Pane e vino simboli di vita

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Il nostro pensiero, dopo la domenica delle Palme, volgerà alla Pasqua che arriverà in un momento, purtroppo ancora non terminato, di grandi sofferenze, per alcuni fisiche, per molti, psicologiche. Il mistero pasquale per i cristiani consiste nel “passaggio da questo mondo verso un mondo nuovo, nella gloria della resurrezione verso il Padre…” Il sacramento dell’Eucarestia, come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica “rappresenta il sacrificio del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che si perpetua da secoli anche attraverso due elementi essenziali: il pane di frumento e il vino della vite, segni visibili attraverso cui Cristo stabilisce la comunione con i partecipanti.” L’Eucaristia è stata istituita da Gesù Cristo il Giovedì Santo -la notte del tradimento- mentre celebrava l’Ultima Cena con i suoi Apostoli,  lasciando la grande eredità  della celebrazione eucaristica nei secoli a venire. Quali caratteristiche devono avere il pane e il vino offerti durante l’Eucaristia? Secondo le norme del Codice di diritto canonico e dell’Institutio Missalis Romanis (documento che regola la celebrazione della Messa di rito romano), “il pane utilizzato nella celebrazione deve essere azzimo, esclusivamente di frumento e preparato di recente, in modo che non vi sia alcun rischio di decomposizione. È un grave abuso introdurre nella confezione del pane dell’Eucarestia altre sostanze, come frutta, zucchero o miele. Le ostie devono essere confezionate da persone che non solo si distinguano per onestà, ma che siano esperte nel prepararle e fornite di strumenti adeguati. Il vino deve essere naturale, del frutto della vite, genuino, non alterato, né commisto a sostanze estranee. Bisogna verificare con la massima cura, che sia conservato in perfetto stato e non diventi aceto. È assolutamente vietato usare del vino sulla cui genuinità e provenienza ci sia dubbio; occorre che il mosto, cioè il succo d’uva, sia fresco e conservato sospendendone la fermentazione tramite procedure che non ne alterino la natura”. Le parole vino e vite sono presenti nella Bibbia in molti versetti. Nell’Antico e Nuovo Testamento, numerosi sono gli episodi in cui il vino è presente quale segno di ospitalità, di gioia e quindi di vita. Ne Il Cantico dei Cantici al pari dell’amore, provoca turbamento e rende ebbri…Un racconto d’amore, come lo ha definito il cardinale Dionigi Tettamanzi è quello dello sposalizio a Cana di Galilea. “L’amore, è tanto meraviglioso quanto fragile” la mancanza di vino che può compromettere la riuscita della festa ci fa riflettere sulle ombre che potrebbero arrivare nella vita. Il vino dunque, anche nella Bibbia è simbolo di letizia, abbondanza e anche di rimedio per superare momenti di stanchezza; allegoricamente è gioia di vivere e sorgente di salvezza, nella quotidianità e soprattutto durante le festività, può accompagnare i nostri sereni momenti di convivialità, piacevolmente ma sempre moderatamente. 

L’articolo è stato pubblicato sul portale online algramà.it

ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA

L’aceto, bianco o rosso è considerato per lo più un condimento che a volte serve anche per la pulizia delle stoviglie. Esso, in sintesi, è il risultato della fermentazione  acetica del vino che si trasforma attraverso i batteri;  non di solo vino è l’aceto. Ve ne sono, infatti, di vari tipi: di  sidro mele, di malto, di sherry, di riso…  L’aceto di vino di qualità deve essere  prodotto non solo da vino buono ma da uve sane e  non trattate con agenti chimici.  In Italia, oltre a produzioni industriali, vi sono piccole aziende che si sono unite per far conoscere la storia e la versatilità dell’aceto. In quest’ appuntamento racconteremo la storia di uno dei fiori all’occhiello della gastronomia italiana: l’Aceto  Balsamico Tradizionale di Modena D.O.P.(denominazione origine protetta), raccontata da un assaggiatore  della Consorteria Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, incontrato durante la visita al Museo del Balsamico  Tradizionale di Spilamberto.

L’origine del balsamico risale a molti secoli fa. Solo nell’800 il pregiato Aceto viene valorizzato dal punto di vista storico e scientifico. Sono stati il Conte Giorgio Gallesio  e l’Avv. Francesco Aggazzotti a determinare le differenze tra il tradizionale e altro aceto, portando a conclusione la fase che dal mosto cotto porta al balsamico. In tutte le famiglie era consuetudine cuocere il mosto che serviva in casa come dolcificante. Gli Estensi hanno il grande merito di aver fatto conoscere il mosto cotto nel resto d’Europa dopo la permanenza a Modena. Il disciplinare dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena prevede l’utilizzo di  uve coltivate in zona: Trebbiano di Spagna perché è un vitigno con molti profumi, l’Ancellotta, uva molto dolce, dà la sensazione di vellutato, i Lambruschi danno l’acidità. Dopo la vendemmia si pigia l’uva nel giro di poche ore, si spilla al mattino e si rimette nei paioli per la cottura del mosto. Questo viene cotto a fuoco diretto e a cielo aperto per favorire l’evaporazione e quindi la concentrazione. La prima fase è importantissima perché la temperatura alta, 90°-95°, favorisce la salita in superficie di tutte le sostanze che non fanno parte del prodotto finale. La botticella in cui si pone il mosto ha una duplice funzione: quella di contenitore e quella di “laboratorio”. Infatti, essa  favorisce lo scambio di ossigeno con l’esterno (naturalmente ogni botte ha una sua vita) e quindi la trasformazione, fermentazione, maturazione e invecchiamento dell’aceto. È importante scegliere accuratamente il legno della botticella, legno che deve essere stato sottoposto a stagionatura naturale per almeno quattro-cinque anni. Trascorso questo tempo si comincia a lavorare formando le doghe, perfettamente rifilate, poi l’incastro che deve essere profondo e preciso. Alla fine si assembla la  botte, prima con cerchi provvisori, poi con cerchi di acciaio inossidabile. A lavoro terminato c’è il collaudo poi la consegna. La qualità  del legno è fondamentale; la botte, infatti, dovrà resistere per almeno cinque generazioni. “L’acetaia non è proprietà di alcuno… Gli uomini appartengono alle acetaie, contribuiscono alla sua evoluzione e devono creare le condizioni perché resistano nel tempo…”Il luogo più adatto per ospitare l’Aceto Balsamico durante la sua evoluzione è il sottotetto-solaio. Qui, infatti, si ritrovano le escursioni termiche caldo-freddo che servono all’ABTM. Le alte temperature estive cominciano a lavorare, gli zuccheri si trasformano in alcol e l’alcol in acido acetico. In inverno l’aceto decanta, raggiungendo quella limpidezza che è una peculiarità dell’aceto balsamico. Una batteria ideale dovrebbe avere minimo cinque barili. In quelli più grandi, nel giro di cinque – sei avviene la fermentazione  cui segue l’ossidazione acetica; nella parte centrale il prodotto rimane almeno quattordici anni per raggiungere l’affinamento, nella botticella più piccola l’aceto si affina, lì avviene il “miracolo” della trasformazione del mosto in Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, le cui componenti acquisiscono un eccezionale equilibrio. Profumi, colori e sapori si concentreranno nella botte più piccola. Da un quintale di uva, dopo venticinque anni si ottengono due litri di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. La comprensione dell’ABTM dal punto di vista organolettico, avviene in prima battuta attraverso l’esame visivo; il colore deve essere bruno scuro, carico e lucente (ciò dipende dall’evoluzione che avviene nella botticella).Per  l’esame olfattivo si valuta la franchezza, cioè l’assoluta assenza di difetti. Per la parte gustativa è determinante  il carattere del corpo e la sua pienezza. Rilevante è l’armonia che insieme ai profumi costituisce la proprietà nobile dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. L’ABTM rappresenta l’identità delle famiglie, segue la loro storia e s’identifica con le sue generazioni, per questo è la più bella eredità da lasciare. L’ABTM è un prodotto con un disciplinare rigidissimo. Una selezionata commissione d’assaggio è preposta alla valutazione  sia quello affinato con dodici anni di invecchiamento, sia quello extravecchio con un minimo di venticinque anni. Il punteggio non dev’  essere inferiore a duercentoventicinque punti. Se L’aceto non supera il primo esame, torna nelle botti per ripresentarsi davanti alla commissione qualche mese dopo, o addirittura l’anno successivo. Se è idoneo,  il Consorzio provvederà all’imbottigliamento, capsula rossa per l’affinato, capsula oro per lo stravecchio. Come accade per tutti i migliori prodotti italiani, anche l’ABTM è soggetto a imitazioni, in tutto il mondo ma è difficile sbagliare, il vero e originale Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è solo quello del Consorzio di Spilamberto. Come si usa in cucina il pregiato Aceto Balsamico Tradizionale di Modena? Quasi sprecato sull’insalata fresca (parere personale) valorizza molte pietanze, formaggi, carne, pesce frutta e anche gelati. La temperatura del cibo esalta in maniera differente le proprietà organolettiche dell’ABTM consentendo a professionisti e appassionati di giocare sulle molteplici combinazioni gastronomiche.

Questo articolo è stato pubblicato sul portale online algrama.it

Giuditta Dina Lagonigro

ASSAGGIO DEL GIORNO

L’assaggio è del sommelier Claudio Toffoletto

In questo periodo di “detenzione domiciliare”, in occasione di un compleanno in famiglia, ho stappato due vini che ci hanno aiutano  a rallegrare lo spirito.

Riesling “Glimmer” Kamptal Schlosskellerei Gobelsburg 2018

Il nome Glimmer è il substrato roccioso della regione del Danubio, un elemento che dona mineralità: un simbolo per la classica espressione del Riesling. Incorporata tra le colline del Fiume Kamp, la cantina è stata fondata nel 12 ° secolo dai monaci Cistercensi, che a quel tempo, con il loro ruolo pionieristico, gettarono le basi per oggi: successo del castello di Gobelsburg. Nel gennaio 1996 lo Schloss Gobelsburg e l’intera proprietà sono stati presi in affitto a lungo termine da Willi Bründlmayer e Michael Moosbrugger. Michael gestisce la tenuta e la cantina Schloss Gobelsburg.

Si presenta con acidità e sapidità importanti ma in equilibrio con l’esplosione di agrumi e frutta: dal cedro al pompelmo, ananas, pera e pesca bianca, croccante in bocca ricorda la mela granny smith, salvia e camomilla.  

Di questa azienda, nell’anima del Collio,   abbiamo già parlato e non servono presentazioni, ma non finirò mai di confermare la profonda Amicizia che mi lega ad Ana e Franco, pionieri de Il Carpino.

Tutte le volte che riesco far loro visita, mi accolgono con un calore avvolgente come questo Sauvignon che non ha risentito del tempo trascorso. Appartiene alla famiglia degli Orange Wine, vini che fanno macerazione sulle proprie bucce per alcuni giorni.  Si percepiscono profumi di pesca gialla, albicocca secca, datteri, miele e note di zafferano. I vini di Franco e Ana sono sempre emozionanti perché fatti con il cuore. 

Festival della Malvasia -Gusto raffinato del Mediterraneo-Portorose

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

Festival della Malvasia

Il Festival della Malvasia che si svolge da ben ventidue anni a Portorose, organizzato dall’Associazione dei viticoltori dell’Istria Slovena, è diventato un appuntamento sempre più attento a un vitigno protagonista della viticoltura di quei luoghi ma che porta con sé radici lontane. Il Festival della Malvazija – gusto raffinato del Mediterraneo-si è svolto  nei giorni 1 e 2 marzo, nelle sale dell’Hotel Slovenija. Grande e sentita la partecipazione dei vignaioli giunti dall’Istria e dalle zone del Kras (Carso), Brda (Collio),Vipavska Dolina  (Valle del Vipacco), dalla Hrvaska Istra (Istria Croata) e dall’Italia -presenti le istituzioni impegnate  nella promozione turistica del Paese- alla cerimonia di apertura del Festival.

Il sindaco di Pirano Denio Zaskovič ha riaffermato l’importanza della Malvasia quale vino dalle antiche origini, con un gran carattere ,“ che rende il comune di Pirano (di cui Portorose/ Portoroz  è una frazione), una destinazione importante e riconoscibile; la Slovenia il prossimo anno potrà fregiarsi del titolo di Regione Gastronomica Europea e i vini istriani potranno spianare la strada verso mercati esteri”…  

Ingrid Manhič, energica e infaticabile presidente dell’Associazione dei Viticoltori dell’Istria Slovena ha manifestato la sua soddisfazione per il percorso compiuto:- “La Malvasia istriana è diventata la regina del vino e il Festival ha assunto una portata internazionale. L’Istria è speciale perché si vive in amicizia e armonia, a prescindere dai confini…”- Il Festival della Malvasia è anche un’occasione d’incontro tra i vignaioli che discutono e si scambiano opinioni andando oltre l’assaggio dei vini”… In questa edizione uno dei momenti più importanti è stata la tavola rotonda in cui si è discusso di comunicazione attraverso i social media, per promuovere al meglio il marchio di ciascuna azienda. Molto elegante Tea Ivančič, Regina del Vino dell’Istria Slovena 2020, che ha salutato i presenti, confermando quanto le nuove generazioni dei vignaioli istriani si siano impegnate ad acquisire recenti  tecniche che hanno portato la Malvasia ad altissimi livelli qualitativi. Presente anche la delegazione dell’Associazione per lo sviluppo della cultura del bere Sommelier Slovenia, che da sempre collabora per la selezione dei vini.

Il presidente Ivan Peršolja ha rilevato l’importanza delle informazioni che i vignaioli devono dare ai consumatori, in modo che questi possano scegliere i vini con consapevolezza. La colonna sonora dell’inaugurazione ha visto quali protagonisti Julija Jogan e Gabrijel Jurīsevič, due giovani e bravi cantanti musicisti.

Per l’edizione 2020 sono stati esaminati 120 campioni di Malvasia suddivisi in sei categorie: spumanti (9 campioni), fresche (40 campioni), mature (44 campioni),macerate (33 campioni), con residuo zuccherino-dolci-(3 campioni), aromatizzate (1campione), valutate da due commissioni.   

Uno degli obiettivi degli organizzatori è creare le migliori condizioni non solo per degustare la Malvasia dei diversi produttori, circa settanta in questa edizione, ma per conoscerne il percorso, dalla vigna alla bottiglia, apprezzarle in abbinamento con gustose pietanze – soprattutto a base di pesce – che siano tradizionali o rivisitate, sempre nel rispetto della materia prima che deve essere freschissima.   Questo è lo scopo degli incontri organizzati parallelamente alle degustazioni di tutte le Malvasia presentate al pubblico. 

Laboratori

Qualcosa di branzino / Nekaj iz brancina

Tomaz Bevčič , pluripremiato chef del ristorante Rizibizi (rizbizi.si), a Portorose, ha regalato una lezione di pulizia e sfilettatura di branzino, offrendo poi quattro assaggi con differenti preparazioni. 

 La freschezza della materia prima, il recupero degli scarti, una grande tecnica con uno sguardo all’Oriente, trasformano il cibo in una grande emozione.  La Malvasia VinaPrelac Šinjora 2017  e La Malvasia Pètris Doc Collio 2018 hanno accompagnato l’assaggio del branzino, lasciando a ciascuno la scelta del miglior abbinamento.

Malvasie vincitrici del concorso Sommelier della Slovenia 2020.

Le degustazioni, alla cieca (cioè con le etichette coperte) delle Malvasia premiate dall’ Associazione Sommelier della Slovenia, sono state guidate dal sommelier Valentin Bufolin che con grande padronanza della materia, ha coinvolto i partecipanti invitandoli  a individuare i vini   ( dalle Malvasia spumantizzate fino a quelle dolci) secondo la personale classificazione per poi confrontarla con quella ufficiale.

La luce delle Malvasia

Liliana Savioli, sommelier, degustatrice sensoriale e giornalista, da anni di casa tra i produttori di Malvasia, per la ventiduesima edizione del Festival della Malvasia ha ideato un laboratorio con un tema inedito: sinestesia, Malvasia e arte. La sinestesia è una figura retorica proveniente dalla percezione che porta ad associare in una stessa immagine parole o parti di discors,o a sfere sensoriali differentiIn pratica si associa una sensazione, visiva o gustativa a un’altra sensazione apparentemente di altra natura (ndr).

 Ella ha illustrato come attraverso la vista, il gusto, l’olfatto e anche il tatto, viene emesso uno stimolo che arriva il cervello, viene filtrato dal sistema nervoso e poi costruito. La teoria è sicuramente più ardua da comprendere, quindi è meglio passare a esempi pratici. Dopo aver guardato un bel quadro quali sensazioni proviamo, pensiamo a un vino, quale per profumi e sapore potrebbe farci rivivere emozioni convergenti?

Per ogni categoria di Malvasia presentate al Festival è stato scelto un vino  cui è stato associato un quadro.

Malvasia spumantizzata

La Corda sensibile (Magritte)  – Malvasia metodo Charmat Vinakoper

Malvasia fresca

Un frutteto in primavera  (Manet) – Damjanič 2019 Parenzo/Istria Croata

Malvasia matura

Il club del giardinaggio (F. Botero)- Vinales, Smarje / Slovenska Istra

Malvasia macerata

Ritratto di Adele Boch-Baur (G.Klimt)- Steras 2015 Isola (no solfiti, lieviti            indigeni)

Malvasia dolce

Pane (Veno Pilon)  Santomas 2017.

Vivace il confronto tra opinioni a volte concordanti ma anche divergenti a dimostrazione che ciascuno ha giustamente, differenti punti di vista e questo è il bello di ogni dibattito.

L’influenza del legno sul profilo aromatico della Malvasia

Il laboratorio, molto tecnico, è stato guidato da Boštjan Zidar, enologo della cantina Vinakoper. Il legno gioca un importante ruolo e il suo utilizzo, nelle varie forme,  condiziona il risultato finale di un vino.

Quale tipo di Malvasia pianteremo?

Insolita quanto importante  è stata la degustazione di dieci Malvasia prodotte da altrettanti cloni ancora non certificati.  A illustrare lo studio dei vitigni  Tamara Rusjan e Andrja Škvarč, due professioniste che con grande preparazione hanno illustrato il lavoro svolto e quanto è in programma per dare un’identità ai cloni.

Il Refosco e le sue storie

Non solo Malvasia! Anche Terrano e Refosco sono stati protagonisti di una degustazione guidata da Tilen Praprotnik, esperto sommelier e vignaiolo. 

Refosco, Refosco dal peduncolo rosso, Terrano, cosa hanno in comune? Animata la discussione sulla comune origine dei vitigni ma sul diverso risultato che cambia secondo  territorio e vinificazione. 

La peculiarità del Festival della Malvasia –gusto raffinato del Mediterraneo-è quella di consentire l’assaggio di decine di Malvasia, di ascoltare i racconti dei vignaioli, i progetti, la voglia di sperimentare…L’annata 2019 presenta una Malvasia con una notevole carica aromatica ed elevata sapidità. I luoghi di produzione e la terra su cui le viti crescono, naturalmente rendono unico ciascun vino. Gli spumanti, con Metodo Charmat e Metodo Classico, hanno dato un’esauriente  panoramica  della Malvasia con “ le bollicine”, buona l’evoluzione delle Malvasia mature (dal 2018 indietro) che hanno raggiunto una   struttura potente e ben riuscite alcune Malvasia macerate. Una nuova presenza si è registrata tra  i vini italiani , la Malvasia di Candia giunta dai Colli Piacentini.

Molto numerose sono state le aziende premiate; ecco la scala dei punteggi e le aziende che hanno ricevuto i preziosi attestati.

75/ 80 medaglia di bronzo – 80/85 medaglia d’argento-85/90 medaglia d’oro, oltre 90 la Gran medaglia d’oro .

SPUMANTI: Vina Sanabor, Penina Pallidia 2015 Medaglia d’oro.

MALVASIA FRESCHEGrande Medaglia d’oro a Vina Markovič Malvazija 2019-Damjanič wines, Malvazija Istarska 2019 –Vina Frankovič, Malvasia 2019. Medaglia d’oro a Vinska Klet Franko Markovič, Malvazija 2019-Fakin Malvazija 2019- Kmetija Cigoi, Malvazija 2019-Vina Bric Malvazija 2019-Damijanič wines, Malvazija Istarska 2019-Terzolo Malvazija 2019- Vinogradništvo Ferran & Rupnik, Malvazija 50 2019-Vinska Klet Markezič Sv. Anton, Malvazija 2019-santomas, Malvazija Santomas 2019-Vinska Klet Robi & Dorjano Korenika, Malvazija 2019-Steras wines, Malvazija Saurin Hills 2019-Tomazič, Malvazija 2019-Vinales, Malvazija 2019-Vinarija Tomaz, Malvazija Avangarde 2019-

MALVASIA MATUREGrande medaglia d’oro a VinaKoper, Malvazija Capris-Medaglia d’oro: Vinska Klet Franko Markovič, Malvasia 2018-Degrassi Vinarija, Bomarchese Selekcija 2016-Primošič, Malvazija 2018-Vinales Malvazija 2015-Kmetija Mahnič, Malvazija 2018-Bregovi, Malvazija 2018-Vinska Klet Peroša, Malvazija 2018-Pervino, Malvazija Istarska 2018-Steras Wines, Malvazija saurin Hills 2018-Vina Frankovič, Malvzija  Korona 2018-Vipava 1894 Malvazija Terase 2018-Malvasia Istriana, Cuvee de Vigneron 2018-Venica & Venica, Petris Malvasia 2018-Damjanič wines, Malvazija Akacijaa 2016-Vinakras, Malvazija Prestige 2016- Vipava 1894, Malvazija Lanthieri 2018-Vina Markovič, Malvazija 2018-Vinales Malvazija 2018-Posestvo Brič, Malvazija 2018-Santomas, Malvazija Santomas 2018-Vinakras, Malvazija Elite 2018-Damjanič Wines, Malvazija Akacija 2017-Vina Guštin, Malvazija Premium 2017-Vinakoper, Malvazija Capodistria 2016-Vina Bordon, Malvazija 2018-Malvasia Istriana, Mlavazija La Fleur de Vin 2018-Vina Prelac, Malvazija 2018-Kmetija Jogan Damijan Malvazija Classic 2018-Bio Vina Montis & Eko Laura, Malvazija Montis 2018-Food & Wine Station trapan, Malvazija 2016

MALVASIE MACERATE Grande medaglia d’oro: Steras Wines, Malvazija Kocinski 2015-Vinaija Tomaz, Malvazija Sesto Senso 2017- Posestvo Polič Trūske, Malvazija Murva 2016-Medaglia d’oro: Zaro Malvazija Maceracija 2018-Vinska Klet Robi in Doriano Korenika, Malvazija Akacija 2015-Food & wine Station Trapan, Malvazija 2015-Domačija Razman, Malvazija Antiqua 2017 e Malvazija Petrea 2018-Fakin, La Prima 2018-Vina Zigante,Malvazija Istarska 2016-Vina Bordon, Malvazija Dora 2015-Ekološko Vinogradništvo Rodica, Malvazija Selekcija 2016-Zigante D.O.O. Malvazija 2018-Vinska Klet Markezič Sv. Anton, Malvazija 2017-Veralda  P.O. Ambra 2017-Vina Prelac, Malvazija Šiniora 2016-Domačija Razman, Antiqua 2016.

MALVASIA DOLCE (con residuo zuccherino) Grande Medaglia d’oro a Terzoni, Malvasia Aromatica di Candia 2015-Medaglia d’oro: SantomasMalvazija  Invasia  2017-Vinakoper, Malvazija Pozna Trgatev 2015.

www.festivalmalvazija.si

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Vinitaly 2020

VINITALY, VERONAFIERE RIPOSIZIONA LA DATA: DAL 14 AL 17 GIUGNO 2020. 

Il 13 giugno si svolgerà  l’anteprima di  Operawine  con Wine Spectator.La decisione  è stata  concertata  con le principali  associazioni di settore.

Il  presidente della regione Veneto e il sindaco di Verona “In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”. Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi oggi. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”. 

La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo. 

“Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre importanti manifestazioni internazionali nelle città di Milano e Bologna – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – è un segnale che il made in Italy scommette su una pronta ripresa economica nei settori chiave del sistema-Paese. Auspichiamo quindi, che il nuovo calendario fieristico nazionale possa generare una rinnovata fiducia ed essere strumento con cui capitalizzare la ripartenza del nostro Paese”. 

Veronafiere  attiverà una task force per assistere i propri clienti in ogni ambito necessario alla riorganizzazione delle manifestazioni posticipate e in stretta collaborazione con le associazioni di riferimento predisporrà tutte le azioni di incoming necessarie a garantire la presenza di buyer e operatori professionali qualificati. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni. 

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (UCGB) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, buyer e stampa internazionale in particolare. 

VinNatur 2020

La manifestazione VinNatur Tasting 2020 è stata rinviata al 13/15 giugno p.v. Cent’ottanta saranno i vignaioli che giungeranno da tutta Europa.

Le degustazioni, che si svolgeranno nel Margraf Show-room, in via Torre di Confine, 15 a Gabellara (Vi), seguiranno il seguente programma:

Sabato 13 giugno dalle ore 10.00 alle ore 18.00

Domenica 14 giugno dalle ore 10.00 allle ore 18.00

Lunedì 15 giugno dalle ore 10.00 alle ore 18.00.

DON CHISCIOTTE – UN VINO “SENZA MACCHIA E SENZA PAURA”…

La firma è di Giuditta Dina Lagonigro

L’azienda agricola Pierluigi Zampaglione si trova a Calitri, in Alta Irpinia, a 700 m di altitudine, nella provincia di Avellino che si affaccia su Puglia e Basilicata. I coniugi Pierluigi e Nerina discendono da una nobile famiglia locale, hanno sempre coltivato cereali a rotazione, come la maggioranza degli agricoltori perchè l’Alta Irpinia non è un territorio vocato alla viticoltura. Le vigne, insieme alle produzioni orticole, servono a produrre per autoconsumo. Si produce  vino con uve, assemblate: barbera, sangiovese, aglianico etc.

Nel 1990 i coniugi Zampaglione decidono di convertire l’azienda, in toto, al biologico. Nel 2003 il nipote Guido, dopo qualche ricerca scopre che in quella zona un vecchio clone del Fiano, il Santa Sofia, avrebbe potuto dare buoni risultati. Pierluigi e Nerina Zampaglione decidono di avventurarsi in questo nuovo progetto. Vengono impiantati viti in una superficie di circa due ettari. La prima vendemmia sarà possibile nel 2006. Il vino si chiama Don Chisciotte perché s’ispira all’avventuroso Don Chisciotte della Mancia di Cervantes. Questi combatteva contro i mulini a vento, scambiandoli per giganti, il Fiano Don Chisciotte si inserisce in un contesto di pale eoliche, nate per un  progetto  di salvaguardia dell’ambiente  attraverso energia ecosostenibile.

Vinificazione.

La vendemmia si compie a ottobre; i grappoli migliori, quelli più sani, vengono portati in cantina dove avviene la diraspatura ; 

Si procede con la svinatura, si pressano le bucce con torchi pneumatici, si rimette tutto nella massa del vino;

la macerazione a contatto con le bucce dura all’incirca dieci giorni, ( il tempo varia a seconda delle annate), avviene in vasche di acciaio; per la  fermentazione si utilizzano solo lieviti indigeni. 

 Frequenti sono i batonnage (rimescolare le fecce per aumentare la complessità gustolfattiva del vino) anche in inverno perché le fecce sottili devono dare al vino tutti i profumi e i sentori dell’uva. 

Nessuna filtrazione, la solforosa aggiunta è in minima quantità perché le uve sane non hanno bisogno di additivi chimici.La macerazione fatta bene aiuta il vino a invecchiare bene. Infatti, l’obiettivo è quello di tenere i vini in vita per 10/15 anni. Temperatura ambiente, fermentazione non controllata, cantina seguita a vista con  termometro alla mano,  ci sono piccoli condizionatori perché a 700m di altitudine la temperatura può avere sbalzi

Abbiamo assaggiato varie annate del Don Chisciotte che si è rivelato un vero vino del territorio … È un ‘espressione usata e abusata ma a volte è l’unica che esprime le peculiarità di un prodotto.È un vino schietto, discreto ma con una decisa personalità, figlio di un territorio dal clima aspro che lo rende invincibile. Bisognerebbe dimenticare una bottiglia in cantina e aprirla fra molti anni. Non ci deluderà.

  

Rarisolchi Rosso 2009 Riserva – Friuli Colli Orientali – Pizzulin

L’assaggio è di Giuditta Dina Lagonigro

La plumbea giornata di un martedì grasso che per note circostanze, quest’anno sembra un martedì di Quaresima, seppur non dal punto degli approviggionamenti da parte di masse a volte incontrollabili, mi ha invogliato all’apertura di un vino rosso, per scaldare l’animo e accompagnare ciò che stavo preparando per il pranzo: pollo ruspante, con carciofi, patate, pomodorini, cipolla e “odori” vari, con una prima cottura sulla fiamma e la successiva gratinatura in forno.

Qualcuno potrebbe obiettare che i carciofi perturbano il sorso di vino. Questo è vero se il carciofo è crudo, anche se probabilmente un abbinamento si troverebbe comunque. In questo caso il carciofo si è amalgamato con le patate, ha raccolto il sano grasso della pelle del pollo, superando dunque l’ostacolo della cynarina, un polifenolo presente nelle foglie che ha grandi qualità benefiche per il nostro organismo, ma è la responsabile delle sensazioni dolciastre, metalliche e a volte molto amare che non vanno d’accordo col vino.

La bottiglia protagonista del martedì grasso è stata quella del Rarisolchi Rosso 2009 Riserva, Merlot 100% , -Friuli Colli Orientali- dell’azienda Pizzulin Denis, che si trova a Prepotto (Ud), terra di Schioppettino.

Le uve – 70 quintali per ettaro-sono raccolte a mano, quando raggiungono la massima maturazione zuccherina e fenolica ( quando cioè si arriva alla massimo accumulo degli antoiciani e dei polifenoli estraibili giunti anch’essi a maturazione…). Il mosto ottenuto da uve diraspate e pigiate viene lasciato macerare e fermentare a contatto con le bucce. Successivamente viene posto in botti di rovere francese, da cinque e sette ettolitri per circa trenta mesi.

L’annata 2009 assaggiata oggi, ha rivelato un vino sorprendentemente giovane. La complessità dei profumi – rosa secca, fieno, confettura di ciliegie, piccoli frutti rossi e poi smalto – hanno indotto a pensare a un vino che avesse superato gli anni migliori. Invece in bocca si è manifestato ancora scattante, con acidità ben presente e tannini morbidi che lo rendono molto piacevole e indicato per accompagnare pietanze succulente.

pizzulin.com

Festival della Malvasia 2020 Portorose (Slovenia)

É giunto alla ventiduesima edizione il Festival della Malvasia-gusto raffinato del Mediterraneo– che si svolgerà nei giorni 1 e 2 marzo 2020, nel Centro congressi Portus dell’Hotel Slovenjia a Portorose (Slovenia), a pochi chilometri da Trieste. L’evento, di portata internazionale è organizzato dalla Associazione dei Viticoltori dell’Istria, per diffondere la cultura del vino e la conoscenza della produzione di quella zona della Slovenia e del Mediterraneo. Durante le due giornate del festival, il pubblico potrà degustare la Malvasia prodotta da oltre sessanta viticoltori che arrivano dall’Istria Slovena, dalla zona della Goriška brda (Collio sloveno), dal Carso, dalla valle del Vipava, dall’Istria croata e dall’Italia. Tra i centoventi campioni di Malvasia si potranno degustare anche quelli che hanno ricevuto il punteggio maggiore da una commissione formata da Sommelier dell’ Associazione della Slovenia. Sei le categorie in cui sono divide le malvasie: spumanti, Malvasie fresche, Malvasie mature, Malvasie macerate, Malvasie dolci e Malvasie aromatizzate.

Programma

Domenica: ore 15 cerimonia di inaugurazione- ore 16.00/21.00 degustazioni di Malvasie- ore 16.30/20.00 dibattito tecnico e laboratori del gusto.

Lunedì: ore 10.30 discorso d’apertura-ore 11 tavola rotonda- ore 14.00/19.00 degustazione di Malvasie-ore 16.00/19.00 dibattito tecnico e laboratori del gusto.

Il costo d’ingresso è di € 15.

G.D.L.

Grüner Veltliner 2018 Ott

L’asssaggio è di Giuditta Dina Lagonigro

L’entusiasmo che segue all’assaggio di un buon vino è pari a quello di un bambino che scarta un regalo. Questa è stata la sensazione provata  dopo aver aperto  una bottiglia di Grüner Veltliner 2018- Wagram-, dell’Azienda Ott a Feuersbrunn,   nella bassa Austria, regione vinicola Wagram. 

 Le uve  provenienti da piante giovani  allevate in diverse particelle,  vengono  poi assemblate. L’annata  2018  con i suoi sentori delicatamente vegetali, floreali, fruttati e speziati,  ha un’acidità ben equilibrata e un piacevole residuo zuccherino che danno al vino una buona struttura. 

 Ha ben accompagnato  i cavatelli con ceci neri e scampi, aromatizzati con un po’ di succo di arancia di Ribera e qualche zesta che ha regalato  ancor più intensità. La giusta nota di acidità ha dato la spinta alla pasta coi i ceci neri, molto rustici ma con tendenza dolce; i sentori  fruttati- soprattuto l’agrumato-  che si  percepivano anche in bocca,  hanno valorizzato gli scampi. Una combinazione casuale ma ben centrata.

Da segnalare l’utilizzo del tappo a vite, una presenza che si sta facendo largo tra le bottiglie…  

Il Grüner Veltliner è il vitigno a bacca bianca autoctono  più diffuso in Austria, Dopo aver studiato il Dna delle viti è stato appurato che esso  sarebbe un incrocio  naturale fra  il Traminer  e il Sankt Georgen, vitigno ritrovato nel 2000 in una zona del Burgenland. 

È certamente un vino piacevole, che  merita l’attenzione dei curiosi enoappassionati.