTIMA CHIAMATA”; circa 200 paesi riuniti a Katowice in Polonia nella  24a  conferenza delle Nazioni Unite, Cop24,  sui cambiamenti climatici, per realizzare quanto detto negli accordi di Parigi. Qui fisicamente i rappresentanti delle nazioni, ma effettivamente  anche ognuno di noi.

Articolo di Maddalena Nuzzi

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