Lager Trappiste Weizen ed altro ancora…Riparliamo di Birre naturalmente!

Tipologie e  Stili di birra

Dopo aver parlato della storia della birra e della sua diffusione nel mondo, credo sia doveroso entrare un po’ nel dettaglio per capire meglio questa bevanda che ha sessanta secoli di vita ma non li dimostra. Parleremo delle tipologie e degli stili relativi alle realtà nelle quali si sono sviluppati.

Iniziamo precisando che “tipologia” è il termine usato per stabilire il tipo di fermentazione.  Sono sostanzialmente tre:

Birre ad alta fermentazione, che usano il lievito  Saccharomyces cerevisiae e suoi ceppi di derivazione.  Le birre così prodotte ottenute vengono genericamente denominate ALE. Sono definite ad alta fermentazione perché la temperatura ottimale per  il lavoro del lievito è relativamente alta, che sta in un range tra 16 e 22°C.

Birre a bassa fermentazione, che usano il  Saccharomyces uvarum o carlsbergensis e relativi ceppi. Le birre ottenute vengono genericamente denominate LAGER  (deriva dal verbo tedesco che significa conservare,immagazzinare nel caso della birra “al fresco). La definizione di bassa fermentazione è dovuta alla temperatura che può variare da  7 a 12°C

Birre a fermentazione spontanea, chiamate LAMBIC, derivate da lieviti spontanei presenti nell’aria, nei muri e nelle strutture di una zona ristretta del Brabante belga, il Payottenland vicino Bruxelles che sono principalmente il Saccaromyces Bruxellensis o Lambicus e l’altro che solo a rammentarne il nome incute terrore nei produttori di vino: il Brettanomyces.

Il metodo della fermentazione alta è quello più antico, ed in un certo senso più artigianale. La fermentazione bassa è stata messa a punto nel secolo scorso e permette di ottenere più facilmente prodotti più stabili e ripetibili; è un metodo tecnologicamente più moderno che, infatti, si è sviluppato quando si è reso possibile il controllo delle temperature. Sia le ale che le lager possono essere di qualsiasi colore e gradazione. La differenza principale è che le ale sono più complesse e ricche di aromi floreali, speziati e soprattutto fruttati, mentre le lager sono più “pulite” ed evidenziano soprattutto il malto e il luppolo.

Le Lager occupano l’89% della produzione mondiale, raggruppate in  pochi stili, forse  una ventina o poco più, mentre le Ales sono appena il 10% della produzione ma raccolgono moltissimi stili, almeno un’ottantina solamente in Belgio e l’1% sono i Lambic, suddivisi in quattro stili principali.

Stile invece è il termine usato per differenziare e categorizzare le birre secondo varie caratteristiche, come il colore, il sapore, la gradazione alcolica, gli ingredienti, il metodo di produzione, la ricetta, la storia e le origini. La moderna teoria degli stili brassicoli è in gran parte basata sul lavoro fatto dallo scrittore Michael Jackson nel suo libro del 1977The World Guide To Beer” in cui cataloga una grande varietà di birre provenienti da tutto il mondo, in gruppi stilistici locali, suggeriti dalle abitudini e dai nomi locali.  Fred Eckhardt approfondì il lavoro di Jackson pubblicando “The Essentials of Beer Style” nel 1989. Lo studio delle caratteristiche di uno stile di birra può essere spezzato in vari elementi: il grado di amarezza impartito alla birra da alcuni agenti come il luppolo, l’orzo tostato o alcune erbe; il grado di dolcezza data dallo zucchero residuo e dalle malto destrine presenti nella birra; la gradazione alcolica che deriva dalla quantità di ingredienti fermentabili che vengono trasformati in alcol; infine il gusto e l’aspetto della birra. Numerose sono le possibilità di classificare le birre. Una particolarmente intuitiva, ma poco significativa se utilizzata come unico fattore di discriminazione, è quella basata sull’indicizzazione del colore. Il colore dipende dal tipo di tostatura  subito durante la maltazione dai cereali impiegati. Altra caratteristica visiva della birra è data dalla limpidezza o dalla opacità generalmente dovuta alla presenza di lievito in sospensione (nelle birre di produzione industriale il lievito viene eliminato prima dell’imbottigliamento per mezzo di particolari filtri). La principale suddivisione stilistica è proprio fra birre ad alta e bassa fermentazione, cioè fra ale e lager. Le ale nel loro ambito, raccolgono gli stili più disparati. Anche se tecnicamente si possono definire “ale”, alcuni stili di birra non sono mai chiamati con questo nome, ad esempio le stout, le porter e le birre di grano. Riguardo alle lager, anche se talvolta il termine è usato in riferimento alla “classica” chiara leggera, tecnicamente sono delle lager anche birre scure, o extraforti.

Queste tabelle che riportano gli stili più significativi, danno un’idea precisa delle tipologie di  birre in base ai lieviti:

Bassa fermentazione:

Lager Pilsner Strong lager
Malt liquor Bock- Weizenbock Doppelbock
Munchener Dortmunder Marzen

Alta fermentazione:

Ale* Weisse Weizen
Blanche Weizenbock Porter
Stout Irish red ale Belgian ale
Di abbazia Trappiste Alt
Kolsch Apa

* Che a loro volta si suddividono in mild, bitter, pale, scotch, brown, strong, ecc.

La fermentazione spontanea comprende invece:

Gueze Faro Framboise Kriek

Adesso analizziamo alcuni tra i più importanti stili cominciando dalle ale, una grossolana suddivisione si può fare tra ale inglesi (o meglio anglosassoni) e ale belghe.

Le ale inglesi e americane

Le ale inglesi hanno un certo carattere fruttato, ma molto meno evidente di quello delle belghe, e spesso evidenziano maggiormente il malto e il luppolo.   Le microbirrerie USA hanno contribuito a rivitalizzare molti tipi di ale inglesi (e anche stout), tra cui la brown ale e soprattutto le India Pale Ale.

Le bitter costituiscono lo stile base inglese. Spesso ambrate (ma anche dorate), mediamente di gradazione piuttosto bassa,  spesso al di sotto dei 10 o anche 9 gradi saccarometrici, 3,5% alcool  e quasi sempre con un amaro abbastanza pronunciato. Il grado di amaro è comunque variabile, come la gradazione che sale per le special o best bitter e ancor più per le ESB (extra special bitter). Il termine pale ale è abbastanza intercambiabile con quello di bitter, anche se è più usato per le versioni in bottiglia. La classica bitter infatti è alla spina, meglio ancora se non filtrata, rifermentata in fusto con carbonazione naturale (nel qual caso rientra nella definizione di real ale).

La mild è uno stile sempre più raro: sono birre ancor più leggere delle bitter, piuttosto scure, più tendenti al dolce, delicate ma saporite nonostante la bassa gradazione.

Le brown ale,  altrettanto rare  possono esser considerate una versione un po’ più forte delle mild.

Le winter ale e le old ale sono birre solitamente ambrate o scure, più dolci e meno beverine, adatte alla stagione invernale o a bevute più “meditate”. La gradazione è più alta, anche se piuttosto variabile (per gli standard inglesi una birra al 5% è già forte, ma le old ale più forti si spingono anche verso i 7, 8, 10 gradi alcolici). Lo stile di birra più forte è quello delle cosiddette barleywine, letteralmente  “ vino d’orzo”,  nome relativamente recente dato che nel secolo scorso le normali ale un po’ forti raggiungevano tranquillamente la stessa gradazione. Sono birre potenti (8-10% di alcool, e anche più), a volte sciroppose o caramellate, piuttosto luppolate ma con l’amaro bilanciato dalla dolcezza del malto. Le ottime versioni USA delle barleywine sono in genere più intense come luppolo e come amaro. Per la verità lo stile delle barleywine è molto raro in Gran Bretagna, e la loro patria sono proprio gli USA (dove si producono anche molte barleywine in stile inglese, più ancora che non in Inghilterra).

 Le India pale ale o IPA  erano originariamente (nell’800) prodotte in UK per l’esportazione nelle colonie, ed erano caratterizzate da una luppolatura ed un amaro eccezionali. Le IPA sono ora rare in UK, e in genere poco “rispettose” della tradizione. Gli USA, invece, hanno rivitalizzato e fatto loro questo stile, producendo esemplari decisamente caratterizzati e spesso con un grado di amaro davvero impressionante. Anche le normali pale ale americane sono piuttosto luppolate, e l’uso di luppoli locali dall’aroma particolare le fa classificare a parte, come APA (american pale ale).

Le ale belghe

Sono in genere decisamente più fruttate delle inglesi, spesso speziate ed a volte acidule. Gli stili sono davvero tanti, e molte birre fanno stile a sé.

Le blond ale costituiscono uno stile non molto tradizionale, ma sono sempre più diffuse e sono considerabili come stile “base” (toccano comunque vertici eccezionali con la Westvleteren Blond).

Le belgian pale ale sono più tradizionali ma meno diffuse, sono affini alle cugine inglesi ma con maggior carattere di lievito.

Le saison sono ben caratterizzate: dorate o ambrate, a volte acidule, ben luppolate e speziate.

Le birre d’abbazia e trappiste sono ben conosciute ma non sono uno stile, bensì – in un certo senso – una denominazione di origine: infatti le trappiste sono piuttosto diverse tra loro,  pur con qualche caratteristica comune,  ma la denominazione è precisa e comporta che la birra sia effettivamente prodotta da o sotto il controllo diretto di monaci trappisti. “Birra d’abbazia” è invece un termine meno significativo, che indica uno stile vagamente nell’ambito di quelli delle trappiste vere, ed una connessione più o meno remota con un’abbazia ancora esistente o meno; ma la produzione comunque è “laica”. In questa categoria troviamo ad esempio la Affligem.Le birre trappiste hanno dato origine a diversi stili. Ad esempio la Westmalle con la sua double e la sua triple ha di fatto creato due stili molto imitati.

Le dubbel o double sono di gradazione medio alta (es 7%), scure, secche ma maltate.

Le tripel o triple invece sono bionde, ancora più forti (8-9% e più), fruttate e spesso relativamente luppolate.

Birre scure, forti, sontuose come Rochefort 10, Westvleteren 12 (e anche Abbaye de Rocs fra le laiche, ad esempio) sono ancora diverse e variamente denominate belgian strong ale o talvolta, più fantasiosamente, quadrupel. Affini alle triple sono le golden strong ale, altrettanto forti o quasi, anch’esse bionde e ancor più beverine e “traditrici”. Tipico esempio è la Duvel.

Gli stili acidi sono tipicamente belgi ma purtroppo in via di estinzione: le oud bruin (abbastanza leggere, da pasto, agro dolci) e le flemish red (in genere meno dolci e più acide) con esemplari a cavallo dei due stili.

Infine, diverse birre fanno praticamente storia a se, a partire dalla inimitabile Orval

Stout e Porter

Le stout sono birre anglosassoni ad alta fermentazione caratterizzate da un colore molto scuro (anzi, nero) e una tostatura molto marcata; in genere, la gradazione è relativamente bassa e l’amaro intenso; l’aroma del luppolo è invece moderato, sovrastato da quelli tipici di cioccolato e caffè.Le dry stout rispecchiano in pieno queste caratteristiche e non presentano la minima traccia di dolcezza. La stout più conosciuta è l’irlandese Guinness.Le più rare sweet stout, invece, pur mantenendo colore e note tostate, sono meno amare e più dolci (da moderatamente a decisamente). Un tipo di sweet stout è la milk stout, caratterizzata dall’uso di lattosio (non fermentabile) per aumentarne la dolcezza.Le oatmeal stout (di dolcezza intermedia), anch’esse ormai non molto diffuse, sono tipicamente vellutate grazie all’impiego di farina di avena.Molto particolare è lo stile oyster stout: ci sono tracce dell’abbinamento tra birra stout e ostriche (oyster in inglese) fin dal 1800. Nel 1929 ci fu il primo utilizzo delle ostriche nella produzione di birra, dapprima in Nuova Zelanda, poi imitato anche a Londra. Oggi il termine oyster stout indica sia una stout fermentata con una manciata di ostriche nei tini, oppure semplicemente una bevanda che ben si accompagna ad un piatto di questi molluschi. Non ritenevo possibile un abbinamento di questo tipo ma dopo averlo provato mi son dovuto ricredere.Infine le imperial stout, uno degli stili più caratterizzati del mondo birrario, sono un po’ un incrocio tra il carattere delle dry stout e la potenza dei barleywine. Forti, amare, tostate, un po’ fruttate… sono fra le birre più sontuose che esistano!Le porter, tipiche birre bevute dagli facchini (porters) del porto di Londra nei secoli scorsi, sono le antenate delle stout, anzi si possono considerare delle stout un po’ meno intense e piuttosto grossolane. In effetti in passato lo stile generale di queste birre scure era indicato solo come porter, e quelle più forti venivano chiamate stout porter – e poi più semplicemente stout.

Birre di frumento

Sono birre ad alta fermentazione caratterizzate dall’ampio uso di frumento (50% e oltre).Gli stili più famosi sono quello tedesco (denotate come weizen, ovvero “birre di grano”, o weisse, ovvero “birre bianche”, per via dell’aspetto opalescente) e quello belga.(biere blanche, o witbier in fiammingo, con lo stesso significato e motivazione). Le affinità fra questi stili riguardano, oltre all’uso del frumento, il colore chiaro, la gradazione media ed un certo carattere speziato e acidulo. Le differenze non mancano: le blanche impiegano frumento non maltato, mentre nelle weizen è usato maltato; le blanche impiegano spezie come coriandolo e buccia d’arancia, mentre nelle weizen il carattere speziato è dovuto esclusivamente al lievito molto particolare, che produce anche un caratteristico aroma di banana.In Germania si producono anche weizen scure, denominate dunkelweizen o anche dunkelweissen, ossia “scure bianche”  e birre di grano più forti  weizenbock. Le berliner weisse sono più leggere e decisamente acidule (lattico).

 Lager chiare

Le pils sono lo stile più classico (di origine boema) fra le lager chiare e leggere e sono caratterizzate dal colore chiaro o dorato, dalla luppolatura abbondante (uso del nobile luppolo Saaz) e dall’amaro pronunciato. Le migliaia di imitazioni internazionali hanno spesso poco a che fare con le classiche pils ceche, bavaresi o renane,le helles tipiche bavaresi sono meno amare e più maltate,le dortmunder, leggermente più forti.

Altri stili “internazionali” sono meno caratterizzati, e squisitamente industriali (per esempio termini come ice, dry, light).

Vienna, Märzen e Oktoberfestbier

Sono tre stili affini: birre di colore più intenso (dal dorato carico all’ambrato), gradazione maggiore (6% circa) e malto abbastanza pronunciato.  Märzen e Oktoberfestbier sono spesso denominazioni intercambiabili: nonostante l’apparente disaccordo temporale infatti venivano tradizionalmente prodotte a marzo per un consumo autunnale, periodo in cui si svolge l’Oktoberfest. Esistono poi diverse lager rosse o ambrate di difficile classificazione e non sempre “tipiche”.

Dunkel, Schwarz

Le tipiche scure tedesche e affini sono di gradazione non alta; le dunkel sono brune e decisamente dolci e maltate, le schwarz (più rare) sono più scure e più tostate, una sorta di stout (meno amare e più maltate) a bassa fermentazione.

Bock e Doppelbock

Sono i classici stili tedeschi e danesi di birre più forti. Le bock sono in genere di gradazione piuttosto alta (6.5% – 7.5%, ma anche di più) di colore chiaro, gusto maltato appena equilibrato dal luppolo. Le doppelbock sono scure, di gradazione altrettanto e più alta (7-8% tipico), ancora con il malto in evidenza e naturalmente più note caramellate. Molte doppelbock hanno un nome che finisce in -ator, in omaggio dell’esemplare originale chiamato Salvator. Non tutte le lager forti sono classificabili fra le bock e doppelbock; alcuni esemplari meno tradizionali sono caratterizzati solo da una forte e sbilanciata presenza di alcool e sono quasi solo birre “da sbronza”. Altre lager extra-strong invece pur raggiungendo livelli alcolici molto alti sono più interessanti, bilanciate e complesse (vedi Samichlaus)

 Stili ibridi

Le altbier di Dusseldorf (ambrate, non forti, maltate e piuttosto amare) e le chiare, leggere e delicate kölsch di Colonia possono essere considerate degli ibridi in quanto fermentate con un lievito ad alta, ma ad una temperatura relativamente bassa, e maturate ancora più al freddo. Hanno quindi gusto e aroma meno fruttato e più pulito rispetto alle vere e proprie ale. Il contrario avviene per le californiane steam beer ( California common ale), fermentate a caldo con un lievito a bassa.

Lambic

Il  lambic  è un tipo di birra così diverso che alcuni lo considerano quasi come bevanda a se stante rispetto al mondo delle birre. Sono birre a fermentazione spontanea, in cui in generale non viene inoculato lievito selezionato ma ci si affida a quello presente nell’ambiente (aria, strutture ecc) che,  come dicevo in precedenza sono principalmente  i Saccaromyces Bruxellensis o Lambicus e il terribile Brettanomyces. Sono quindi birre così legate all’ambiente stesso da poter esser prodotte solo in determinate e ristrette zone, Pajottenland, nei dintorni di Bruxelles e nella zona di Lipsia in Germania, ma ho vaghe notizie di qualche temerario birraio che sta provando a produrle in Emilia, non so bene dove ma spero vivamente che questo coraggio sia stato risparmiato dal recente terremoto. In realtà durante la loro lunghissima fermentazione intervengono non uno ma diversi lieviti e batteri selvaggi; anche la preparazione particolare e la lunga maturazione in legno hanno la loro influenza. Il lambic tradizionale presenta una intensità e ricchezza aromatica (talvolta aggressiva) ineguagliabile e in bocca è altrettanto complesso e sempre molto acido. Il lambic “puro” è piatto (sgasato), ma più spesso viene mixato con lambic di diverse annate dando origine alla spumeggiante geuze o gueze, o rifermentato in presenza ciliegie, le  kriek o lamponi, le framboise,   con acini d’uva, le druiven,  o le abricot, con albicocche o con aggiunta di zucchero candito, le mitiche faro. )     Purtroppo questo stile da veri intenditori, è troppo spesso quello che viene spacciato per lambic e che  contiene solo una parte ridotta (5, 10%) di vero lambic, mixato con normale birra e spesso pesantemente addolcito ma gli intenditori mai e poi mai cadono in simili tranelli.

Specialità

La fantasia del birraio ha creato innumerevoli birre che sarebbe riduttivo classificare nelle categorie sopra elencate, perché la loro caratterizzazione dipende da aspetti più particolari: abbiamo così birre alla frutta, aromatizzate alle erbe, o birre che usano malti e zuccheri inconsueti, birre affumicate, birre prodotte con tecniche inusuali o antiche e così via. La Birra alle Castagne, ambrata e leggermente affumicata,che usa un lievito a  bassa  ma a una temperatura leggermente più alta, è considerata il nuovo stile italiano.

Paolo Zaini

-Gli autori degli articoli sono responsabili in prima persona dei testi pubblicati-.Poliphenolica.com si solleva da qualsiasi responsabilità.-

Lager, Trappiste, Weizen and more…more beers, of course!0

Beer:  types and styles.

We have analyzed the history and the stories of beer, then the diffusion all over the world. Now I believe we should understand more in detail this beverage, over sixty centuries….young. We will stroll through the types and the styles linked to the realty where they have developed.

To begin, let’s say that the term “type” defines the fermenting method.  There are three methods:

Top fermentation, or top cropping, beers which utilize the Saccharomyces cerevisiae yeast and its derived strains: these are commonly called ales. The definition of top fermenting, or top cropping, refers to the working temperature of the yeast, which is quite high and ranges from 16°C to 22°C.

Bottom fermentation, or bottom cropping, beers which utilize the Saccharomyces uvarum o carlsbergensis yeast and its derived strains: these are commonly called lagers (a German word meaning “to store”, and referred to beer, “to store in a cool place”). The definition of  bottom fermentation or bottom cropping indicates the working temperature of the yeast, ranging from 7°C to 12°C:

Spontaneous – or wildfermentation beers, called lambic, which utilize the spontaneous, wild yeasts, normally present only in the air, in the walls and in the buildings of Payottenland, in the Brabant region, near Brussels. The name of these yeasts are Saccaromyces Bruxellensis o Lambicus, and the notorious Brettanomyces, a frightening issue for wine makers. nThe top fermentation method is the older one, and in some ways more artisan-like. The bottom fermentation instead, was introduced in 1800, and consents to obtain more stable and repeatable products; under the technological point of view it’s more updated, in fact it was developed when it became possible to control the temperatures. Both ales and lagers can have any color or shade typical of beers. The main difference is that ales are complex, with flowery, spiced and also fruity hints, while lagers are plain, and highlight  the malt and the hops utilized.
The worldwide market share of Lager beers is estimated to be 89%,  produced in approximately twenty styles; ales represent only the 10% of the total production, but include a very large number of styles, about 80 of which only in Belgium; Lambic beers are only 1% and count only four styles.
On the other hand the term “style” defines a beer , its differences and categories of beers on the basis of their various features, such as color, taste, alcohol content, ingredients, brewing method, recipe, history and origins. The guidelines to brewing styles are mainly based on the bulky work carried out by the beer writer , also called beer hunter, Michael Jackson in his book “The World Guide To Beer” first published in 1971. A considerable number of beers produced all over the world find here their classification according to local styles and traditional names.A further improvement of Jackson’s work was carried on in 1989 by Fred Eckhardt, in his “The Essentials of Beer Style”. The analysis of a beer’s style can be split into various parts:  the bitterness coming from some ingredients such as hops, roasted barley or some herbs; the sweetness due to the residual sugars and the maltodextrines ; the alcohol contents, derived by the fermentable ingredients; finally the taste and the appearance.

There are many methods to classify beers. One is based on the color scale: it’s easily perceived, but not enough significant, if used as the only rating issue. The color of a beer depends on the roasting method of the malts and on the grain varieties employed.  Another visual feature of beers is the clarity, that means the appearance encompassing from transparent to hazy, usually due to some yeasts still in suspension (in industrial beers any yeast is removed before bottling by means of a special filtering process). The main breakdown as of styles indicates fermentation as the discriminating factor: ales, which are top fermented beers and lagers, bottom fermented ones.  Ales in particular include the most different styles. Moreover, some styles which under a technical point of view could be classified as ales, are known with different names, e.g.  stouts, porters and also wheat beers. Concerning lagers, the term usually refers to the classic light beer –  light in color and in alcohol –  however  we can find also  dark lagers and even some extra-strong ones.

Following  is a table which shows the most significant styles, classified on the basis of the fermentation yeast used:

Bottom fermentation or  bottom cropping:

Lager Pilsner Strong lager
Malt liquor Bock- Weizenbock Doppelbock
Munchener Dortmunder Marzen

Top fermentation or  top cropping:

Ale* Weisse Weizen
Blanche Weizenbock Porter
Stout Irish red ale Belgian ale
Abbey Trappiste Alt
Kolsch Apa

* A further break down is: mild, bitter, pale, scotch, brown, strong, etc.

Spontaneous or wild fermentation:

Gueze Faro Framboise Kriek

Now we will investigate some important styles, starting from the ales. A rough split can be done between British/ North American and Belgian ales.

British and North American ales

British ales are somewhat fruity, but not so marked as Belgian ones, and often malts and hops are more in evidence. The considerably large number of microbreweries  operating in the US have helped to give a new vitality to several types of British ales (and stouts too), including the brown ale and – chiefly – the India Pale Ale.

Bitter ale is the most typical British style. The color is basically amber – sometimes  golden – usually not too strong, not exceeding 10° or 9° P, the alcohol rate is 3,5%, and almost all of them have a rather intense bitterness. Anyway the bitterness can vary, likewise the degrees which may increase in specials or best bitters, and in particular in the ESB(extra special beers).  The word “pale” is interchangeable with “bitter” though being more used for bottled beers. The classic bitter is dispensed  draught , better when not filtered, cask conditioned and naturally carbonated (in this latter case it can be defined a real ale).
Mild is a style becoming ever more rare: lighter than a bitter, quite dark, trends to be sweet and delicate, however tasty, in spite of the low strength.
Brown ales, also rare, can be defined as somewhat stronger than milds.
Winter ales and old ales usually are amber or dark beers, sweeter and not so easy going, suitable for the cold season, or for meditation drinking sessions. They are quite strong, though the strength range is wide, in fact British standards indicate as strong a beer rating 5%, whilst old ales reach also  7,8 and even 10 alcoholic degrees. But the higher strength is typical of the so called barleywines, the name being quite recent; in the past century this strength was a normal rate for currently brewed ales. Powerful beers (8-10% and more alcohol percentage), sometimes thick or caramelized, rather hopped but the bitterness is poised by the sweetness coming from malt. US barleywines, largely appreciable, express a more intense feeling of hops and bitter sensations. As a matter of fact they are not too frequently found in UK, their mother country being the US: here several barleywines are produced complying with typical British methods.
India Pale Ales, or IPA, were produced in the UK since early 1800 for export to the overseas settlements. The major feature was an outstanding hopping therefore a sound bitterness. Nowadays in the UK  the IPAs are quite rare and do not comply with traditional brewing methods. On the contrary, in the US this style is bursting to a new liveliness. Some special productions display a very marked personality often characterized by an impressive bitterness. In the US also “normal” pale ales are significantly hopped and the use of local hops which have a peculiar aroma identifies them as APA (American pale ale).

Belgian ales

With a definitely more fruity flavor than British beers, Belgian ales are often spicy and sometimes acidic. The number of styles is absolutely uncountable since a lot of beers define a style by their own.
Blond ales do not walk in  the groove of tradition however are increasingly diffused; the basic style is remarkable, but the premium quality is found in the Westvleteren Blond.
Belgian pale ales, more traditional but not very popular, are quite akin to their British relatives, the yeasts being remarkably expressive.
Saison beers show a sound personality: golden or  amber, sometimes acidic, pretty well hopped and spicy.

Abbey beers and Trappist ales are very well known, but cannot be considered as a style: in some ways they represent a DOC, Controlled Demomination of Origin. Trappist beers in fact are quite different from each other, despite some common features;  the denomination instead is precisely defined and implies that the beer is produced by – or under the direct supervision of – Trappist monks. On the contrary  Abbey beer is somewhat a less significant word, and defines a style which remotely recalls the true Trappist beers; moreover,  has a link more or less close with an existing – or formerly existed – Abbey; the brewing process actually does not pertain to the monks any more. Afflingem is an example.
Trappist beers have originated  many styles. E.G. Westmalle double and Westmalle triple have bred two styles which are very often copied at present.

Dubbel or double beers are quite strong, with a medium to high alcohol contents, (about 7%), dark, dry though malted.
On the contrary, tripel or triple are pale beers, the strength even higher (8-9% and more), fruity and not too hopped.
Dark, pretty strong beers, in a word sumptuous, such as Rochefort 10, Westvleteren 12, and Abbaye de Rocs are still other different types, also known as Belgian strong ales, or elsewhere quadrupel.
Golden strong ales instead seem more like  the triple ones, just as bold, a lighter shadow than previous ones and easy drinking, such as the Duvel.

Sharp and tart styles are typical of Belgium, unfortunately the production is dramatically deceasing: oud bruin (quite light, suitable for drinking during meals, sweet-and-sour) and the Flemish red (usually not as sweet as the previous , more sour). There are also some styles that recall the features of both of those just mentioned.

In conclusion, more other varieties are brewed in Belgium each representing  a unique style by its own, such as the distinctive Orval.

Stouts and Porters

Stout is a style which defined very dark – almost black –  top fermented beers with a marked roasted flavor; rather low-alcohol but a very intense aroma; hops are mild whilst chocolate and coffee hints prevail.  Dry stouts are akin  but do not feature any sweetness.
The best known stout in the world is the Irish Guinness.  Sweet stouts instead are not so diffused, dark color and roasted features are still expressed, not so bitter, sweetness ranges from  moderate to remarkably sweet; milk stout is one of them, sweetened by the addition of not fermentable lactose. Oatmeal stouts –  the sweetness is not too high and not too scarce –  are not much diffused too, the use of oatmeal enhances creamy characters.
A unique style is the oyster stout: the pairing of stout with oysters is recorded since early 1800.
In 1929 oysters were first used in the brewing process in New Zealand, then imitated in London. The term oyster stout defines a stout brewed with some oyster shells, but also a drink that pairs well with a serving of oysters. (N.d.t. Oyster Shooter).   I couldn’t  imagine such a pairing was ever possible, but  after having experienced this tasting, I had to change my mind.
Finally the imperial stouts: one of the most typical style among brewers; in some ways they couple the full-body of dry stouts with the power of barleywines. Strong, bitter, roasted, somewhat fruity…. Really sumptuous beers!   Porters, so named since early 1800 after the London street-market workers, also called porters, can be considered as the precursors of the stouts, though being a bit lighter and also rather rough. In the past this style of dark beers was generally known only as porter, while the stronger types were called stout porters, and in a second time, simply stouts.

Wheat beers

These are top fermented beers brewed with a high quantity of wheat, over 50%.  The most popular styles are: German, defined as weizen, meaning wheat beer, or weisse, meaning white beer for the opalescent appearance, and Belgian, biere blanche or witbier in Flemish, having the same meaning and reasons. These stiles are similar because of the use of wheat, the pale color, the medium alcoholic strength and a certain spicy and sour character.

Instead the differences are the following: blanches are made with non-malted wheat, while for the weizens it’s malted; blanches utilize spices such as coriander and orange peel, while weizens’ spiciness comes from the very special yeast employed which originates also the characteristic  banana-like flavor.  In Germany also dark weizens are brewed, called dunkelweizen or also dunkelweissen, meaning “dark-pales”, and – more – weizenbock beers, slightly stronger. Berliner weisse beers are lighter and remarkably sour.

Light Lager

Pils beers, of Bohemian origin, represent the most classic style among the pale and light lagers; typical is the light or golden color, the profuse hopping, mostly used is the Saaz noble hop variety, and the marked bitterness. Uncountable  – and unsuccessful – the attempts to imitate the classic Czech, Bavarian or Rhine pils style. Bavarian helles are not so bitter and more malted, whilst dortmunders are a bit stronger.

More international styles display a poor character so being simply industrial.  We can cite for example words like ice, dry, light.

Vienna, Märzen and Oktoberfestbier

These are three akin styles: they feature an intense color –  encompassing from a deep golden yellow to amber – a higher alcohol, approximately 6%, and a remarkable taste of malt.  Märzen and Oktoberfestbier  indeed define the same beer: the disagreement related to the name of the month is only apparent since the brewing takes place in March, while the best drinking time is in Autumn, during the Oktoberfest.  There are also several red or amber lagers, not so easy to classify, not always “typical”.

Dunkel, Schwarz

Now two similar low-alcohol German beers: the dunkel beers which are brown, considerably sweet and malted, and the schwartz, not very diffused, which are darker, more roasted, a sort of bottom fermented stout, not so bitter but more malted.

Bock and Doppelbock

These names define the classic German and Danish styles including quite strong beers.
A bock is usually rather strong (6,5% to 7,5% and more), pale, the malty taste is just balanced by hops.  A doppelbock instead is dark, high alcohol (usually 7-8%), a prominent taste of malt and, of course, more hints of caramel.
Many doppelbocks end their name in –ator, recalling the first issue: Salvator.
Not all of the strong lagers can be classified as bocks and doppelbocks; some types in fact are merely strong and unbalanced as of alcohol contents, often becoming simply booze-up beverages.  On the contrary, other kinds of extra-strong lagers, despite the very high alcohol, prove to be more interesting, balanced and complex, such as the Samichlaus.

Hybrid styles

Altbier types still produced in Düsseldorf,  amber color, not too strong, malted and quite bitter, and the pale, light and smooth kölsch ones, from Köln, can be classified as hybrids since they are top fermented, but at a low average temperature, and are aged in even cooler cellars. Taste and aroma therefore are cleaner, not so fruity, compared to genuine ales.
Instead, the steam beers , or California common ales,  produced in California are fermented at a high temperature, using a special bottom fermenting yeast strain.

Lambic

This style is so different from any other that someone even considers this beverage unlike a real beer, and classifies it apart.
They are spontaneously fermented beers, no cultured yeast is added, but fermentation takes place utilizing the Saccaromyces Bruxellensis o Lambicus and the Brettanomyces floating in the environment. Therefore they are so closely connected with their country to consent the production only in specific areas, such as Payottenland, near Brussels, and in Leipzig, Germany. I have been informed that somebody is trying to apply this brewing method also in Italy, in the Emilia region. I really hope he will be successful even under the present difficult circumstances.

Many different wild yeasts and bacteria concur to the process during the extremely long fermentation phase; the brewing is complex too and the long maturation in wooden casks is important. The traditional lambic style  endows intense and rich aromatic feelings – sometimes being even aggressive – really beyond any comparison; the sensation in the mouth is similarly complex and sour.
A pure  Lambic  is flat, not bubbly, but more often it’s blended  with lambics of different batches produced in different years, so obtaining the foamy geuze or gueze. Moreover it can be fermented  again with the addition of cherries, so we have the kriek, or with raspberries, the framboise, or with berries of grapes, the druiven, or, more, with apricots, abricot.  The addition of burnt or dark candied sugar, will consent us to enjoy an outstanding faro.

Unfortunately this style is reserved only to genuine connoisseurs, because far too often it’s passed off as lambic a queer beverage made up of a small amount of true lambic (5, 10%) simply  blended  with common beer and heavily sweetened. Never in our life we will get cheated!

Special beers

Imaginative brewers  have create such a large deal of beers which do not fall under the above mentioned classifications: there are beers flavored with fruits, herbs, beers that use uncommon sugars or malts, smoked beers, brewed with unusual or old-fashioned methods and so on.
The new Italian style is the chestnut beer, amber and slightly smoked, brewed with a bottom fermenting yeast, but at a little bit higher temperature.

Paolo Zaini

Translation by Mabira Piccaro

 

 

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